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Gambarare e Venezia, un legame che sopravvive nei secoli

Venezia, 29 settembre 2021 – Quello tra Gambarare e Venezia è un legame antico. Quando terminarono i contrasti tra Padova e Venezia, verso la metà del 1500 la Serenissima riuscì ad eleggere un provveditore per l’amministrazione di questa parte di terraferma: la sede della Provveditoria si trovava nell’attuale Piazza Mercato di Gambarare. Si iniziò così la costruzione di ville, barchesse e oratori per opera di architetti famosi quali Palladio e Longhena, che seppero realizzare quelle case di villeggiatura decantate come oasi di serenità nella campagna lungo il fiume.

Per celebrare i 1600 della fondazione di Venezia, la parrocchia di Gambarare e il Comune di Mira organizzano venerdì 1° ottobre, alle 20.45 in Duomo a Gambarare, una conferenza con Mario Poppi per parlare di “Venezia e Gambarare alle origini del mito”.

Individuata la parte del territorio dell’antico Comune di Gambarare che, nel primo millennio dall’istituzione, fu direttamente e continuativamente coinvolta nelle vicende relative alla nascita e allo sviluppo della realtà storico e politica di Venezia, l’intervento toccherà vari aspetti che contraddistinguono il legame con la Serenissima. Come, puntualizza Poppi, la coscienza a livello nazionale e internazionale già nei secoli precedenti, ma particolarmente verso la scadenza del primo millennio di vita di Venezia, di un “mito” nei confronti della città con riguardo alla sua posizione geografica, ai comportamenti politici dei veneziani nei secoli, alla forma istituzionale del governo veneziano e alla “nativa libertà” di Venezia. E ancora, la laguna e la frangia lagunare di Gambarare alla nascita di Venezia, una breve storia dei primi secoli di vita dell’istituzione politico-territoriale di Venezia come lontano territorio dell’Impero Romano d’Oriente, con attenzione ai rapporti con i regni d’Italia longobardo e franco, fino ai tentativi di re Pipino di impadronirsi delle lagune venete e del doge Obelerio di tornare al governo di Venezia e la fondazione del monastero di Sant’Ilario.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria a cultura@comune.mira.ve.it. 

 

 

 

Nuove tecnologie per una Venezia sostenibile

Venezia, 28 settembre 2021 – Il concetto di sostenibilità come base dello sviluppo della Venezia del futuro, chiamata a rispondere alle nuove sfide ambientali, sociali ed economiche. Giovedì 30 settembre alle 10.30, all’auditorium di Mainardi (campus scientifico di via Torino), si terrà la conferenza “Tecnologie per una Venezia sostenibile”, un appuntamento organizzato dall’università Ca’ Foscari che rientra all’interno delle celebrazioni ufficiali di Venezia 1600

In questo workshop i concetti di sostenibilità ed economia circolare verranno declinati nell’ambito del trattamento e valorizzazione del rifiuto organico per la produzione di bio-plastiche, nella riduzione delle emissioni di CO2 e produzione di energia da fonti rinnovabili mediante sistemi biologici e nella bonifica di siti contaminati. Accanto al concetto di sostenibilità si colloca infatti quello di economia circolare, un modello di sviluppo alternativo a quello lineare dove il prodotto al termine della sua vita non diventa rifiuto, bensì una risorsa per lo stesso (o per un altro) ciclo produttivo, sotto forma di materia prima seconda o energia. Questo comporta un profondo cambiamento in tutte le fasi del processo, dalla progettazione al riciclo, ma è l’unica risposta sostenibile per soddisfare i bisogni dell’uomo senza distruggere il nostro pianeta. Grazie all’interazione tra università e aziende, la giornata sarà l’occasione per scoprire come le nuove tecnologie e biotecnologie applicate al territorio veneziano possano concorrere alla transizione verso una Venezia sostenibile.  

È prevista anche la diretta streaming al link https://forms.gle/bdLrxUxeHRzLvZUn7

Donne sante dee, in una guida il lato femminile di Venezia lungo 1600 anni storia

Venezia, 28 settembre 2021 – Sportive, di grande levatura culturale, pittrici, scrittrici, oppresse ma libere dentro. A queste figure è dedicato il volume “Donne sante dee. Guida ragionata alla città”, il volume che porta la firma delle giornaliste e scrittrici Antonella Barina e Daniela Zamburlin e che verrà presentato giovedì 30 alle 17.30 all’Ateneo Veneto all’interno delle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia. 

Un libro è una guida non solo ai luoghi ma anche alla storia della città lagunare dalle sue origini, raccontata in prospettiva di genere, ricordando le donne più famose della storia di Venezia attraverso un nutrito repertorio – che arriva fino al Novecento – di presenze femminili diversissime tra loro per condizione, professione e vocazione. Le autrici portano così alla luce il loro valore, le loro competenze e il ruolo svolto nella società, brillando di luce propria e non riflessa.

Dalle pagine emergono i volti di Luisa Bergalli, che curò la prima antologia di poesie di rimatrici mai realizzata prima da una donna, o di suor Arcangela Tarabotti, che sfidò con parole di fuoco il Senato della Repubblica sulla monacazione forzata, tanto da arrivare a dare alla stampa un’opera sul tema. E ancora la pittrice Bice Lazzari, astrattista precoce e in contrasto con la cultura accademica, la dogaressa Giovanna Dandolo nota per aver sostenuto l’arte della stampa e del merletto, fino a Maria Boscola da Marina di Chioggia, la più famosa regatante veneziana che nelle regate si qualificò ininterrottamente, in un arco di 44 anni, molte volte al primo posto.  

Arricchita da circa 500 fotografie di diverse autrici e autori – con più di 150 ritratti originali della disegnatrice spagnola Eva Martìnez Souto – la guida parte dalle figure femminili per indirizzare sia ai grandi monumenti noti in tutto il mondo, sia ai labirinti della Venezia meno conosciuta, suggerendo reti di relazioni tra le stesse protagoniste.

A ciascuna delle 154 veneziane di cui la guida si occupa è dedicato un capitolo composto da due schede: una scheda riguarda la protagonista, l’altra il luogo a lei attribuito con corredo di notizie e informazioni a volte inedite. Le schede hanno un ordine cronologico di nascita, con alcune eccezioni: per le dogaresse è valso l’inizio di reggenza; per miti e leggende la loro rispondenza; per le agiografie di sante e beate l’attestazione del culto in città; per le protagoniste di fatti specifici l’anno in cui si sono verificati. Nelle schede relative a monumenti e luoghi, tra i quali sono inseriti anche parchi e giardini cittadini e aree lagunari, è indicato il sestiere in cui si trovano per consentire a chi consulta la guida di costruire itinerari personalizzati. 

Come ricordano le autrici, “le protagoniste dei vari settori per noi sono tutte illustri per le loro vicende umane, i loro destini e i loro desideri: le dogaresse quanto le popolane, le vetraie e le letterate, le regatanti e le artiste, le patriote e le senza patria, le cortigiane e le fondatrici di conventi, le progressiste e le conservatrici, ecc. Anziché classificarle in base al ruolo, ci siamo concentrate su ciò che stava loro a cuore, sulla ricerca delle relazioni tra loro intercorse, sull’interdipendenza di vite ed eventi, narrando in tanti spaccati quell’unico straordinario affresco che è Venezia. Ad alcune più che ad altre ci sentiamo vicine, soprattutto a quelle che hanno operato anche per le altre donne, speriamo di essere riuscite a trattare tutte con equidistanza e rispetto. Con altrettanto riguardo ci siamo avvicinate sia alle dee che alle sante, imperanti nel contesto cittadino”.  

La storia della Festa di San Michele: una tradizione mestrina che prende vita, dal 1300, ogni 29 settembre

Venezia, 28 settembre 2021 - Mestre festeggia il suo Santo Patrono, San Michele Arcangelo. Una ricorrenza cha cade il 29 settembre ma che consente di far rivivere le emozioni di una tradizione popolare antichissima e che quest’anno rientra nel vivo delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia.

I primi cenni storici della Festa di San Michele risalgono al XIV secolo, nel 1328 per la precisione, quando le celebrazioni erano regolamentate nello Statuto di Treviso, città da cui Mestre dipendeva, e avevano tra le attività principali il commercio di animali, nello specifico, di cavalli. Sarà solo nell’Ottocento che il giorno dedicato a San Michele amplierà i suoi festeggiamenti integrando la tradizionale compravendita di cavalli con quella di altri generi e includendo fuochi d’artificio, balli e, nel 1958, perfino una regata, diventando così, un appuntamento fisso di ritrovo di tantissima gente: dagli abitanti della terraferma a quelli dei comuni limitrofi, fino agli stessi veneziani. 

Polo di attrazione di un pubblico ampissimo ed esempio di splendore per il settore economico cittadino, grazie alla sua storica fiera tra piazza Barche e piazza Ferretto, allora come oggi, la Festa di San Michele rappresenta un momento importante delle celebrazioni religiose mestrine ma anche un modo per rendere omaggio al Santo Patrono della città che, a differenza di quanto si possa credere non è San Lorenzo, a cui è dedicato il duomo e che funge da patrono secondario, ma proprio San Michele. Questa festa, però, è stata storicamente contesa anche da un altro Comune del Veneziano, Mirano, che reclamava i festeggiamenti in onore dell’Arcangelo nello stesso giorno di Mestre. Per evitare una concorrenza tra i due centri, nel 1477, venne stabilito, con una deliberazione del Senato Veneto, che Mirano avrebbe anticipato i festeggiamenti del patrono al 21 settembre, giorno dedicato a San Matteo mentre Mestre avrebbe mantenuto la data del 29 settembre. Su questa contesa tra le due cittadine della terraferma veneziana c’è, inoltre, una curiosa leggenda popolare che vuole che i mestrini abbiano convinto i miranesi a “cedere” il giorno di San Michele in cambio di un buon piatto di gnocchi offerto in osteria. 

A oggi, la Festa di San Michele a Mestre si limita alle celebrazioni religiose e istituzionali con la Messa solenne del Patriarca nel duomo di San Lorenzo e l'alzabandiera in piazza Ferretto alla presenza del sindaco di Venezia e delle autorità militari di zona.

Storia di una nuova vita: sul pancione dell’artista incinta Venezia diventa simbolo di nascita

Venezia, 27 settembre 2021 – Un abbraccio tra la pittura come nascita di un nuovo sguardo sul mondo e la gravidanza come nascita di un nuovo mondo oltre lo sguardo. Non poteva che essere Venezia l’ultima tappa del progetto “Pance” dell’artista Manuela Traini, che ha voluto dedicare ai 1600 anni di Venezia la pittura di una pancia speciale: la sua. Si intitola “Venezia 1600. Storia di una nuova vita” la performance a cui dato vita nei giorni scorsi l’artista di origine marchigiana ma residente a Roma. Un giorno per scegliere uno scorcio che fosse facile da auto-dipingersi e il colore blu come il maschietto che porta in grembo, Enea, che nascerà fra poche settimane. Sul ventre gonfio, simbolo di una nuova vita, spuntano un canale, le bricole, le gondole i palazzi che si riflettono sull’acqua. Una nuova nascita che porta con sé l’augurio a una città che l’artista ha fortemente voluto come conclusione del suo progetto e che, per caso, cade esattamente nell’anno in cui si festeggia la data della mitica fondazione di Venezia, il 25 marzo del 421. Una nuova nascita, appunto, e una rinascita, perché il compleanno di Venezia segna solo l’inizio di un nuovo capitolo della città, tutto da scrivere. Come la vita del piccolo Enea e di tutti gli altri bambini che, ancora prima di nascere, hanno avuto impressa l’impronta artistica di Manuela. 

“Per me le città sono due, una è Roma e l’altra è Venezia – spiega – Venezia è il simbolo della maestosità, la parola “unica” rappresenta Venezia. Puoi andare dove vuoi, ma di Venezia non ne trovi in nessun altro luogo al mondo. Ho voluto concludere qui un percorso magico, durato sette anni, nel quale ho dipinto 130 pance. Volevo dare un valore più profondo a questo progetto e le celebrazioni dei 1600 anni di Venezia sono stati l’occasione giusta per dare un senso intellettualmente più alto e maestoso a quello che ho fatto”. La pancia come simbolo di fertilità, il nido che accoglie una nuova vita e che proietta Venezia verso la sua rinascita.  

“A Venezia mi sono sentita la regina delle pance – sorride l’artista, che da sempre è legata al concetto della body art – l’idea è nata per gioco quando mia sorella gemella Martina era incinta: la sua è stata la prima pancia che ho dipinto e da allora sono andata in giro per tutta l’Italia. Dipingere la pancia di una donna in gravidanza, oltre al ricordo fotografico, significa vivere insieme un’esperienza del tutto particolare”.    

Le pance sono diventate quindi, per un giorno, ricordo di un’arte che sopravvive a se stessa e che esprime tutta la bellezza di una donna pronta a far nascere una nuova vita. Cartoni animati, eroi dotati di super poteri, soggetti di pittori famosi, icone di Walt Disney o del cinema hanno preso vita sui pancioni delle donne. Poi trucco e travestimento hanno fatto il resto, a ricordo perenne di uno dei momenti più cruciali nella vita di una donna. L’ispirazione veniva da una foto che l’artista si faceva inviare.    

“Nel mio caso, con la difficoltà di dipingere me stessa, ho scelto un paesaggio con un tratto non ben definito, non perfetto, alla Van Gogh” commenta. E poi i costumi dell’atelier veneziano Nicolao hanno fatto da cornice al dipinto sul corpo. “Anche la scelta di indossare le corna non è stata casuale, ho scelto qualcosa che fosse davvero regale – conclude – d’altronde, tempo fa avevo pensato che mai avessi fatto un figlio avrei voluto dipingere la mia pancia a Venezia e oggi questo sogno si è realizzato”.

Pramaggiore: una tradizione vinicola plurimillenaria

Venezia, 27 settembre 2021 - Il viaggio nel tempo dei 1600 anni di Venezia nell'autunno iniziato da pochi giorni si ferma nell'antico vigneto della Serenissima, nel cuore dell'area D.O.C. Lison-Pramaggiore. Una terra di bianchi e rossi, culla del Pinot Grigio e del Refosco dal Peduncolo. Qui, nel luogo dove si intrecciano le province di Venezia, Treviso e Pordenone, lo sguardo si perde tra distese di vigneti appartenuti ai Dogi e che ancora oggi mantengono quell'antica tradizione, risultando una delle aree più produttive a livello nazionale. 

Un secchio, un paio di forbici robuste, guanti resistenti e un cappellino per ripararsi dal sole: sono poche le cose che servono per la vendemmia fatta a mano tra le decine di ettari di campi dove sorgono i vigneti di Pramaggiore e dell'area del Lison.  Altra cosa è la vendemmia meccanica dove sono le moderne attrezzature a sostituire il lavoro dell'uomo. 

L'area DOC Lison-Pramaggiore, situata nella pianura a pochi chilometri dal litorale veneziano, fra i fiumi Tagliamento e Livenza, è da sempre testimone della coltivazione della vite a garanzia della tipicità e della peculiarità dei vini del territorio. Il clima dell'area è definito "temperato" grazie alla vicinanza del mare, alla presenza di aree lagunari e alla giacitura pianeggiante che favorisce l'esposizione dei vigneti ai venti della zona. 

I suoli dell'area sono caratterizzati dalla presenza di alti contenuti di elementi minerali soprattutto "caranto" (carbonato di calcio), potassio, calcio e magnesio, da un'equilibrata dotazione di sostanza organica e da una buona capacità di riserva idrica. Questi fattori danno vita a vini di ottima struttura, buon equilibrio acido, profumi intensi di frutta fresca e spiccata personalità. La Denominazione prende il nome dal borgo romano di Lison e dal paese di Pramaggiore a testimonianza che la coltivazione locale della vite era già viva all'epoca dei romani. 

Quello che si sta concludendo sarà un raccolto oltre le attese. Si parlava di più qualità rispetto alla quantità ma l'area del Lison Pramaggiore, forse protetta da qualche influsso della Serenissima Repubblica, anche per quest'anno non ha subito gravi danni dalle grandinate e potrà contare, alla fine, su uva e vino buono, e in discreta quantità.

Lungo il percorso vitivinicolo capita di imbattersi nei cancelli nell'azienda "Le Carline" nella quale si producono, da oltre trent'anni, vini biologici nel rispetto della natura e del territorio. Il processo di trasformazione dell'uva, dai filari alla cantina, avviene senza l'aggiunta di solfiti o coadiuvanti, secondo l'antica tradizione enologica. 

"La nostra azienda si inserisce, fin dalla sua nascita, in un territorio pioniere nel settore biologico. Proprio qui, infatti, è nato il primo bio-distretto veneto "Bio Venezia" che ad oggi conta più di 50 aziende con 1500 ettari bio-coltivati - spiega Daniele Piccinin, proprietario ed enologo de "Le Carline"- La tradizione dei vini della famiglia Piccinin è riconosciuta e premiata in Italia e all'estero: dal bronzo Decanter, vinto nel 2015, alle medaglie conquistate nel 2020 al Concorso Mondiale di Bruxelles e al Premio Internazionale dei vini biologici". Tra grappoli che cadono prima nei secchi e trattori che trascinano nelle vasche di spremitura il prodotto che poi finisce nei silos d'acciaio a 14 gradi per la fermentazione, l'attività non si ferma quasi mai. I bianchi stanno già fermentando, ora tocca ai rossi. 

L'attività vinicola nel contesto enologico D.O.C. Lison- Pramaggiore è composta da molte realtà autoctone che spesso si uniscono per dar vita a vini IGT, DOC e DOCG. Vi.Vo. Cantine, la società agricola cooperativa di Pramaggiore ne è un esempio. Attiva da più di 60 anni, ad oggi conta circa 200 soci e ogni anno raccoglie oltre 130 mila quintali di uva.

"Questa è una cantina sociale, dove i soci portano il loro prodotto che viene poi pesato, controllato e infine scaricato – spiega Samuele Busatto che della cantina sociale di Pramaggiore è uno dei deus ex machina -. In questo periodo riceviamo dai 4 ai 5 quintali di uva bianca e rossa al giorno, che servono per produrre vini come Prosecco, Pinot Grigio e Merlot. Iniziamo alle 7 del mattino e l'ultimo carico può entrare per scaricare il prodotto non oltre le 18. Questo è il vero cuore pulsante dell'area vitivinicola di Pramaggiore, la richiesta di prodotto negli ultimi anni è sempre in aumento e questo marchio, storico, che ci regala anche il nome "Venezia", è un orgoglio che ci portiamo dentro".

In questa piccola realtà del veneziano, qualità e tradizione vanno di pari passo tramandandosi di generazione in generazione. L'Azienda Agricola Pivetta, da fine anni '60 produce con passione vini d'eccellenza, tra questi: Refosco, Merlot e Cabernet per i rossi, Pinot Grigio, Tai e Chardonnay per i bianchi. 

"La lavorazione artigianale, dal raccolto alla fermentazione che ha tempi più lunghi porta ad avere un prodotto di nicchia ma di alta qualità – spiegano i fratelli Pivetta – Ai nostri vitigni noi ci parliamo, li ascoltiamo. Usiamo metodi tradizionali, che ci hanno tramandato i nostri nonni e padri, scommettiamo su noi stessi e soprattutto sui nostri rossi doc. Questa è un 'area unica nel suo genere: le viti e le loro radici si cercano l'acqua nella terra quasi da sole. Non sono mai secche anche se non piove e non serve dare da bere in maniera artificiale".

Il lavoro ferve nell'area Lison-Pramaggiore, per l'imbottigliamento bisognerà aspettare ancora un po' ma la magia della vendemmia resta sempre uguale, come ai tempi della Serenissima Repubblica.

LINK VIDEO INTERVISTA:  https://youtu.be/TlnkuHms4wc

 

Pane in Piazza: per due giorni il centro di Mestre si trasforma in un grande forno di panificazione

Venezia, 24 settembre 2021 – Il pane più conosciuto al mondo? La baguette francese. A Venezia, invece, la rosetta si fa ancora a mano. È il simbolo della pace, della fame e anche della ricchezza. È un alimento base nell’alimentazione di tutti i popoli, che vanta una storia lunga diecimila anni. Un prodotto apparentemente semplice, ma così importante sulle tavole di tutte le civiltà che sarà il protagonista della terza edizione di “Pane in Piazza”, sabato 25 e domenica 26 settembre in Piazza Ferretto, il cui ricavato sarà devoluto all’Anfass. La manifestazione – promossa da Confcommercio Mestre con l’Associazione dei Panificatori di Venezia e Provincia, in collaborazione col Comune di Venezia, Vela, Camera di commercio e Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia – quest’anno è dedicata ai 1600 anni di Venezia

“Una manifestazione che facciamo non solo per far conoscere il prodotto pane, ma soprattutto per far vedere cosa succede in laboratorio, come si lavora, come nasce – spiega Massimo Gorghetto, presidente di Confcommercio Mestre e dell’associazione Panificatori di Venezia e Provincia ma anche del Veneto – L’artigianalità attira sempre molta gente, la manualità, il fatto di vedere la gente che lavora dà un significato diverso alla nostra attività”. 

Per due giorni il centro di Mestre ospiterà una trentina di panificatori provenienti da tutta Italia che, col supporto di una ventina di studenti dell’Istituto Berna, daranno vita a un vero e proprio forno all’aperto da cui saranno sfornate grandi quantità di pane, pizze, dolci e prodotti da forno. Ci sarà poi un mini-laboratorio per bambini, che potranno mettere letteralmente le mani in pasta, sabato dalle 16 alle 19 e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 18. Quest’anno, uno stand ospiterà l’organizzazione internazionale Ambassadeurs du Pain che ha diverse filiali nel mondo e che propone un modo di panificare diverso da quello attuale, richiamando metodologie e prodotti di una volta: a Mestre sarà presente Piergiorgio Giorilli che è il referente per l’Italia ed è considerato il miglior panificatore del mondo.  

“Il pane della tradizione, le rosette, gli sfilatini, i montassù fatti con farine di tipo 0, resta quello più cercato dai clienti – commenta Gorghetto – ma il pane, se lavorato bene, con i suoi tempi, è tutto buono: il grave è che tanta gente non lo sa e compra quello che proviene da congelamento e viene dorato all’ultimo minuto. Magari anche caldo fa voglia ma, siccome salta tutti i processi di lievitazione e fermentazione, poi fa male allo stomaco. Il pane ha una caratteristica fondamentale: più lunghi sono i tempi e migliore diventa. Per esempio, mio padre mi ha insegnato a farlo con le “bighe”, che non è altro che un impasto fatto di acqua e farina e pochissimo lievito, fatto adesso ma viene utilizzato domani mattina, poi va reimpastato e gli si aggiungono tutti gli ingredienti che servono. Il pane ha tempi lunghi di fermentazione, di lievitazione, e così facendo vengono assorbiti tutti gli zuccheri”. 

In Italia ci sono circa 22mila aziende di panificatori, in provincia di Venezia se ne contano circa 400 e in Veneto siamo sull’ordine dei 2500. “Abbiamo avuto anche noi le crisi e tante chiusure, ma sono anche dettate dalla mancanza di ricambio generazionale, perché è un lavoro duro che richiede di iniziare a lavorare alle 2 di notte, e in alcuni casi dalla non capacità di adeguarsi ai tempi – continua – Oggi i tempi sono cambiati anche il panificatore deve proporsi in modo diverso, ricercare prodotti nuovi, adattarsi ai gusti dei tempi, avere un bel negozio. Anche il panificatore è un imprenditore della panificazione e come tale deve essere in grado di conoscere i costi aziendali, saper formare chi vende, avere un quadro a 360 gradi di quella che è l’azienda”. 

Pur essendo un alimento che è sempre presente sulla tavola di tutti gli italiani, oggi il pane viene acquistato più per gusto che per necessità. Come ricorda Gorghetto, una volta si compravano uno o due chili di pane al giorno per fame, mentre adesso il consumo pro capite giornaliero è di 80 grammi e la media nazionale a famiglia è di 3 etti. 

A volte bandito dalle tavole per motivi dietetici, da qualche anno il pane ha avuto una sorte di riscatto anche grazie alla riscoperta dei cosiddetti grani antichi e nelle case degli italiani sono comparse farine integrali, di segale, grano duro, grano saraceno, khorasan. “La farina 00 è stata demonizzata ma ha un unico difetto – spiega Gorghetto – essendo eccessivamente raffinata perde tutti i suoi valori nutrizionali. Era molto usata nel dopoguerra, era considerata il pane dei signori perché era pane bianco e bello, oggi non si usa quasi più, anche nei panifici non viene più prodotto pane con farina 00. C’è un ritorno ad usare farine molto più grezze, che hanno un sapore completamente diverso”. In qualunque modo venga realizzato, di fatto il pane resta l’alimento base nell’alimentazione. E proprio per sottolineare questo aspetto, sabato alle 17, nel chiostro del Museo M9, si terrà “Pane nelle religioni”, il convegno intitolato “Dialogo tra esponenti delle confessioni cristiane sul valore sacro e sociale del pane nei 1600 anni di storia e... di futuro della comunità di Venezia”, che vedrà confrontarsi la chiesa cattolica, quella greco ortodossa e degli armeni mekhitaristi. Sarà inoltre esposta la scultura “Pane nel mondo”, realizzata dai panificatori lombardi, una scultura che rappresenta un mondo fatto di pane. “Il significato è ovvio – conclude Gorghetto – il pane c’è e deve esserci sempre in tutto il mondo”.  

 

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/T_qKem99lXA

 

1600 anni di storia tra terra e acqua. Due passeggiate guidate alla scoperta di Forte Marghera

Al confine tra acqua e terra, in un limbo che divide, ma allo stesso tempo unisce, due territori diversi ma entrambi parte della stessa storia, sorge una fortificazione militare realizzata dagli austriaci, per volere dei francesi. L’edificazione di Forte Marghera segna la fine della Repubblica Serenissima e l’inizio di una nuova pagina della storia veneziana lunga 1600 anni. Proprio in occasione del compleanno di Venezia (421-2021) questo luogo, diventa protagonista di un’iniziativa, promossa dal Comune di Venezia in collaborazione con la Fondazione Forte Marghera, Vela ed Europe Direct, e realizzata in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio “Heritage. All Inclusive”, per ripercorrere, passeggiando, la storia della piccola cittadella alle porte di Mestre tra architettura militare, eventi storici, natura e memoria. 

Lunedì 27 (alle 10.30 e alle 17.30) e mercoledì 29 settembre (alle 17.30), sarà possibile partecipare a passeggiate patrimoniali guidate alla scoperta di Forte Marghera ideate per far conoscere, attraverso le sue specificità, un luogo strategico del territorio veneziano ancora oggi parte integrante della vita cittadina del luogo. A raccontare ai presenti gli aspetti tecnici, storici e artistici del Forte e del suo legame con la città di Venezia ci sarà la dottoressa Arianna Gambirasi, storica dell’arte e Guida Ufficiale e la dottoressa Elena Busani, interprete nella lingua dei segni.

I percorsi guidati a Forte Marghera, infatti, si rivolgono non solo agli appassionati di storia, ai curiosi e a chi intende conoscere qualcosa in più sul proprio ma aprono le porte anche a persone con disabilità sensoriale promuovendo, così, un’accessibilità a tutto tondo e raccontando la storia di Venezia anche attraverso questo linguaggio. 

Venetonight 2021: ricercatori e ricercatrici di Ca' Foscari tornano ad incontrare i cittadini di Venezia

Venezia, 23 settembre 2021 – Venerdì 24 settembre l'Università Ca' Foscari Venezia spalanca le porte alla divulgazione scientifica con Venetonight – Researchers' Night 2021, e torna a far incontrare i suoi ricercatori e ricercatrici con i cittadini veneziani. Grazie alla collaborazione con varie istituzioni della città, e nel contesto delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia, l'Ateneo diventa sede di dibattiti su temi di grande rilevanza culturale.

Quella della 'notte europea dei ricercatori', l'iniziativa che ogni ultimo venerdì di settembre avvicina i ricercatori universitari al pubblico di ogni età, e che giunge questa settimana alla sua dodicesima edizione, è ormai una tradizione consolidata per l'Università Ca' Foscari Venezia e rappresenta un'occasione straordinaria per promuovere momenti di confronto e di dialogo.

Quest'anno però l'evento assume un'importanza particolare, non solo perché segna la ripresa in presenza delle iniziative culturali dell'Ateneo, ma anche perché si svolge nell'ambito delle celebrazioni dei 1600 anni della città di Venezia.

Venerdì 24 settembre 2021, dal mattino alla notte, si esplorano i musei e gli spazi veneziani, cercando di conoscere il futuro dell'ambiente e della città, ripercorrendo la storia della Serenissima nei suoi luoghi chiave, immergendosi nella creatività di artisti del passato o contemporanei.

Il programma della giornata si focalizza su tre ambiti: un laboratorio per bambini e ragazzi, dove si può giocare con la scienza e la conoscenza, una serie di visite a Venezia e in laguna accompagnati dai ricercatori e dalle ricercatrici dell'università, e OrientaGame, una caccia al tesoro tra alcune sedi dell'Ateneo che fa scoprire agli alunni delle scuole secondarie gli ambiti di studio attraverso il racconto delle ricerche di quattro docenti. Nella serata, dalle 20.30 Venetonight 2021 chiude con la musica: il cortile di Ca' Foscari ospita infatti "Pop Up", la prima rassegna di musica emergente organizzata da Radio Ca' Foscari, la web radio di Ateneo, assieme ad Hard Rock Cafè.

Tra gli eventi della notte europea dei ricercatori, si segnala la conferenza "Dalla laguna all’India, dalle spezie al turismo. L’economia di Venezia nel contesto globale dal Medioevo al Novecento" a Palazzo Ducale, primo appuntamento del ciclo di incontri "1600 Temi e riflessioni" in cui si affrontano i diversi aspetti della storia sociale, politica, culturale ed economica di Venezia dall'età romana al XX secolo.

Tutte le attività si svolgono nel rispetto delle misure di prevenzione sanitaria: per questo motivo, il numero di partecipanti è limitato e viene richiesto il green pass.

Per saperne di più su visite e laboratori, consultare:

https://www.unive.it/pag/34407/

 

Venezia città del gioco, tra dadi, lotterie e casinò. Quando la Repubblica divenne una moderna Las Vegas

Venezia, 23 settembre 2021 – Un breve excursus sull’importante ruolo che ha avuto il gioco d’azzardo nella storia della città lagunare. Sabato 25 settembre, alle 17, villa Pisani di Stra farà da cornice a una singolare conferenza di Alberto Fiorin, intitolata “Venezia città del gioco. Carte, dadi e tavolieri”, che rientra nelle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia

Un rapporto di odio-amore, di concessioni, privilegi e repressioni, dato che l’azzardo e il rischio appaiono in qualche modo insiti nella natura stessa della città e nell’animo dei suoi abitanti, per secoli abituati a frequentare il mare e a commerciare, affidando le loro merci a navi ancora rudimentali che dovevano superare mille insidie prima di arrivare a destinazione e ottenere i notevoli vantaggi economici legati all’esercizio della loro professione.

Come spiega Fiorin, solo persone abituate a convivere tranquillamente col rischio quotidiano potevano avere successo e una simile esperienza può essere stata un ottimo banco di prova per questa popolazione per la quale il gioco è stato solo la logica evoluzione di questo "modus vivendi".

A Venezia si giocava moltissimo, fin dai primi secoli della sua storia se è vero che – in un mix di storia e leggenda – si parla di una concessione a giocare a dadi sotto le colonne di Marco e Todaro in Piazza San Marco fin dal XII secolo.

Poi nel 1638 si è aperta la prima casa da gioco pubblica al mondo, il Ridotto, vero e proprio casinò che ha trasformato la Serenissima in una Las Vegas moderna. Per non parlare delle lotterie e delle scommesse che si effettuavano fin dal XVI secolo in laguna e che hanno proliferato fino alla fine della Repubblica. Insomma, una storia tutta da scoprire e da conoscere.

Per informazioni www.polomusealeveneto.beniculturali.it

Giornata europea delle lingue, da Venezia un videolibro sui 1600 anni della città

Venezia, 22 settembre 2021 – Riflettere sull’importanza dell’apprendimento delle lingue per la crescita integrale della persona e sull’importanza della diversità linguistica e culturale, in quanto patrimonio immateriale da amare, rispettare e proteggere. Domenica 26 settembre si celebra in tutto il continente “La giornata europea delle lingue” e Venezia - plurilingue e multiculturale fin dalle sue origini - parteciperà all’iniziativa in sinergia con le celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione della città, con l’intento di onorare e valorizzare la cultura della Serenissima. Si intitola “Venezia plurilingue. Ieri come oggi: aperta all’altro” l’evento che l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha organizzato per l’occasione. 

La giornata sarà inaugurata alle 10 con i saluti istituzionali e si concluderà alle 18 con la proiezione dello spettacolo teatrale “La donna del fuoco”, dedicato a Marietta Barovier, figura di donna del tutto moderna, innovatrice, coraggiosa, imprenditrice, portatrice dei segreti del mestiere d’arte dei maestri vetrai, a cui viene attribuita la nascita della perla Rosetta. Oltre ad una serie di interventi che coinvolgeranno professori e studenti dell’Università, nel corso dell’evento sarà presentato da Francesca Vianello (responsabile Europe Direct-Eurodesk per il Comune di Venezia) e da Eugenia Sainz (referente per la terza missione del dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati di  Ca’ Foscari) il videolibro creato per festeggiare i 1600 anni della fondazione della città. Inoltre, in mattinata saranno anche premiati i vincitori del concorso “Mettiti la maschera e raccontaci Venezia”, che ha visto studenti e studentesse delle scuole del Veneto raccontare Venezia attraverso dei video. 

La manifestazione si terrà integralmente in modalità telematica: sarà trasmessa sul canale YouTube ufficiale dell’Università Ca’ Foscari (YouCafoscari) e rimarrà a disposizione anche nei giorni successivi. 

Pietro Querini, il patrizio che trasforma un naufragio in un successo culinario veneziano e internazionale

Venezia, 22 settembre 2021 – Era partito il 25 aprile del 1431 da Candia, allora veneziana, con la sua nave “Cocca Querina” sulla rotta delle Fiandre con un equipaggio di 68 uomini. A bordo vino Malvasia, pepe, zenzero e altre merci preziose dello Stato da mar che avrebbe scambiato con stoffe fiamminghe. Invece riportò al Doge del pesce secco che i pescatori dei Mari del Nord chiamavano stoccafisso (stokfisk) e che è diventato nei secoli uno dei piatti più prelibati di Venezia e di tutto il territorio della Repubblica Serenissima. Pietro Querini è uno dei personaggi più emblematici della Serenissima, capace di trasformare un naufragio in un successo culinario senza tempo. La sua storia viene raccontata in un video, intitolato “Pietro Querini presenta il baccalà al Doge Francesco Foscari”, che resterà on line fino alla fine dell’anno in occasione dei 1600 anni di Venezia. Il video è in realtà una rappresentazione teatrale in dialetto che racconta un pezzo di storia della Serenissima tra il 1431 e il 1433, la cui ricostruzione storica è fatta grazie alla relazione che Querini fece al Doge Foscari e sulla base dei diari di Cristoforo Fioravanti e Nicolò de Michiel, consigliere e scrivano a bordo dell’imbarcazione.  

Il patrizio Querini a Candia gestiva un feudo per conto della Serenissima e qui produceva il vino Malvasia che veniva utilizzato come pregiata merce di scambio. A poco più di un mese dalla partenza la Cocca urtò uno scoglio nello stretto di Gibilterra. Tra varie peripezie, bufere e nubifragi, l’equipaggio fu costretto ad abbandonare la Cocca e, a bordo di una disastrata scialuppa, con pochi superstiti marinai stremati dalla fatica, dalla fame e dalla sete, approdò sullo scoglio di Sandøya dove trovò un riparo e qualche misero alimento. Furono gli abitanti dell’isola di Røst, nell’arcipelago delle Lofoten in Norvegia, oltre il Circolo Polare Artico, ad accogliere Pietro Querini e i superstiti dell’equipaggio nonché ospitarli offrendo - nel giorno della loro partenza, il 25 gennaio del 1433 - il baccalà (stoccafisso) che portarono al Doge Francesco Foscari.  

Nel 1932, in ricordo di Querini è stata eretta una stele nello scoglio di Sandøy. Ogni anno a  Røst si svolge il Querinifest, una manifestazione che - tra concerti, spettacoli e appuntamenti - rievoca il naufragio e il miracoloso salvataggio di Querini. 

Per vedere il video https://www.pietroquerinibaccala.it/#video​

Una gondola in piazza Duomo a Crema per festeggiare Venezia e i suoi 1600 anni di storia

Venezia, 22 settembre 2021 - Una gondola originale scortata in piazza Duomo a Crema da otto gondolieri. È così che la città lombarda ha scelto di prendere parte ai festeggiamenti dei 1600 anni di Venezia rendendo omaggio alla città lagunare attraverso il suo simbolo per eccellenza che lascerà le acque della laguna per raggiungere la terraferma ed essere ammirata da un nuovo punto di vista. Sabato 25 e domenica 26 settembre, gondolieri veneziani e buranelli accompagneranno, in abiti tipici, una gondola nel centro della città di Crema aprendo, così, i festeggiamenti per il compleanno di Venezia e ricordando il legame di oltre tre secoli tra le due città. Proprio come accadde cinque secoli fa, oggi, i cremaschi si preparano ad accogliere nuovamente Venezia nelle proprie mura per ricordare e omaggiare gli oltre trecento anni di appartenenza alla storia della Serenissima.

Il progetto rientra tra gli eventi ufficiali delle celebrazioni dei 1600 anni di Venezia ed è presentato dall’Infopoint Pro Loco con il patrocinio del Comune di Crema. Hanno collaborato per la sua realizzazione il Comitato Carnevale Cremasco e l’artista Gil Macchi, da sempre ispirato dalla laguna veneta per i suoi dipinti, che ha coinvolto i suoi amici gondolieri di Burano in questa straordinaria impresa. 

La festa veneziana fungerà, inoltre, da cornice alla mostra “Robe da Macchi” di Gil Macchi che si terrà nella sala espositiva della Pro Loco dal 25 settembre al 17 ottobre 2021 ed esporrà le sue opere dedicate a Crema e al mondo lagunare.

Il programma dell’iniziativa inizia alle 16.00 con il saluto delle autorità ai gondolieri e l’esposizione della gondola. A seguire, dalle 16.30 alle 17.00 verrà inaugurata la mostra “Robe da Macchi” di Gil Macchi presso la sala espositiva della Pro Loco di Crema. I festeggiamenti proseguiranno fino alle 19.00 coinvolgendo la cittadinanza con musiche veneziane, aperitivi tipici con spritz, ombre e cartoccio di frittura della laguna, maschere veneziane per le vie della città a cura del Carnevale Cremasco e interviste, come quella che verrà fatta al pluricampione della regata storica Franco dei Rossi detto Strigheta, un nome noto, insieme a quello di suo padre, per le dieci vittorie della regata più importante di voga alla veneta a Venezia. 

Sempre in piazza, all’ingresso Infopoint Pro Loco, dalle 14,30 alle 18.30, ci sarà un evento dedicato all’annullo postale speciale, “Quando Crema era Serenissima”, a cura del Timbrofilo Curioso e Poste Italiane in cui sarà possibile acquistare due cartoline in ricordo dell’evento.

La sera, inoltre, verranno proiettate, sulla Torre Civica della città, le regate storiche veneziane intervallate dalle opere di Gil Macchi. 

Domenica 26 settembre, dalle 10.30 i festeggiamenti proseguiranno tra aperitivi, mostre, proiezioni di regate storiche e l’esposizione della gondola che resterà in piazza fino alle 22.00. 

L’evento è finanziato dall’Associazione Popolare per il Territorio e il Rotary Club S. Marco. 

Atelier aperti per celebrare 1600 anni di artigianato

Venezia, 21 settembre 2021 – Milleseicento anni di artigiani, di eccellenza, di arte e cultura. Milleseicento anni di mani di sarti, orafi, impiraresse, remeri, tipografi, carpentieri, artisti della carta, decoratori, vetrai, modiste. Quelle mani che hanno costruito la grandezza della Serenissima e che ancora oggi raccontano una lunga storia di creatività e di “saper fare”.

Venezia è città di artigiani, viva e produttiva, una città di saperi tramandati di generazione in generazione, che raccontano la storia della città anche attraverso i suoi stessi luoghi e la sua topografia: campi, calli e campielli prendono i nomi da quegli artigiani che sono sempre stati il punto di forza della Serenissima. E così “Venezia da vivere” celebra i 1600 anni dalla fondazione di Venezia con delle passeggiate per valorizzare gli artigiani che continuano ad operare con passione in città. Da giovedì 23 a domenica 26 settembre va in scena “Atelier aperti”, alla scoperta del prezioso e inestimabile patrimonio creativo della città, un invito a scoprire e ricercare la bellezza e l'alta qualità dei prodotti artigiani fatti a mano, creati dai talenti veneziani che sono i custodi della storia millenaria di Venezia. Per quattro giorni, laboratori e atelier apriranno le porte ai visitatori per mostrare i processi di creazione dei loro prodotti. 

“Pochi sanno, ad esempio, che Venezia è città della ceramica e che moltissime giovani donne si dedicano a quest’arte – spiega Laura Scarpa di Venezia da Vivere – eppure una volta la ceramica era molto fiorente in città. Il campiello dei Squelini, ad esempio, prende il nome dagli artigiani che lì fabbricavano scodelle e che erano riuniti nella congregazione dei Bocaleri. E poi andremo alla scoperta della bottega di Jacopo Robusti detto Tintoretto, che nel XVI secolo era il suo luogo di lavoro e dimora, dei laboratori delle cere e delle stamperie, ma anche delle botteghe dedicate alla moda, al design, ai gioielli, al vetro”.  

Le visite, in presenza e in diretta Instagram, saranno suddivise per sestieri: giovedì si entrerà nelle botteghe artigianali di Dorsoduro di stampa, pittura, perle di vetro; venerdì a Santa Croce con l’arte della carta e di comporre i fiori, a San Polo l’abito su misura, l’arte contemporanea, il design del legno;  sabato a San Marco con i gioielli artigianali, la maglieria fatta a mano, la modisteria, il legno di design e domenica la visita si snoderà tra Cannaregio e Castello con la moda sostenibile, la cera, la tipografia, la ceramica, il cibo organico, l’home decor, l’atelier sartoriale. 

Atelier Aperti fa parte del più ampio Venice Fashion Week, la manifestazione che promuove Venezia come centro di produzione e creatività, che quest’anno si terrà dall’8 al 23 ottobre.

La partecipazione è gratuita con iscrizione obbligatoria prenotando direttamente presso ogni singola bottega artigianale oppure scrivendo a hello@veneziadavivere.com. Dirette Instagram su
@Veneziadavivere. Per informazioni www.veneziadavivere.com

 

Uniformi del passato, storie e leggende del Comando dei Carabinieri di San Zaccaria che apre al pubblico per i 1600 anni di Venezia

Venezia, 21 settembre 2021 - A due passi dalla Riva degli Schiavoni e a lato della chiesa di San Zaccaria da cui prende il nome, sorge un edificio che apparteneva originariamente all’ordine conventuale benedettino, diventato, dal 1867, dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Venezia. Siamo nel sestiere di Castello, in un luogo dal valore storico e artistico inestimabile di cui abbiamo testimonianza già nel testamento del Doge Giustiniano Partecipazio dell’829 e che, sabato 25 settembreaprirà al pubblico in occasione dei 1600 anni di Venezia per dare la possibilità ai cittadini di visitare un posto di straordinaria importanza sia per la storia veneziana che per quella dell’Arma dei Carabinieri. 

«Abbiamo voluto dare questa possibilità a tutti i veneziani - commenta il Colonnello Mosè De Luchi, Comandante della sede Provinciale dei Carabinieri di Venezia - per mostrare loro un luogo dal fascino unico datato ancora prima dell’anno mille e far sì che i cittadini possano comprendere meglio non solo la storia del luogo in cui risiedono i carabinieri ma anche l’importanza di questo mestiere in una città particolare ma unica come quella di Venezia».

Entrando si viene subito accolti da un chiostro del 1495, un luogo che mostra ancora i segni di un passato fatto di storie, leggende e aneddoti e che, i Carabinieri di San Zaccaria, hanno scelto di far scoprire al pubblico nell’anno del 1600º anniversario della fondazione della città. Proprio in questo chiostro sono esposte, infatti, alcune delle uniformi storiche dell’Arma dei Carabinieri provenienti dalla collezione privata dei fratelli Sartorel di Zero Branco. Si tratta di divise appartenenti a periodi storici diversi che vanno dal 1840 alla contemporaneità e che sono in grado di rievocare la storia di questo antico e fondamentale mestiere di difesa cittadina. Tra le diverse uniformi esposte ce ne sono anche due particolarmente speciali, quella indossata nel film Il Giorno della Civetta con Franco Nero e un’altra, sportiva, dello sciatore degli anni ’70 Pietro Gros. 

«Il Comando di San Zaccaria ha uno stretto legame con la storia di Venezia e con la figura del Doge - continua il Colonnello De Luchi - Si narra, infatti, che ogni domenica di Pasqua o Lunedì dell’Angelo il capo di Stato della Serenissima si recava qui in processione per assistere alla messa e, proprio in questo luogo, sembra che ricevette in dono dalla badessa del convento il corno ducale. Si tratta di un legame che fonda le sue basi nella concessione da parte della badessa dei terreni dove oggi sorge la Basilica di San Marco».

L’antico convento benedettino di San Zaccaria, dopo l’arrivo di Napoleone, nel 1810, fu abolito come molti degli ordini conventuali veneziani diventando, durante il periodo austroungarico, sede della ragioneria dell’impero e, in seguito, sede dell’Arma dei Carabinieri congiuntamente con il regio esercito fino al primo conflitto mondiale.

Oltre alla sua importante storia e alla bellezza architettonica, l’attuale Comando Provinciale dei Carabinieri di Venezia nasconde anche leggende misteriose legate alla figura del fantasma della badessa che si narra vaghi ancora di notte nel chiostro dell’ex convento benedettino. Il corazziere Biasin, inoltre, ha raccontato che proprio in questo luogo ci fu una contrapposizione tra le truppe tedesche e i carabinieri dell’epoca che, dopo un forte confronto, riuscirono a mettere in sicurezza il comando. 

Le visite guidate sono gratuite e organizzate dai Carabinieri di Venezia con il supporto di Touring Club.

Per info e prenotazioni scrivere alla e-mail provveeventi@carabinieri.it oppure chiamare il numero 0412741513. 

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/icz3k_ve_D4

 

M’illumino di spezie: domenica a Rialto l’evento che rievoca gli antichi commerci della Serenissima

Venezia, 20 settembre 2021 – Si mangiano e si odorano, evocando terre lontane avvolte nel mito, ma servono anche per profumarsi e per curarsi. Quando Venezia era la Serenissima, il commercio delle spezie era la sua più importante fonte di reddito. La Repubblica Serenissima fu per secoli monopolista indiscussa in questo campo: importava dall’Oriente, dove aveva scali e colonie in tutti i porti principali, e riesportava nel resto dell’Europa. Per ricordare il ruolo del commercio delle spezie e la ricaduta che esso ha avuto nella civiltà e nella vita veneziana, il Comitato cittadini di campo Rialto novo e adiacenze ha organizzato per domenica 26 settembre la giornata “M’illumino di spezie”, che si terrà in pescheria a Rialto, dalle 10 alle 20. L’evento è inserito all’interno delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia e si prefigge di esplorare l’uso delle spezie nella cucina, nella farmacopea e nella profumeria attraverso laboratori sensoriali, una tavola rotonda, visite guidate nei luoghi topici delle spezie e una mostra-mercato con una decina di espositori. Tra le protagoniste della tavola rotonda ci sarà Carla Coco, storica della gastronomia di origine siciliana ma trapiantata a Venezia da tanti anni. 

“L’idea di dedicare una giornata alle spezie all’interno degli eventi che vengono a segnare la nascita di Venezia nasce dal fatto che le spezie sono tra le merci più importanti non solo per Venezia, ma per l’intera Europa. Le spezie connotano la cultura e l’economia medievale e fanno anche grande e ricca Venezia – spiega Coco – Erano importanti, e lo sono ancora adesso, perché venivano usate in tantissimi campi: in cucina, nella dietetica, nella farmacopea, per fare profumi e saponi; erano merci che venivano da molto lontano, dall’estremo Oriente ed erano essenzialmente semi, cortecce, fiori, minuscoli frutti che per la maggior parte si usano essiccati”. 

Venezia, che era una città commerciale, comprende fin dall’inizio che si tratta di un settore molto importante e si dedica interamente a questo commercio. “Lo fa in maniera molto intelligente, curandone tutti gli aspetti – continua – aveva un Arsenale, già all’inizio del 1204, in grado di fabbricare delle navi, aveva una legislazione marittima che già nella seconda metà del 1200 era ben strutturata e metteva in sicurezza i suoi mercanti organizzando quelle che si chiamavano “mude”, ossia convogli armati che partivano da Venezia in una data ben precisa, avevano un programma di viaggio, arrivavano negli scali dei vari porti dell’Oriente e del nord Africa e lì i veneziani incontravano altri mercanti che avevano portato le spezie dall’estremo Oriente e le compravano. Spezie che pesavano poco ma erano molto costose perché l’utilizzo era immenso. Una volta che tornavano a Venezia, arrivavano al mercato di Rialto dove queste merci pagavano il dazio e poi venivano rivendute in tutto il resto d’Europa. Chiaramente Venezia teneva quello che le serviva, ma anche qui lo fa in maniera intelligente”. 

La Serenissima diventa infatti leader anche nella produzione dei farmaci perché fino all’avvento della chimica la maggior parte delle medicine si faceva con le spezie e le erbe. 

“Tra tutti i farmaci, Venezia si specializza nella produzione della triaca che era un medicinale molto particolare, una specie di panacea per tutti i mali, formato da ben 62 ingredienti tra cui spezie e carne di vipera – racconta – Ma non solo produce una enorme quantità di triaca, produce la migliore triaca del mondo allora conosciuto. Ci sono farmacie triacanti: solo loro possono fare questo farmaco e quando lo preparano intervengono le autorità a controllare che tutto sia fatto in maniera corretta. Questo fa sì che il farmaco sia venduto in tutta Europa”. 

L’altro aspetto da non dimenticare è l’uso in cucina, non solo per insaporire i cibi e dargli un gusto originale e particolare, ma anche nella dietetica perché nel mondo medievale cucina e dietetica vanno di pari passo. “A quell’epoca si pensava che le spezie correggessero i vizi del cibo e quindi si usavano non soltanto sui piatti ma anche per fare dei vini speziati oppure venivano confettate e  consumate a fine pasto – prosegue – Anche qui i veneziani capiscono che l’utilizzo delle spezie in cucina era una cosa difficile, perché tutto sommato non erano prodotti nel nostro dna europeo e quindi Venezia fa una operazione di marketing molto interessante: crea una serie di sacchetti con delle spezie già pronte da usare che si chiamano proprio sacchetti veneziani”. 

Questi sacchetti erano di tre tipi: uno con spezie negri e forti che si usavano per la carne, un altro con spezie dolci e fini per il pesce e poi, siccome erano mercanti, una miscela universale buona per tutti i gusti. Non solo: i veneziani fanno un’operazione di tipo culturale molto importante. Sempre secondo il principio che dietetica e cucina vanno a braccetto, chiamano un medico-gourmet di origine araba, “Giambonino”, a cui nel 1271 viene conferita la cittadinanza “de intus et de foris”. Giambonino viene invitato dalla Repubblica a tradurre e rielaborare un libro di un medico molto famoso in Oriente per far conoscere e capire come le spezie si usano, a cosa servono, quali mali possono prevenire. E Giambonino scriverà alla fine del 1200 un libro che si chiama “Liber de ferculis et de condimentis” che oggi possiamo considerare il primo libro di cucina veneziana”.     

“In questa manifestazione, che ha la partnership dell’università di Cordova, abbiamo pensato di mettere insieme tutti i vari aspetti delle spezie: quindi avremo un momento culturale, ma anche commerciale – spiega Coco – Avremo un laboratorio sensoriale con esperti che guideranno le persone all’uso delle spezie in cucina; verranno riproposti questi famosi sacchetti veneziani di cui abbiamo memoria storica e ricette tratte dai ricettari antichi veneziani. Ad esempio, il famoso saor che mangiamo ancora tutti i giorni è un piatto che esiste già nel 1300, si chiamava “cisame di pesce” ed era fatto con le spezie, o “l’ambrogino” che era completamente ricoperto di spezie. Basti pensare che nel 1300 a Venezia si usavano dalle 30 alle 40 spezie diverse”. 

Alle 16 è prevista una tavola rotonda dove si parlerà di spezie nella farmacopea, nella profumeria, nella liquoristica e nella cucina. Non mancherà la parte commerciale, con la presenza di stand in cui le persone potranno provare, vedere e capire cosa con le spezie oggi si può modernamente fare. Ci saranno pasticcieri che faranno antichi dolcetti con le spezie, come i pevarini, ma anche rivisitazioni moderne, come un babà con le spezie o i mustacciuoli. Ci saranno amari e distillati, maestri profumieri che faranno sentire diverse fragranze e visite guidate con guide autorizzate che faranno conoscere il mercato, l’antica farmacia di San Servolo e palazzo Mocenigo. In serata verrà proposta una rivisitazione teatrale del Milione di Marco Polo”.   

Pregiatissime e costosissime, e per questo usate dai ricchi per fare sfoggio della propria opulenza, le spezie vengono usate fino alla fine del 1500, dopodiché subiscono un declino.  

“Sostanzialmente arrivano i portoghesi che inondano di spezie l’Europa con le loro navi e iniziano a non essere più apprezzate perché non sono più uno status symbol, senza contare che le conoscenze mediche si allargano e anche se non c’è una ragione apparente le spezie cominciano ad essere sempre meno usate – conclude Coco – La cucina veneziana del 1600 e 1700 perde le spezie, nel 1800 e 1900 si conoscono solo quelle principali: il pepe e la cannella. Però negli ultimi 20 anni qualcosa è cambiato. Perché si riscopre che in realtà le spezie fanno davvero bene e non erano solo dicerie. E vengono di nuovo usate in cucina, anche per la presenza di molte comunità straniere orientali. Tra le spezie riscoperte ci sono sicuramente lo zenzero, la curcuma, la cannella, i chiodi di garofano, l’anice stellato, il coriandolo e naturalmente lo zafferano. Lo zafferano viene prodotto soprattutto in Iran e in Turchia, però è l’unica spezia che si può coltivare anche in Italia. Nella manifestazione avremo lo zafferano prodotto in Italia e quello iraniano, proprio per mettere a confronti mondi e culture diverse”.   

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/ZQp4P2tOMmk

 

Su e Zo per i Ponti, visite guidate alla scoperta della storia di Venezia lungo i suoi 1600 anni

Venezia, 17 settembre 2021 – Continuano le visite guidate della “Su e Zo per i ponti”, appuntamenti che rientrano nelle passeggiate di solidarietà e che si snodano tra gli angoli meno conosciuti di Venezia senza tralasciare però i luoghi più iconici. Si tratta di un vero e proprio “detour” in tutti i sestieri della città, per andare a toccare i luoghi più autentici e vivaci del centro storico. Le visite sono inserite all’interno del calendario delle manifestazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia: grazie al coinvolgimento delle guide turistiche autorizzate di Venezia e dei volontari della Su e Zo è possibile, per piccoli gruppi di persone, approfondire la conoscenza della città in modo nuovo e originale, dedicato al compleanno di Venezia.

I percorsi proposti con il progetto “Su e Zo Detour”, progettati e organizzati in collaborazione con la Cooperativa Guide Turistiche Autorizzate di Venezia, hanno infatti come principale tema conduttore la storia della città di Venezia. 

Prossimo appuntamento è domenica 19 settembre con i tour di San Polo per “La nascita di Venezia tra mito e leggenda” e di Castello per “La nascita del Patriarcato e il dialogo tra le religioni a Venezia”. Il primo itinerario, che attraversa tutto il sestiere da Campo San Rocco, passando per Campo dei Frari e Campo San Polo fino a giungere a Campo San Giacomo di Rialto, tocca alcuni degli edifici più emblematici della fede e della carità cristiana in città, presentando non solo luoghi di culto come chiese e basiliche ma anche la tradizione delle Scuole Grandi, sedi di confraternite laiche che erano dedite alla solidarietà verso malati e bisognosi. La visita prosegue alla scoperta del mercato di Rialto, da sempre il cuore del commercio e simbolo del potere economico di Venezia, e si conclude nella chiesa di San Giacomo di Rialto detta di San Giacometto, sul luogo dove secondo la leggenda fu fondata la Città di Venezia il giorno 25 marzo dell’anno 421 d.C., come testimonia la fonte manoscritta del “Chronicon Altinate”. Nel secondo si approfondirà la ricchezza del dialogo interreligioso a Venezia, che ha lasciato tracce ovunque: le diverse civiltà – cattolica, ebraica, greco-ortodossa e armena – hanno da sempre contribuito alla crescita culturale ed artistica della città. Da Campo Santa Maria Formosa si arriva a Ruga Giuffa: qui a metà ‘500 si insediarono i primi armeni giunti da Giulfa, città armena sotto sovranità persiana. Attraversando il quartiere greco, sviluppato attorno la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio dei Greci, si giunge alla Scuola dalmata dei Santi Giorgio e Trifone, detta anche Scuola di San Giorgio degli Schiavoni. Da Riva degli Schiavoni alla vivace Via Garibaldi, si arriva infine alla Basilica di San Pietro in Castello: qui fu costituito il Patriarcato di Venezia nel 1451; la basilica fu cattedrale patriarcale fino al 1807, quando la sede del patriarcato fu trasferita alla Basilica di S. Marco.

Gli appuntamenti successivi sono fissati al 17 ottobre con “Palazzi e nobiltà del Settecento veneziano” a Santa Croce e “Ordini religiosi e antichi conventi/mercanti foresti a Venezia” a Cannaregio, mentre il 21 novembre si potrà partecipare a “Dorsoduro museum mile / le donne a Venezia: storie di arti e mestieri” a Dorsoduro e “La commedia e la musica: teatri perduti e ritrovati” a San Marco. Sempre il 21 novembre si terrà un detour speciale che rappresenta un vero proprio omaggio alla passeggiata di solidarietà “Su e Zo per i Ponti di Venezia”. Dal Ponte della Costituzione al Ponte di Rialto si ripercorre a ritroso la storia dei ponti di Venezia, dai più noti ai più nascosti e sconosciuti, un racconto affascinante che rende conto della storia stessa della città. A Venezia ci sono centinaia di ponti, oltre 400. In origine, e fino al 1500, le tante piccole isole su cui è sorta Venezia erano collegate tra loro da semplici tavole in legno, nei secoli successivi sostituite da ponti in pietra o in ghisa. Oggi i ponti di Venezia, oltre a essere indispensabili alla viabilità pedonale, ospitano sotto la pavimentazione i cavidotti di luce e telefono e le tubazioni di gas e acqua. Un itinerario lungo 3,8 km, attraversando 4 sestieri e 12 ponti, per tornare a sognare la “Su e Zo per i Ponti di Venezia”.

Per informazioni www.suezo.it

Ad Altino il concerto “Otto stagioni”, per celebrare le origini di Venezia ed i 1600 anni dalla sua nascita 

Venezia, 17 settembre 2021 – Ad Altino si trovano le radici più antiche e profonde di Venezia. Nel luogo simbolo in cui si fanno risalire quelle che sono le origini della città lagunare domenica 19 settembre alle ore 17 si terrà il concerto “Otto stagioni”, ideato per celebrare i 1600 anni dalla fondazione della città lagunare. Interamente organizzato dall'associazione ASD Cavanisti 75, nel cortile della chiesa di San Eliodoro, risuoneranno le “Quattro stagioni” di Vivaldi insieme a quelle di Piazzolla, interpretate dal gruppo “Alma migrante”, in un evento nato per festeggiare Venezia e le sue origini. 

Come Venezia e prima di Venezia, Altino era una città sull’acqua, una città portuale che oggi nasconde un tesoro che vale più di 2000 anni, e di questo tesoro, della Venezia invisibile, il parroco don Gianni Fazzini si definisce come un piccolo promotore che da vent’anni tiene viva la memoria del sito archeologico più grande del Veneto. 

«Nei 1600 anni di Venezia non ci sono leggende ma storia vera, documentata – racconta don Gianni -. Ci sono molte tracce che ci fanno capire che Altino è stata molto importante per Venezia».

I primi innesti risalgono al 1000 a.C., quando i veneti, abili navigatori, iniziarono a popolare la zona e fu proprio la loro conoscenza della navigazione, conservata poi nei secoli, che valse e varrà a questa città l’acquisizione di molte e preziose conoscenze che tutt’oggi la rendono famosa nel mondo. «I veneti, nei loro viaggi verso la Siria, scoprirono che era possibile fondere la silice per fare il vetro e dunque, già nel 3 a.C., ad Altino, si lavorava il vetro – ricorda don Fazzini -. Le murrine, ad esempio, sono state inventate proprio qui».

Non solo arti ma anche tecniche per migliorare la struttura urbanistica dell’antica Altnoi, che verranno utilizzate poi nella futura Venezia, furono importate dai veneti. «Dalle città del Nilo, i veneti impararono come implementare la rete fognaria. Capirono – spiega don Gianni - che le città erano salubri e che per rendere salubre anche Altino avrebbero dovuto costruire dei canali collegati al Mar Mediterraneo che, attraverso le maree, avrebbero garantito il ricircolo dell’acqua e dunque, una città pulita». Anche la struttura delle fondamenta, attraverso l’utilizzo del legname, considerato come l’oro verde nel periodo di massimo splendore della Repubblica Serenissima, venne sperimentato per la prima volta proprio ad Altino nel 1 d.C., per sorreggere la porta acquea, l’ingresso alla città.

Quella di questo borgo è una lunga storia di tradizioni, anche Cristiane, e che vede proprio nella figura di un uomo, Eliodoro, Santo a cui è dedicata la chiesa di Altino, l’anello di congiunzione con Venezia. «La storia dei 1600 anni si colloca nel momento di passaggio che Altino ha vissuto quando nel 400 d.C la grande Roma, che dominava rispettosamente le terre di Altino già dal 128 a.C., non era più in grado di sostenere questa città. Fu proprio in questo momento che Altino trovò l’energia per ricominciare con le proprie forze – chiosa don Gianni – grazie a Eliodoro».

La storia di Eliodoro, come quella di Altino, è tutta da scoprire, ed è la storia di un giovane uomo che, in un tempo di profondo cambiamento, riuscì a guidare e risollevare la sua città. Eliodoro fu il promotore di una fiorente comunità che, anni dopo, si sposterà nell’isola di Torcello e nella quale tutt’oggi, nella Basilica di Santa Maria Assunta, si conservano le spoglie del Santo.

Il legame tra Altino e Venezia è molto profondo, radicato come le radici delle querce secolari sono radicate nel sottosuolo e la cui grandezza è, seppur nascosta, innegabile. Ritroviamo Altino e la sua storia nei campi, nei campielli, nelle corti e nei palazzi della Venezia di oggi, perché proprio nel 639 d.C. questo piccolo borgo divenne un luogo da cui attingere per reperire materiali strutturali usati per costruire edifici Veneziani.

Nonostante i primi scavi archeologici siano iniziati più di cento anni fa per una pura fatalità, durante la costruzione delle trincee in preparazione al primo conflitto mondiale, molto di quello che fu Altino resta ancora da scoprire, e l’augurio di don Gianni Fazzini, promotore e custode della storia di Altino, è proprio quello di continuare a scoprire e valorizzare le radici più antiche e profonde della città di Venezia.

Settima “Giornata dell’artigianato”: a Rialto espongono gli artigiani per il compleanno di Venezia

L’artigianato veneziano in festa. La settima edizione della “Giornata dell’artigianato”, organizzata dal Comitato Cittadini Campo Rialto Novo, si terrà domenica 19 settembre dalle 10 alle 20 nell’area realtina. La manifestazione rientra tra i tanti appuntamenti che il Comitato ha organizzato nell’ambito delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia.

Il Comitato, che da anni si dedica a far conoscere l’artigianato di qualità con giornate organizzate in Pescheria o in campo San Giacometto, quest’anno vuole celebrare il compleanno di Venezia anche attraverso il suo artigianato, che ha reso famosa Venezia in tutto il mondo. La pescheria di Rialto si animerà quindi grazie alla presenza di una ottantina di artigiani che esporranno le proprie creazioni. Per l’occasione saranno proiettati dei cortometraggi (prodotti da Ginko Film) sulle attività degli artigiani espositori.

Le altre "Giornate dell’artigianato" previste per le celebrazioni di Venezia 421-2021 sono fissate nei mesi di ottobre, dicembre e gennaio per finire il 20 marzo del 2022. 

Il Comitato Rialto Novo è nato nel 2013 per salvaguardare e migliorare le caratteristiche sociali, ambientali e culturali della zona realtina, promuovere ogni attività tesa a favorire il benessere e la qualità della vita degli abitanti della zona e tutelare l’assetto abitativo e monumentale dell’area di Rialto. In occasione del compleanno di Venezia si è dedicato a far conoscere i luoghi storici della città con conferenze e visite guidate a tema su argomenti attinenti alla storia di Rialto, tra passato e presente. Chiese, cucina, architettura, commercio, toponomastica, moda e molto altro: accompagnati dalle guide esperte, veneziani e non possono immergersi nella storia del cuore di Venezia, assaporare gustosi racconti, scoprire leggende, angoli nascosti e storie romantiche. 

A Stra un viaggio culturale alla scoperta del legame tra le ville venete e la Serenissima

Venezia, 16 settembre 2021 - Uno sguardo inedito sulle ville venete e il loro legame storico-artistico con la città di Venezia diventa il fulcro di un incontro, nel Comune di Stra, organizzato in collaborazione con Alessandro Marzo Magno in occasione del compleanno di Venezia.

Venerdì 17 settembre, alle 17.00, nella suggestiva cornice di Villa Pisani, il giornalista e scrittore veneziano trascinerà il pubblico in un excursus storico-artistico per far scoprire, con un approccio innovativo, tutto quello che non si sa ancora sullo straordinario patrimonio delle ville venete e il loro legame con la Serenissima. 

Partendo dal volume, Le ville venete, edito da Fabris e scritto dallo stesso Marzo Magno, si verrà accompagnati in un viaggio tra le storie raccontate e disegnate per comprendere meglio come queste ville sono state costruite, da chi e quali funzioni hanno avuto dal passato fino ai giorni nostri.

Per l’occasione, il Museo Nazionale di Villa Pisani è aperto al pubblico dalle 15.00 alle 19.00 con chiusura della biglietteria alle 18.00.