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Un portale di perle di vetro: Through celebra i 1600 anni di Venezia

Venezia, 6 settembre 2021 – Un portale per l’arte delle perle di vetro. Nasce “Through”, un’opera progettata dall’architetto Alessandra Gardin e in collaborazione con la Comunità veneziana dell’arte della perla di vetro rappresentata dal Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane. Allestita a Palazzo Pemma-Zambelli (sede dell’hotel Aquarius, campo San Giacomo de l’Orio), “Through” celebra i 1600 anni dalla fondazione di Venezia attraverso una delle sue più famose lavorazioni artigianali, quella delle perle di vetro, che lo scorso dicembre ha ottenuto il prestigioso riconoscimento Unesco.

Ciascun lato dell’opera è composto da 1600 perle di vetro e perline di conteria, create, infilate e molate a Venezia e Murano, e realizzate artigianalmente nelle tonalità dell’acquamarina e dell’ametista, riprendendo le sfumature dell’ambiente lagunare.

La forma è quella di un sipario che può essere attraversato e che, simbolicamente, rappresenta l’infinito percorso dell’arte della perla di vetro, la trasmissione di generazione in generazione, la connessione tra passato, presente e futuro. L’opera corale "Through" è installata su uno dei portali della corte di Palazzo Pemma Zambelli e si ispira ad alcuni valori nei quali la Comunità dell'Arte delle Perle si identifica come, ad esempio, la creatività umana, la collaborazione, la trasmissione dei saperi artigianali, l’arricchimento e la costante ricreazione del patrimonio culturale, l’inclusione, la sostenibilità in armonia con l’ambiente e la natura.

L’opera resterà esposta fino al 12 settembre 2021.

Per informazioni www.arteperlevetro.org

Alberta Ferretti rende omaggio a Venezia

Venezia, 5 settembre 2021 - In occasione delle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione, Alberta Ferretti rende omaggio alla città di Venezia, luogo unico per cultura e topografia, porta di collegamento tra Occidente e Oriente, vero museo a cielo aperto, con un evento speciale in programma sabato 4 settembre nella prestigiosa cornice di Ca’ Rezzonico, sede del Museo del Settecento Veneziano. L’iniziativa avviene sotto il Patrocinio del Comune di Venezia, che ha espressamente invitato Alberta Ferretti a partecipare, e ha lo scopo benefico di sostenere la Fondazione Musei Civici di Venezia. Affacciato sul Canal Grande nel sestiere di Dorsoduro, Ca’ Rezzonico è uno dei più famosi palazzi veneziani: la cornice ideale per un incontro tra la moda e la cultura unica del luogo, la sua opulenza frutto di una artigianalità irripetibile.

Come dando vita ad un dipinto di Pietro Longhi o ad un pastello di Rosalba Carriera, il cortile di Ca’ Rezzonico si anima di una serie di scene, create dal giovane e visionario artista Matteo Paoletti Franzato, protagoniste delle quali sono donne ammantate di abiti sontuosi, realizzati in collaborazione con eccellenze cittadine. Per questo progetto unico Alberta Ferretti ha intessuto un dialogo di artigianato e creatività con la storica Rubelli, azienda familiare giunta alla quinta generazione, impegnata dal 1889 nella produzione di tessuti caratterizzati da una accurata ricerca storica sulla tradizione veneziana: damaschi di seta leggerissimi e marezzati, così come trasposizioni tessili dei cuoi impressi tipici del barocco locale.

Per la realizzazione dei gioielli di vetro soffiato - fiamme, lingue sinuose, infiorescenze e perle veneziane - la scelta è caduta invece su Massimiliano Schiavon, erede di una famiglia dedita da sei generazioni alla lavorazione del vetro: un artista capace di plasmare in infiniti modi questa materia cangiante e malleabile, impastata di luce, dandole vita. La passione di Alberta Ferretti per l’Italia tutta si è espressa negli anni attraverso diversi omaggi. La stilista è da sempre legata alla città di Venezia, cui ha dedicato una intera collezione nel 2017. Questa nuova iniziativa sublima e glorifica il legame, unendo moda, cultura, storia in una collezione di pezzi ieratici e sontuosi, nei quali si respira l’incanto unico del preziosismo veneziano. Cascate di frange, intarsi di velluto e pizzo su tulle, plissettature soleil, ricami fitomorfi disegnano silhouette allungate e magiche, rese leggiadre da cappe piene di mistero.

Gli abiti lunghi elevano la figura, aprendosi in ampie gonne, liquefacendosi in drappeggi sapienti. Le camicie vaporose indossate con i pantaloni intonsi aggiungono una nota seducente e mascolina. In chiusura, un ricamo di filigrana riproduce in 3d su un lungo abito plissè fortuny le mani che l’amico e artista Lorenzo Quinn ha dedicato a Venezia. Notturna e metallica, la palette è pervasa di luce, intessuta nelle stoffe e amalgamata nei gioielli, con sentori rocaille che, rarefatti, danno alle creazioni un aroma ineffabile.

L’evento è inserito nelle celebrazioni per il 1600° anniversario della Fondazione della Città con la collaborazione di AVA, Associazione Veneziana Albergatori. Si svolge nei giorni in cui Venezia è al centro dell’attenzione mondiale per la Mostra Internazionale del Cinema della Biennale in programma al Lido di Venezia fino all’11 settembre.

Quattro curiosità sulla #RegataStorica1600

Venezia, 4 settembre 2021 - Torna, domani 5 settembre, la Regata Storica di Venezia, la tradizionale competizione di Voga alla Veneta che dal XIII secolo celebra la città e il suo legame con l’acqua. L’evento, che vede i più bravi campioni del remo sfidarsi sulle acque del Canal Grande, assume, quest’anno, un valore ancora più importante in occasione della ricorrenza dei 1600 anni di Venezia a cui è dedicata. Per l’occasione, il Comune di Venezia e altre città che hanno stretto, negli anni, un forte legame con lei, hanno organizzato diverse attività per rendere omaggio alla storia di questa città ma anche al suo presente. Ecco quattro curiosità sulla #RegataStorica1600. 

4 curiosità sulla #RegataStorica1600

1. Il Gelato per i 1.600 anni di Venezia 

2. Tornano gli arazzi a Ca' Farsetti e Ca' Loredan

3. Il saluto dei pompieri di New York (a 20 anni dall'11 settembre)

4. Un Rinoceronte sul Canal Grande

1. Il Gelato per i 1.600 anni di Venezia 

Raccogliendo l'invito del Sindaco di celebrare i 1.600 anni, 4 gelatieri di Favaro hanno realizzato un gusto di gelato che raccoglie la storia di Venezia.

Ai presenti alla Machina sarà offerto in anteprima un assaggio del nuovo gusto. 

Una ricetta ispirata da:

ACQUA

L'acqua per Venezia è stata fin dalla sua nascita elemento di vita, simbolo del mare e della pesca. Acqua sulla quale Venezia ha fondato le sue fortune nel commercio, ma anche nella cantieristica navale e militare all'Arsenale.

ORO

La crema è un cibo molto amato dai Veneziani, che una volta raffreddata friggevano. Con il suo colore giallo-oro richiama lo sfarzo della Serenissima esibito nei suoi stucchi e decorazioni.

ORIENTE

Infusione di "Pepe di Sichuan" che riporta alla gran tradizione secolare di scambi commerciali con l'Oriente che ha visto Venezia protagonista, secondo il principio che "chi tocca il mare tocca il mondo" 

TERRA

Crumble di "buranei sbriciolati", i biscotti tipici veneziani originali dell'omonima isola di Burano

SETA

La variegatura di lamponi ricorda, con le linee rosse nella crema, la "Via della seta" che simboleggia la nobiltà veneziana e il suo Doge.

 

Questi i gelatai che hanno collaborato, con il coordinamento del Vicepresidente dell'esecutivo di municipalità di Favaro Veneto Simone Mestriner:

Boutique del Gelato - Denis Scomparin

Antica Gelateria Venexiana - Silvestrin Mara

Fredde Delizie - Massimiliano Bighetto

Campo Alto - Lodovico-Gianluca Scorla

2. Tornano gli arazzi a Ca' Farsetti e Ca' Loredan e Ca' Corner

Nell'ambito di festeggiamenti della Regata Storica, che diventa tale nel 1899, in occasione della III Esposizione Internazionale d'Arte e su proposta del Sindaco Filippo Grimani, verranno riproposti lungo le balaustre dei piani nobili di Ca' Loredan e Ca' Farsetti e Ca' Corner Sedi del Comune di Venezia e della Città metropolitana di Venezia, gli antichi arredi di facciata fatti realizzare dall'Amministrazione Comunale nei primi anni '30 all'artista Augusto Cezanne (Firenze 1856 – Venezia 1935).

Tali arredi, su precisa richiesta del Sindaco Brugnaro e del Consigliere delegato alle tradizioni Giovanni Giusto, sono stati recuperati grazie ad un'attenta opera di pulizia e conservazione, furono realizzati appositamente per celebrare il passaggio delle imbarcazioni durante la Regata Storica.

Con l'esposizione degli antichi arredi, come da tradizione, si intende ridare la giusta cornice all'evento che più di tutti celebra la Repubblica Serenissima.

Gli arazzi, in corso d'anno, vengono conservati ed esposti presso il "portego" del secondo piano del palazzo comunale e al 4 piano della sede della Città metropolitana.

3. Il saluto dei pompieri di New York (a 20 anni dall'11 settembre)

Happy Birthday Venice! as you celebrate in amazing 1600-year history your friends in the New York City fire department celebrate with you. Although the world-wide pandemic we all experiencing as prevented us from actually being there with you, we are virtually experiencing the beauty of the Regata Storica. My wife and I look forward to a time soon when we can return to a beloved Venice and enjoy a company of our dear friends. God bless you all and keep you safe!

Buon Compleanno Venezia! Mentre festeggiate la vostra straordinaria storia lunga 1600 anni, i vostri amici vigili del fuoco di New York City festeggiano con voi. Anche se la pandemia mondiale che tutti noi stiamo vivendo ci ha impedito di essere effettivamente lì con voi, stiamo virtualmente vivendo la bellezza della Regata Storica. Io e mia moglie non vediamo l'ora di tornare nella nostra amata Venezia e godere della compagnia dei nostri cari amici. Dio vi benedica tutti e vi tenga al sicuro!

4. Un Rinoceronte sul Canal Grande

Il rinoceronte più famoso di Venezia è quello nero dipinto da Pietro Longhi e conservato a Ca' Rezzonico. Domenica tornerà un rinoceronte a Venezia e sfilerà in Canal Grande in omaggio al grande regista Federico Fellini di cui da poco si sono celebrati i 100 anni dalla nascita. 

Un trasporto eccezionale è arrivato questa mattina nel cantiere di Malamocco con l'opera prestata dal Comune di Rimini, dove è stato appena inaugurato il museo dedicato all'autore premiato con Leone D'oro ed Oscar alla carriera.

Venezia 1600 diventa una striscia interattiva a fumetti

Venezia, 3 settembre 2021 - Un nuovo progetto firmato Venezia 1600, per raccontare, in particolare ai più giovani, la storia della Serenissima con uno sguardo sempre rivolto al futuro.
Ogni giovedì verrà pubblicata sul canale Instagram ufficiale di Venezia1600 ( @venezia1600_official ) una striscia a fumetti con tre vignette dando la possibilità ai follower di "votare" tramite i "like" il percorso narrativo con cui proseguire. La storia che ne uscirà sarà quindi creata in modo condiviso e partecipato, coinvolgendo i lettori nelle scelte e negli snodi della trama. 

Venezia 1600 è anche sperimentazione e innovazione, un atteggiamento di apertura verso le novità e verso la creatività che caratterizza la nostra Città permettendole di essere "la più antica città del futuro". Questo atteggiamento ha da sempre coinvolto la cultura, l'arte e l'espressività e così vogliamo proseguire dando spazio ad un progetto che contamina il fumetto, veicolo di cultura e fenomeno di aggregazione che ormai da decenni sa esprimere opere di altissimo livello, con le nuove tecnologie, facendo partecipare il "pubblico" in una forma di creazione condivisa della narrazione. Prendendo spunto dal mondo del gioco di ruolo e della narrativa interattiva, con "Venezia 1600 - la striscia a fumetti", verrà chiesto ai lettori di scegliere come si articoleranno le vicende dei protagonisti nel loro viaggio attraverso la storia della Serenissima.

La parte artistica è curata da Remer Comics, già organizzatori di Venezia Comix e di iniziative culturali legate al fumetto, e dagli autori Fabrizio Capigatti e Diego Bonesso. Questo progetto, articolato in 4 uscite mensili per 10 mesi, consente di utilizzare i canali social per coinvolgere gli appassionati di comics,  grandi e piccoli, e costruire insieme a loro un percorso che ha sullo sfondo Venezia e la sua millenaria storia. Un modo diverso per conoscere e apprendere, attraverso la partecipazione diretta e l'utilizzo delle nuove piattaforme social.

 

Da Jacopo De’ Barbari al contemporaneo, una veduta onirica di Venezia per i suoi 1600 anni

Venezia, 3 settembre 2021 – La visione a volo d’uccello di Jacopo De’ Barbari del 1500 e quella in foglia d’oro di Gilberto Peguri, sono di ispirazione per la realizzazione per una veduta dalla mescolanza onirica di una Venezia dorata. Un’opera, sempre in foglia d’oro, speculare a quella dello studio fotografico che la realizzò negli anni ’50 a Venezia. Probabilmente unica al mondo, diventa punto di relazione del passato glorioso di Venezia con il contemporaneo al quale l’artista Alberto Zampieri rende omaggio. Si intitola “Milleseicento: da Jacopo De’ Barbari al contemporaneo” la mostra dedicata ai 1600 anni di Venezia, visitabile fino al 21 settembre negli spazi espositivi della villa e barchessa Giustinian Morosini “XXV Aprile” di Mirano.

L’ artista veneziano ha realizzato un omaggio in stile contemporaneo alla grande opera incisoria e al suo autore. Il progetto artistico crea un ponte ideale dal lontano passato fino al 2021. Il confronto tra le due opere è la soglia di accesso al percorso espositivo che prosegue in barchessa, dove sono esposte le altre opere di Zampieri. Quadri di grandi dimensioni realizzati ad olio durante tutto il 2020, che completano questo percorso di milleseicento anni mostrando uno scorcio del futuro, ma anche facendo riflettere il visitatore sul presente.

Secondo il Chronicon Altinate il primo insediamento a Venezia risale al 25 marzo del 421 con la consacrazione della chiesa di San Giacometo a Rialto sulle rive dell’attuale Canal Grande. Mille anni dopo, la Repubblica nata dal quel modesto insediamento celebra la sua potenza incaricando l’artista Jacopo de’ Barbari di realizzare una veduta a volo d’uccello della città. Quasi cinquecento anni dopo vengono prodotte delle copie da matrice fotografica su cristallo e in foglia d’oro. Se ne conosce la collocazione in una collezione privata. Oggi, alla celebrazione dei milleseicento anni dalla fondazione della città di Venezia, quel collezionista ha ispirato Alberto Zampieri a realizzare un omaggio in stile contemporaneo a questa grande opera incisoria e al suo autore.

La mostra, organizzata dall’associazione Duemila Eventi e dal Comune di Mirano, è aperta al pubblico dalle 14.30 alle 19.30.

Per l’occasione, domani 4 settembre alle 19 si terrà l’evento “Parole, suoni e letture in una Venezia senza tempo”, conversazioni in musica di e con Michele Peguri e Alessandro Sbrogiò. Sabato 11 settembre alle 19 “Voci e strumenti nella Serenissima”, esecuzione di musiche tra Rinascimento e Barocco veneziano in collaborazione con la classe di Canto Rinascimentale e Barocco del Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo.

Apre HyperVenezia: migliaia di fotografie, una mappa site specific e una installazione video in omaggio ai 1600 anni della città di Venezia

Venezia, 3 settembre 2021 – Il primo piano di Palazzo Grassi cambia faccia e celebra il compleanno di Venezia. Apre domenica 5 settembre, a Palazzo Grassi, la mostra “HyperVenezia”, un evento espositivo dedicato alla città di Venezia in occasione dei 1600 anni dalla sua fondazione, che presenta per la prima volta al pubblico l’ambizioso “Venice Urban Photo Project”, ideato e realizzato da Mario Peliti. Curata da Matthieu Humery, conservatore nella Collection Pinault, l’iniziativa propone un percorso immersivo attorno a tre istallazioni: un percorso lineare di circa 400 fotografie che ripercorrono un ideale itinerario per i sestieri di Venezia, una mappa site-specific della città composta da un mosaico di circa 900 immagini geolocalizzate che offrono una panoramica della città e un’installazione video di oltre 3.000 fotografie che scorrono accompagnate da una composizione musicale inedita, realizzata per l’occasione dal noto musicista e compositore Nicolas Godin, membro del duo di musica elettronica “Air”.

“Venice Urban Photo Project”, avviato prima in pellicola e dal 2013 in formato digitale, è un progetto che recupera il rigore metodologico e formale delle grandi campagne dei maestri dell’Ottocento e del Novecento – da Charles Marville a Eugène Atget, da Gabriele Basilico a John Davies – al fine di restituire una percezione, la più esaustiva possibile, della città come appare all’inizio del nuovo millennio. A partire dal 2006, Peliti inizia a mappare sistematicamente la città di Venezia con le sue fotografie, con l’obiettivo di raccogliere il più ampio e organico archivio di immagini della città mai realizzato e di restituire una rappresentazione inedita dell’intero tessuto urbano di Venezia nella sua complessità e continuità. A oggi l’archivio fotografico conta oltre 12.000 scatti, tutti rigorosamente in bianco e nero, realizzati a parità di condizione di luce, senza ombre portate, e soprattutto in assenza di persone. Questi aspetti, apparentemente secondari, consentono di dare unitarietà temporale alla percezione della città. L’omogeneità della luce rende visibili tutti i dettagli delle facciate, anche i meno rilevanti, e la mancanza di persone costringe l’osservatore a riflettere sul possibile destino della città: una città senza abitanti. Al tempo stesso il silenzio che pervade migliaia di fotografie offre a Venezia stessa la possibilità di mostrarsi nella sua articolazione urbanistica e architettonica. La peculiarità di questo archivio è rappresentata, oltre che dalla sua entità, anche dalla coerenza delle modalità di ripresa e dal continuo approfondimento nella conoscenza della città da parte dell’autore.

“HyperVenezia” offre per questo motivo un’esperienza visiva radicale: la Venezia che conosciamo scompare e lascia emergere una Venezia parallela, vuota e atemporale. Dalla Serenissima presentata nella sua materialità pura emana questa stranezza inquietante che caratterizza qualunque città rimasta senza abitanti. La conclusione della ricognizione fotografica è prevista per il 2030. La mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022.

Per informazioni www.palazzograssi.it

Vianello Gianfranco Crea, il “Re del Remo” di Venezia racconta la Regata Storica

Venezia, 2 settembre 2021 – Come si impara a vogare? Nessuno te lo insegna, si monta in barca e si va. Per ore, ore, ore, e ancora ore. Per anni e anni. E tanto sudore, tanta fatica, tanta concentrazione, si voga con la testa, con le braccia, con l’esperienza, con il cuore. Si voga perché si rispetta, si ama Venezia, i suoi 1600 anni di storia, e la sua laguna. Si voga perché lo senti dentro, come un fuoco che non si spegne mai, neanche a 75 anni. Ancora oggi i suoi occhi sono lo specchio di quell’ardore, di quella furia di prendere il remo e andare a conquistare il primo posto. Per essere il “Re del remo”, il principe di Venezia. Vianello Gianfranco Crea non tocca più un remo dal 1996, dalla sua ultima Regata Storica: un addio lungo 25 anni, perché bisogna anche sapere quando fermarsi. Lui che ha vinto tutto, che ha collezionato decine di bandiere, che tra il 1977 e il 1983, in coppia con Palmiro Fongher, ha fatto sognare la città infilando con il suo gondolino sette vittorie consecutivamente. Lui che ha imparato a vogare forse prima di parlare, con quell’amore trasmesso da intere generazioni.

“Mio nonno, tutti i fratelli di mio nonno, tutti i figli dei fratelli di mio nonno, i figli di mio nonno, tutti vogavano – ricorda Crea – eravamo una dinastia. All’epoca, la Regata Storica era quasi una questione di vita o di morte, sicuramente di immagine. Le regate erano la manifestazione della maniera del vivere a Venezia e purtroppo oggigiorno non è più così. I tempi sono cambiati e l’avvento del motore ha dirottato gli interessi dei giovani verso un altro modo di vivere la laguna. Peccato perché vogare è un’arte e fa parte della cultura millenaria veneziana”.

Una manifestazione che si è evoluta nel tempo, ma che esiste fin dal 1300. Pur cambiando negli anni varie volte denominazione (Regata, Regata veneziana, Regata reale, Regata fascista, Regata storica) l’appuntamento resta ancora oggi di gran lunga il più prestigioso evento a Venezia, che si svolge ogni anno la prima domenica di settembre, in Canal Grande.

“Il boom della Regata è arrivato verso gli anni ‘30 ed è durato fino agli anni ‘80, perché la manifestazione è diventata popolare e ha avuto uno sviluppo enorme, coinvolgendo tutta la popolazione – racconta – Se vincevi una Regata Storica negli anni ‘40, ‘50 e ‘60 eri trattato come un principe, i premi erano ambiti e ognuno cercava di dare il meglio attraverso ore e ore di preparazione tecnico-culturale per “fregare” gli altri. Ma la Storica nasce centinaia di anni fa, solo che prima era monopolio dei patrizi veneziani e dei gondolieri, poi quando è stata fondata la cooperativa Manin che ha riunito tutti i gondolieri in stazi allora in quel momento c’è stata la corsa a sviluppare la migliore tecnica. La Regata è stata aperta alle isole, a Pellestrina, Burano, a Treporti, che hanno aggiunto il loro modo di vogare e la loro diversa cultura”.

Crea ha vinto tredici volte l’ambita bandiera rossa che viene consegnata alla coppia che si aggiudica il primo posto. E a pochi giorni dall’appuntamento, domenica 5 settembre, Gianfranco Crea si abbandona ai ricordi di un glorioso passato.

“L’edizione più importante per me è stata l’anno in cui io e Palmiro Fongher siamo stati incoronati “Re del remo”, nel 1981, secondo l’antica tradizione che a chi vince consecutivamente cinque Regate Storiche viene consegnata la corona di alloro – spiega – quella è stata una bella soddisfazione. All’epoca, i miei zii che erano già in età avanzata mi dissero che “era la ciliegina che mancava alla nostra famiglia”. È un titolo che resta, una bella cosa della mia vita”.

Per vincere la Regata Storica serve tutto: tecnica, potenza ed esperienza. “Ho sempre detto che la voga veneziana è una questione culturale, non sportiva – afferma il campione – devi vogare per 40 lunghi minuti e usare la testa per ottenere il minimo sforzo con il massimo rendimento”. Gli avversari più forti? “Ho avuto rispetto di tutti e mi sono scontrato con tutti – ricorda – Sergio Tagliapietra “Ciaci” ha dato la vita per le regate, a lui tanto di cappello. Ma poi c’erano anche “Strigheta” e i due fratelli Fongher, tutti bravissimi”.

Le barche nella competizione giocano un ruolo essenziale e raccontano l’essenza stessa di Venezia. “Prima si sfidavano solo gondole e gondolini poi sono state introdotte la altre imbarcazioni – spiega – il gondolino è l’imbarcazione più raffinata e la più tecnica da vogare, quindi riservata ai campioni che hanno fatto gavetta, una barca proprio da tecnici. Il gondolino è una barca che una volta i veneziani usavano per andare a prendere il fresco in laguna e tutti gli squeri si facevano la guerra tra di loro per chi realizzava il gondolino più bello. Alle donne sono affidate le mascarete, una sorta di sandolini, le barche leggere dei pescatori di Burano e Pellestrina che venivano usate per andare di corsa al mattino presto al mercato di Rialto. Poi ci sono le caorline, le barche degli ortolani e dei pescatori, che si vogavano a 4 o 6 remi, che servivano a pescare, a portare in giro la verdura ma dove si dormiva anche all’interno. E infine i pupparini, su cui un tempo i patrizi veneziani andavano a caccia nelle barene come si vede anche nei quadri di Carpaccio, quindi la barca è affilata, è bella e difficile da costruire e venivano realizzata negli squeri cosiddetti da sottil”.

Ma il nome di Crea da tanto tempo è anche legato indissolubilmente al suo lavoro di Maestro d’ascia e al cantiere nautico, che ha sede nell’isola della Giudecca, dove ogni giorno la ricerca della perfezione e l’amore per la laguna portano a progettare e realizzare barche tipiche veneziane e restaurare barche d’epoca. Da qui escono le gondole veneziane, il simbolo per eccellenza di Venezia. “Siamo rimasti in tre cantieri in tutto il mondo a fare la gondola, che è la barca più difficile da realizzare, ha coefficienti di costruzione altissimi, perché è un connubio tra lo squerarolo e il gondoliere, devi sentirti coinvolto nel suo lavoro, sapere quanto pesa, in quali canali gira, perché non tutti sono uguali – spiega – c’è tutta Venezia nella gondola, sei mestieri che rappresentano l’artigianato nostro: i remeri, i fabbri, gli intagliatori, i tappezzieri, i falegnami e per ultimo chi la fa”.

Spirito libero e indipendente, Crea da giovane ha lavorato per qualche anno come gondoliere e ha passato 18 anni della sua vita in laguna a pescare, attratto dall’ambiente che lo circondava.

“Fino al ‘65 la laguna era pressoché intatta, c’erano migliaia di pesci di ogni specie, ma quando ho capito che l’inquinamento non si sarebbe fermato e vedevo le morie di pesci allora mi sono spaventato e ho pensato che non avrei più potuto vivere di quel lavoro – ricorda – Sono ritornato a scuola e all’inizio degli anni ‘80 sono diventato Maestro d’ascia”.

E a 75 anni lavora ancora tutto il giorno con passione, anche se la richiesta di costruire barche in legno negli ultimi anni si è drasticamente ridotta a favore dei natanti in plastica.

“Il mio amico Ciaci diceva che “il segreto di vogare è vogare”. Ai giovani dico che bisogna andare in barca e vogare, la barca ti porta ma tu devi vogare per ore e per anni – conclude – da ragazzino mi dicevano “Visto che dovrai lavorare ti conviene sceglierti un lavoro che ti piace e divertirti lavorando” e io così ho fatto. Ai giovani auguro la stessa cosa”.

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/3aNrAqkHUXo

 

LINEA 1: quando i muri parlano d’arte. Pillole di storia tra calli e campielli.

Pronti a ripartire con la linea 1, il "gioco" di memoria per ripercorrere la storia di Venezia passeggiando per calli e campielli. Dopo Attila, il Doge Dandolo, Caterina Cornaro, Pietro Querini e i personaggi già conosciuti, c’è grande attesa per i prossimi soggetti tra i quali, a far capolino dai primi di settembre tra i muri di Venezia ci saranno Aldo Manuzio, inventore del punto e la virgola, l’ultima dogaressa Peggy Guggenheim, il sindaco Poeta Riccardo Selvatico ed altre personalità significative e curiose da conoscere e riconoscere, tutti da scoprire.

Sarà sempre la linea grafica illustrativa di Lucio Schiavon ad accompagnarci in questa maratona creativa dove non mancheranno le sorprese, mentre l’approfondimento storico, scaricabile, come nella precedente edizione, con un Qr-Code, è stato nuovamente affidato ad Alberto Toso Fei.

Si aggiunge così un altro tassello alle Celebrazioni dei 1600 anni della Città: LINEA 1 - quando i muri parlano d’arte e i nuovi personaggi emblematici per proseguire con la “linea” del ricordo.

LINEA 1 è un progetto Ideato da Giovanna Zabotti e Lucia de Manincor con l’approfondimento storico di Alberto Toso Fei e le illustrazioni a cura di Lucio Schiavon.

Un progetto ideato da veneziane che parte da Venezia per essere riproposto in altre città d’arte.

Si ringraziano il Comune di Venezia e il Sindaco Luigi Brugnaro per aver creduto fin dall’inizio in questo progetto, che propone un modo innovativo di “vedere” la storia della Città e la famiglia Rizzo per aver sostenuto l’idea.

Tutti i manifesti si potranno vedere a partire dal 25 settembre a Treviso presso la Fornace Smalltown a Treviso, in occasione del TCBF, Treviso Comics Book Festival.

Info:

https://events.veneziaunica.it/content/linea-1-venezia-1600

Premio Campiello, a Venezia si sceglie l’opera più bella della 59esima edizione

Venezia, 1 settembre 2021 – Sabato 4 settembre alle 20.30, all’Arsenale di Venezia, si terrà la cerimonia di premiazione della 59esima edizione del Premio letterario Campiello. La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai 5 e in streaming su Ray Play. I cinque finalisti a contendersi il premio sono: “Il libro delle case” di Andrea Bajani (Feltrinelli), “L’acqua del lago non è mai dolce” di Giulia Caminito (Bompiani), “Se l’acqua ride” di Paolo Malaguti (Einaudi), “Sanguina ancora.

L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij” di Paolo Nori (Mondadori), “La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo).
ll “Campiello” è un premio letterario di Confindustria Veneto che viene assegnato a opere di narrativa italiana. Istituito nel 1962 per volontà degli Industriali del Veneto con lo scopo di ritagliare un preciso spazio per l’imprenditoria veneta nel mondo culturale italiano. Nella sua storia, il Premio Campiello ha provato la validità delle sue scelte culturali segnalando all’attenzione del grande pubblico numerosi autori e romanzi che hanno segnato la storia della letteratura italiana.

Oggi, nell’anno dei festeggiamenti per i 1600 di Venezia, il Premio Campiello è alla sua 59esima edizione: la prima “volta” risale al 1963 ed ebbe come sede l’isola di San Giorgio. Il romanzo vincitore fu “La Tregua” di Primo Levi. 
Il primo veneziano ad aggiudicarsi il Premio Campiello è stato lo scrittore Alberto Ongaro che ha conquistato tutti con il suo romanzo “La Partita” nel 1986. Serviranno altri 35 anni per arrivare ad un nuovo successo veneziano con Andrea Molesini e il suo “Non tutti i bastardi sono di Vienna” ad aggiudicarsi l’edizione 2011.
Nel 1964 a vincere il Premio Campiello fu “il Male Oscuro” di Giuseppe Berto originario di Mogliano Veneto, autore in seguito del romanzo breve “Anonimo Veneziano” pubblicato nel 1976.
Il Premio, in seguito, è stato ospitato nel corso degli anni in contesti tra i più rappresentativi della storia e della cultura della città: dal Teatro La Fenice a Palazzo Ducale, palcoscenici di una città unica e sui quali ancora oggi si avvicendano i più importanti nomi della cultura.

Oggi il Premio, ritenuto uno tra i più prestigiosi d’Italia e tra i più importanti nel panorama editoriale italiano, è un canale con il quale gli Industriali Veneti intendono offrire il loro contributo alla promozione della narrativa italiana, incentivare e diffondere il piacere per la lettura con la convinzione che un premio trovi la sua massima ragion d’essere nel “creare nuovi lettori”.
La formula per decretare il vincitore non è mai cambiata nel corso delle numerose edizioni ed è frutto del lavoro di una duplice giuria, una tecnica e una popolare. La prima preposta a nominare i cinque finalisti scelti tra quanti, secondo i termini del bando di concorso, vengono indicati ammissibili al premio; la seconda, che varia ogni anno e composta da 300 lettori, chiamati a scegliere il vincitore, e i cui nomi rimangono segreti fino alla sera della cerimonia, a garantire la totale indipendenza di giudizio.

Nel tempo, il Premio Campiello si è sviluppato in molte altre iniziative al servizio della letteratura e della cultura intese nella loro più ampia accezione. Per questo l’attività del Premio non si esaurisce nella fase ufficiale della cerimonia conclusiva, ma al contrario punta a conservare una funzione di servizio culturale permanente, durante tutto il corso dell’anno.
Si tratta di attività e riconoscimenti finalizzati ad amplificare la comunicazione e a coinvolgere un pubblico più vasto in questa importante operazione culturale. Il Concorso Campiello Giovani e il Campiello Europa ne sono due esempi importanti.

La curiosità: l’origine del nome

Nato a Venezia, il Premio aveva bisogno di un simbolo veneziano: il copyright è di Edilio Rusconi, allora giornalista e non ancora editore, che fece parte delle prime giurie e che trovò nel tipico spazio della vita pubblica veneziana, il campiello appunto, lo spunto giusto per definire una manifestazione culturale. Il nome doveva sottolineare la partecipazione decisiva di 300 lettori per la scelta del vincitore, la Giuria popolare, e il legame con la città in cui il Premio è nato.

Il campiello, infatti, nella tradizione veneziana ha sempre rappresentato il luogo d’incontro, di scambio culturale e mercantile per eccellenza. 
Il nome "Campiello" richiama anche l’idea del teatro di Carlo Goldoni: la Venezia settecentesca delle calli e dei campielli, col suo mondo affollato da personaggi di ogni ceto sociale di cui l'autore seppe ben rappresentare vizi e virtù. E così nome e legami tornano anche nel Premio che viene consegnato al vincitore. Il Premio che viene attribuito al vincitore è la riproduzione in argento del pozzo veneziano ancora presente in molti campielli, “la vera da pozzo”; fondamentale per la città in quanto unica fonte di approvvigionamento dell’acqua potabile. Iconograficamente il premio si ispira alla vera da pozzo di San Trovaso nel sestiere di Dorsoduro a Venezia.

Istantanee di Venezia: l’arte della fotografia per catturare la dimensione senza tempo di Venezia

Venezia, 1 settembre 2021 – Tre esposizioni per raccontare con le immagini, in tre luoghi diversi, la città e l’architettura di Venezia. In occasione dei 1600 anni di Venezia, Fondazione Venezia – in collaborazione con M9 Museo del ’900 e Circolo Fotografico La Gondola – celebra questo importante anniversario del capoluogo lagunare attraverso l’iniziativa “Istantanee di Venezia”, un progetto culturale che vede la fotografia come protagonista dell’espressività della dimensione più spettacolare e senza tempo di Venezia. 
Le tre esposizioni saranno ospitate nella sede della Fondazione di Venezia in Rio Novo, nella Casa dei Tre Oci sull’isola della Giudecca e in M9 – Museo del ’900 a Mestre. In ciascuno di questi luoghi le architetture di Venezia prenderanno forma attraverso fotografie selezionate dal patrimonio collezionistico e d’archivio della stessa Fondazione, dell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia e del Circolo Fotografico la Gondola.

M9 
3 settembre 2021 – 9 gennaio 2022

La prima ad essere inaugurata, il 3 settembre, sarà la mostra “Le sfide di Venezia. L’architettura e la città nel Novecento” nella sede del Museo del ’900 a Mestre ed è una mostra satellite della contemporanea esposizione “Venetia 421-2021. Nascite e rinascite”, ospitata a Palazzo Ducale. Realizzata in partnership con la Fondazione Musei Civici, la mostra è curata da Guido Vittorio Zucconi (architetto, storico dell’architettura e accademico italiano, oltre che uno dei fondatori dell’Associazione italiana di storia urbana) e dall’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia. La mostra raccoglie immagini e materiale documentario dell’Archivio Progetti e sviluppa i cambiamenti architettonici avvenuti a Venezia, nella sua laguna e nel suo territorio metropolitano nel corso del XX e XXI secolo, in equilibrio fra vocazione alla cultura e al turismo e crescente attività in campo industriale e portuale. 
La Venezia novecentesca, dilatatasi ben oltre i suoi limiti tradizionali, che ora includono parti sia della terraferma, sia dell’istmo tra mare e laguna, vive in equilibrio tra la sua vocazione alla cultura e al turismo, e la sua crescente attività in campo industriale e portuale. Protagonista della mostra è l’architettura a cui, nel corso del Novecento, è stato chiesto di dare risposte efficaci e collocate, nel contempo, lungo il sottile crinale tra un’immagine di modernità e il rispetto della tradizione. Da un carattere innovativo - espresso sia in opere come ponti, garage, stazioni, sia in attrezzature per il turismo balneare - si giunge fino ad una ricerca di mediazioni e di confronti tra i due poli come nel caso dell’edilizia residenziale; in questo campo Venezia ha svolto un ruolo di protagonista, in campo nazionale, dando un contributo tutto originale. 
Aperta fino al 9 gennaio 2022, la mostra sarà visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 14 alle 20, il sabato e la domenica dalle 10 alle 20.

CASA DEI TRE OCI 
16 settembre 2021 – 1 novembre 2021

Nella Casa dei Tre Oci, dal 16 settembre sarà invece visitabile la mostra “La Venezia umana – La Venezia disumana”, in cui il Circolo Fotografico La Gondola racconta – attraverso due sezioni solo apparentemente distinte – la città abitata e viva, per lo più narrata attraverso gli scatti di Sergio Del Pero, insieme a quella sempre più disumanizzata, anche se ancora non del tutto vinta, della Venezia colta nel tempo dallo sguardo di tanti altri fotografi. 
Nella “Venezia umana” i forti contrasti delle immagini di Sergio Del Pero raccontano una città abitata, che la presenza umana descrive come una realtà viva e operosa. Nei volti dei suoi abitanti cogliamo ogni piega di questo intreccio di acqua e terra, sogni e fatiche, bellezza e fragilità. Le fotografie di Del Pero descrivono la città popolare e autentica, dal 1958 al 1978, come spazio di rappresentazione degli opposti dell’esistenza: la morte e le ritualità che sono proprie del contesto lagunare e la vita pulsante che si esplica nel lavoro, nei momenti di gioco in campo, nelle lenzuola stese nelle calli, nella lotta sociale. “La Venezia disumana” (attraverso le fotografie di Enrico Gigi Bacci, Lubomira Bajcarova, Antonio Baldi, Marino Bastianello,Luciano Bettini, Aldo Brandolisio, Ilaria Brandolisio, Nicola Bustreo, Paola Casanova, Carlo Chiapponi, Mariateresa Crisigiovanni, Ezio De Vecchi, Francesco Del Negro, Enrico Facchetti, Paolo Mingaroni, Marzio Minorello, Matteo Miotto, Sandro Righetto, Andrea Sambo, Massimo Stefanutti, Teresa Turacchio, Fabrizio Uliana, Izabella Vegh, Anna Zemella) affronta le scelte che hanno determinato e cambiato Venezia in questi ultimi decenni e al contempo mostra che c’è una città più autentica che si muove, costruisce e reinventa, nella quale possiamo ravvisare quella stessa realtà umana raccontata dalle immagini di Del Pero. 
La mostra, promossa dalla Fondazione di Venezia e realizzata in collaborazione con Marsilio Arte, sarà aperta al pubblico tutti i giorni, martedì escluso, dalle 11 alle 19 fino al primo novembre 2021.

FONDAZIONE VENEZIA 
17 settembre 2021 – 9 gennaio 2022

L’ultima inaugurazione, prevista per il 17 settembre, è quella della mostra intitolata “Venezia, Gianni Berengo Gardin e Maurizio Galimberti. Due sguardi a confronto”, allestita nella sede della Fondazione di Venezia in Rio Novo. Curata da Denis Curti (consulente per i fondi fotografici della Fondazione di Venezia e direttore artistico della Casa dei Tre Oci), l’esposizione crea un originale dialogo per immagini fra due dei maggiori fotografi italiani del XX secolo e fra i loro particolari modi di vivere e guardare la città. Gianni Berengo Gardin è presente attraverso le icone tratte dal repertorio legato alla città nella quale ha mosso i primi passi, prima di diventare un professionista riconosciuto a livello internazionale. Il suo bianco e nero si trasforma subito in linguaggio espressivo. “Il colore distrae” ha dichiarato il decano della fotografia italiane e veneziano di adozione “il bianco e nero dà quello scarto rispetto alla visione naturale che ti costringe a guardare meglio”. Di Maurizio Galimberti sono presentate le fotografie istantanee in polaroid. Da una parte un gigantesco mosaico, dall’altra scatti singoli manipolati. Galimberti sembra alla ricerca dello svelamento di segreti tenuti nascosti per secoli. Gli sguardi ripetuti si rifanno alla scuola della pop – art, mentre la “decostruzione” dell’insieme ci riporta a una visione fortemente futurista. Lo sguardo iconico di Berengo Gardin e quello istantaneo in formato polaroid di Maurizio Galimberti danno vita a un percorso nuovo che ciascun visitatore può intraprendere per scoprire angoli visuali diversi, ma comunque complementari, di interpretare la città più affascinante e fragile del mondo. Aperta al pubblico fino al 9 gennaio 2022, la mostra potrà essere visitata dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19.

Le Gallerie che non ti aspetti: un inedito percorso dedicato alla pittura a Venezia e nel Veneto

Venezia, 31 agosto 2021 – Una preziosa selezione di 63 opere, in parte mai esposte prima d’ora, o mai ammirate nella veste attuale, frutto di interventi di restauro realizzati per l’occasione compreso una tela di 13 metri del Tiepolo da togliere il respiro. Si è aperta oggi nei saloni Selva-Lazzari alle Gallerie dell’Accademia a Venezia “Le Gallerie che non ti aspetti" un inedito e straordinario percorso espositivo dedicato alla pittura a Venezia e nel Veneto nel Seicento e Settecento, due periodi importanti per la storia dei 1600 anni della Città lagunare.

"Questa mostra contribuisce a cambiare l’immagine complessiva del museo – ha spiegato nel presentare l’esposizione il direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Giulio Manieri Elia – Questo non è più soltanto il museo del Rinascimento ma c’è molto altro che possiamo far vedere. Due nuovi saloni allestiti. Un nuovo significativo tassello del percorso che stiamo ridisegnando".
La selezione dei capolavori, molti dei quali totalmente inediti, include soprattutto opere recentemente restaurate, che attraversano un arco temporale molto ampio, dal Seicento all’Ottocento. Tra le principali opere, oltre al capolavoro del maestro Tiepolo con "Castigo dei serpenti, si trovano esposte opere come "La Deposizione di Cristo dalla Croce" del napoletano Luca Giordano, "Erminia e Vafrino scoprono Tancredi ferito di Gianantonio Guardi e Parabola delle Vergini sagge e delle Vergini stolte" di Padovanino.

Essenziale per la finalizzazione di questo progetto è stata la partnership istituita con Venetian Heritage, organizzazione no profit impegnata nella salvaguardia e nella promozione del patrimonio culturale veneziano, la quale ha finanziato l'intero allestimento delle sale così come molti dei restauri delle opere esposte.

Importante, inoltre, è stato il finanziamento di altre istituzioni, come il Ministero della Cultura per il restauro della "Parabola delle Vergini sagge e delle Vergini Stolte" del Padovanino.

"Siamo di fronte ad un rinascimento culturale – ha aggiunto l’assessore al Turismo del Comune di Venezia Simone Venturini – come pilastro su cui rifondare e ripensare la nostra città e il nostro paese è la base per la ripartenza, per una nuova stagione". L’apertura dei saloni Selva-Lazzari porta a a tredici il numero totale di sale espositive del piano terra. Cultura e ripartenza rappresentano il fil rouge dell’inaugurazione delle due nuove sale delle Gallerie dell’Accademia, evento che, peraltro, coincide con la vigilia di un’altra manifestazione fondamentale tanto a livello nazionale quanto internazionale e simbolo, anch’essa, di ripartenza: la 78 edizione della Mostra Internazionale d'arte cinematografica. Far ripartire la cultura in sicurezza – ha concluso Venturini – e dimostrare che è possibile fare cultura in sicurezza è l’obiettivo".

I nuovi spazi, che così articolati intessono un vero e proprio viaggio attraverso i secoli XVII e XVIII, restituiscono finalmente circolarità al percorso espositivo al piano terra, costituendo un anello di congiunzione tra la prima sezione, inaugurata nel maggio 2015 (sale 1-4) e l’ultima, aperta nel gennaio 2016 (sale 7-13). Da un punto di vista storico-artistico, il salone di dipinti del Seicento (sala 5) dialoga perfettamente con le sale precedenti dedicate al collezionismo privato seicentesco (sala 3), mentre il salone incentrato sul Settecento (sala 6) anticipa la narrazione dell’ultima ala (in particolare le sale 8 e 9), che racconta il successo internazionale della pittura settecentesca. Nell'ottica, poi, di una maggiore fruibilità, il nuovo allestimento favorisce un’ottimizzazione dei flussi dei visitatori, fino ad oggi costretti ad accedere all’ultima parte del pianoterra attraverso il primo piano.

"Investire in cultura significa tutelare lo splendido e unico patrimonio che ci hanno lasciato coloro i quali sono venuti prima di noi, ma significa anche investire sul presente, sull’innovazione e sulla ricerca" ha chiosato Dario Franceschini, Ministro della Cultura nel suo intervento alla presentazione della Mostra delle Gallerie dell’Accademia.

 

“Salta cori zoga”, sport e divertimento con la ginnastica artistica in spiaggia

Venezia, 31 agosto 2021 – Un open day all’aria aperta per avviare alla ginnastica artistica dai 4 anni in su. Giovedì 2 e sabato 4 settembre la società Ginnastica artistica veneziana organizza, nella zona pineta di Venezia Spiagge dalle 15 alle 16, degli incontri/allenamenti in spiaggia aperti a tutti coloro che vogliano mettersi alla prova. I due pomeriggi saranno scanditi dal ritmo della musica per conciliare divertimento e forma fisica.

Nata nel 1982, la società offre una gamma di corsi differenziati a seconda dell’età e della preparazione, avviando ciascuno alla sua collocazione più consona per un percorso formativo nella ginnastica artistica. L’iniziativa rientra nelle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia e fa parte di “Salta Cori Zoga! Lo sport riparte a Venezia dai parchi”: l’assessorato allo Sport del Comune di Venezia, attraverso un bando pubblico, mette a disposizione gratuitamente alcune aree verdi e piastre polivalenti a beneficio delle associazioni sportive.

L’obiettivo è favorire la ripartenza dello sport promuovendo l’attività delle associazioni sportive che operano nel territorio e, contemporaneamente, incentivando il coinvolgimento attivo della cittadinanza, soprattutto bambini e giovani, attraverso lezioni gratuite e momenti dimostrativi attraverso i quali misurarsi con discipline sportive note e avvicinarsi a quelle mai praticate.

 

Regata Storica 2021: domenica si disputa la gara su remi più antica della città di Venezia

Venezia, 31 agosto – Domenica 5 settembre torna l’appuntamento con la Regata Storica di Venezia, una delle manifestazioni più antiche che si svolgono in città e che quest’anno assume un’importanza particolare per le celebrazioni dei 1600 anni di Venezia. Una competizione tra i pescatori attivi in laguna si svolgeva di fatto quotidianamente quando, dopo una notte di lavoro, cercavano di arrivare per primi, con la loro imbarcazione, predisposta per la caratteristica “voga alla veneta”, ovvero con i rematori posti con lo sguardo verso la prua, al mercato di Rialto, per spuntare i prezzi più alti per il loro pescato.

Notizie di regate appositamente organizzate, per celebrare festività religiose o avvenimenti importanti, si hanno a partire dalla seconda metà del tredicesimo secolo.

La prima testimonianza scritta di questa gara tra imbarcazioni a remi, tipiche della laguna veneta, è del 1274, in cui si legge che, nello “Splendor magnificissime Urbis Venetorum, die 16 septembris” viene “indicta regatta cum navigiis habentibus remos viginti". Quindi già nel XIII secolo la Repubblica Serenissima sostiene e promuove manifestazioni sportive di questo tipo in cui si celebrano la potenza e l’abilità marinara dei veneziani.

È nel 1315 che il Senato regolamenta lo svolgimento di questa gara, legando l’aspetto ludico-sportivo alla ricorrenza della Festa delle Marie e creando così uno spettacolo unico che diventa motivo di orgoglio e prestigio per la città e testimonianza del primato e della ricchezza di una delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo.

La famosa Veduta di Venezia di Jacopo de’ Barbari del 1500 costituisce la prima testimonianza iconografica della regata, che allora si svolgeva nel tratto di laguna compreso tra il Lido e Piazza San Marco, su barche a quattro rematori.

Nonostante i complessi eventi storici che Venezia attraversò dopo la caduta della Repubblica Serenissima nel 1797 - dall’occupazione francese prima a quella austriaca poi, passando attraverso due guerre mondiali - la Regata Storica è rimasta un appuntamento a cui i veneziani non hanno rinunciato e che hanno voluto e saputo conservare da allora fino ai giorni nostri.

Quella che viene considerata la prima regata “moderna”, è però datata 1841, anche se disputata con un numero e dei colori diversi di imbarcazioni. Le spese per la manifestazione diventeranno di spettanza pubblica e non più privata. Proprio a partire da quest’anno, infatti, la competizione assumerà le sembianze che ancora porta: organizzata dal Municipio di Venezia sotto spettanza delle autorità austriache e gestita come competizione da svolgersi lungo il Canal Grande per “incoraggiare i gondolieri a mantenere in onore la decantata loro destrezza”.

Per tutto l’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, la regata in Canal Grande continua però a non avere una cadenza fissa, ma viene organizzata in occasione di avvenimenti importanti. Come quella del 1856, ad esempio, per la visita dell’imperatore di Austria-Ungheria Francesco Giuseppe e della moglie Sissi, o quella del 1866 per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. E ancora quella del 1892, in occasione della prima edizione della Biennale.

È nel 1899, in occasione della III Biennale Internazionale d’Arte, su proposta del sindaco Filippo Grimani, che la regata assume il connotato di “Storica”.

Dal 1922 la Regata Storica si svolge annualmente con l’organizzazione del Comune di Venezia: l’unica interruzione è quella dovuta alla guerra, tra il 1939 ed il 1946, anche se una edizione viene disputata nel 1942, nel pieno del conflitto, per essere utilizzata nel film “Canal Grande”, con Cesco Baseggio, ambientato alla fine dell’Ottocento.

Alla regata tradizionale dei gondolini, riservata agli uomini, si sono aggiunte, nel corso degli anni, varie gare: quella delle Caorline a sei remi (dal 1951); dei Giovanissimi (dal 1976); delle Donne (dal 1977, anche se si erano già corse due gare, nel 1953 e 1954). A ogni competizione accedono, dopo le qualificazioni che si svolgono nell’arco dell’anno, nove imbarcazioni che si contendono le “bandiere”: ai primi classificati spettano quelle rosse, ai secondi le bianche, ai terzi le verdi e ai quarti le azzurre.

I punti cruciali e le tappe fondamentali delle gare delle varie tipologie della regata sono: lo “spagheto” (il cordino) teso alla partenza davanti ai giardini di Sant’Elena; il “paleto”, un palo infisso nel mezzo del Canal Grande di fronte alla stazione ferroviaria di Santa Lucia, dove - così si afferma per tradizione - si determinano i vincitori; la “machina”, una sorta di edificio galleggiante che poggia su una chiatta ancorata in volta de Canal, davanti a Cà Foscari, ricca d’intagli policromi e dorati, luogo deputato alla conclusione delle gare e per l’assegnazione dei premi consistenti in denaro e bandiere.

Caratteristico della giornata è il corteo storico di apertura, organizzato dal secondo dopoguerra, a rievocazione dell’arrivo di Caterina Cornaro a Venezia, regina di Cipro, che rinunciò volontariamente al suo trono in favore della Repubblica di Venezia nel 1489, determinandone l’ufficiale annessione alla Serenissima. Il corteo si compone da una sfilata di decine e decine di imbarcazioni tipiche cinquecentesche, multicolori e con gondolieri in costume, che trasportano il doge, la dogaressa Caterina Cornaro e tutte le più alte cariche della Magistratura veneziana, in una fedele ricostruzione del passato glorioso di una delle Repubbliche Marinare più potenti e influenti del Mediterraneo.

78 edizioni di cinema internazionale della Biennale Cinema al Lido di Venezia

Venezia, 30 agosto 2021 – Dal primo all’11 settembre 2021 al Lido di Venezia, nell’anno delle celebrazioni dei 1600 anni della fondazione della città, prende il via la 78 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia e diretta da Alberto Barbera: la Mostra vuole favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo.

Di seguito un breve racconto sulla nascita della Biennale Cinema che ha radici lontane.

La prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica risale al 1932 nell’ambito della diciottesima Biennale di Venezia. Il festival, denominato "1ª Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica", nacque da un’idea del presidente della Biennale di allora, il conte Giuseppe Volpi, dello scultore Antonio Maraini, segretario generale, e di Luciano De Feo, segretario generale de L'Unione Cinematografica Educativa (emanazione della Società delle Nazioni con sede a Roma), concorde sull’idea di svolgere la rassegna nella città lagunare e primo direttore-selezionatore.

L’edizione 1932 si svolse dal 6 al 21 agosto 1932 e fu la prima manifestazione internazionale di questo tipo: si svolse interamente sulla terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia e, anche se non era una rassegna competitiva, nel cartellone c’erano titoli che fecero la storia del cinema. Tra questi, vale la pena di ricordare Probito del grande regista statunitense Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, Il Campione di King Vidor, il primo e inimitabile Frankestein di James Whale. Alla serate erano presenti gli attori protagonisti dei film che fecero arrivare al Lido oltre 25mila spettatori: si parla dei maggiori divi internazionali dell’epoca come Greta Garbo, Clark Gable, Fredric March, Loretta Young, John Barrymore, Joan Crawford, senza dimenticare l’idolo italiano Vittorio De Sica e il grande Boris Karloff, passato alla storia per il suo ruolo del mostro nel primo Frankestein. Il primo film della storia della Mostra, che venne proiettato la sera del 6 agosto 1932, fu Il dottor Jekyll (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) di Rouben Mamoulian. Il primo film italiano, Gli uomini, che mascalzoni... di Camerini, venne presentato invece la sera dell’11 agosto 1932.

In mancanza di una giuria e dell'assegnazione di premi ufficiali, introdotti solamente più tardi, un referendum indetto dal comitato organizzatore, presieduto da Attilio Fontana dell'Ice (Istituto del Commercio Estero), svolto tra il pubblico accorso alla rassegna, decretò come miglior regista il sovietico Nikolaj Ekk per il film Il cammino verso la vita, mentre il film di René Clair A me la libertà venne eletto come il più divertente. Come migliore attrice fu premiata Helen Hayes, come miglior attore Fredric March; il film “più commovente” risultò essere la pellicola americana Il fallo di Madelon Claudet di Edgar Selwyn.

La seconda edizione si svolse due anni dopo, nel 1934, e fu la prima rassegna competitiva: i Paesi rappresentati erano 19 e i giornalisti accreditati più di 300. Dal 1935 la Mostra diventò annuale, segno evidente del successo internazionale della manifestazione. In quello stesso anno venne istituita la Coppa Mussolini per il miglior film straniero e italiano, ma non esisteva una vera giuria. Era la presidenza della Biennale che decretava i vincitori dei premi. Oltre alla Coppa Mussolini, vennero distribuite le Grandi Medaglie d'oro dell'Associazione nazionale fascista dello spettacolo, inoltre i premi per le migliori interpretazioni e giovani registi alla loro opera prima.

Con il crescere della notorietà e del prestigio della rassegna, crebbe anche il numero di opere e dei Paesi partecipanti in concorso. A partire da questa edizione, però, e fino al Dopoguerra, alla Mostra non parteciparono più i film sovietici, mentre il prestigioso premio per gli attori assunse la denominazione di Coppa Volpi, dal cognome del conte Giuseppe Volpi, padre della rassegna.

Di edizione in edizione, molte furono le innovazioni della Mostra: nel 1937 venne inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema, opera dell’architetto Luigi Quagliata, costruito a tempo di record secondo i dettami del Modernismo, diffusosi all’epoca e mai più abbandonato nella storia della rassegna, tranne che tra il 1940 ed il 1948.

Gli anni Quaranta rappresentarono uno dei momenti più difficili della rassegna a causa delle guerre in corso: le edizioni del 1940, 1941 e 1942 si svolsero a Venezia, ma lontano dal Lido. Pochi furono i Paesi partecipanti. La mostra riprese a pieno regime nel 1946 a seguito della conclusione della guerra, ma le proiezioni si svolsero stavolta al cinema San Marco, a causa della requisizione del Palazzo del Cinema da parte degli Alleati.

L’edizione del 1946 per la prima volta si svolse nel mese di settembre, a seguito dell’accordo con il neonato Festival di Cannes, che proprio nella primavera del ‘46 aveva organizzato la sua prima rassegna. Nel 1947 la mostra si tenne al Palazo Ducale, in una splendida e unica cornice, raggiungendo un record di novantamila presenze. Il 1947 vide anche ripristinata la Giuria internazionale per assegnare il Gran premio internazionale di Venezia.

La crescita della Mostra e la sua importanza sempre maggiore portò a un richiesta di maggiori spazi: tra il 2000 e il 2001 la direzione si concentrò su un forte rafforzamento delle infrastrutture, affiancando ai palazzi storici nuove ampie sedi, ristrutturate o create appositamente per il festival, migliorando i collegamenti tra le diverse zone e portando lo spazio totale a disposizione della rassegna ad oltre 11.000 metri quadrati.

A Crema una cena sensoriale in abiti d’epoca per celebrare la storica amicizia con la Serenissima

Venezia, 30 agosto 2021 – Crema celebra i 1600 anni dalla fondazione di Venezia tra note, essenze, profumi, aromi e antichi sapori veneziani rivisitati in chiave innovativa e creativa. Una cena sensoriale in abiti d’epoca tra emozioni, ispirazioni, momenti spettacolari e sorprendenti con musiche e danze accompagnate da strumenti antichi e piatti della cucina tradizionale di Venezia. Mercoledì 1 settembre, dalle 18.30, nei chiostri del complesso museale dell’ex convento di Sant’Agostino, a Crema, si terrà una rievocazione storico culturale dedicata al compleanno di Venezia, che quest’anno festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione. Un banchetto per ricordare i fasti rinascimentali delle due città e rinnovare una centenaria amicizia, che aprirà il ciclo di incontri organizzati dall’associazione Mondi di Carta.

L’inscindibile connubio fra l’acqua e Venezia che nei suoi canali, nella laguna e infine nel mare ha trovato non solo la ricchezza ma anche la difesa, si sposta, grazie al legame con Crema, sulle mura più occidentali della Serenissima. Crema ha rappresentato, sino alle campagne napoleoniche, l’ultimo baluardo della Serenissima per proteggere i suoi territori dalle invasioni nemiche; le sue porte, le sue mura, i suoi territori, erano l’ultimo luogo sicuro per i commercianti veneziani i quali, grazie alle loro merci vendute in tutta Europa, poterono creare la più grande potenza economica del rinascimento italiano. Un’alleanza che condivideva una delle ricchezze più grandi di Venezia: il tessuto. Era da Crema che giungeva finissima lana, lavorata e resa morbida dalle acque del Serio, che poi diveniva il tessuto per gli abiti utilizzati dai veneziani per proteggersi nel gelido inverno lagunare. A ricordare questa fratellanza, ancora oggi i palazzi dei governatori veneziani si trovano accanto a quelli delle potenti famiglie cremasche, e le loro sale affrescate si eguagliano per raffinatezza, bellezza ed eleganza.

La serata si aprirà con due giovani “amanti”, provenienti dalla scuola di Rosa Rita Messina, che accoglieranno i visitatori nei chiostri del Museo di Crema e del Cremasco per un tuffo nel passato, agli inizi del 1600. I famosi ballerini Letizia Dradi e Fabio Lo Piparo accoglieranno gli ospiti nei chiostri del Museo e danzeranno su musiche eseguite dal vivo dall’ensemble diretta da Marco Marasco, per evocare antiche storie di profumi e d’amore, di viaggi e d’incontri e celebrare una data importante: i 1600 anni dalla mitica fondazione di Venezia. La partecipazione di Venezia all’evento sarà testimoniata dalla presenza dell’Atelier Pietro Longhi che vestirà trenta attori con meravigliosi abiti rinascimentali veneziani (regia di Raffaele Dessì).

Le porte del Convento di Sant’Agostino si apriranno per accogliere gli ospiti e gli chef di tre dei ristoranti più rinomati del territorio, con storie personali, mix culturali che ispireranno un banchetto in pieno stile rinascimentale dal menu studiato appositamente per ricordare l’unione fra cremaschi e veneziani, unendo piatti tradizionali a nuove invenzioni e accompagnandoli con vini appositamente selezionati. Fra spezie rare, prodotti della laguna e soluzioni fusion, gli chef renderanno attuali ricette antiche. Inoltre, fra le realtà che hanno voluto far parte di un progetto che vuole risvegliare tutti i sensi per ritrovare se stessi nella completezza della bellezza, ci saranno anche i profumieri di Locherber Milano, le cui creazioni sensoriali per ambienti sono racchiuse in un packaging d'eccezione: vecchie bricole, pietre rare, vetri dipinti a mano sono lo scrigno per profumi delicati e indimenticabili. 

 Per informazioni www.imondidicarta.it

Mirano segreta, una video performance on line per celebrare il legame con la Repubblica Serenissima

Venezia, 27 agosto 2021 – La quinta edizione dell’annuale evento culturale performativo teatralizzato (che prima si teneva nel parco Belvedere di Mirano ogni primo maggio) quest’anno diventa un’edizione speciale online, che rientra nelle celebrazioni per la fondazione di Venezia, 1600 anni fa. “Evasione tra le ville venete” è una video-performance alla scoperta del parco storico del Comune di Mirano, a cura del gruppo Mirano Segreta, disponibile nella pagina Youtube del Comune di Mirano https://www.youtube.com/channel/UCr5V_lRniW1nGBjfrOXUiAg e al link https://www.youtube.com/watch?v=M2vHSrjfLz8.

L’evento, che inizialmente era nato solo per il Castelletto del Parco Belvedere, quest’anno, in onore dei 1600 anni di Venezia, vede le interpreti esplorare l’intero parco e, soprattutto, le ville venete costruite durante il dominio veneziano, il quale ha influenzato molto l’architettura e i commerci della città di Mirano.

Dall’inizio del 1400, quando Mirano venne conquistata dalla Serenissima Repubblica, si instaurò infatti uno stretto legame tra le due città. Il dominio veneziano comportò un lungo periodo di pace durante il quale la città raggiunse il suo massimo splendore. In questo arco temporale venne potenziata l’agricoltura e sorsero numerose ville aristocratiche, case padronali e rurali che ancora oggi si possono ammirare. Tra queste, rientrano anche quelle del parco storico di Mirano.

Villa Belvedere e villa Morosini ne sono due esempi e i loro parchi sono connessi da un ponte ligneo che serve per attraversare il “Taglio”, un canale che venne scavato all’inizio del 1600 per volere di Venezia con lo scopo di collegare il fiume Muson alla Riviera del Brenta. Ciò ha consentito, per secoli, un collegamento fluviale diretto tra Venezia, Mirano e Padova. Grazie a questa importante opera di ingegneria idraulica Mirano divenne una importante meta di navigazione per i veneziani e i loro commerci.

A causa del Covid-19 la visita teatralizzata è in formato video-performance e ciò ha permesso di arricchirla anche con interessanti notazioni storiche riguardanti sia il parco che il rapporto tra Mirano e Venezia. Ricollegandosi alla situazione attuale, il gruppo Mirano Segreta ha intitolato la performance ‘’Evasione tra le ville venete’’, per sottolineare come la cultura, che molto ha sofferto nell’ultimo anno, serva per evadere e farci superare i lati negativi della vita e aiutarci a rinascere.

“Luce e Ombra non esistono in modo assoluto: bisogna comprendere che sono entrambe parti dell’essere umano e della vita; solo accettandole si può scoprire cos’è la realtà – spiega il gruppo Mirano Segreta – Ciò che permette dunque di raggiungere uno stadio superiore dell’essere avvicinandoci al proprio io, all’anima”.

Protagoniste della performance sono la pittrice Viola Caregnato (Alchimista, simboleggia il corpo, la persona nella sua fisicità), la danzatrice Alexandra Foffano (Nigredo, simboleggia la morte, l’ombra, il male, la negatività), la danzatrice Sofia Fiume (Albedo, simboleggia la vita, la luce, il bene, la positività), la danzatrice Giorgia Bortoloso (Rubedo, simboleggia la rinascita, la realtà come commistione di bene e male), la cantante Sara Allocca (Pietra filosofale, simboleggia l’anima).

Per informazioni Instagram @miranosegreta e Facebook https://www.facebook.com/miranosegreta

 

VeneziAsola per celebrare i 1600 anni della città

Venezia, 26 agosto 2021 – Dal 28 agosto, e per tutto il mese di settembre, Asola ricorderà il glorioso passato veneziano con il progetto “VeneziAsola”. Una serie di appuntamenti pensati per celebrare i 1600 anni di Venezia, a cui la Città di Asola, in provincia di Mantova, ha voluto partecipare con un ricco calendario di eventi che inizieranno sabato 28 agosto alle 18.30 nella suggestiva cornice di Parco Terzi. La prima iniziativa si intitola “Arpeggi sull’acqua. Concerto d’archi e sapori veneziani”, organizzata dall’Associazione Colere Anima: si tratta di un concerto barocco dell’Orchestra d’archi Klousios Ensemble (direzione artistica di Roberta Bambace, solisti Giacomo Invernizzi e Andrea Rinaldi al violino e Sebastian Uszynski al violoncello). A seguire una degustazione di specialità e vini della Repubblica Serenissima con la compagnia del giornalista enogastronomico Carlos Mac Adden (evento a pagamento).

Il 4 settembre alle ore 17.30, nel Museo civico “G. Bellini” sarà inaugurata la mostra “VeneziAsola. I ritratti asolani dei rettori veneti e un’occasione mancata per Giambattista Tiepolo”. Per l’occasione, AJF/Design presenterà al Palazzo Municipale il nuovo brand della città, un logo che rappresenterà Asola, la sua storia e le sue peculiarità tra passato e presente. In mostra si potranno ammirare i dipinti della Sala Consiliare che, sopravvissuti al furore iconoclasta del dominio Napoleonico, ricordano il forte legame della fortezza asolana con la Dominante. Grazie allo studio di Massimo Favilla e Ruggero Rugolo le storie di questi personaggi saranno raccontate il 5 settembre, alle ore 16, al Palazzo Municipale.

Il 12 settembre alle ore 16, in Cattedrale, si terrà l’incontro “Nello splendore dei Santi” con Don Michele Garini, Sara Fainozzi, Francesca Lamberti e Anna di Stefano per illustrare i lavori di restauro della Cappella Redone.

Il 19 settembre alle ore 16, al Palazzo Municipale, Sara Grinzato presenterà l’intervento sui dipinti eseguito in collaborazione con Giorgia Busetto (interverrà Gabriele Barucca, soprintendente Sabap per le province di Cremona, Lodi e Mantova).

Per concludere, il 25 e settembre, l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani delegazione dell’Asolano - in collaborazione con l’Assessorato alla cultura - propone un viaggio culturale a Venezia, alla scoperta della città e del suo meraviglioso patrimonio.

Per informazioni e prenotazioni www.comune.asola.mn.it

Venezia, la città dove il cinema è sull’acqua

Venezia, 25 agosto 2021 – Fino al 4 settembre Venezia rinnova il suo appuntamento con il Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute. Dalle 18 alle 23, dal tramonto a sera, quando le luci trasformano la città e le sue acque sembrano cullare residenti e visitatori, nell’area di secca adiacente al canale retro Giudecca, all’altezza dell’uscita del Rio de Sant’Eufemia, è in corso la singolare rassegna di cinema all’aperto, un progetto di Edoardo Aruta e Paolo Rosso, presentato da Microclima, e quest’anno inserito all’interno delle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione della città di Venezia.

La programmazione di Cinema Galleggiante – Acque Sconosciute si avvale dei contributi di quarantacinque istituzioni e associazioni chiamate a proporre una serie di proiezioni, performance e interventi che hanno come soggetto il viaggio, inteso come movimento fisico, emotivo e immaginario. La rassegna prende forma attraverso diverse tappe nel corso di dodici serate, iniziate il 20 agosto, ognuna delle quali è caratterizzata da uno specifico nucleo tematico.

Parallelamente alla programmazione cinematografica, ci si potrà immergere in una serie di interventi di varia natura. Cristina Giussani parlerà di cartografia marina (27 agosto) mentre Emanuele Garbin, dell’Università IUAV di Venezia, proporrà una metafora astronomica di Victor Hugo e inviterà a guardare la notte come se si fosse sulla Luna (31 agosto). Maria Ida Bernabei e Andrea Mariani dell’Università degli Studi di Udine faranno un’immersione nei film scientifici prodotti agli inizi del Novecento rivisti con gli occhi dell’avanguardia (1 settembre), per poi passare alle riprese amatoriali girate nel corso della leggendaria Spedizione Nobile al Polo Nord nel 1928 (26 agosto).

La rassegna si chiuderà con l’intervento “La caparbia convinzione in ciò che non si avvera” della scrittrice Chiara Valerio (4 settembre) e a seguire filmati di viaggio dell’archivio personale di Mariano Fortuny y Madrazo di inizio Novecento, accompagnati da una performance del percussionista Heiko Dijker (tabla) e Lenneke van Staalen (violino).

Il 27 agosto, Invernomuto presenterà Black Med - Chapter I, una sessione di ascolto che si concentra sulla musica e i suoni che si muovono attraverso il Mar Mediterraneo. Iniziato nel 2018, Black Med è in progress: un nuovo capitolo sarà presentato in ottobre ad Ocean Space di TBA21-Academy. Questa nuova produzione è commissionata da TBA21-Academy come parte del suo programma The Current III “Mediterraneans: ‘Thus waves come in pairs’ (after Etel Adnan)”, condotto da Barbara Casavecchia.

L’offerta gastronomica sarà curata da TOCIA! cucina e comunità, piattaforma interdisciplinare fondata dallo chef Marco Bravetti che per l’occasione coinvolgerà, in dialogo con le tematiche delle serate, cuoche e cuochi operativi nel territorio lagunare per dar vita ad un esperimento di cucina collettiva, popolare e votata alla sostenibilità.

Calendario della programmazione e prenotazioni sul sito www.cinemagalleggiante.it

Vie d’acqua, vie d’amicizia: a spasso per Portogruaro alla ricerca delle tracce di Venezia

Venezia, 24 agosto 2021 – “Portogruaro non era l’ultima fra quelle piccole città di terraferma nelle quali il tipo della Serenissima Dominante era copiato e ricalcato con ogni possibile fedeltà. Le case, grandi spaziose col triplice finestrone nel mezzo, s’allineavano ai due lati delle contrade, in maniera che soltanto l’acqua mancava per completare la somiglianza con Venezia”. Così scriveva Ippolito Nievo nel suo celebre capolavoro letterario “Le confessioni di un italiano”, pubblicato nel 1867. Il legame tra Portogruaro e Venezia è storia. Nel 1420 entra a far parte della Repubblica di Venezia che in quell’anno, in seguito alla politica di espansione sulla terraferma, si annette il territorio della Patria del Friuli e con esso Portogruaro. Sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia la città rimane per tre secoli, godendo di privilegi economici dovuti alla sua felice posizione geografica e di una prosperità che si può intuire ancor oggi nella sua architettura civile dei secoli XV e XVI, che la fa sembrare una piccola Venezia.

E così, per celebrare i 1600 anni di Venezia, il Comune di Portogruaro e la Città Metropolitana di Venezia organizzano, domenica 29 agosto, l’iniziativa “Vie d’acqua, vie d’amicizia - il rapporto della Città con la Serenissima tra musica, letteratura e paesaggio”. Un itinerario a spasso per Portogruaro alla ricerca delle tracce di Venezia, a piedi lungo le vie e sotto i portici della città per cogliere le tante somiglianze con la Serenissima. Il percorso prevede la partenza da piazza della Repubblica, davanti al Palazzo Municipale del 1300 e la visita al centro storico. Le visite avranno inizio alle 9, alle 10.30, alle 16 e alle 17.30 (per prenotare 0421.248248 oppure www.tvo.srl). Dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19 si potrà partecipare a una escursione con le caorline lungo il Lemene alla scoperta di Portogruaro vista dall’acqua, alla ricerca del Palazzo del Daziario e delle barchesse dove venivano depositate le merci che giungevano a Portogruaro via fiume. Imbarco e sbarco da piazzetta della Pescheria.

Nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi, alle 18, si potrà invece partecipare all’incontro “Storie da leggere, recitare e danzare: il nuovo teatro musicale di Igor Stravinskij” (ingresso libero, relatore Guido Barbieri), mentre al teatro comunale Luigi Russolo, alle 21, si terrà un concerto dell’Orchestra della Toscana (musiche di E. Wolf-Ferrari, W.A. Mozart, I. Stravinskij ingresso a pagamento).

Per informazioni www.comune.portogruaro.ve.it, www.portogruaroeventi.it

La storia della Festa di San Rocco, una tradizione liturgica veneziana dal 1577 a oggi

Venezia, 14 agosto 2021 - La Festa di San Rocco è una delle ricorrenze più importanti che hanno luogo, ancora oggi, nella Città di Venezia. Il 16 agosto di ogni anno il Santo viene celebrato con una processione, che parte da Campo dei Frari per poi raggiungere la Chiesa di San Rocco e l’omonima scuola, e concludersi con una messa solenne nella sontuosa cornice della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco.

Il programma delle celebrazioni della Festa di San Rocco 2021 prevede, oltre alla Santa Messa Pontificale, celebrata nella Scuola Grande dedicata al Santo, alle 10.30, dal Patriarca Francesco Moraglia, anche la consegna del Premio San Rocco 2021. Inoltre, dalle 13.00 alle 18.00 (con ultimo ingresso alle 17.30) si potrà visitare la Scuola Grande con un’offerta di 1€ per beneficienza. Seguirà alle 20.30 il tradizionale concerto in Campo San Rocco de I Virtuosi Veneti su musiche di Vivaldi, Torelli e Tartini con Piergiuseppe Doldi alla tromba, Enzo Carolli al flauto e con la direzione artistica di Alessio Benedettelli.  

Le origini della Festa di San Rocco a Venezia

Le origini di questa festa e del legame tra la figura del Santo e la Città di Venezia risalgono al XVI secolo, nel periodo della tremenda epidemia di peste che colpì la città tra il 1575 ed il 1577, causando circa 50.000 morti. Per salvare la città dalla pestilenza, i veneziani invocarono la grazia di San Rocco, le cui spoglie giacevano nella Chiesa a lui dedicata già dal 1490. La sconfitta del morbo nel 1577 viene, quindi, in parte attribuita al Santo e, per celebrare il suo intervento, il 16 agosto di ogni anno, dal 1577, si festeggia San Rocco. La data di questa festa fu scelta per volere del Senato della Repubblica Serenissima che dichiarò, inoltre, il 16 agosto come giorno festivo.

Come raffigurato nel quadro di Canaletto “Visita del Doge alla Chiesa di S. Rocco”, custodito presso la National Gallery di Londra, alla Chiesa di San Rocco ogni anno il 16 di agosto giungeva anche il Doge che, dopo la messa, visitava i tesori – secondi solo ai tesori di San Marco - custoditi all’interno di una sala della Scuola Grande, fondata nel 1478 da una Confraternita di laici e decorata con le opere di Tintoretto, Giorgione e Tiepolo. Il Doge, infatti, ogni anno, in occasione delle celebrazioni in onore del Santo, si recava nella chiesa a lui dedicata su un’imbarcazione dorata, accompagnato dalla Serenissima Signoria, dai membri del Senato e dagli ambasciatori accolti dalla Scuola Grande di San Rocco. Il cappellano della confraternita provvedeva alla celebrazione della Santa Messa a cui seguiva una processione che andava dalla chiesa di San Rocco alla Scuola Grande dedicata al Santo e che permetteva ai fedeli di ammirare i tesori custoditi all’interno dell’istituto di assistenza e venerare le reliquie del Santo, conservate proprio nella Scuola Grande di San Rocco, l’unica Scuola ad avere il privilegio di detenere le spoglie del santo al quale la stessa struttura era dedicata. 

Un maestoso baldacchino, inoltre, chiamato in veneziano “el tendòn del Doge” veniva allestito in campo San Rocco per collegare la Chiesa dei Frari alla Chiesa di San Rocco, oltre che alla Scuola Grande, e aveva la duplice funzione di riparare il corteo dal sole di agosto e conferire un effetto scenico alla celebrazione. Ancora oggi, questa tradizione viene mantenuta con l’allestimento di una struttura a baldacchino proprio davanti l’ingresso della Scuola Grande di San Rocco, sede delle celebrazioni di questa importante festa per i veneziani. 

La storia di San Rocco

San Rocco è il secondo patrono della città dopo San Marco. Nato a Montpellier da una famiglia benestante, a soli vent’anni decise di abbandonare la vita agiata per dedicarsi interamente alla fede a causa della perdita prematura di entrambi i genitori. Unitosi al terz’ordine francescano, San Rocco intraprese un pellegrinaggio che lo portò fino a Roma, città simbolo del Cristianesimo. Successivamente, nei dintorni della città di Acquapendente nel viterbese, luogo colpito dalla peste, iniziò a occuparsi e a dedicarsi alla cura dei malati. La sua dedizione nel soccorrere gli appestati si spinse poi fino all’Emilia Romagna, dove l’epidemia dilagava con maggior intensità. San Rocco invocava Dio per guarire gli infettati e, per curarli, disegnava loro una croce sul petto, la stessa croce che, sotto forma di voglia, aveva impressa sin dalla nascita all’altezza del cuore. Il cammino di San Rocco come guaritore continuò, e arrivò fino alla città di Piacenza, dove, dopo aver scoperto di aver contratto il morbo, si allontanò, ritirandosi in una radura. San Rocco guarì miracolosamente dalla peste e continuò ad assistere e curare gli appestati per lungo tempo ancora, devozione che successivamente gli varrà il riconoscimento di Santo protettore dei malati. Il Santo morì nelle carceri di Voghera il 16 agosto verso la fine del 1300, in seguito a una condanna per vicende politiche durata cinque lunghi anni. Accanto al suo corpo, poco prima di spirare, San Rocco lasciò uno scritto, il quale recitava: “Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello”.