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Torna la Vogalonga a Venezia, la festa del remo e del rispetto della laguna

Venezia, 21 maggio 2021 – Sarà una Vogalonga diversa, con tutte le limitazioni dovute alla pandemia, sia per gli equipaggi che per tutta l’organizzazione ma, nonostante le difficoltà, la Vogalonga si farà, soprattutto nell’anno in cui si celebra la nascita di Venezia. Domenica 23 maggio le acque della laguna veneziana saranno increspate dal lento affondare dei remi, quando all’unisono i vogatori daranno vita alla più grande manifestazione dedicata al remo e al profondo rapporto che Venezia ha con le sue acque.

Il percorso sarà ridotto a 20 km rispetto ai tradizionali 30: si partirà alle 9 dal Bacino San Marco (dopo il tradizionale alzaremi e il colpo di cannone che segnerà il via), aggirata l’isola di Sant’Elena si costeggeranno le isole delle Vignole, di Sant’Erasmo e di San Francesco del Deserto. A metà percorso si resterà a sud dell’isola di Burano e costeggiando Madonna del Monte e San Giacomo in Paludo, il corteo passerà ad est dell’isola di Murano tagliando poi dritti verso l’ingresso dell’Arsenale dal Rio delle Galeazze. L’arrivo sarà sotto il ponte dell’Arsenale allo sbocco in Bacino San Marco.

“La pandemia ci ha tagliato le gambe, l’anno scorso abbiamo fatto una edizione virtuale ricordando un po’ lungo il percorso le tappe della Vogalonga, racconti storici e interviste agli appassionati, quest’anno non potevamo non esserci anche visto i 1600 anni di Venezia – spiega Antonio Rosa Salva, del Comitato organizzatore - abbiamo chiesto al Comune le autorizzazioni per farla, ma poi anche all’Ulss e alla Prefettura, in modo tale da fare un evento diverso dal solito e limitato nel numero di persone e delle possibilità di contagio e di assembramento. Questo ci ha portato a un percorso, concordato con le autorità, che evita i punti di assembramento di pubblico sulle rive. Il problema in barca non sussiste perché si mantiene il distanziamento e si rispettano le regole vigenti dello sport all’aria aperta, ma per quanto riguarda gli assembramenti lungo le rive abbiamo deciso di fare un percorso diverso, che salterà - rispetto a quello tradizionale - l’isola di Murano, di Burano e il canale di Cannaregio. Così si evita, inoltre, di bloccare il traffico acqueo delle linee pubbliche in una giornata importante per le attività economiche delle isole”.

Saranno circa 200 le imbarcazioni che parteciperanno alla Vogalonga 1600 e a tutte, all'inizio della vogata, verrà consegnata una bandiera con il logo dei 1600 anni di Venezia.

Era l’8 maggio del 1975 quando in bacino San Marco, di fronte al palazzo Ducale, si raccolsero cinquecento imbarcazioni a remi, pronte a partecipare alla prima vogata pubblica lunga 30 chilometri. 
L’idea di dare vita a questa manifestazione, chiamata Vogalonga, era venuta l’anno precedente durante una vogata tra amici su mascherete nel giorno di San Martino, pensata come motivo di rilancio della voga alla veneta che troppi veneziani sembravano aver dimenticato. Un lungo corteo fatto di gondole, pupparini sandoli, mascherate, caorline, tope, peata, s'ciopon: a bordo campioni del remo, famiglie e appassionati tutti uniti dalla stessa passione del remo. Non c’erano solo veneziani, al richiamo parteciparono anche equipaggi da Chioggia, Caorle, Padova, Treviso e Riva del Garda.

“Da questa vogata tra amici si è lanciata l’idea di aprirla a tutti i veneziani e c’è stata un’ottima risposta – continua Rosa Salva – la Vogalonga si è poi sviluppata allargandola sin da subito non solo alla voga alla veneta, ma anche alle peate, alle barche pesanti, alle iole inglesi. Negli anni, la possibilità di muoversi ha portato tanta gente dall’estero a venire a vogare a Venezia e il numero di barche non tradizionali ha superato le barche di voga alla veneta. Questo non toglie niente alla manifestazione, anzi aggiunge folklore, perché così la gente riscopre la laguna e apprezza la città. La Vogalonga è sempre stata una manifestazione inclusiva, aperta a tutti, e questo è lo spirito con cui continuiamo a farla”.

Nell’edizione del 2019, l’ultima prima dell’emergenza Covid che ha bloccato quella del 2020, a Venezia il 9 giugno si sono iscritti 7.527 vogatori: di questi, 1.045 erano veneziani, 1.371 da varie parte d’Italia, 5.111 i partecipanti internazionali. In acqua sono scese 2.000 imbarcazioni.

Tra le curiosità della Vogalonga c’è il gruppo “Cavalieri del remo”. “Sono gli irriducibili, quelli che hanno partecipato a tutte le edizioni – conclude Rosa Salva – un po’ alla volta smettono perché l’età avanza anche per loro. Non sono solo veneziani, c’è anche un genovese che viene sempre in kajak. Essere “Cavalieri del remo” è un riconoscimento a queste persone per l’affezione. Quello che auspichiamo è che loro riescano a trasmettere questa passione ai più giovani, per quello chiediamo sempre di portare con sé ragazzi e bambini per insegnare loro l’arte di vogare e andare per mare”.

LINK VIDEO: https://youtu.be/PUDTxlwRAIM

 

Al via la 17esima edizione della Mostra Internazionale di Architettura

Venezia, 20 maggio 2021 – Prende il via sabato 22 maggio la 17esima edizione della Mostra internazionale di Architettura, a firma del curatore Hashim Sarkis. La Biennale di Venezia torna ad animare alcuni tra gli spazi più belli di Venezia, l’Arsenale e i Giardini di Castello, promuovendo artisti e tendenze internazionali. Una tradizione fortemente radicata nel territorio con uno sguardo sempre rivolto al futuro, che fa parte della storia di Venezia e da cui non si può prescindere. 

Nel frattempo, nei giorni, a Forte Marghera è stata inaugurata How will we play together?, un progetto dedicato al gioco presentato da cinque partecipanti in concorso alla Biennale Architettura 2021. Gli spazi di Forte Marghera ospitano una sezione Biennale dei bambini, dove forme e materiali diversi invitano a giocare, arrampicarsi, nascondersi ed esplorare. L'esposizione si compone di cinque installazioni: Off Fence; The Playful Eight; Social Equibria; Field of Lines; Level-313.9.
 

LA STORIA 

Il 22 aprile del 1895 nasce la prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, in seguito chiamata “La Biennale” dalla cadenza della manifestazione, alla presenza dei regnanti Umberto I e Margherita di Savoia. La decisione di dare il via a una simile manifestazione viene presa un anno prima dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Riccardo Selvatico, che delibera - durante l’adunanza consiliare del 19 aprile - di istituire per l’appunto un’Esposizione Biennale Artistica Nazionale, da inaugurare “il 22 aprile 1894”.

Nel Consiglio Comunale del 30 marzo vengono assunte le prime decisioni: adottare il sistema degli inviti; riservare una sezione dell’Esposizione anche agli artisti stranieri; ammettere, dietro scelta di una giuria, opere di artisti italiani non invitati. 

Il 6 aprile il sindaco Selvatico bandisce per l’anno successivo la prima Esposizione e il 10 aprile l’economista e letterato Antonio Fradeletto è nominato Segretario generale. Durante l’inverno 1894-1895 si procede alla costruzione del palazzo dell’Esposizione ai Giardini di Castello, su progetto dell’architetto del Comune Enrico Trevisanato, mentre la facciata neoclassica porta la firma del pittore veneziano Marius De Maria.

L’esposizione del 1895 è un trionfo di pubblico: i visitatori superano le 200 mila presenze. Contribuiscono al successo i biglietti speciali ferroviari di andata e ritorno che includono l’ingresso al Palazzo dell’Esposizione, che apre i battenti appena in tempo per la cerimonia d’inaugurazione.
 

LA NASCITA DEL PADIGLIONE VENEZIA

Il Padiglione Venezia è uno spazio espositivo creato all’interno dei Giardini della Biennale per accogliere mostre d’arte decorativa, dedicate in particolare alla produzione artistica veneziana. Questa nuova iniziativa si propone dunque di incentivare soprattutto l’artigianato artistico veneziano.

Inaugurato in occasione della XVIII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte del 1932, il Padiglione viene costruito lo stesso anno su progetto dell’architetto veneziano Brenno Del Giudice nella zona dell’isola di Sant’Elena che si presenta naturalmente come lo spazio più̀ adatto ad accogliere i nuovi padiglioni della Biennale. Nello stesso anno vengono infatti costruiti, sempre nella stessa area e ancora su progetto di Del Giudice, anche quelli della Polonia e della Svizzera.

Il Padiglione Venezia risulta essere l’elemento centrale e di raccordo di tale complesso e viene a trovarsi in una posizione privilegiata e scenograficamente suggestiva: al di là del canale e in asse con il ponte che collega i Giardini della Biennale a Sant’Elena.

La costruzione del Padiglione avviene in anni particolarmente significativi per la Biennale. Una nuova generazione di architetti (tra cui Gio Ponti, Marcello Piacentini, Duilio Torres, lo stesso Brenno Del Giudice) reimposta il problema dell’allestimento con un riordino razionale degli spazi che elimina i residui floreali, annulla le policromie, si affida alla semplicità degli elementi architettonici, rende funzionale lo spazio espositivo alla valorizzazione dell’opera o dell’oggetto esposto. Ma, allo stesso tempo, avviene anche in un clima di vera e propria rinascita della Biennale che allarga i propri confini, estende il proprio interesse al di là delle Arti visive che pure sono all’origine della propria attività e della propria affermazione internazionale.

La nascita del Padiglione Venezia, infatti, è strettamente legata alla fervida e instancabile attività dell’Istituto Veneto per il Lavoro. Per tracciare sinteticamente la storia dell’Istituto Veneto per il Lavoro bisogna risalire al maggio del 1915 quando, ad opera di alcuni “volenterosi” veneziani, viene data vita ad una società anonima per azioni che prende il nome di “Associazione per il Lavoro”. Questa si proponeva, senza scopo di lucro, di lenire la disoccupazione operaia veneziana incentivando l’artigianato e le piccole industrie. Il capitale sociale è sottoscritto in misura prevalente dagli imprenditori Gian Carlo Stucky e Angelo Gino Toso.

Il Padiglione Venezia è stato restaurato nel 2011 dal Comune di Venezia, che ne gestisce lo spazio e realizza le esposizioni. Il restauro filologico, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Venezia, è durato poco più di due mesi e ha interessato pressoché tutta la struttura. 
 

“SAPERE COME USARE IL SAPERE”, PADIGLIONE VENEZIA, 17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA, BIENNALE DI VENEZIA, 2021

In un momento così difficile per tutta la comunità umana, la lotta per il presente si deve armonizzare con la visione del futuro. Perché l’inaspettato shock che ha travolto le nostre quotidianità, ha azzerato anche molte certezze e abitudini. Le nostre vite sono state separate dai contesti in cui operavano e le relazioni sociali sono state sospese.

Mai come prima è diventato, quindi, importante domandarci come ricostruire quello che abbiamo perso, come trasformare la tragedia in opportunità, come ripensare al meglio lo spazio in cui vivere. Mai come prima è stato importante domandarci:

Come vivremo insieme? Come vivremo bene insieme? Creando armonia tra uomini e ambiente in cui vivono. Un futuro prossimo fatto di luce, cultura, bellezza, armonia e contratto spaziale.

Questi sono in sintesi i concetti attorno a cui verterà il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale per la 17. Mostra Internazionale di Architettura. 

Il progetto, curato da Giovanna Zabotti con la collaborazione del commissario Maurizio Carlin, si muoverà in una continua sperimentazione di luoghi e di spazi, luoghi di visione e, allo stesso tempo, di realtà quotidiana. La Biennale, luogo libero di sperimentazione, di provocazione, di pensiero, diventa un luogo di domande: Cos’è la città? Perché si vive insieme? Nuove stazioni, luoghi terzi nel senso più ampio del termine.

Protagonista principale di questa edizione sarà l’Architetto Michele De Lucchi, con le sue Earth Stations, luoghi non luoghi, stazioni da cui partire, con destinazione la Terra, immagini visionarie con cui poter alimentare la statica fantasia dell’architettura, una riprogrammazione dello spazio legato alle esigenze cangianti al fine di dar vita a luoghi in cui lo stare è esso stesso apprendimento, perché oggi non basta sapere, ma serve sapere come usare il sapere. E dove ricercarlo.

Attraverso la riprogrammazione della società, seguendo le suggestioni di Emilio Casalini, giornalista, perché le basi del vivere bene insieme poggiano anche sul miglioramento delle reali condizioni di benessere, autonomia ed equità. Il 1° spazio è quello di convivenza: contratto sociale e spaziale. Il 2° è la complessità del mutamento in atto. Il 3° è l’azione dell’architettura per creare ordine, armonia, bellezza che diminuisca le frizioni e quindi sia acceleratore di economia locale. Il 4° spazio è la visione delle possibilità delle suggestioni. Lo spazio e il territorio diventano un territorio unico da ripensare: dentro le città, fuori delle città, tra le città, un luogo continuo. La bellezza esterna crea bellezza interna. E viceversa.

Oltre alla mostra principale nel Padiglione Venezia, ci sarà un’iniziativa voluta anche questa dal Sindaco, Luigi Brugnaro e promossa dal Comune di Venezia. “Artefici del nostro tempo”, un concorso attraverso il quale si invitano i giovani artisti interessati a rispondere all’interrogativo: How will we live together? il tema generale di questa edizione.


 

Musica in Corte a Crema per Venezia

Venezia 19 maggio 2021 - Quattro concerti in quattro palazzi nobiliari simbolo della storia della città di Crema, quattro generi musicali dal tango all’opera, fino a passare per i virtuosismi del pianoforte a quattro mani e l’armonia delle note del flauto accompagnato dal piano. Sono questi gli ingredienti del progetto “Musica in corte a Crema per Venezia” con la direzione artistica del violinista Alessio Bidoli che dal 1° al 22 giugno 2021 allieteranno le serate degli appassionati di musica e di arte nella città di Crema. Tra giochi di suoni, voci e intrecci armonici, sullo sfondo delle più belle stanze dei palazzi nobiliari della città, questi concerti, tutti dedicati a Venezia, puntano a far rievocare il forte legame storico e culturale che la città di Crema ha avuto con la Repubblica Serenissima e che continua ad avere ancora oggi con la città di Venezia. 

La rassegna musicale è organizzata dalla Pro Loco di Crema (con il patrocinio dell’Associazione Popolare Crema per il Territorio) in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Crema e rientra tra le celebrazioni ufficiali di Venezia 1600. 

Le serate dell’edizione 2021 di “Musica in corte” sono organizzate secondo il seguente calendario:

Si parte con il primo appuntamento musicale dal titolo “Livin’ Tango! Venezia tra campi e campielli” il 1° giugno 2021 alle 20.30 a Palazzo Bottesini Duse (via Bottesini, 17/19) a cura della Hyperion Ensamble. Segue il secondo evento, l’8 giugno 2021, sempre alle 20.30, a Palazzo Zurla de Poli (via Tadini, 2) dedicato a “La magia dell’Opera italiana, Atmosfere della Fenice” con l’esibizione del baritono Antonio Sarnelli De Sylva accompagnato al pianoforte da Paolo Scibilia, e Stefano Ligoratti. Al violino Alessio Bidoli, il direttore artistico dell’intera manifestazione. La terza serata si terrà il 15 giugno 2021, sempre alle 20.30 a Palazzo Terni De Gregory (via Dante Alighieri, 22) e sarà dedicata a “Venezia e dintorni, il fascino dei grandi maestri” con Giuseppe Nova al flauto e Andrea Bacchetti al pianoforte. L’ultimo appuntamento del ciclo di concerti “Musica in Corte” è previsto per il 22 giugno le 20.30 a Palazzo Clavelli (via Mazzini, 95). Il titolo del concerto di pianoforte a quattro mani è “Il cammino della musica, viaggiando sul pentagramma” e propone una selezione di musiche di artisti cremaschi che hanno lavorato a Venezia. A suonare ci saranno Sergio Marchegiani e Marco Schiavo. 

L’accesso al pubblico è gratuito ma sarà regolato dalle normative vigenti anti Covid-19. 

La più grande veduta di Venezia in esposizione alla Querini Stampalia

Venezia, 18 maggio 2021 – Una Venezia dell’Ottocento tra gondole, battelli a vapore, pennacchi di fumo e veneziani a passeggio. C’è tempo fino al 12 settembre per vedere da vicino la più grande veduta di Venezia mai realizzata. Ad esporla è la Fondazione Querini Stampalia in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia, prima che la veduta panoramica venga poi spostata a Mosca, in autunno, al Museo statale di architettura A. V. Schusev. Si tratta di una insolita tempera su carta, alta poco più di un metro e settanta, che si sviluppa per ventidue metri di lunghezza, ad opera del pittore e decoratore veneziano Giovanni Biasin, realizzata nel 1887 per la sesta edizione della Esposizione Nazionale Artistica, manifestazione antesignana della Biennale che durava sei mesi e si svolgeva a turno in giro per l’Italia. L’edizione del 1887 venne organizzata a Venezia e in quell’occasione Biasin realizzò, con colori a tempera, una Venezia a 360° su un lungo rotolo di carta rinforzata. Il punto di ripresa, a livello dell’acqua, è approssimativamente il centro del bacino di San Marco: l’artista anima la sua veduta inserendo dettagli di monumenti, edifici, giardini e imbarcazioni, dando all’insieme un tono leggero e narrativo. 

Ma in questi giorni è possibile visitare alla Querini Stampalia anche un’altra esposizione, intitolata “Un’evidenza fantascientifica Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto, Giuseppe Caccavale”, in mostra fino al 17 ottobre. Si tratta di un progetto - a cura di Chiara Bertola e Andrea Cortellessa e promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e dalla Città di Pieve di Soligo in collaborazione con la Famiglia Zanzotto in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Andrea Zanzotto, scomparso 10 anni fa - che mette a confronto fotografia, pittura e poesia aprendo una nuova occasione di valorizzazione tra i linguaggi dell’arte.    

Al centro della sala, su un grande tavolo - come un’isola di documenti e immagini - sono composte le fotografie di Luigi Ghirri insieme ad alcuni autografi e ceramiche di Andrea Zanzotto e alcuni disegni di Giuseppe Caccavale che, per l’occasione, ha creato una grandiosa installazione a parete nel Portego antico della Biblioteca della Querini Stampalia: il “Murale di carta”, un immenso e arioso acquerello che riveste le pareti della grande sala. Il risultato è un inedito paesaggio variegato e ultramondano in cui l’artista combina figure, disegni, colori e parole. 

Il Fondo di fotografie di Luigi Ghirri alla Fondazione Querini Stampalia nasce nel 2015 dal deposito, da parte del collezionista Roberto Lombardi, di una trentina di fotografie appartenenti quasi interamente al ciclo del Profilo delle nuvole. Sono scatti fotografici che ritraggono il paesaggio della pianura padana tra Veneto, Emilia e Lombardia, attraverso la grande sensibilità di Ghirri. Da allora il Fondo Luigi Ghirri è oggetto di un lavoro di conservazione, indagine e valorizzazione che attraverso l’attività espositiva, seminariale ed editoriale si propone di individuare nuovi percorsi di approfondimento e di ricerca, a partire dal raffronto tra gli scatti del maestro emiliano con diversi linguaggi e tecniche artistiche. 

Festa della Sensa, l'occasione per rinnovare l'amicizia dei sindaci con Venezia

Venezia, 17 maggio 2021 – Dalla Festa della Sensa è giunto e un grande e significativo messaggio di apertura e disponibilità a collaborare con Venezia da parte di tutti i sindaci dei capoluoghi del Veneto. 

I primi cittadini di Belluno, Padova, Rovigo (presente il vice sindaco), Treviso, Vicenza e Verona con la loro presenza alla cerimonia dello Sposalizio di Venezia con il Mare hanno voluto testimoniare quanto ancora oggi la tradizione possa rappresentare un importante legame per guardare insieme al futuro come territorio e non come singolo comune.

Il Sindaco Brugnaro ha simbolicamente consegnato a loro in custodia l’anello dogale, a simboleggiare il grande legame che unisce la città della Repubblica Serenissima al territorio e alle città che la circondano e nella quale si fonda ed è stata scritta la sua storia.

Vicenza è candidata a diventare la capitale della cultura italiana per il 2024. “Vicenza nel 1404 si legò a Venezia per un connubio che puntava allo sviluppo imprenditoriale ed economico che portò la nostra città a vivere quel Rinascimento nel 500 molto florido di cui Andrea Palladio ne è simbolo – ha detto Il Sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, - L’auspicio più grande è che Vicenza e Venezia tornino insieme a lavorare anche in occasione della candidatura della capitale della cultura italiana per il 2024, dove Venezia avrà sicuramente un ruolo chiave per vendere a livello nazionale la nostra immagine”.

“Tra Belluno e Venezia esiste un legame stretto che attraversa la storia, nel corso del quale la nostra terra montana ha fornito il legname con cui sono state costruite alcune navi, barche e “bricole” – ha quindi aggiunto Jacopo Massaro, Sindaco di Belluno -. Probabilmente la storia ci ha insegnato che la nostra montagna bellunese non potrebbe esistere senza la nostra pianura e senza Venezia così come Venezia non sarebbe esistita se non ci fossero stati il resto dei capoluoghi del Veneto e la nostra montagna Bellunese”.

“C’è grande sinergia fra le due città e ne è esempio la forte collaborazione fra le due Università – ha poi sottolineato il Sindaco di Padova, Sergio Giordani - La collaborazione, la vicinanza al Sindaco Brugnaro e alla sua città è molto forte in uno spirito di collaborazione fra i capoluoghi del Veneto perché facciano fronte comune insieme per il futuro e per il bene del nostro territorio”.

“È un onore aver ricevuto in custodia l’anello dogale soprattutto quest’anno che si celebrano i 1600 anni della fondazione di Venezia – ha poi detto Federico Sboarina, Sindaco di Verona -. Nonostante Verona sia la provincia geograficamente più lontana da Venezia, dal punto di vista economico e dal punto di vista turistico sono due città molto vicine e che hanno molto da condividere”.

“Rovigo e il Polesine sono una delle testimonianze più concrete di come la sensibilità di Venezia abbia declinato sul territorio un rapporto intimo tra l’acqua e la terra – ha ricordato il vice sindaco di Rovigo, Roberto Tovo - Polesine è la terra dei fiumi ed è forse il luogo in cui Venezia e la sua sensibilità hanno espresso maggiormente la sua propensione a intensificare questo connubio che ha radici profonde, non solo nella città ma anche nel territorio. Probabilmente la sensibilità veneta, volta all'industria e al commercio, era presenta già dalla tarda Età del Bronzo nel Polesine con il commercio e l'industrializzazione dell’ambra. E direi che questo fa parte anche della progettualità attuale in quanto Venezia e Rovigo condividono, ad esempio, la Camera di Commercio dell’Industria Artigianato e questo legame crea opportunità per questi territori”.

“Oggi è una giornata speciale perché si sancisce l’unione tra Venezia e le altre sei città capoluogo e lo celebriamo in un momento particolare perché usciamo da un periodo storico particolarmente complicato caratterizzato da sofferenza, dolore e sacrificio Usciamo da un momento terribile ma guardiamo al futuro basando la ripartenza sui vecchi valori della Serenissima e che i Veneti hanno nel dna quali sacrificio, lavoro e alla voglia di dimostrare al mondo intero quello che è il nostro patrimonio culturale e che nessuna pandemia ci potrà togliere - – ha aggiunto, infine, il Sindaco di Treviso, Mario Conte – Da qui getteremo le basi per il rilancio del Veneto con la protezione di San Marco e ripartiremo uniti”.

“Il forte messaggio che abbiamo raccolto dai sindaci dei capoluoghi del Veneto, in rappresentanza di quello di tutti i 563 comuni della nostra regione, dimostra la volontà di fare squadra e guardare, uniti, al futuro dei nostri territori – ha detto il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro -. Venezia fin dai tempi della Repubblica Serenissima è Stato da Mar e Stato da Tera e questo gemellaggio rappresenta la storia della nostra città: dalle tradizioni rinascono nuovi rapporti che abbiamo il compito di portare avanti in amicizia”.

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/-I_EzqeaO1g

 

Venezia 1600. Tutti gli eventi di questa settimana (17-23 maggio 2021)

VENEZIA 1600

Tutti gli eventi di questa settimana (17-23 maggio 2021)

Venezia, 17 maggio 2021 – Continuano le celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia (421 – 2021) con diversi eventi in programma in questa settimana che va dal 17 al 23 maggio 2021. Dall’inaugurazione di cicli di conferenze a talks online, fino a passare per l’apertura al pubblico della 17. Mostra Internazionale di Architettura, le istituzioni culturali del Comune di Venezia e la città stessa offrono diversi spunti riflessivi per far scoprire a cittadini e visitatori nuovi scorci di storia veneziana, partecipare a dibattiti culturali e godere delle bellezze artistiche del passato con uno sguardo sempre diretto verso il futuro.

MARTEDÌ 18 MAGGIO 2021, ORE 16.30: ECONOMICS TUESDAY TALKS #NextGenerationEU 

Aristocrazia 2.0. Una nuova élite per salvare l'Italia

Continuano anche questa settimana gli Economics Tuesday Talks, i dibattiti online organizzati dal dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia per dare spunti riflessivi per capire meglio ed essere consapevoli dei fenomeni che ci circondano e che impattano sulla nostra vita, sul nostro lavoro, sulle nostre abitudini e sui nostri ritmi. Questa settimana l’incontro rientra nel focus #NextGenerationEU dove, partendo dai concetti di economia, finanza, sostenibilità, ma anche cambiamenti climatici, legalità, opportunità e nuovi equilibri internazionali, si discuterà attorno ai concetti chiave del piano per la ripresa dell'Europa, messa alla prova dalla pandemia da COVID-19. Questo martedì ci si interrogherà sul tema dell’Aristocrazia 2.0. Una nuova élite per salvare l'Italia.

Introdurrà l’incontro l'autore Roger Abravanel - Director Emeritus McKinsey e saggista e interverranno Agar Brugiavini - Docente di Economia Politica, Dipartimento di Economia, Università Ca’ Foscari Venezia, e Giacomo Pasini - Docente di Econometria, Dipartimento di Economia, Università Ca’ Foscari Venezia. A moderare invece ci sarà Monica Billio - Dipartimento di Economia, Università Ca' Foscari Venezia.

La partecipazione all’evento online che si terrà martedì 18 maggio alle 16.30, è gratuita, previa registrazione sul sito https://www.eventbrite.it/e/biglietti-aristocrazia-20-una-nuova-elite-per-salvare-litalia-153483185339.

MERCOLEDÌ 19 MAGGIO 2021, 8.45: EVENTO ONLINE "VIAGGIO EUROPEO NEL CLIMA CHE CAMBIA" CON LUCA MERCALLI

Mercoledì 19 maggio alle 8.45 si terrà “Viaggio Europeo nel Clima che Cambia” il primo evento online del ciclo “Europa – generazione clima. Il Green Deal europeo siamo noi. Strumenti per una cultura ambientale” che rientra, a sua volta, nella manifestazione veneziana “Festa dell’Europa 2021” che si terrà dal 5 al 31 maggioGiunta alla sua IX edizione, quest’anno la manifestazione è collegata alle celebrazioni dei 1600 anni di Venezia. 

Il primo incontro online, dal titolo “Viaggio Europeo nel Clima che Cambia” è introdotto da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, climatologo e divulgatore scientifico e affronterà il tema del cambiamento climatico in Europa e dei suoi effetti nei diversi Paesi senza tralasciare le differenze che emergono tra paesi affacciati sul Mediterraneo e del centro o Nord del continente. Come cittadini europei è fondamentale aprire il nostro sguardo verso questi cambiamenti, destinati a incidere sulla nostra possibilità o meno di abitare e viaggiare in questo territorio e a determinate condizioni. L’evento si terrà online su Microsoft Teams al seguente link: https://bit.ly/3swSPRe.

 

MERCOLEDÌ 19 MAGGIO 2021: APERTURA DELLE MOSTRE “DOMUS GRIMANI, LA SALA DEL DOGE” E “GEORG BASELITZ, ARCHINTO” AL MUSEO DI PALAZZO GRIMANI

Il prossimo 19 maggio 2021, e fino al 27 novembre 2022, verranno aperte al pubblico due mostre al Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa: 

Domus Grimani. La Sala del Doge: il riallestimento di uno degli ambienti più spettacolari ed evocativi del palazzo che tornerà ai suoi splendori rinascimentali.

Archinto: la mostra con i nuovi lavori dell’artista tedesco Georg Baselitz, alcuni dei quali, realizzati espressamente per il Palazzo, rimarranno in comodato al museo per concessione dell’artista grazie a uno speciale accordo.

Questi due progetti rafforzano il dialogo tra antico e contemporaneo, in un luogo unico nel panorama architettonico e storico-artistico della città e sono frutto della collaborazione tra la Direzione regionale Musei Veneto e la fondazione Venetian Heritage, l’intervento sulla Sala del Doge con il ricollocamento della statuaria greca e romana parte della collezione Grimani, rientra nell’ambito di una strategia di valorizzazione e promozione del palazzo e della sua storia e in continuità con il riallestimento della Tribuna del patriarca Giovanni Grimani, inaugurata nel maggio del 2019 con la mostra DOMUS GRIMANI 1594-2019.

Per ulteriori informazioni consultare il sito ufficiale: https://polomusealeveneto.beniculturali.it/eventi-e-mostre/domus-grimani-la-sala-del-doge-georg-baselitz-archinto-museo-di-palazzo-grimani-19

 

SABATO 22 MAGGIO 2021: APERTURA AL PUBBLICO DELLA 17. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA “HOW WILL WE LIVE TOGETHER?”

Sarà aperta al pubblico da sabato 22 maggio a domenica 21 novembre 2021, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera, la 17. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo How will we live together? a cura dell’architetto, docente e ricercatore Hashim Sarkis e organizzata dalla Biennale di Venezia. La pre-apertura avrà luogo nei giorni 20 e 21 maggiomentre la cerimonia di inaugurazione si svolgerà sabato 22 maggio 2021. L’esposizione comprende un totale di 112 partecipanti provenienti da 46 Paesi con una maggiore rappresentanza da Africa, America Latina e Asia e con un'ampia rappresentanza femminile. La Mostra è organizzata in cinque “scale” (o aree tematiche), tre allestite all’Arsenale e due al Padiglione Centrale: Among Diverse Beings, As New Households, As Emerging Communities, Across Borders e As One Planet.

Parte della Mostra è anche How will we play together? contributo di 5 architetti internazionali partecipanti, autori di un progetto dedicato al gioco allestito a Forte Marghera e aperto alla cittadinanza.

Per maggiori informazioni e per acquistare i biglietti consultare il sito ufficiale: https://www.labiennale.org/it/architettura/2021

 

TUTTI GLI ALTRI EVENTI DISPONIBILI SUL TERRITORIO

  • Mostre "The Soul Expanding Ocean" a cura di Chus Martínez (dal 3 maggio 2021 al17 ottobre 2021) e “Ocean in Transformation Territorial Agency” (dal 3 maggio 2021 al 29 agosto 2021) al centro Ocean Space nella chiesa di San Lorenzo a Venezia.

Per infohttps://www.ocean-space.org/it/

  • Festa dell’Europa 2021 (dal 5 al 31 maggio 2021)

Per infohttp://events.veneziaunica.it/europedirect/en

  • Mostre “Venezia Panoramica” e “Un’evidenza Fantascientifica” alla Fondazione Querini Stampalia (Dal 14 maggio al12 dicembre 2021)

Per info: http://www.querinistampalia.org/ita/home_page.php

  • Festival del Vetro – Art’s Connection 2021 (dal 26/03/2021 al 31/12/2021)

Per info: https://museovetro.visitmuve.it/it/eventi/eventi-in-corso/arts-connection-2021-festival-del-vetro/2021/03/19130/open-day-2021/

  • Progetto “Scrigni Veneziani” della Fondazione Musei Civici Venezia (dal 29/03/2021 al 25/03/2022)

Per info: https://www.visitmuve.it/it/scrigni-veneziani/

  • Mostra “Le Annunciazioni di San Rocco e il Tintoretto del Doge Grimani” alla Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco (dal 25/03/2021 al 27/06/2021)

Per info: http://www.scuolagrandesanrocco.org/home/

  • Progetto digitale “I diari del miglio” del Dorsoduro Museum Mile (da aprile 2021 ad aprile 2022)

Per info: https://www.cini.it/eventi/dorsoduro-museum-mile-venezia-1600-i-diari-del-miglio

Venezia sposa il suo mare. Domenica 16 maggio la tradizionale Festa della Sensa

VENEZIA SPOSA IL SUO MARE 

DOMENICA 16 MAGGIO LA TRADIZIONALE FESTA DELLA SENSA 

Per celebrare i 1600 anni di Venezia non può mancare la Festa della Sensa, un rito che fa rivivere la millenaria storia della Serenissima Repubblica e il suo intimo rapporto con il mare. Quest’anno la ricorrenza cade domenica 16 maggio.

Il Doge indossava il manto d’oro con il bavero di ermellino, la sottana azzurra, le calze rosse, il corno e i calzari d’oro. E con una cerimonia che vedeva uno stuolo di rematori, di accompagnatori, di musici, di barche al seguito, dava vita all’annuale sposalizio con il mare, la maggiore celebrazione della Repubblica, un rito che ancora oggi Venezia rinnova con lo stesso spirito e con lo stesso senso di appartenenza.

La Festa della Sensa (festa dell’Ascensione) è una festività della Repubblica di Venezia in occasione del giorno dell’Ascensione di Cristo (in dialetto veneziano Sensa). Commemora due eventi importanti per la Repubblica: il primo, quando il 9 maggio dell’anno 1000 il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi; il secondo, quando nell’anno 1177, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che pose fine alla diatriba secolare tra Papato e Impero. All’inizio, il rito era celebrativo, religioso e scaramantico insieme, solo per propiziarsi la tranquillità del mare, e contemplava una cerimonia semplice, con la visita del Doge al mare e la benedizione delle acque dell’Adriatico. Su questo rito preesistente si è innestato poi lo sposalizio del mare e da allora Venezia celebra il suo dominio sul mare gettando tra le acque un anello d’oro in un matrimonio mistico che si rinnova ogni anno alle parole “Despondemus te, mare, in signum veri er perpetui domini”.

La cerimonia, in base alle ricostruzioni storiche, iniziava con una messa nel monastero di Sant’Elena, dopodiché il vescovo di Castello saliva sullo sfarzoso Bucintoro con un recipiente ripieno di acqua benedetta, un vaso con del sale e un ramo di ulivo che fungeva da aspersorio. L’acqua benedetta veniva versata in mare e solo allora il Serenissimo Doge lanciava l’anello tra le onde. Il vescovo e il doge sbarcavano al Lido e lì si formava una processione religiosa che si dirigeva verso la chiesa di San Nicolò. 

Grazie all’attività del Comitato Festa della Sensa, Venezia solitamente celebra l’evento, con un corteo acqueo che parte da San Marco e arriva al Lido, formato da imbarcazioni tradizionali a remi, organizzate dal Coordinamento delle Società Remiere di Voga alla Veneta, con in testa la “Serenissima”, l’imbarcazione sui cui prendono posto il sindaco e le altre autorità cittadine e da cui avviene il suggestivo lancio di un simbolico anello.

A causa dell’emergenza sanitaria, domenica 16 maggio le celebrazioni si svolgeranno con una programmazione ridotta: alle 10.30 si svolgerà la cerimonia dello sposalizio del mare davanti alla Chiesa di San Nicolò del Lido: a bordo della “Dogaressa”, una gondola da parata del Comune di Venezia, saliranno il Sindaco Luigi Brugnaro e il Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia. Su un’altra gondola d’appoggio salirà l’ammiraglio Andrea Romani, Comandante del Presidio della Marina Militare. A seguire, alle 11, si terrà la Santa Messa nella chiesa di San Nicolò del Lido, presieduta dal Patriarca Moraglia.

IL BUCINTORO

Un palazzo navigante lungo 34,80 metri, largo più di 7 e alto 8 abbellito da statue, intagli, decori, velluto rosso, oro luccicante. A spingerlo 168 rematori, aiutati nelle manovre più complesse da rimorchiatori. Nel secondo piano 90 sedili ospitavano i nobili veneziani. Ecco in tutta la sua magnificenza l’ultimo Bucintoro costruito dalla Serenissima, il re delle imbarcazioni veneziane, la nave cerimoniale riservata al Doge di Venezia, considerata sin dal XIII secolo una delle meraviglie della città. Una magnificenza di addobbi e di simboli, su cui sventolava il vessillo di San Marco, col leone che reggeva lo scudo del Doge regnante sormontato dal corno.

Il Bucintoro era l’imbarcazione usata nelle cerimonie: per accogliere un nuovo Doge, nelle occasioni di visita da parte di un sovrano o principe straniero, oppure durante la festa della Sensa.

La prima imbarcazione, alla fine del 1200, era una sorta di peatone dorato, un grosso “burcio” ricoperto da un tetto a volta di botte, ma con il passare dei secoli acquisì la forma snella ed elegante della galea. Erano i maestri dell’Arsenale a prendersene cura, a rinnovarlo e ricostruirlo nei secoli, conservandone però la forma e la struttura.

L’ultimo Bucintoro apparse nel suo splendore il 28 maggio 1729 ed è quello riprodotto nelle più famose tele dei pittori dell’epoca. Le statue e gli intagli erano opera dello scultore Antonio Corradini, mentre le dorature di Giovanni Adalmi. Per la sua costruzione vennero impiegati sette anni. Nove Serenissimi sposarono il mare da questa nave nell’arco di 69 anni: Alvise III Mocenigo, Carlo Ruzzini, Alvise Pisani, Pietro Grimani, Francesco Loredan, Marco Foscarini, Avise IV Mocenigo, Paolo Renier e Ludovico Manin.

Il 9 gennaio 1798, quando i francesi abbandonarono Venezia, il naviglio fu vandalicamente distrutto dai soldati napoleonici. Dalle testimonianze dell’epoca pare che la nave fu tratta a terra nell’isola di San Giorgio: tremila statue vennero bruciate e tutta la struttura fu ridotta in cenere. Da quelle ceneri, per processo chimico, fu estratto l’oro. Lo scafo venne invece trasformato nel 1805 in nave cannoniera e infine definitivamente distrutto nel 1824. Del Bucintoro restano oggi due modelli: uno conservato al Museo storico navale, voluto dal marchese Amilcare Paolucci delle Roncole, vice ammiraglio della Marina austriaca, un altro conservato in una collezione privata. 

IL MERCATO DELLA SENSA

Dal 1300 circa, in occasione della Sensa, venne istituito un mercato che via via acquisì sempre maggiore importanza. Il mercato della Sensa durava 15 giorni, si svolgeva in Piazza San Marco e vedeva esporre commercianti ma anche artisti. Grande era l’afflusso di stranieri che si recavano a Venezia per acquistare le merci che la città importava dall’Oriente: sete e drappi ma anche prodotti tipicamente veneziani, come oggetti in vetro e specchi. La fiera aveva un giro di affari talmente elevato che fu sospesa solo in pochissime occasioni: per l’elezione del doge Andrea Gritti nel 1523, oppure a causa delle pestilenze (nel 1498, nel 1530 e nel 1575). In Piazza San Marco le moltissime bancarelle erano dapprima collocate disordinatamente, ma col passare degli anni il mercato si strutturò con costruzioni lignee addossate l’una all’altra. Nel 1777 venne realizzata una struttura architettonica vera e propria, un apparato a pianta ellittica, interamente ligneo e dipinto, con statue a coronamento dei quattro ingressi che si aprivano verso la basilica, le Procuratorie Nuove, la chiesa di San Geminiano e le Procuratorie Vecchie, un apparato che costò 57.088 ducati, una cifra enorme in un momento difficile per l’economia veneziana. Nell’arco interno venivano ospitate 52 botteghe e in quello esterno altre 50, illuminate di notte per mezzo di 200 lampioni di cristallo alimentati ad olio. Anche questa preziosa costruzione subì la stessa sorte del Bucintoro e nel 1797 fu data alle fiamme.

Isole di vetro: dallo scarto a una nuova vita

Venezia, 13 maggio 2021 – Venezia è Murano e Murano è vetro. Il vetro artistico in tutte le sue sfaccettature, anche quando si parla di sfridi, che per l’isola rappresentano il 50 per cento del vetro prodotto. Murano conta ogni anno dalle 700 alle 1000 tonnellate di vetri di scarto, secondo i dati stimati dalle Università Ca’ Foscari e Iuav, unite dal progetto Murano Pixel - ricerca finanziata con fondi POR-FSE 2014-20 dalla Regione Veneto - con l’obiettivo di progettare il riciclo degli sfridi di lavorazione del vetro artistico di Murano.

Nell’ambito del progetto e in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Veneziavenerdì 14 alle 10.30 si svolgerà l’evento on line (su Facebook, Instagram e Youtube), a partecipazione libera, intitolato Isole di Vetro, per presentare i risultati della ricerca. Isole di Vetro evoca l’unicità e la fragilità dell’isola di Murano. Isole nell’isola sono le aziende coinvolte, isole sono i frammenti di vetro (gli sfridi di lavorazione), isole connesse da remoto saranno tutte le persone che parteciperanno domani, in particolare i tre giovani ricercatori primi artefici di questo evento.

Il problema della gestione dei rifiuti speciali affligge tutte le vetrerie di Murano, eccellenze dell’artigianato e dell’industria veneta. Analizzando le dinamiche dell’ecosistema lagunare si può cogliere l’impatto quantitativo ed economico degli sfridi di vetro artistico. Sebbene il vetro sia un materiale riciclabile al 100%, alcune caratteristiche di quello di Murano ne rendono gli sfridi un rifiuto speciale, costoso da smaltire. Ma è proprio l’eccezionalità dei manufatti a connotare gli scarti con caratteristiche estetiche tali da ispirare riusi e ricicli creativi. 

La ricerca si propone di progettare un’economia circolare degli scarti del vetro di Murano al fine di trasformare il problema della loro gestione in un’opportunità per suggerire opportune indagini chimico-fisiche del materiale, sperimentare nuove tecnologie produttive, sondare mercati alternativi, sempre nel registro costante di armonizzare i nuovi scenari con le antiche tecniche di lavorazione. Il gruppo di ricerca si confronta con la storia, l’arte e la tradizione del contesto muranese grazie alla collaborazione con tre vetrerie locali: Nicola Moretti; Vetrate Artistiche Murano di Stefano Bullo; Alessandro Moretti di Costantini Glassbeads. L’approccio multidisciplinare concatena in una serie di nessi virtuosi artigianato, scienza, progettualità, tradizione e innovazione, così da definire un processo e un modus operandi che attraverso dinamiche di economia circolare descrivano lo scarto del vetro di Murano non solo come un problema ambientale, sociale ed economico, ma considerandolo come una risorsa in grado di valorizzare le competenze e le tradizioni antiche: quelle che rendono unica l’Isola di Vetro.

Per informazioni

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Jesolo Incontra Venezia - “Altri anniversari? Venezia e la comunità di Equilo nell’Alto Medioevo”

Venezia, 12 maggio 2021 – Torna questa settimana l’iniziativa “Jesolo incontra Venezia”, il ciclo di videoconferenze aperte al pubblico e istituite in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni della Serenissima. Dopo l’incontro di giovedì 22 aprile che ha approfondito il tema dell’inno nazionale legato alla città di Venezia, ci si sposta, con questo nuovo e ultimo appuntamento dal titolo “Altri anniversari? Venezia e la comunità di Equilo nell’Alto Medioevo”, sul tema dell’antica isola della laguna veneta, oggi scomparsa, che una volta sorgeva nel territorio dell’odierna Jesolo. 

L’evento è in programma per giovedì 13 maggio alle ore 17:30, si terrà online ed è aperto a tutti previa prenotazione all’indirizzo e-mail: serviziculturali@comune.jesolo.ve.it.

L’iniziativa è organizzata dal Dipartimento di Studi Umanistici, Comune di Jesolo, Archivio di Stato di Venezia e TerzaMissioneDSU, e la videoconferenza di questa settimana sarà a cura di Sauro Gelichi, direttore del centro interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Per restare sempre aggiornati su tutti gli eventi in programma per le celebrazioni dei 1600 anni di Venezia vi suggeriamo di seguire le pagine social di Venezia1600 e il sito web https://1600.venezia.it.

Mostra Nazionale Campionaria del Vino 2021 a Pramaggiore, il vigneto della Repubblica Serenissima

A Pramaggiore la storia della comunità e le vicende della viticoltura sono, da oltre duemila anni, fortemente intrecciate. La celebre “Doc” prende il nome dal borgo romano di Lison e dal paese di Pramaggiore a testimonianza che la coltivazione locale della vite era già viva all’epoca dei romani. Con l’avvento dei monaci Benedettini nel X secolo d.C. la zona scopre lo sviluppo di una viticoltura razionale. La coltivazione della vite ebbe un importante sviluppo ai tempi della Repubblica Veneziana quando Pramaggiore, con il borgo di Belfiore, fu considerata il vigneto della Serenissima.

Da 75 anni a Pramaggiore si organizza la Mostra Nazionale dei Vini, un evento fieristico enologico capace di attrarre appassionati del vino e produttori da tutta Italia.  Malgrado la pandemia il Concorso è stato organizzato anche quest’anno. A vincere il premio più ambito, il Leone d’Oro che viene assegnato al vino più votato tra quelli in gara, per il 2021 è stato l’Amarone della Valpolicella D.O.C.G. Classico “Gaso” 2013 SAN RUSTICO VALGATARA.

La Storia

L’area DOC Lison-Pramaggiore, situata nella pianura a pochi chilometri dal litorale veneziano, fra i fiumi Tagliamento e Livenza, è da sempre testimone della coltivazione della vite a garanzia della tipicità e della peculiarità dei vini del territorio. Il clima dell’area è definito “temperato” grazie alla vicinanza del mare, alla presenza di aree lagunari e alla giacitura pianeggiante che favorisce l’esposizione dei vigneti ai venti della zona. 

I suoli dell’area sono caratterizzati dalla presenza di alti contenuti di elementi minerali soprattutto “caranto” (carbonato di calcio), potassio, calcio e magnesio, da un’equilibrata dotazione di sostanza organica e da una buona capacità di riserva idrica. Questi fattori danno vita a vini di ottima struttura, buon equilibrio acido, profumi intensi di frutta fresca e spiccata personalità. La Denominazione prende il nome dal borgo romano di Lison e dal paese di Pramaggiore a testimonianza che la coltivazione locale della vite era già viva all’epoca dei romani. 

Nel Museo Nazionale di Portogruaro sono conservati numerosi contenitori di origine romana utilizzati proprio per la trasformazione e la conservazione del vino. Tuttavia, è solo con l’avvento dei monaci benedettini nel XII secolo d.C., che la zona scopre lo sviluppo di una viticoltura razionale. La coltivazione della vite ebbe un importante sviluppo ai tempi della Repubblica Veneziana quando Pramaggiore con il borgo di Belfiore fu considerata il Vigneto della Serenissima. 

Negli ultimi cinquant’anni si è sviluppata una viticoltura altamente specializzata e professionale grazie ai produttori delle aziende di maggiori dimensioni e prestigio, che hanno abbandonato la viticoltura promiscua dei filari fra gli appezzamenti, a favore della coltivazione in vigneti specializzati anche al fine di migliorare gli aspetti qualitativi delle produzioni. Tale professionalità dei produttori ha permesso di sviluppare, grazie anche ai risultati della zonazione dell’area DOC e alla collaborazione con l’università, dei protocolli di vinificazione specifici per le varietà autoctone Refosco e Lison, in modo da esaltare le caratteristiche organolettiche e legarle indissolubilmente al territorio di produzione. 

L’evoluzione storica e la qualificazione della viticoltura nell’area hanno permesso, già nel 1971, di riconoscere la Denominazione Lison per tutelare il Tocai di Lison e successivamente la Denominazione Pramaggiore per tutelare il Merlot e Cabernet della zona. Nel 1974 le due Denominazioni vennero fuse nella DOC Lison-Pramaggiore. A Pramaggiore già dal 1947, viene organizzata presso la Mostra Nazionale vini la “Fiera Campionaria dei Vini” - diventata dal 1961 il “Concorso Enologico Nazionale” - a testimonianza dello storico e profondo legame del territorio con il mondo del vino. 

Oggi la DOC Lison-Pramaggiore grazie anche alla promozione della Strada Vini della DOC, è tra le realtà più importanti e vive del Veneto Orientale con vini che valorizzano i territori di produzione.

Il territorio.

Tracce di Venezia e della Repubblica Serenissima, però, non si trovano solo per la tradizione vitivinicola ma anche per la presenza di borghi come quelli del Mulino di Belfiore, piccolo borgo rurale a due passi da Pramaggiore. La parte dominante e storica è costituita dal complesso architettonico di Villa Dalla Pasqua, sulla riva destra del fiume Loncon, che attraversa l’intero abitato di Belfiore. L’ edificio è al centro di un parco con alberi secolari di gelso, utile un tempo per la coltivazione dei bachi da seta, di alti frassini e di querce molto antiche. Questo complesso, caratterizzato da una particolare configurazione planimetrica a ‘corte chiusa’ di tipo difensivo, è uno degli edifici più antichi, ubicato nella parte ad ovest chiamato la ‘Castellina’ e risale presumibilmente al secolo XV. La villa fu dei Dalla Pasqua poi Venier, oggi proprietà dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia di Venezia. Adiacente ad essa, troviamo il mulino, sede del Museo Etnografico della Civiltà Contadina.  All’interno del museo si possono osservare la sala macine, gli strumenti di lavoro e oggetti utili a diverse attività. Si è voluto così ricostruire la storia agricola-economica del nostro territorio. 

Il mulino era già attivo nel corso del XV secolo nel contesto della giurisdizione dei signori della Fratina. All’ interno rimane traccia di uno stemma della famiglia veneziana Grimani che dagli inizi del Seicento era proprietaria della costruzione. Il mulino restò attivo fino alla fine degli anni ‘40 gestito dalla famiglia Dalla Pasqua. Negli anni ‘60 l’intera proprietà dei Dalla Pasqua fu ereditata da un esponente della famiglia Venier, il quale, a sua volta la cedette al comune di Pramaggiore nel 1995. 

 

Qui di seguito i premi del 2021:

  • Leone d'Oro 2021 (link classifica): al vino che ha conseguito il punteggio più alto fra quelli in concorso

Amarone della Valpolicella D.O.C.G. Classico “Gaso” 2013 SAN RUSTICO VALGATARA 

Matera D.O.P. Primitivo Vino Biologico “Terra Aspra” 2015 AZIENDA AGRICOLA MARINO FRANCESCO 

Di seguito i link a tutti altri premi assegnati al concorso 2021:

Venezia 1600. Tutti gli eventi di questa settimana (10-16 maggio 2021)

Venezia, 10 maggio 2021 – Continuano le celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia (421 – 2021) con diversi eventi in programma in questa settimana che va dal 10 al 16 maggio 2021. Dall’inaugurazione di nuove mostre a talks online, fino a passare per le storiche ricorrenze come la Festa della Sensa, le istituzioni culturali del Comune di Venezia e la città stessa offrono diversi spunti riflessivi per far scoprire a cittadini e visitatori nuovi scorci di storia veneziana, partecipare a dibattiti culturali e godere delle bellezze artistiche che la Serenissima ci ha lasciato come testimonianza ancora oggi.

MARTEDÌ 11 MAGGIO 2021, ORE 16.30: ECONOMICS TUESDAY TALKS #VENEZIA1600

L'Arsenale di Venezia: un secolare cantiere di management e innovazione

Questo evento si inserisce nel ciclo di Talks #Venezia1600, parte degli Economics Tuesday Talks organizzati dal dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia, costituiti da incontri online che, ogni martedì, danno spunti riflessivi per ascoltare, capire ed essere consapevoli dei fenomeni che ci circondano e che impattano sulla nostra vita, sul nostro lavoro, sulle nostre abitudini, sui nostri ritmi.

I Talks #Venezia1600 nascono in occasione delle celebrazioni dei 1600 anni dalla fondazione della città per omaggiare la Venezia sempre vivace, innovativa e orientata al mondo, che nel 1868 ha favorito la nascita della Regia Scuola Superiore di Commercio, oggi meglio conosciuta come Università Ca' Foscari Venezia.

Questa settimana si discuterà del tema dell’Arsenale di Venezia: un secolare cantiere di management e innovazione.

Interverranno nell’incontro Mauro Bondioli, project manager, Ars Nautica (Istituto per il Patrimonio Culturale Marittimo, Sezione Italiana - Venezia) che farà un focus sul tema del lungo Medioevo dei Proti. Le trasformazioni nel mondo del lavoro nell'Arsenale di Venezia; Paola Lanaro, docente di Storia Economica, Dipartimento di Management, Università Ca' Foscari Venezia con un approfondimento sulle donne velere: lavoro operaio femminile in una società preindustriale e Luca Zan, docente di Economia Aziendale, Dipartimento di Scienze Aziendali, Università di Bologna che proporrà invece un discorso del maneggio e il significato di patrimonio intangibile dell’Arsenale di Venezia.

La partecipazione all’evento online che si terrà martedì 11 maggio alle 16.30, è gratuita, previa registrazione sul sito www.unive.it/economicstuesdaytalks1600

 

VENERDÌ 14 MAGGIO 2021: INAUGURAZIONE DELLE MOSTRE “VENEZIA PANORAMICA” E “UN’EVIDENZA FANTASCIENTIFICA” ALLA FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA

Presso le sale del museo della Fondazione Querini Stampalia vengono inaugurate, venerdì 14 maggio, le mostre “Venezia Panoramica. La scoperta dell’orizzonte infinito” a cura di Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin e “Un’evidenza fantascientifica” a cura di Chiara Bertola e Andrea Cortellessa. 

L’esposizione artistica “Venezia Panoramica” ruota attorno alla più grande veduta di Venezia mai realizzata, dipinta negli anni '80 dell'Ottocento dal pittore e decoratore veneziano Giovanni Biasin. Viene esposta per la prima volta dopo il recentissimo restauro conservativo che ne ha recuperato gli splendidi colori originali. 

Le sole dimensioni di questo singolare documento, una tempera su carta, bastano a sottolinearne l’eccezionalità: alta poco più di un metro e settanta, la veduta si sviluppa per ventidue metri di lunghezza. Più che una ‘veduta’ è un ‘panorama’ della città.

In mostra anche una sessantina tra incisioni e dipinti che ripercorrono quel viaggio avvincente che parte dalle minuscole vignette xilografiche quattrocentesche, concentrate quasi soltanto su Piazza San Marco, e si allarga man mano nel tempo a scorci sempre più vasti dello skyline di Venezia, fino ad abbracciarne l’intero orizzonte.

La mostra sarà aperta a partire dal 14 maggio fino al 12 dicembre 2021.

La seconda, intitolata "Un’evidenza fantascientifica. Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto, Giuseppe Caccavale", sarà aperta al pubblico fino al 17 ottobre. Curata da Chiara Bertola e Andrea Cortellessa e promossa dalla Fondazione Querini Stampalia e dalla Città di Pieve di Soligo in collaborazione con la Famiglia Zanzotto in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Andrea Zanzotto, scomparso 10 anni fa, la mostra mette insieme i linguaggi della fotografia, della poesia e della pittura. Saranno esposte fotografie di Luigi Ghirri, autografi e ceramiche di Zanzotto e, per l'occasione, una installazione dell’artista Giuseppe Caccavale.

Per la visita è obbligatoria la prenotazione al seguente link (https://form.jotform.com/202572334616351). 

 

VENERDÌ 14 MAGGIO 2021, ORE 10.30: EVENTO ONLINE “ISOLE DI VETRO. DALLO SCARTO A UNA NUOVA VITA”

Isole di Vetro è un evento online che si terrà sulle pagine social (https://www.instagram.com/muranopixel/;https://www.facebook.com/Muranopixel) venerdì 14 maggio 2021 alle ore 10.30. L’evento è volto a presentare i risultati della ricerca MURANO PIXEL finanziata con fondi POR-FSE 2014-20 dalla Regione Veneto e condotta da un gruppo di ricercatori delle Università IUAV e Ca’ Foscari con l’obiettivo di progettare il riciclo degli sfridi di lavorazione del vetro artistico di Murano.

Isole di Vetro evoca l’unicità e la fragilità dell’isola di Murano. Isole nell’isola sono le aziende coinvolte, isole sono i frammenti di vetro (gli sfridi di lavorazione), isole connesse da remoto saremo tutti noi, in particolare i tre giovani ricercatori primi artefici di questo evento.

La partecipazione all’evento è libera.

SABATO 15 MAGGIO 2021: CICLO DI CONFERENZE "LE VIE D'ACQUA E LA NAVIGAZIONE: DA IULIA CONCODIA A VENEZIA" AL MUSEO NAZIONALE CONCORDIESE

Il Museo Nazionale concordiese di Portoguaro e area archeologica di Concordia Saggitaria in partnership con Gruppo Archeologico del Veneto Orientale Fondazione Colluto organizza in occasione dei 1600 anni della Città di Venezia un ciclo di conferenze dal titolo Le vie d'acqua e la navigazione: da Iulia Concordia a Venezia. La prima, intitolata "A Iulia Concordia risalendo il Reatinum: evoluzione del reticolo fluviale tra Livenza e Tagliamento dalla Preistoria al Medioevo", vedrà come relatore il prof. Alessandro Fontana e si svolgerà sabato 15 maggio 2021 alle ore 17.00.

Primo appuntamento di un ciclo di tre conferenze che hanno come tema conduttore l'acqua e la navigazione partendo dall'aspetto geomorfologico del nostro territorio in epoca romana, per poi parlare del modello di città d'acqua Iulia Concordia e approdare ai rapporti tra Portogruaro e Venezia. 

DOMENICA 16 MAGGIO 2021: FESTA DELLA SENSA 

La Festa della Sensa, o Festa dell'Ascensione, è un’antica festività della Repubblica di Venezia che cade il giorno dell'Ascensione di Cristo (in dialetto veneziano Sensa) e che Venezia è tornata a celebrare dal 1965. Sono due gli eventi importanti che la Repubblica commemorava in questa occasione: da un lato quello del 9 maggio dell'anno 1000 quando il doge Pietro II Orseolo soccorse le popolazioni della Dalmazia minacciate dagli Slavi, dall’altro l’evento collegato all'anno 1177, quando, sotto il doge Sebastiano Ziani, Papa Alessandro III e l'imperatore Federico Barbarossa stipularono a Venezia il trattato di pace che concluse la diatriba secolare tra Papato e Impero. 

In occasione di questa festa che ricorre il giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua, si svolgeva il rito dello Sposalizio del Mare. In quel giorno, tutti gli anni, il Doge, sull’imbarcazione Bucintoro, raggiungeva S. Elena all'altezza di San Pietro di Castello. Ad attenderlo c’era il Vescovo, a bordo di una barca con le sponde dorate, pronto a benedirlo. Per sottolineare il dominio della Serenissima col mare, la Festa culmina, allora come oggi, con una sorta di rito propiziatorio: una volta raggiunta la Bocca di Porto, ai tempi il Doge, oggi il sindaco, lancia nelle acque un anello d'oro come simbolo di “sposalizio” tra Venezia e il mare. 

TUTTI GLI ALTRI EVENTI DISPONIBILI SUL TERRITORIO

  • Festival del Vetro – Art’s Connection 2021 (Dal 26/03/2021 al 31/12/2021)

Per info: https://museovetro.visitmuve.it/it/eventi/eventi-in-corso/arts-connection-2021-festival-del-vetro/2021/03/19130/open-day-2021/

  • Progetto “Scrigni Veneziani” della Fondazione Musei Civici Venezia (Dal 29/03/2021 al 25/03/2022)

Per info: https://www.visitmuve.it/it/scrigni-veneziani/

  • Mostra “Le Annunciazioni di San Rocco e il Tintoretto del Doge Grimani” alla Scuola Grande 

Arciconfraternita di San Rocco (Dal 25/03/2021 al 27/06/2021)

Per info: http://www.scuolagrandesanrocco.org/home/

  • Progetto digitale “I diari del miglio” del Dorsoduro Museum Mile (Da aprile 2021 ad aprile 2022)

Per info: https://www.cini.it/eventi/dorsoduro-museum-mile-venezia-1600-i-diari-del-miglio

"Noi Siamo Vetro - We Are Glass" la mostra al Museo del Vetro di Murano

Venezia, 6 maggio 2021 – C’è tempo fino al 3 giugno per visitare l’esposizione Noi Siamo Vetro – We are Glass, nel giardino del Museo del Vetro di Murano. L’esposizione rientra all’interno del calendario di eventi della nona edizione del festival Arts’ Connection, promosso e organizzato da Lisette Caputo, che sostiene la rinascita del vetro artistico di Murano attraverso la cultura e che quest’anno si aggiunge alle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia. 

In mostra ci sono le opere firmate dalle impiraresse Paola Bertoldo e Paola Vianello e dalla fotografa Marta Buso, che declinano il vetro secondo la propria creatività. Le artiste delle perle esaltano il gusto della moda e del glamour: un vetro che, in forma di preziose perline, si può indossare come corpetto, borsa o calzature. Pezzi unici, realizzati interamente a mano, legando le antiche tradizioni a stili contemporanei e sperimentando nuove tecniche. Come quella del Soutache, l’arte di contornare le perle con fili colorati creando infiniti disegni e infiniti colori. Si tratta di una tecnica di origine russa e dei paesi dell’est, un tempo utilizzata per la decorazione degli abiti attraverso fettucce, generalmente di seta, cucite insieme per formare elementi decorativi. Dall’altra parte, invece, la fotografa Marta Buso espone un’immagine stampata su alluminio e intitolata “Aleph”, ossia la prima lettera dell’alfabeto fenicio e dell’alfabeto ebraico. L’origine insomma, il principio, perché anche la perla rappresenta un microcosmo per la cui creazione entrano in gioco i quattro elementi vitali: acqua, terra, aria e fuoco. 

La mostra sarà visitabile fino al 3 giugno secondo gli orari del Museo, dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 17 (ultimo ingresso ore 16). In base alle ultime disposizioni normative, per entrare al Museo del Vetro nei giorni di sabato, domenica e festivi, è necessario prenotare con un giorno di anticipo rispetto alla visita.

Il festival proseguirà fino alla fine dell’anno in formula di “edizione estesa”, con articolate iniziative ospitate nel Padiglione del Vetro, al Salone nautico all’Arsenale, durante il Festival del Cinema, a Palazzo Balbi e in alcuni noti locali veneziani e coinvolgerà 77 protagonisti tra artisti, perlere, impiraresse, performer e designer di moda, sotto la direzione artistica di Lisette Caputo dell’Associazione di Promozione Culturale “Lillyth”. 

 

I violini di vivaldi e le figlie di Choro. La mostra al Museo del Violino di Cremona dal 5 maggio al 1 agosto 2021

Venezia, 6 maggio 2021 – Una collezione che è riconosciuta come un rarissimo complesso di strumenti “barocchi”, provenienti da un’unica e antica Cappella Musicale e in parte non sottoposti a modifiche per l’esecuzione moderna. Sono quelli scelti e utilizzati dal “prete rosso”, Antonio Vivaldi, e dalle fanciulle dell’Ospedale della Pietà di Venezia, una collezione che vanta pezzi di altissimo pregio storico, realizzati da celebri liutai, come i due violoncelli di Matteo Goffriller e un violino di Pietro Guarneri. 

Antonio Vivaldi è probabilmente il compositore più conosciuto a Venezia e per l’Italia rappresenta il più importante, influente e originale artista del periodo Barocco. La sua voce era il violino, che ne ispirava il genio, ricambiato con una scrittura luminosa, ricca di idee, colori e temperamento.

In occasione dei festeggiamenti per i 1600 anni di Venezia, quegli strumenti saranno esposti al pubblico fino all’1 agosto a Cremona, al Museo del Violino, durante la mostra I violini di Vivaldi e le Figlie di Choroa cura di Fausto Cacciatori, Deborah Pase e Federico Maria Sardelli. Gli strumenti provengono dall’Ospedale della Pietà di Venezia, l’antica istituzione rivolta all’assistenza dell’infanzia abbandonata che all’epoca era anche un conservatorio di musica nel quale le giovani orfane talentuose venivano avviate al canto e allo studio dei vari strumenti musicali. L’istituzione era all’epoca un modernissimo, e unico in Europa nel suo genere, laboratorio di educazione ed emancipazione: Vivaldi vi operò per un lungo periodo, dal 1703 al 1740, dapprima come Maestro di Violino e successivamente come Maestro di Concerti, occupandosi quindi anche della scelta e dell’acquisto degli strumenti musicali. In quel periodo l’Ospedale comprò più di cinquanta strumenti: quasi tutti hanno cessato l’uso continuo alla fine del XVIII secolo, quando il violino non aveva ancora compiuto l’intero percorso evolutivo, quindi la maggior parte si presenta ancora allo stato originale. 

La raccolta dell’Istituto della Pietà si presenta, dunque, come una grande fonte di informazioni sugli strumenti ad arco di scuola veneziana e tedesca, della fine del XVIII secolo, da cui gli studiosi possono trarre preziose indicazioni e conoscenze. Gli strumenti vengono esposti dopo una intensa campagna di studio, conservazione e restauro a cura del Museo del Violino, del Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Pavia e di Cr.Forma.

Oltre agli strumenti, la mostra ripercorre il periodo e la storia dell’Ospedale della Pietà anche attraverso documenti, immagini e oggetti. Particolarmente interessanti sono le vicende legate alle Figlie di Choro, apprezzate coriste e musiciste: abbandonate neonate nella scafetta, luogo deputato ad accogliere i piccoli assistiti nell’Ospedale della Pietà, le Putte del Choro venivano selezionate per il loro talento musicale e istruite da celebri maestri come Francesco Gasparini e Antonio Vivaldi. Proprio in base alle caratteristiche tecniche delle proprie allieve, Vivaldi sceglieva personalmente i violini per le Figlie di Choro come Zanetta, Marcolina e Susanna. Le Putte del Choro erano figure avvolte da un’aura di mistero, poiché durante i concerti si esibivano dalle cantorie, celate dal fittissimo intreccio in ferro battuto delle grate con cui erano decorate, che rendeva invisibile al pubblico il loro volto. Molte di loro divennero famose e acclamate interpreti, impressionando con la propria bravura cronisti, sovrani e viaggiatori stranieri che ne elogiarono i virtuosismi. 

Quello dei quattro ospedali dove vado più spesso e dove mi diverto di più – scriveva il letterato e viaggiatore Charles De Brosses nel 1739 - è l’ospedale della Pietà, questo è anche il primo per la perfezione dell’orchestra. Che rigore nell’esecuzione!”. 

La mostra I violini di Vivaldi e le Figlie di Choro è promossa dalla Fondazione Museo del Violino e dall’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia, in collaborazione con il Distretto Culturale della Liuteria di Cremona e Michelangelo Foundation, con il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo. 

Nel mese di settembre gli strumenti torneranno ad essere esposti a Venezia, all’interno degli spazi  dell’Ospedale della Pietà.

 

 

 

1° Maggio: Festa Dei Lavoratori. La storia dell’industria calzaturiera del Brenta

Venezia, 30 aprile 2021 - Il 1° Maggio si celebra la Festa del Lavoro. Nei suoi 1600 anni di storia Venezia e il suo territorio sono state centro nevralgico di attività lavorative, produzione, scoperte, investimenti, centro economico e finanziario per attività di commercio e impresa e soprattutto luogo di nascita e crescita di aziende che hanno innovato, dato lavoro a centinaia di famiglie.
Abbiamo scelto di raccontare una storia a cui è legato il nome di Venezia e del territorio metropolitano: quella dei Voltan e del mondo calzaturiero che ancora oggi è considerato il miglior al mondo in termini di qualità, design e produzione di alto livello.

Dall’arte dei calzolai, ciabattini e zoccolai alla produzione 4.0 delle aziende calzaturiere di oggi

Il territorio della Riviera del Brenta ospita, da oltre 100 anni, un apparato manifatturiero legato al settore delle calzature che ancora oggi domina le scene dell’imprenditoria locale. Da realtà agricola a realtà industriale, questo asse territoriale che va da Venezia a Padova si è sviluppato negli anni fino a diventare un esempio di espansione economica fondata sulla produzione e sul commercio a livello internazionale di calzature del Made in Italy ce del luxury. 

Il fatturato del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta, infatti, nel 2019 ha sfiorato i 2,1 miliardi. Il comparto ha realizzato quasi 21 milioni di paia di scarpe, per il 92% destinate ai mercati esteri, dando occupazione ad oltre 10500 addetti. (Elaborazione Maestri Calzaturieri del Brenta su base Confindustria Moda, Assocalzaturifici, Istat).

Le radici della specializzazione di questo territorio nel campo calzaturiero affondano nell’eredità manifatturiera che gli antichi calegheri (da caliga, i sandali dei militari), i mastri calzaturieri veneziani e padovani hanno trasmesso, insieme al gusto per l’eleganza, ai loro successori mantenendo viva ancora oggi quest’antica tradizione. 


Da agricoltura a realtà industriale: lo sviluppo dell’industria calzaturiera del Brenta

Nel territorio della Riviera del Brenta verso la fine dell’800 l’agricoltura era l’unica possibilità di sostentamento per gli abitanti della zona. In un periodo di arretratezza e ruralizzazione, dopo il declino di Venezia, fu proprio la vicinanza a città come Padova e la stessa Venezia a giocare un ruolo fondamentale nella ripresa di quelle attività artigianali e commerciali che avevano reso grandi queste due città negli anni e che in quel momento storico faticavano a prendere di nuovo piede. Ma quei saperi taciti e le competenze tecniche dei vecchi calzolai e ciabattini veneziani e padovani non poteva scomparire e fu proprio questo il punto di partenza per una ripresa economica verso lo sviluppo di quello che oggi è uno dei territori italiani più forti nel settore del calzaturiero. Grazie alle competenze specialistiche trasmesse di padre in figlio e da maestro ad allievo nelle poche botteghe rimaste non si disperse questa conoscenza manifatturiera che ancora oggi caratterizza questa zona del Veneto. 

La storia dei calzolai, zoccolai e ciabattini delle campagne del Brenta

In passato il mestiere del calzolaio era quello di confezionare, sottocommissione, scarpe nuove e su misura oppure ripararle, se rotte. Le botteghe dei calzolai erano caratterizzate da una piccola stanza, una sorta di sgabuzzino che conservava gli attrezzi del mestiere e i materiali come il cuoio. Gli utensili venivano appesi al muro in ordine in modo che il calzolaio sapeva sempre dove fossero e non perdesse tempo nella ricerca dell’attrezzo giusto. Il calzolaio lavorava principalmente seduto su uno sgabello davanti a un tipico banchetto sul quale si dedicava alle sue scarpe. Gli strumenti dei calzolai erano sempre gli stessi: la forma in ferro dove si infilava la scarpa per farla restare ferma, un martello di foggia particolare con una testa piatta da un lato che si restringeva per poi allargarsi di nuovo verso il foro del manico e dall’altro lato una forma di scalpello senza, però, finire a taglio. Poi, non poteva mancare il coltello privo di manico con una striscia metallica con un taglio obliquo così come la lesina e il punteruolo che servivano per fare i fori sul cuoio, gli aghi flessibili, lo spago per le cuciture che veniva solitamente impeciato e arrotolato, puntine, chiodini, brocche, un attrezzo in legno di bosso per lucidare e tenaglie. 

Il lavoro del calzolaio, soprattutto nell’epoca a cavallo tra ‘800 e ‘900 dominata dalla povertà, era per lo più finalizzato a riparare scarpe e scarponi inserendo rinforzi all’interno della tomaia o applicando mezze suole o tacchi. All’epoca, infatti, erano pochi quelli che potevano permettersi il lusso di commissionare la creazione di scarpe nuove in cuoio. I giorni in cui il calzolaio lavorava di più erano quelli verso la fine della settimana perché i clienti, che portavano le scarpe a riparare, le volevano pronte per la domenica per poterle indossare a messa o alle feste. Quindi, ogni lavoro, doveva essere terminato al massimo entro il sabato sera e quando le scarpe da riparare erano troppe, per poter finire tutto, il calzolaio restava sveglio fino a tardi per consegnare tutto al massimo la domenica mattina. Il lunedì, invece, giornata di minor lavoro, veniva utilizzato per andare al mercato ad acquistare il materiale. 

Le scarpe, però, non erano un bene di prima necessità perché solitamente da marzo fino a settembre, nelle zone di campagna come quella della Riviera del Brenta, i più poveri, e specialmente i ragazzi, andavano in giro scalzi mentre in inverno venivano utilizzate le cosiddette sgàlmare (dette anche sopéi) cioè le calzature con tomaia in cuoio, ricavata dal riutilizzo di vecchi scarponi, e la suola in legno usate da chi non poteva permettersi scarpe più costose. La suola, per non rischiare che si rompesse subito, veniva rinforzata da chiodi dalla testa larga quindi, “imbocchettata” come si dice in gergo e queste scarpe venivano utilizzate per lo più in campagna o a casa perché segno di povertà. In casa veniva utilizzata anche un’altra tipologia di calzature: gli zoccoli, completamente realizzati in legno. Sia le sgàlmare che gli zoccoli venivano confezionate dagli zoccolai che erano maestri nella lavorazione del legno tenero. 

Se gli zoccolai erano specialisti nella produzione di scarpe “dure”, i ciabattini erano i maestri delle scarpe più morbide che avvolgevano il piede solo nella parte anteriore. Queste calzature venivano realizzate in legno e cuoio oppure in cuoio e sughero. Uno dei capostipiti del mestiere di ciabattino nel territorio Brentano fu Gaetano Carrato che era attivo nella produzione di queste scarpe già dal 1865 con la bottega dalla quale uscirono i suoi successori, i fratelli Giuseppe e Vittorio Neri che si distinsero per la creazione di particolari tiologie di scarpe: mue, muete, mueoti e caéci. Le prime avvolgevano il piede solo davanti e avevano tutta la zeppa in legno il rialzo tra la suoletta e la suola) e si distinguevano dalle muete perché queste avevano la zeppa solo nella parte posteriore. I mueoti avevano una zeppa in sughero a tutta pianta che era nuda o ricoperta da una fascetta di pelle. I caéci, invece, erano calzature molto rigide fatte in cuoio e pelle spessi dove al posto dei chiodi, per tenere le suole unite, venivano utilizzati dei pezzetti di legno chiamati appunto caéci. 

Voltan: il primo calzaturificio fondato nel 1898 da Luigi Voltan che, emigrato negli Stati Uniti, aprì in Riviera del Brenta la prima azienda tecnologica in grado di produrre scarpe a livello industriale

Testimonianza ancora attiva dell’eccellenza calzaturiera inserita nel distretto industriale della Riviera del Brenta è il Calzaturificio Voltan, nato a Stra nel 1898 dalla lungimiranza del suo fondatore, Giovanni Voltan, detto Luigi, che ha saputo sfruttare le conoscenze tecnologiche acquisite in un territorio sviluppato come quello statunitense e applicarle a un territorio agricolo e in piena crisi come quello della Riviera del Brenta nella fine ‘800. Figlio d’arte, Luigi Voltan, nato nel 1873, ha iniziato a seguire fin da bambino suo padre, calzolaio della zona, per poi emigrare a soli 15 anni a Boston, negli Stati Uniti. Qui è entrato subito a contatto con le novità tecnologiche della produzione industriale delle calzature sviluppando un nuovo modo di intendere la produzione delle scarpe e portandolo in Italia, dieci anni dopo. È così che quel ragazzo originario di Stra ha acquistato i primi macchinari usati dagli americani per portarli in Veneto fondando così il primo calzaturificio italiano che utilizzava macchine per fare scarpe. 

Da una prima produzione “all’americana” di calzature economiche e anfibi militari, l’azienda oggi è passata al settore del lusso con la produzione “all’italiana” di calzature di fascia medio-alta realizzate con materiali di alta qualità e revisionati dall’occhio attento di esperti operai che danno quel tocco finale e manuale alla produzione meccanizzata delle scarpe che fa, così, la differenza. Tra i vari brand che l’azienda ha sviluppato negli anni, si distingue quello di Alexandra Voltan che dedica la sua collezione di scarpe interamente alla città di Venezia. Questa, infatti, ha come simbolo proprio il leone alato, icona della Serenissima e di San Marco ma allo stesso tempo anche della filosofia di Voltan di far volare la fantasia senza perdere di vista la determinazione per la realizzazione die propri prodotti proprio come l’animo di un leone. Questa linea di scarpe, infatti, viene interamente realizzata con l’utilizzo di tessuti veneziani e adornata con accessori in vetro di Murano. 

Oggi, l’azienda, giunta alla quarta generazione, viene guidata dai pronipoti di Luigi Voltan, Emanuele e Marco. È così che innovazione e tradizione camminano di pari passo e il territorio della Riviera del Brenta con i suoi calzaturifici continua a fare la storia dell’imprenditoria sia in Italia che nel mondo.

1° Maggio: Festa dei Lavoratori. La storia della famiglia Stucky e del Molino della Giudecca

Venezia, 30 aprile 2021 - Il 1° Maggio si celebra la Festa del Lavoro. Nei suoi 1600 anni di storia Venezia e il suo territorio sono state centro nevralgico di attività lavorative, produzione, scoperte, investimenti, centro economico e finanziario per attività di commercio e impresa e soprattutto luogo di nascita e crescita di aziende che hanno innovato, dato lavoro a centinaia di famiglie.

Abbiamo scelto di raccontare una storia a cui è legato il nome di Venezia e del territorio metropolitano: quella della famiglia Stucky e del Molino della Giudecca.

L’affascinante storia del Molino Stucky e di una famiglia di origine svizzera che a Venezia costruì il più grande centro di produzione e commercio di cereali mondiale

Il nome Stucky è legato a tre generazioni di mugnai di origine svizzera e alle loro vicende a Venezia. Il primo arrivato Hans, si trovò coinvolto nella Rivoluzione del 1848-49 e diede il via all’industria mugnaia a Venezia ricavando un mulino da un campanile del sestiere di Cannaregio. Il secondo, il figlio Giovanni, costruì il Molino della Giudecca divenendo a fine Ottocento l’uomo più ricco della città dando lavoro a più di 1500 persone: fu assassinato nel maggio del 1910 da un pazzo alla stazione ferroviaria. Suo figlio Giancarlo finì rovinato in seguito alla crisi economica finanziaria degli anni 1930.

La storia della famiglia Stucky e della fabbrica Molino Stucky di Venezia inizia nel 1829 con Hans Stucky, un giovane che partito a piedi da Münsingen, cittadina della Svizzera, che si trasferì in Italia e trovò lavoro in uno dei tanti molini del trevigiano. 

Fu così che nacque la “vocazione” di fare il mugnaio. A Venezia arrivò nel 1841 e trovò casa di fronte a San Girolamo nel sestiere di Cannaregio: la chiesa fu trasformata in molino, con il campanile che venne usato come ciminiera. Qui, Hans, conobbe una giovane veneziana, Domenica Forti e se ne innamorò: dopo due anni ebbero il primo figlio, Giovanni nato nel 1843.

Borghese, abile oratore e uomo di istruzione, frequenta i migliori salotti d'Europa perfezionando così le sue competenze dapprima in Italia e quindi in Svizzera, Francia, Germania e in Ungheria. Esperienze diverse che lo portano a sviluppare nuove tecniche di lavorazione del grano per sfruttare l'enorme potenziale dato all'epoca dal trasporto via mare. È, dunque, a Venezia che il giovane Stucky decide di trasferirsi dopo il matrimonio con Antonia Alverà per ritirare un mulino e avviare un commercio internazionale di cereali.

Dalla loro unione nascono tre figlie femmine e dopo quattordici anni di matrimonio il figlio maschio, Giancarlo, il futuro erede Stucky. 

Nel 1880, quando il padre Hans è ormai morto, Giovanni acquista un vasto complesso sull'isola della Giudecca portando avanti la tradizione di mugnai della sua famiglia. L’inaugurazione del molino risale al 14 luglio del 1884.

Negli anni seguenti il molino, mosso a vapore e non idraulico, si trasforma, fino a diventare un vero e proprio simbolo di una città in piena espansione industriale. 

Ogni giorno circa 1500 gli operai si recavano sull'isola a lavorare gli oltre 2500 quintali di farina prodotti. 

Il molino era costruito da un grosso fabbricato a sei piani, funzionale a forma di dado. La produzione, con molini a cilindri e macchine a vapore, era all'ordine di 500 quintali al giorno; due anni dopo lo stabilimento produceva tre volte tanto, e per questo l'edificio venne ampliato con un pastificio e un nuovo grande silos da ottanta mila quintali di grano 

Il macchinario molitorio fu accuratamente scelto tra i più moderni ed efficienti ed il personale ebbe a disposizione spogliatoi, docce, una sala ristoro, comodità inusuali per l'epoca. Una macchina che non si fermava nemmeno di notte, grazie anche a quell'energia elettrica che proprio in questo edificio fu utilizzata per la prima volta a scopo privato.

La potenza degli Stucky non era però soltanto economica ma anche culturale e politica, al punto che Giovanni fu proprio uno dei promotori della Biennale dell'arte e un punto di riferimento per l'alta società. Malgrado lo stretto legame con Venezia, il piccolo villaggio di Münsingen e tutto ciò che la Svizzera rappresentava, erano più che mai presenti nei loro ricordi. Per questo nel corso degli anni e delle generazioni hanno voluto conservare la loro cittadinanza svizzera, la religione protestante e la lingua tedesca, coltivata grazie ai periodici ritorni in patria.

Il privato e il lavoro traeva sempre spunto dalle loro origini.  Senza contare l'ampliamento, nel 1895, del mulino da parte dell'architetto tedesco Ernst Wullekopf a cui si deve la caratteristica facciata neogotica, con impresso il nome del proprietario, sormontato da un enorme orologio, e la torre a punta.

Come dimora veneziana Giovanni per la sua famiglia prese domicilio a Palazzo Grassi: Stucky era diventato l'uomo più ricco in città, quello che movimentava il porto e quello che pagava più tasse. Era definito il “principe dei mugnai”.

Poco dopo i festeggiamenti per il 25esimo anniversario di attività, il gesto di un folle interrompe bruscamente la sua ascesa. Nel 1910 Giovanni Stucky viene, infatti, assassinato alla stazione ferroviaria di Santa Lucia da un ex operaio con problemi mentali, con grande sconcerto della popolazione locale che lo considerava un autentico benefattore.

È l’inizio, purtroppo, della fine. L'eredità viene raccolta dal figlio Giancarlo che, costretto a far fronte alla concorrenza spietata dei nuovi trasporti su rotaia, non riesce a fermare il lento ma inesorabile declino del mulino. Le attività del mulino cessarono definitivamente nel 1954, nonostante una lunga occupazione dello stabilimento da parte degli operai che cercavano a tutti i costi di salvare il futuro della fabbrica e con esso anche il loro lavoro.

Il testamento di Giancarlo iniziava così. “Sono l’ultimo degli Stucky nati a Venezia, e desidero che questo nome onorato non figuri - dopo la Mia morte - che a San Michele in Isola, dove riposano i miei cari ai quali ho dedicato sempre tutto il mio affetto. Prego pertanto congiunti e amici di accogliere questo mio intendimento. Seguendo l’esempio paterno ho sempre trasformato il denaro in opere. Il mio patrimonio è sfumato senza mia colpa e senza mio rimpianto. Mi è rincresciuto soltanto di non poter più largamente creare e donare.”

Ci sono voluti cinquant’anni per riaprire le porte del Molino Stucky che dopo una sapiente ristrutturazione nel 2007 ha dato vita ad un resort e dà nuovamente lavoro a tante persone dell’indotto turistico della città. 

25 aprile: Festa di San Marco, simboli e tradizioni popolari

Venezia, 25 aprile 2021 – La Festa di San Marco è una ricorrenza che da anni accompagna la storia di Venezia e che celebra il Santo patrono della città diventato il simbolo di Venezia e della sua immagine nel mondo. In passato, però, quella del 25 aprile era solo una delle feste veneziane dedicate all’Evangelista. La festa di San Marco, infatti, a Venezia, veniva celebrata originariamente tre volte l’anno.

La prima ricorrenza cadeva il giorno della cosiddetta traslatio, la traslazione del corpo del santo a Venezia, cioè il 31 gennaio. Fu proprio in questa giornata dell’828, infatti, che secondo la tradizione popolare, il corpo del santo fu trafugato da Alessandria D’Egitto e portato alla città lagunare, nascosto tra frutta e carne di maiale, impura per i musulmani, in una nave diretta a Venezia da due mercanti veneziani Rustico da Torcello e Bono o Tribuno da Malamocco, con l’aiuto di un servo di nome Basilio.

La seconda festa cittadina dedicata a S. Marco cadeva, invece, nella giornata del 25 giugno, in memoria del ritrovamento delle reliquie del Santo, la cosiddetta inventio (ritrovamento), che, la tradizione orale testimonia avvenuta nel 1094 durante la celebrazione della messa per la consacrazione della basilica eretta in onore del Santo, con l’aneddoto della loro comparsa all’interno di una colonna.

L’unica celebrazione, però, giunta fino ai nostri giorni è quella del 25 aprile, la più recente e istituita solo dopo l’ascesa al potere della Repubblica di Venezia. La Serenissima, infatti, ritenendosi debitrice nei confronti del Santo, volle consacrare la sua riconoscenza con una celebrazione ancora più solenne stipulata il giorno del 25 aprile in concomitanza della data della sua morte e martirio, il cosiddetto dies natalis. Ed è così che da tre feste di San Marco ne resta solo una ed è quella che ancora oggi continuiamo a celebrare.

 

LA LEGGENDA DELLE RELIQUIE DI SAN MARCO

Il primo Santo patrono di Venezia non era Marco ma Teodoro, il Santo bizantino, chiamato Tòdaro dai veneziani, al quale era dedicata una cappella palatina edificata nella piazzetta dei Leoncini, a Nord della basilica attuale. Tutto cambiò nel momento in cui le reliquie di San Marco arrivarono a Venezia dopo essere state trafugate dalla tomba del Santo ad Alessandria d’Egitto dai mercanti veneziani Rustico da Torcello e Bono o Tribuno da Malamocco insieme al servo Basilio. Era il 31 gennaio dell’828. Grazie allo stratagemma di nascondere le spoglie tra frutta e carne di maiale, e facendo, così, leva sulle credenze musulmane legate all’impurità di questa carne, le reliquie del Santo passarono al vaglio senza troppi problemi e arrivarono a Venezia.

Giunte in città non trascorse molto tempo prima che il Doge fece costruire, nell’828, la prima chiesa dedicata all’Evangelista che andò a sostituire l’esistente cappella in onore del Santo bizantino Teodoro. La prima versione della basilica di San Marco, però, venne sostituita poco dopo, esattamente nell’832 da una nuova chiesa a sua volta ricostruita nel 978 da Pietro I Orseolo dopo essere stata distrutta da un incendio durante una rivolta del 976. La versione della basilica che conosciamo oggi risale a un’ulteriore ricostruzione del 1063 voluta da Domenico I Contarini che commissionò i lavori per la basilica attuale, continuati poi da Domenico Selvo e Vitale Falier, ricalcando le dimensioni e la struttura delle precedenti costruzioni i cui resti furono trasformati nella cripta.

La nuova basilica venne consacrata in onore di San Marco nel 1094 dopo tre giorni di preghiere, penitenze e digiuni stabiliti dal doge Vitale Falier per augurare il ritrovamento delle reliquie dell’Evangelista, purtroppo scomparse. Era il 25 giugno e, durante la messa di consacrazione della basilica, celebrata dal Vescovo, secondo la leggenda, il marmo di una colonna calloprecia (costruita da più pietre) della navata destra della basilica, una delle poche rimaste dell’antica chiesa, si spezzò a lato dell’ambone e al suo interno comparvero miracolosamente le reliquie del Santo conservate in una cassetta mentre un profumo dolcissimo si sparse all’interno di tutta la basilica.

Questo miracoloso evento, chiamato inventio (ritrovamento) e accaduto nel giorno del 25 giugno diventò la festa dell’apparizione delle reliquie nel calendario liturgico del Patriarcato di Venezia, nonché uno dei tre giorni dell’anno in cui la città festeggiava San Marco. Questa celebrazione fu poi abolita in favore di quella del 25 aprile (data del martirio del Santo) vigente ancora oggi.

Le spoglie dell’Evangelista furono ispezionate il 6 maggio 1811 e il 26 agosto 1835 il patriarca Jacopo Monico le fece esumare e trasferire dalla cripta della basilica, rischiosa in quanto predisposta all’allagamento con l’acqua alta. Un frammento delle reliquie è conservato nella chiesa dedicata al Santo Evangelista nella città di Cortona in Toscana che, così come Venezia, è caratterizzata dallo stemma del leone alato, simbolo di San Marco. Anche nella cattedrale di San Marco del Cairo, in Egitto, sono conservate alcune reliquie portate dalla basilica di San Marco di Venezia.

 

SAN MARCO E LA SIMBOLOGIA DEL LEONE ALATO

Il legame tra Venezia e San Marco è testimoniato non solo dalle leggende popolari, come quella appena menzionata sulle reliquie del Santo e il loro arrivo in città, ma anche dalla stessa iconografia dell’Evangelista, cioè quella del leone alato con un libro che riporta la scritta in latino: Pax tibi Marce evangelista meus, diventato, poi, icona della Repubblica di Venezia.

Stemma della Serenissima, ed elemento decorativo elevato in ogni luogo dominato dalla potenza veneziana, l’immagine del leone di San Marco affonda le radici del suo legame con Venezia in un’antichissima leggenda secondo cui Marco, mentre navigava verso Alessandria D’Egitto, si imbatté in una tempesta e cercò riparo in una capanna di pescatori nei pressi di Venezia, vicino a Rialto. Addormentatosi gli apparve in sogno un angelo, rappresentato da un leone alato, che esclamò che in questa terra, un giorno, avrebbe trovato riposo. L’annuncio avvenne mediante la seguente frase in latino: Pax tibi Marce Evangelista meus, hic requiescet corpus tuum, cioè “Pace a te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo”. Il mattino seguente, Marco, raccontò il sogno ai pescatori veneziani e poi salpò continuando il suo viaggio verso l’Egitto con il fine di convertire i non fedeli e fondare una sede cristiana proprio in quel luogo dove, invece, venne ucciso.

L’identificazione iconografica del Santo con l’animale del leone è, inoltre, testimoniata in un versetto di San Giovanni nell’Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento dove l’Evangelista viene descritto come “creatura simile a un leone”.

Simbolo della città di Venezia e della sua Repubblica, il leone di San Marco ha un’iconografia composta da alcuni elementi fissi rappresentati in diverse combinazioni: le ali, l’aureola sul capo e un libro. In alcune versioni del leone, come quella rampante (con il leone di profilo, sorretto sulle zampe posteriori che regge, con quelle anteriori il libro e una spada) è presente anche una spada. Il leone, oltre a essere il simbolo di San Marco è anche immagine della forza e della potenza della Serenissima; l’aureola sta a indicare, invece, la devozione e la santità, mentre le ali indicano l’elevazione spirituale. Il libro mette insieme i concetti di cultura e pace mentre la spada, qualora presente, va ad assume il significato di forza e giustizia (ricorrente nelle raffigurazioni di questa virtù cardinale).

Potente, saggia, forte, giusta, devota, spirituale, è così che Venezia amava descriversi ed è così che viene rappresentata nella sua immagine, ormai nota in tutto il mondo, del leone di San Marco. 

La Repubblica di Venezia inizia a usare l’immagine del leone alato nei suoi stendardi nei primi anni del XIV secolo. Prima l’immagine della Serenissima era rappresentata da quella dello stesso San Marco. Un’altra caratteristica emersa nella raffigurazione del leone marciano e risalente al XV secolo è quella del posizionamento delle zampe anteriori del leone sulla terraferma, per ostentare il dominio del cosiddetto “stato da terra” e di quelle posteriori nell’acqua, come simbolo dello “stato da mar” e del dominio della Serenissima sull’acqua.

 

LA STORIA DELL’ANELLO DEL TESORO DI SAN MARCO

Tra le diverse tradizioni popolari legate alla figura di San Marco e al suo legame con la città di Venezia c’è quella legata all’anello conservato ancora oggi nel Tesoro di San Marco all’interno della Basilica.

Tutto ebbe origine da una mareggiata. Il 15 febbraio 1340, infatti, una forte burrasca minacciò di sommergere la città e la ricoprì di acqua crescendo di tre cubiti più che mai fosse cresciuta in Venezia, come riportano le cronache di allora. Secondo la leggenda, la città venne salvata grazie all’intervento miracoloso di San Marco insieme agli altri Santi Nicolò e Giorgio.

Fu proprio nel bel mezzo della mareggiata che un pescatore che si stava riparando insieme alla sua barca proprio nei pressi di Piazza San Marco, vicino al ponte della Paglia venne avvicinato da un cavaliere che gli chiese di traghettarlo verso l’isola di San Giorgio Maggiore per imbarcare poi un secondo cavaliere. Nel percorso ci fu un’altra sosta a San Nicolò, al Lido di Venezia, dove salì in barca un terzo cavaliere.

Una volta raggiunto il mare aperto, la barca con i cavalieri e il pescatore avvistò una nave colma di personaggi demoniaci che si dirigeva verso Venezia con l’intento di distruggere la città ma i tre cavalieri, che altro non erano che le rappresentazioni carnali di San Marco, San Giorgio e San Nicolò, sconfissero i demoni e salvarono la città dalla rovina.

A questo punto, San Marco, si tolse l’anello dalla sua mano dicendo al pescatore di consegnarlo al Doge e fu così che Bartolomeo Gradenigo ricevette l’anello che fa ancora parte oggi del cosiddetto Tesoro di San Marco conservato con cura all’interno della basilica a lui dedicata.

 

 

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Un bocciolo di rosa alle donne amate. Le origini di una tradizione dal passato ai giorni nostri

Venezia, 25 aprile 2021 – Il 25 aprile, giorno di San Marco, viene comunemente chiamato anche Festa del bòcolo. Un’antica usanza veneziana, tramandata fino ai giorni nostri, vuole, infatti, che proprio nel giorno di celebrazione della morte e martirio del santo patrono della città gli uomini regalino un bocciolo di rosa rossa (bòcolo in veneziano) alla donna amata.

Nella cultura popolare c’è uno stretto rapporto tra la figura del Santo, quella della donna e questo fiore. Si narra, infatti, che ad Alessandria d’Egitto, dal sangue dell’Evangelista morto martire fiorirono proprio delle rose e questo stesso fiore è legato alla rappresentazione della figura femminile che, nella Venezia del XVI secolo, veniva raffigurata, quando sposa (novizza in veneziano) con una rosa in mano.

Sono due, però, le leggende alle quali viene attribuita l’origine di questo dono gentile che continua, ancora oggi, a far parte dei costumi della Venezia contemporanea.

LA LEGGENDA DELL’AMORE DI VULCANA E TANCREDI

La prima leggenda popolare, da cui trarrebbe origine la tradizione del bòcolo, ci rimanda alla storia di uno sfortunato amore. Lei, Maria Partecipazio, figlia di Orso, un patrono veneziano, e soprannominata Vulcana per i suoi occhi nerissimi e ardenti, lui, un trovatore di nome Tancredi. La tradizione legata a questa leggenda vuole che l’offerta della rosa nel giorno di San Marco abbia avuto origine proprio da questo amore travagliato.

Per superare gli ostacoli che impedivano le loro nozze, causati dalla differenza di casta tra i due innamorati, Vulcana trovò un espediente e convinse Tancredi a partire per la guerra che l’imperatore Carlo Magno stava combattendo contro i Mori di Spagna. Il giovane, innamorato, accettò di andare e si distinse per il suo valore a tal punto che la fama delle sue imprese giunse fino a Venezia facendolo diventare degno dell’unione con la figlia di un patrono.

Un giorno, però, durante una battaglia, Tancredi venne ferito a morte e, cadendo su un roseto, lo tinse dello stesso colore del suo sangue. In fin di vita, il giovane riuscì a cogliere un bocciolo di rosa e pregò il suo compagno Orlando, paladino di Carlo Magno (ricordato nel poema epico la Chanson de Roland e in molte altre opere letterarie), di recarlo alla sua amata Vulcana a Venezia come estrema testimonianza del suo amore.

Orlando, fedele alla promessa fatta all’amico moribondo, partì per Venezia arrivando in città alla vigilia del giorno di San Marco. Una volta incontrata Vulcana, le consegnò il pegno d’amore lasciando la fanciulla impietrita per il dolore. La mattina seguente, il 25 aprile, le ancelle trovarono Vulcana sul suo letto, morta e con il bocciolo tinto del sangue del suo amato sul cuore.

La notizia si diffuse subito in città e, proprio in ricordo della sventurata Vulcana e del suo tragico epilogo, gli uomini di Venezia iniziarono a donare, annualmente, nel giorno di San Marco, un bocciolo di rosa rossa alle loro amate come segno d’amore.

LA LEGGENDA DI BASILIO E DELLE ROSE DELLA CONCORDIA

Un’altra leggenda, meno conosciuta, dalla quale trarrebbe origine l’usanza di donare una rosa rossa alla donna amata nel giorno di San Marco è quella legata al trafugamento del corpo dell’Evangelista da Alessandria D’Egitto a Venezia. Le reliquie del Santo vennero trasportate su una nave, nascoste nella cesta che conteneva frutta e carne di maiale, impura per i musulmani, da due mercanti veneziani, Rustico da Torcello e Bono o Tribuno da Malamocco che arrivarono con il corpo del Santo a Venezia il 31 gennaio dell’828.

Secondo la tradizione popolare, però, ad aiutare i due ci fu un servo di nome Basilio che, con astuzia, aveva dato un contributo indispensabile al trafugamento del corpo di San Marco e come ricompensa, aveva ottenuto dai suoi padroni la possibilità di portare con sé il rosaio che cresceva vicino alla tomba dell’Evangelista ad Alessandria D’Egitto.

Una volta tornato nella sua abitazione alla Giudecca, Basilio piantò subito le rose nel suo orto che fiorirono rigogliose per molti anni anche dopo la sua morte. Una volta acquisita la proprietà per successione, i figli di Basilio lasciarono il roseto lì dov’era a delimitare il confine della loro residenza, le rose, però, continuarono a crescere solo finché ci furono buoni rapporti tra i discendenti della famiglia di Basilio.

Nel momento in cui le relazioni tra i parenti del servo giudecchino, iniziarono a deteriorarsi (si narra che avvenne perfino un omicidio in famiglia), la pianta smise di fiorire pur continuando a crescere.

Un giorno, però, un 25 aprile di un anno non specificato, mentre una ragazza della famiglia dei discendenti di Basilio era nell’orto notò un giovane della famiglia rivale al di là del roseto che la guardava interessato. Da quell’incontro di sguardi scaturì l’amore tra i due e la pianta di rose, trafugata dalla tomba dell’Evangelista, tornò a fiorire rigogliosa nell’orto di Basilio producendo innumerevoli boccioli rossi. Il giovane, come dimostrazione d’amore, staccò il bocciolo più bello, lo baciò e lo lanciò alla ragazza facendo tornare la pace in famiglia e, di conseguenza, la pianta a fiorire.

Da quel momento, i veneziani, ancora oggi, regalano un bocciolo di rosa alle loro amate proprio nel giorno del 25 aprile. 

 

LINK VIDEO: https://youtu.be/yshALgjBu-c 

 

Festa del 25 aprile, al via l’iniziativa “Sulle orme del Leone di San Marco”

Il leone è il simbolo della Città di Venezia, dell’antica Serenissima Repubblica, del Comune, della Città Metropolitana e della Regione Veneto. Compare nello stemma della Marina Militare Italiana e nella bandiera della Marina Mercantile. Ma soprattutto è presente nelle piazze e nei palazzi storici di tutte le città che sono state dominate dalla Serenissima, sui distintivi veneti d’uso civile, militare e religioso, nei gonfaloni e nelle monete.

Il leone alato di San Marco esprime la grandezza e la potenza della Serenissima portando contemporaneamente un messaggio di cultura e pace (il libro), di devozione (l'aureola) e il doppio significato di forza e di giustizia (la spada). 

Il simbolo in cui tuttora si identificano i veneziani, sia di mare che di terra, il 25 aprile 2021, giorno in cui la Città festeggia il Santo Patrono San Marco, diventerà il protagonista del contest “Sulle Orme del Leone di Venezia” sui canali social ufficiali dedicati alle celebrazioni dei 1600 anni di Venezia. 

Il Comitato Organizzatore lancia, quindi, una proposta a tutte le città e i comuni del territorio della Repubblica Serenissima e del mondo, ad inviare una fotografia che riprenda appunto un leone di San Marco a testimonianza della presenza del popolo veneziano in quel territorio oppure foto di un leone di San Marco incontrato in un viaggio in una città anche diversa da quelle che hanno fatto parte del dominio veneziano.

L’immagine potrà essere inviata via email all’indirizzo social@1600.venezia.it indicando la città e il luogo in cui si trova il leone di San Marco. Il termine per l’invio delle fotografie è il 23 aprile 2021. Tutte le immagini che perverranno saranno poi pubblicate sui canali social ufficiali.

Nel caso si decida di non inviare la foto per email l’immagine del leone può essere anche pubblicata con l’hashtag #Venezia1600 #FindTheLion #FestaSanMarco #25Aprile e con il tag ai profili social ufficiali delle celebrazioni, su Twitter, Facebook e Instagram.

Il Leone marciano viene rappresentato in dipinti, sculture, bassorilievi, statue e bandiere in diverse posizioni, ognuna delle quali comunica all’osservatore importanti informazioni: "andante", quando appare tutto il corpo e posa su tre zampe e l’anteriore destra sul libro; "rampante", quando è di profilo sulle zampe posteriori e con le anteriori regge il libro e la spada; "in moeca" invece è seduto frontalmente con le ali spiegate e in questa posizione ricorda un granchio con le chele aperte (moeca in veneziano è il granchio durante la muta). È la versione usata su monete, sigilli, stemmi e bassorilievi; "in gazzetta" seduto, con le ali spiegate e l'aureola; "vessillifero" quando sorregge un vessillo. In alcune rappresentazioni il leone alato posa le zampe anteriori su una terra dove si notano alcune torri, mentre le posteriori sono sull’acqua. Questo simboleggia la potenza della Serenissima Repubblica sulla terra e sul mare.


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I 1600 dalla nascita di Venezia - Su RAI2 uno speciale con Alessio Boni

Il saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi il racconto di Venezia attraverso immagini e musica, eseguita dall’orchestra e dal coro del Teatro la Fenice, con la narrazione di Alessio Boni. Così Rai2, in collaborazione con il Comune di Venezia e il Teatro la Fenice, celebra i 1600 anni dalla nascita della Serenissima.

1600 Venezia speciale anniversario”, andrà in onda giovedì 25 marzo alle 18.30 e sarà non solo l'occasione per ripercorrere la storia della Città, ma anche per raccontare - come spiega il sindaco Luigi Brugnaro - una Venezia che guarda al futuro, alla tecnologia e alla salvaguardia dell'ambiente. Una città che, fin dai tempi della Repubblica Serenissima, è Stato da Mar e Stato da Tera e che, in questo delicato equilibrio, si impegna per essere punto di riferimento per le nuove generazioni. Immagini quindi di una città che in questi 1600 anni ha meritato di essere inserita in quel Patrimonio mondiale dell'Unesco e che rivendica la propria vocazione alla crescita e allo sviluppo.

Il programma musicale raccoglie in gran parte musica scritta per Venezia e per la Fenice, a partire da Giuseppe Verdi. Non a caso sono state scelte le pagine di Attila, composto proprio per il teatro nel 1846. Ma anche Otello, che nel finale del terzo atto rende omaggio alla città. E ancora La traviata, eseguita in prima assoluta alla Fenice, così come Ernani, che debuttò sempre alla Fenice qualche anno prima. Ma il tema ricorre anche con L’italiana in Algeri, che Rossini scrisse per il Teatro di San Benedetto. Poi la Barcarolle dai Contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach. Un intreccio di grandi composizioni di cui la città è il fulcro o l’ambientazione, unica eccezione è il «Nessun dorma» dalla Turandot di Puccini, scelto per il suo valore emblematico come canto universale della riscossa dell’animo umano.

A dirigere l’Orchestra e il Coro della Fenice, il Maestro Renato Palumbo, e sul palco saliranno, il tenore Fabio Sartori, e il soprano Francesca Dotto. Un programma di Giovanna Ciorciolini, Stefania Bove scritto con Alessandro Migliaccio, con la regia di Fabrizio Guttuso Alaimo.

Rai 2, 25 marzo 2021, uno speciale con Alessio Boni su Venezia 1600

Programma per il 25 marzo, inizio delle celebrazioni per l'anniversario della Fondazione della Città di Venezia

Si è tenuta la riunione del "Comitato ufficiale 1600 anni della Fondazione di Venezia" durante la quale sono stati definiti gli appuntamenti per il 25 marzo prossimo, giorno di avvio delle celebrazioni per l’importante anniversario della Città.

  • Alle ore 11 all'interno della Basilica di San Marco, in concomitanza con la solennità dell'Annunciazione, il Patriarca Francesco Moraglia celebrerà la Messa. Al fine di evitare assembramenti la celebrazione sarà trasmessa in diretta televisiva attraverso il network Antenna 3 e il profilo Facebook di Gente Veneta.
  • Alle ore 16 tutto il Patriarcato di Venezia ricorderà la fondazione della Città. Per tale ragione tutti i parroci sono stati invitati a suonare le campane a distesa alle ore 16 del suddetto giorno per celebrare così i 1600 anni di Venezia.
  • Alle ore 18.30 sarà invece la Rai a tributare un omaggio alla Città mandando in onda su Rai 2 un suggestivo speciale dedicato a Venezia con il quale, attraverso immagini e musica, raccontare i 1600 anni dalla sua Fondazione con uno sguardo al futuro.