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Un pomeriggio di studi a Brescia per ricordare la dominazione veneziana e il legame con la storia della città lagunare lunga 1600 anni

Venezia, 14 ottobre 2021 - La Brescia del XVII secolo diventa protagonista di un pomeriggio di studi organizzato nelle sale dell’Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze, Lettere e Artivenerdì 15 ottobre alle 15.30, per riportare l’attenzione su un periodo importantissimo, e poco approfondito, della storia della città lombarda, il seicento.

Attraverso una serie di interventi con studiosi e professori provenienti da diverse università italiane, il convegno “Venezia e Brescia nel Seicento”, a cura di Luciano Faverzani ed Enrico Valseriati, ripercorrerà, tra documenti, studi, approfondimenti e testimonianze, il periodo storico della dominazione veneziana su Brescia (1426-1797) rievocando un legame tra la città lombarda e quella lagunare la cui storia, quest’anno, compie 1600 anni di esistenza.

L’iniziativa convegnistica verterà su diversi temi, dalla storia politica alla storia militare, dalla storia delle aristocrazie, alla storia economica, fino a passare per la storia culturale e letteraria e infine la storia della scultura e delle arti minori. Interverranno Enrico Valseriati (Istituto Storico Italo-Germanico in Trento; Ateneo di Brescia), Daniele Montanari (Università Cattolica del Sacro Cuore; Ateneo di Brescia), Paolo Maria Amighetti (Università Cattolica del Sacro Cuore), Giulio Ongaro (Università degli Studi Milano Bicocca), Elisabetta Selmi (Università degli Studi di Padova; Ateneo di Brescia) e, infine, Luciano Faverzani (segretario dell’Ateneo di Brescia).

I risultati del pomeriggio di studi saranno poi pubblicati nella rivista “Commentari dell’Ateneo di Brescia”, riconosciuta come scientifica dall’ANVUR per i settori scientifico-disciplinari di area umanistica e sarà poi messa a disposizione del pubblico in formato full open access sul sito dell’Ateneo (www.ateneo.brescia.it). 

Il convegno potrà essere seguito in presenza, previa esibizione di Green Pass, con prenotazione allo 030.41006, o alla mail ateneobs@ateneo.brescia.it oppure da remoto, attraverso il link Zoom  https://zoom.us/j/93982578927?pwd=bHdEN3NqSEw2ZDZaTENWZlZveUF1UT09 .

Le registrazioni degli incontri saranno successivamente disponibile sul canale YouTube dell’Ateneo di Brescia.

Roma festeggia i 1600 anni di Venezia con un concerto nella Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio

Venezia, 14 ottobre 2021 - I festeggiamenti per i 1600 anni di Venezia arrivano fino a Roma dove, nella Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio sarà ospitato il concerto “Venice in Rome” in onore del compleanno della città lagunare che celebra, proprio nel 2021, i 1600 anni dalla sua fondazione.

Venerdì 15 ottobre alle 18.30, nella suggestiva location della Basilica di piazza Venezia, la chiesa nazionale dei veneti residenti a Roma, l’Orchestra Giovanile Filarmonia Veneta, composta da giovani musicisti selezionati dalle migliori istituzioni di formazione accademica della regione Veneto,  riempirà di note e armonie musicali la navata di questo imponente e maestoso luogo sacro della Capitale, donato da Papa Paolo II ai veneti, per ricordare un pezzo di storia veneziana e rendere omaggio a una città la cui bellezza e influenza culturale è riconosciuta in tutto il mondo.

Il concerto sarà diretto da Marco Titotto con la straordinaria partecipazione del tenore Cristian Ricci, curatore dell’evento e direttore artistico del Laboratorio Lirico del Veneto e presenterà al pubblico un repertorio che spazia da Beethoven a Gomez, fino a passare per le musiche di Ennio Morricone con uno speciale omaggio al compositore romano scomparso lo scorso anno.

L’evento, promosso dalla presidenza del Consiglio regionale del Veneto in collaborazione con la Basilica di San Marco a Roma, sarà presentato da Federica Morello.

Per partecipare è necessaria la prenotazione all’indirizzo e-mail: parroco@sanmarcoevangelista.it

Un ciclo di video racconti per riscoprire la storia di Malamocco e festeggiare il compleanno di Venezia

Venezia, 13 ottobre 2021 - Reperti archeologici, manufatti, oggetti del XIII secolo e tutte le testimonianze dell’antichissima storia di Malamocco diventano protagonisti di un ciclo di video racconti realizzati per valorizzare il museo dell’isola della laguna veneziana e festeggiare il compleanno di Venezia nell’anno in cui la città celebra una tappa importante della sua storia, i 1600 anni dalla sua fondazione. Le testimonianze rinvenute negli anni ’90 durante gli scavi in Campo della Chiesa a Malamocco e conservate, oggi, nel museo dell’isola tornano a far parte del dibattito culturale cittadino grazie all’intervento di diverse personalità di spicco del mondo culturale, politico e storico veneziano per cercare di custodire, non solo fisicamente ma anche nella memoria collettiva, le tracce di una storia antichissima che ha portato alla fondazione non solo della città di Venezia ma anche di un luogo simbolo della sua laguna, l’isola di Malamocco.

Il progetto “Museo Transformer da Metamauco a Malamocco”, nato da un’idea di MarVe - Marine archaeology research Venice & EVR - Equipe Veneziana di Ricerca in collaborazione con 

l’Associazione culturale Prometeo di Padova & la Compagnia teatrale Teatro del Go di Venezia, con la direzione di Franca Zannoni e Francesco Coralli e le riprese e montaggio di Daniele Zoico, titolare della Danto Production, prenderà il via a partire dal 15 ottobre, con la pubblicazione di video a cadenza settimanale, per un totale di sei appuntamenti di cui l’ultimo il 19 novembre. 

I video racconti di Museo Transformer saranno pubblicati sulle pagine social (InstagramFacebookTwitter e YouTube) di MarVe - Marine archaeology research Venice, e intratterranno gli appassionati o i semplici curiosi con pillole di storia, curiosità e spiegazioni in una serie di percorsi espositivi che spazieranno dalla storia di Malamocco a quella della città di Venezia mantenendo uno sguardo sul futuro della ricerca archeologica e ponendo l’accento sull’importanza dell'enorme patrimonio culturale e archeologico, di cui è erede il Comune di Venezia. 

Mascotte dell’evento è “Capitan Pipa”, che riprende, in una versione animata realizzata da Rachele Coralli, il personaggio del Comandante Roberto Padoan, fondatore dell'Associazione MarVe.

Si potrà assistere all'evento a questo link: https://www.mar-ve.it/museo-transformer-da-metamauco-a-malamocco

A San Servolo i paesaggi contemplativi di de Conciliis

Venezia, 12 ottobre 2021 – C’è tempo fino al 24 ottobre per visitare, nell’isola di San Servolo, la mostra “Acque e terre, dipinti e land-art” dell’artista Ettore de Conciliis, organizzata dalla Venice International University (Viu) – con il supporto di San Servolo Servizi Metropolitani di Venezia e Fondazione Musei Civici – in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza dei 1600 di Venezia. Fil rouge della mostra è l’acqua con i suoi riflessi e le sue suggestioni, capace di infondere pace e serenità nell’animo. Curata da Victoria Noel-Johnson e Silvia Mazza, l’esposizione è un omaggio a Venezia, la cui storia e bellezza sorge e si riflette nelle acque. 

Il tema dell’acqua domina per diversi decenni l’opera di Ettore de Conciliis ed è quindi significativo che l’artista esponga le sue opere a Venezia, che sembra offrire una cornice unica e stimolante per contemplarle. Composta da diciotto dipinti e sei fotografie in bianco e nero dell’opera Memoriale di Portella della Ginestra (1980), la mostra riunisce il tema centrale che ha dominato il lavoro di de Conciliis fino ad oggi: la ricerca della pace attraverso la natura.  

E anche se la città di Venezia è sempre stata fonte di ispirazione per generazioni di artisti, è solo di recente che de Conciliis ha deciso di raccogliere la sfida professionale di catturare e tradurre una vista veneziana su tela. In contrasto con la scelta comune di dipingere Venezia di giorno, l’artista  ritrae la città e i suoi riflessi circostanti di notte. Il risultato è il dipinto “Notturno a Venezia”, che viene esposto per la prima volta a San Servolo e si concentra sulla laguna con un’apparizione eterea del campanile di San Marco e di Palazzo Ducale visti in lontananza: un faro centrale di luce sotto uno scuro cielo stellato. Nei restanti ampi spazi della tela è raffigurato il gioco lirico di luce e colore sulla superficie leggermente increspata dell’acqua, illuminata dalla luna e dalla luce artificiale che proviene dagli edifici e dai lampioni. 

L’universo ritratto da De Conciliis, come sottolinea il presidente di Viu, Umberto Vattani, è un universo acquatico, che si presenta agli occhi di chi osserva non solo sotto le varianti temporali del giorno e della notte ma anche delle stagioni, dalla melanconia dell’autunno alla trasparenza dell’inverno fino all’esplosione dell’estate. Il tema ricorrente è il riflesso della natura sullo specchio dell’acqua e così le tele sprigionano leggerezza, profonda quiete e delicatezza. 

Tra i lavori in mostra anche "In speculum translucet imago" e "Il monte Pellegrino a Palermo, la sera". 

Per informazioni www.sanservolo.servizimetropolitani.ve.it

Cisame de pesse: da un libro di un anonimo del 1300 la ricetta del saor più antico della storia  

Venezia, 11 ottobre 2021 – “Toy lo pesse e frigello, toy zevolle e lessale un pocho e taiale menude, po’ frizelle ben, poy toli aceto et aqua e mandole monde intrigi, et uva passa, e specie forte, e un pocho de miele, e fa bolire ogni cossa insema e meti sopra lo pesse”. Così scriveva un cuoco anonimo nel 1300 per raccontare la ricetta del “Cisame de pesse”, che altro non è che l’antesignano di ciò che oggi è notoriamente conosciuto come il saor. Il libro si intitola “Anonimo veneziano”: scoperto da Ludovico Frati, conservatore dei manoscritti della biblioteca universitaria di Bologna, fu pubblicato per la prima volta nel 1899. In totale oltre 130 ricette che raccontano di una cucina medievale veneziana dove a farla da padrone sono le spezie. 

Lo sanno bene Anna Santini e Andrea Michelon, una sorta di docenti chef dell’Istituto Venezia, che insegnano l’italiano attraverso la cucina. Perché è un modo per trasmettere una cucina tradizionale che conserva, in ogni singolo ingrediente, un pezzo di storia quotidiana, perché dietro ad ogni ricetta si nasconde un patrimonio di storia e arte, perché molti studenti vogliono andare alla ricerca dell’essenza, dell’originalità di Venezia, lungo tutti i suoi 1600 anni di storia.      

E così, dal mese di settembre, gli studenti possono sedersi immaginariamente a tavola con un personaggio famoso: il doge Enrico Dandolo, la poetessa Veronica Franco, il libertino Giacomo Casanova e la veneziana di adozione Peggy Guggenheim. Si parla di Venezia, del contesto storico, si cucinano i piatti che probabilmente loro stessi mangiavano e poi si cena insieme.  

Ed è proprio all’epoca di Dandolo che si inserisce l’“Anonimo veneziano”, tra piatti profumatissimi che odorano di Oriente e di terre lontane, pollastri, brodi, “savori”, “herbe” o “specie” bone”, zenzero, cannella, agresto, mandorle e latte di mandorla, pesce, miele e molto altro ancora.   

Tra questi, Anna e Andrea spesso scelgono il saor più antico della storia, il cisame de pesse appunto, e l’ambroyno di pollo, un piatto che non esiste più nella cucina veneziana e che vedeva la presenza di datteri, prugne, mandorle, dell’agresto (un succo di uva acerba), del lardo, dello zafferano. Riprodurli non è semplice, ma il gusto si avvicina sicuramente a quello che doveva essere in origine. 

“Il cisame de pesse è la prima testimonianza di quello che sarà il nostro saor ed è anche molto simile negli ingredienti, solo che all’epoca usavano le mandorle pelate al posto dei pinoli, il miele e spezie forti – raccontano – mentre l’ambroyno è una ricetta che si perde probabilmente verso la fine del 1500, quando c’è il crollo del mercato delle spezie a Venezia. In tutte le ricette c’è l’aggiunta delle spezie, anche in maniera esagerata, e un eccesso di mandorla e di latte di mandorla. D’altronde, la cucina originale veneziana era una cucina “fusion”, che prendeva le materie prime locali e le mescolava seguendo influenze arabe, ottomane, levantine, ebraiche, armene, greche. Forse oggi non si sono salvati gli stessi piatti che sono citati nei libri, ma il concetto di “fusion” si è mantenuto ed è stato trasmesso fino ad oggi”. 

La curiosità è che spesso le ricette contenute nell’Anonimo sono pensate per 12 persone, perché pare si faccia riferimento al pranzo dei ghiottoni di Nicola Salimbeni, un cuoco che trascrive le ricette per 12 ghiottoni che dilapidano le loro fortune in ricchi e succulenti banchetti. Un libro di fine 1200, andato perduto, che secondo alcuni filologi viene ripreso, appunto, in alcune ricette dell’Anonimo veneziano. Tra profumi, padelle, acqua che bolle, cipolla che scrocchia, gli studenti entrano in contatto con una Venezia a tutto tondo. 

“Vengono qui perché cercano l’autenticità, non vogliono le contaminazioni ma la ricetta vera, originale – concludono Anna e Andrea – i tedeschi sono quelli che più di tutti adorano Venezia e l’Italia, la cultura, l’arte, la cucina; poi anche gli svizzeri, gli austriaci, gli olandesi hanno una grande passione per Venezia. Gli americani amano l’Italia ma bisogna smontare molti preconcetti che hanno, come il fatto che nostra cucina sia piena di aglio o che nella carbonara ci vadano i funghi”. 

Il piatto preferito? Per tutti, e sopra tutti, c’è il “re” della cucina veneziana, il baccalà mantecato con la polenta, che si gioca il podio con la parmigiana e l’amatissimo tiramisù. 

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/DGGTNV_Q8ao

 

“Venezia, distante come un insolito sogno…” La mostra su Venezia a San Pietroburgo, città sull’acqua e capitale culturale della Russia

Venezia, 11 ottobre 2021 – Una mostra dedicata alla città di Venezia, organizzata nella Villa Rumyantsev, a San Pietroburgo, la città sull’acqua che spesso viene paragonata a Venezia. Una mostra che presenta varie incisioni, litografie, opere pittoriche e storiche fotografie realizzate da famosi fotografi di un tempo. 
“La mostra su Venezia porta avanti il ciclo delle nostre mostre sulle città del mondo, alcuni anni fa abbiamo fatto una grande mostra dedicata a Parigi, e poi anche una su Roma. Ora abbiamo in programma quelle dedicate ad Istanbul e Londra - dice il capo ricercatore Rodion Zelenkov - Abbiamo esposto oggetti di ogni tipo, dalla pittura, al disegno, alla fotografia. Cento anni fa, nel 1918, quando avevamo appena “iniziato”, il nostro museo era chiamato “il museo della Città” e non era dedicato in modo specifico alla città di Leningrado ma in generale alla città in quanto fenomeno, a tutto ciò che nelle città del mondo era ritenuto importante o interessante. Una ricerca molto utile poiché questi materiali venivano utilizzati poi per costruire le città del nuovo paese socialista. Abbiamo di Roma ciò che non c’è a Roma, di Venezia ciò che non c’è a Venezia. Da dove viene tutto questo? Il 1918 fu un anno storicamente rivoluzionario e un enorme numero di oggetti finirono, naturalmente, in palazzi e ville nazionalizzate. Tra questi alcuni furono acquistati appositamente, altri furono donati da delegazioni straniere, e così la collezione si sviluppò. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare la mostra a Venezia, in onore del 1600° anniversario della fondazione della città.” 
Nella prima sala espositiva è esposta l’inedita mappa dell’artista Mateus Marian il Vecchio, realizzata con l’aiuto della xilografia, una particolare tecnica di incisione su legno. La mappa è datata fine XVII secolo ed ha funto da prototipo per i successivi cartografi dei secoli XVII e XVIII. 
"Uno dei dipinti ci è arrivato nel 1990 dalla collezione “Nina Borisovna Brelova”, la famosa famiglia aristocratica. Si tratta di una copia del dipinto del famoso pittore Francesco Tironi, copia di primo grado accademico realizzata da Andrey Rakovic, laureato all’Accademia Imperiale di Belle Arti - continua Zelenkov - Questo dipinto fu realizzato durante il periodo di “stage” che solitamente gli artisti trascorrevano in Italia, durante il quale si esercitavano creando copie dei dipinti di famosi pittori”.
Nella stessa sala è presente anche l’opera di Alfred Parland, famoso “capo architetto” della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato di San Pietroburgo, in cui ha dipinto una particolare prospettiva ad acquerello di Palazzo Ducale, il luogo da cui iniziava ogni viaggio a Venezia. Come a San Pietroburgo tutti arrivavano a Kronstadt, così accadeva a Venezia in Riva degli Schiavoni, vicino a Palazzo Ducale. 
Entrando nella sala d’onore è possibile ammirare un’installazione unica dedicata al “Carnevale”. Dietro ad uno specchio, figure in abiti tradizionali veneziani ricreano il mistero della festa veneziana per antonomasia. 
La mostra è unica in quanto racchiude un numero enorme di fotografie veneziane. La prima sala è dedicata ai sestieri di Venezia: qui si possono trovare foto d’epoca scattate nei sestieri di Cannaregio, Castello, Dorsoduro, San Marco, San Polo e Santa Croce. La grafica è di Antonio Visentini, noto per una grande serie di riproduzioni del Canaletto (Giovanni Antonio Canal). “Il fatto è che ora abbiamo la possibilità di andare al Louvre o all’Hermitage per ammirare i suoi dipinti - spiega Zelenkov - prima si trovavano per lo più in mano a privati. Antonio Visentini ha introdotto il suo lavoro a tutto il mondo grazie alla sua serie di stampe, pubblicate in tre fasi da 12 pezzi ciascuna. Noi abbiamo conservato la serie completa, che è giunta qui dalla collezione del Duca di Meclemburgo-Streletsky”. 
Tra i fotografi italiani è presente Carlo Ponti. Il suo negozio di ottica si trovava in Piazza San Marco (era l’ottica di corte del re italiano Vittorio Emanuele II). Qui era possibile acquistare alcuni prodotti innovativi in termini di ottica e, naturalmente, le sue foto. “Carlo Ponti è anche famoso per aver inventato il megaletoscopo: un dispositivo per la visualizzazione di immagini che consisteva in una scatola contenente alcune lenti e una candela accesa, grazie all’effetto ottico creato era possibile visualizzare le diapositive - continua Zelenkov - Tali diapositive non possono essere replicate, sono uniche, e nella nostra fondazione si possono ammirare non solo quelle su Venezia, ma anche quelle su Roma e Istanbul”. Ci sono anche fotografi antecedenti, come Domenico Brezolin, vissuto a metà del XIX secolo. Le sue fotografie non sono molte, ma nella collezione del museo è possibile ammirarne diverse decine. Si identificano al primo sguardo, poiché sono molto premature. Il mondo interno ha conosciuto Carlo Ponti grazie a Brezolin, dato che nel 1864 acquisì il suo archivio completo e iniziò a divulgarne le foto per mezzo delle sue botteghe. 
La sala successiva è dedicata appositamente al Canal Grande, dove è possibile ammirare i numerosi palazzi che si trovano proprio nella zona del Canal Grande a Venezia. Entrando nella Grande Sala Bianca, si può ammirare l’illusione dell’affascinante canale, creata grazie all’aiuto di specchi posti sul pavimento della sala. La sala è dedicata interamente a Piazza San Marco, rappresentata da diverse angolazioni, il cuore della città. Qui sono esposte opere cromolitografiche uniche: la miniatura d’oro dell’altare di San Marco, varie vedute di campanile di San Marco, qualcosa di veramente unico dato che all’inizio del XX secolo il campanile crollò e, poiché i lavori di ristrutturazione durarono in seguito dieci anni, esso stesso manca nelle fotografie. “Alla fine del XIX secolo si usava ancora realizzare gli scatti a veduta aerea, ma come era possibile realizzarli? – spiega Rodion, - A Roma, ad esempio, grazie alle colline era tutto molto più semplice, ma Venezia, come San Pietroburgo, è una città bassa senza colline ed elevazioni. Per realizzare questi scatti bisognava aggirare questa difficoltà tramite la fotografia aerea, e per fare questo si usava spesso scattare con l’ausilio di una mongolfiera”.
La mostra sarà visitabile fino all’1 dicembre tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 11 alle 18. 

A Venezia un ponte di pace con Beirut attraverso i disegni di cinquecento bambini

Venezia, 8 ottobre 2021 – Cinquecento bambini accendono i riflettori sulla pace per costruire un ponte ideale che rafforzi l’amicizia e la solidarietà tra due città collegate dal Mediterraneo. Da Venezia a Beirut passando per il Covid: gli alunni di sette scuole elementari sono i protagonisti del progetto educativo internazionale “Disegni a 1000 mani, Venezia – Beirut”, che rientra nelle celebrazioni per la nascita della fondazione di Venezia, 1600 anni fa.
L’arte diventa il linguaggio universale, un anello di pace e di speranza per unire l’Italia e il Libano. 
Da un’idea di Nadia De Lazzari, presidente dell’associazione “Venezia: pesce di pace”, l’iniziativa avrà il suo momento clou martedì 12 ottobre alle 10 ai Giardini Reali di Venezia, quando i bambini attraverseranno il ponte levatoio – che collega i Giardini all’area marciana – in un simbolico gesto di vicinanza a tutti i bimbi del mondo. Dallo storico pergolato che attraversa i Giardini Reali scenderanno i disegni con i messaggi di gioia, amicizia, solidarietà dei piccoli studenti, accordandosi con magia alla fitta vegetazione.
Il progetto ha preso il via nelle scuole lo scorso anno in piena pandemia e acquisisce ancora più significato perché parte da Venezia, città da sempre incrocio di culture e dialogo tra i popoli, che  quest’anno vede festeggiare i 1600 anni dalla sua fondazione. I temi proposti agli allievi erano due: “Venezia e Beirut, le nostre città” e “Noi a scuola con il Covid”. I bambini di Venezia e Cavallino–Treporti hanno disegnato su un lato del foglio, mentre l’altro lato è stato completato dai bambini di Beirut. 
“Sono passati 30 anni dal primo disegno fatto insieme, a distanza, da un bimbo di Venezia e di Sarajevo dove nel pieno della guerra sono andata 40 volte – racconta De Lazzari – Lo scorso anno, in piena pandemia, in mascherina rispettando tutte le regole, mi sono recata nelle scuole. È stato un progetto culturale impegnativo in un tempo difficile ma l’adesione e la collaborazione degli insegnanti e delle famiglie sono state fondamentali. Gli alunni hanno disegnato Venezia, Cavallino–Treporti, Beirut e il Covid. Nel retro del foglio hanno scritto messaggi commoventi invitando tutti alla prudenza e a vaccinarsi per poter ancora giocare e frequentare la scuola. Due piccoli studenti hanno sintetizzato: Io e te  abbiamo fatto un capolavoro. Questo non è un disegno, è un impegno per la vita”.
Al progetto hanno partecipato 14 artisti, sette italiani e sette libanesi, che, con la stessa modalità degli studenti – uno inizia, l’altro completa – ognuno con il proprio stile, hanno unito Oriente e Occidente e donato poi le loro opere alle sette scuole partecipanti. Caratterizzati dall’armonia di linee e colori, i dipinti sottolineano l’importante patrimonio culturale, storico e artistico e rafforzano la collaborazione, l’amicizia e la solidarietà tra i due Paesi.

Venezia svelata: un reportage della Venice Hospitality Challenge dedicato al compleanno di Venezia

Venezia, 7 ottobre 2021 – Venezia da un punto di vista inusuale, quello della “vela”. Si intitola “Venezia svelata” il terzo capitolo della collana “Appunti di vista” di Giorgio Mostarda, che ha dedicato questa pubblicazione ai 1600 anni della città e che verrà presentato venerdì 8 ottobre alle 17.30 nella sede dello Yacht Club Venezia, a Sant’Elena. 

Il volume è il reportage di una delle regate più esclusive e particolari al mondo, la Venice Hospitality Challenge – Gran Premio Città di Venezia, che si svolge in Bacino San Marco. Si tratta dell’unica regata al mondo che si svolge nelle acque interne di una città, riservata ai soli maxi yacht, un connubio ideale tra la tradizione marinara e l’ospitalità d’eccellenza della Serenissima. 

“Potrà essere mai scontata e banale Venezia, nonostante in tantissimi l’abbiano raccontata, vissuta attraverso storie, racconti, romanzi, poesie, canti, opere, ricette, dipinti, pitture e fotografie? - chiede Mostarda nella prefazione – se dopo 1600 anni ci emozioniamo ancora ogni volta che vi arriviamo, credo proprio di no! Venezia non sarà mai scontata o già vista”.  

Nelle foto di Mostarda ci sono volti, imbarcazioni, ci sono sguardi concentrati, mani pronte a fare manovre, ci sono sorrisi e abbracci, ci sono scorci e particolari di quella Venezia che “ti cattura, ti strizza l’occhio, ti invita a scoprirla ogni volta” per dirla con le parole del fotografo.      

Mostarda dal 2017 ha iniziato a seguire le regate di barche classiche prima nel circuito “Panerai”, successivamente i grandi eventi nazionali organizzati dall’Associazione italiana vele d’epoca e quelli internazionali come la Barcolana di Trieste o Trofeo Principato di Monaco di Venezia. “Appunti vista” è la collana che caratterizza le sue raccolte sia multimediali che stampate.   

Le dogane di Venezia, un video documentario per raccontare il cuore dell’economia della città

Venezia, 7 ottobre 2021 – La Dogana da Mar, quello scorcio unico di Venezia, quell’edificio incastonato tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, quella punta che rappresenta un tesoro di arte e di architettura e che per secoli è stata il cuore pulsante della vita economica della Repubblica Serenissima. 

È disponibile on line il video documentario “Le dogane di Venezia”, un progetto realizzato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in collaborazione con il Comune di Venezia e la Regione del Veneto, e nato dalla volontà di raccontare, nell’anno delle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione della città, un pezzo significativo della sua storia millenaria: la Dogana da Mar.

Presentato in in occasione della 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il video ha lo scopo di valorizzare la storica importanza delle dogane nello sviluppo socio-economico di Venezia.

Inizialmente collocata nel sestiere di Castello, la dogana venne trasferita all’imboccatura del Canal Grande già agli inizi del XIV secolo, al centro di Bacino San Marco, come centrale era l’importanza che ricopriva nella vita economica della città. Una porta d’ingresso, un punto di controllo dal quale le autorità locali prendevano visione delle merci che entravano ed uscivano da Venezia. 

La sua edificazione iniziò con la costruzione della Chiesa votiva della Salute, nel 1630, e si concluse alla fine del secolo con la sostituzione della vecchia torre merlata, per mano dell’architetto Giuseppe Benoni. All’apice della sottile punta triangolare che divide il Canal Grande dal Canale della Giudecca, la scultura di Bernardo Falconi svetta coronando l’edificio: una sfera dorata sostenuta da due atlanti sopra alla quale si trova la statua rotante di Occasio, la rappresentazione della fortuna e della sua natura mutevole, che aiuta i marinai a governare il vento. 

La dogana da mar racchiude la storia di Venezia e dei suoi commerci, centro cruciale dell’interscambio tra Oriente e Occidente. E il Bacino San Marco, l’insenatura lagunare anticamente gremita di navi ormeggiate alla sua riva, la accoglie come una figlia: cocche, galeoni, marciliane e burchi carichi di vino, olio, legname e grano, galee colme di spezie, sete preziose e sale, raggiungevano il centro di Venezia per poi essere smistate tra i magazzini e le case fondaco delle grandi famiglie mercantili veneziane, adibite a deposito prima del pagamento del dazio. Enormi flussi di merci che raggiungevano Venezia assicurando prosperità alla città. Un commercio che, sin dalla seconda metà del 1200, estendeva il suo raggio d’azione fino alle coste del Mediterraneo orientale, un’attività portuale estremamente complessa e articolata che necessitava di un sistema di sovrintendenza e di controllo. 

Oggi, inserita nel contesto dell’Unione Europea, la dogana è diventata un’istituzione che si occupa di agevolare gli scambi commerciali, tutelando il territorio e l’ambiente. Da Venezia si è trasferita a Porto Marghera nei primi anni del 2000, restando uno degli edifici con la continuità d’uso più lunga al mondo. 

Il simbolo della Venezia che con i suoi commerci collega tra loro mondi lontanissimi, oggi sede di un museo di arte contemporanea, rimane un luogo ancora strettamente legato alla storia della città e al suo futuro, che continua a proiettarsi verso lo sviluppo del commercio internazionale, esattamente come 1600 anni fa.   

Il video documentario è disponibile su You Tube al link https://www.youtube.com/watch?v=5c-g4C-eGq0 e nelle pagine social dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. 

Venezia, Istria e Quarnaro tra sacro e profano dai dogi Orseolo al monastero di San Nicolò

Venezia, 6 ottobre 2021 – “Venezia, Istria e Quarnaro tra sacro e profano” è il titolo dell’incontro che la Municipalità di Lido e Pellestrina, in collaborazione con l’associazione Civica Lido Pellestrina, organizza giovedì 7 ottobre alle ore 18 all’hotel Ausonia Hungaria. L’appuntamento rientra nel calendario delle celebrazioni ufficiali per la nascita di Venezia, 1600 anni fa, e andrà a sondare due temi in particolare: “I dogi Orseolo e la diffusione del monachesimo benedettino in Istria e Quarnaro” e “Il monastero di San Nicolò del Lido di Venezia”. Il primo intervento, che vedrà come relatrice Patrizia Lucchi, affronterà il periodo che va dal 978 al 1046. Verso la fine del IX secolo, Venezia si sta affermando come Repubblica capace di sostituire il governo di Costantinopoli nel controllo e quindi nella protezione della navigazione lungo l’Adriatico. In questo contesto balza alla ribalta la famiglia Orseolo che a più riprese interviene in Istria, Quarnero e Dalmazia sia per interessi politico e amministrativi che per scopi religiosi. La dinastia Orseolo si estingue a Venezia attorno al 1037, ma il casato prosegue in Croazia e in Ungheria, dove Pietro Orseolo, figlio di Ottone, siede sul trono dal 1038 al 1041 e dal 1044 al 1046. Nel corso della relazione verranno illustrati i principali episodi che legano gli Orseolo alla diffusione del monachesimo benedettino in Istria e Quarnero, con particolare riferimento all’abbazia di San Pietro di Ossero la cui fondazione è attribuita all’eremita osserino Gaudenzio, poi vescovo di quella diocesi, seguace di San Romualdo, strettamente legato agli Orseolo.

La seconda conferenza, con la relatrice Alessandra Ori, punterà invece sulla nascita e l’insediamento dei monaci benedettini nel monastero di San Nicolò (1043-1053), inizialmente dipendente da quello principale di San Giorgio Maggiore. Sarà illustrata l’importanza rivestita dal monastero ai fini strategici del dogado, sia a scopo difensivo che religioso. Sarà dedicata molta parte al significato della coeva basilica e all’illustrazione dei resti tuttora esistenti. 

7 ottobre 1571: la battaglia di Lepanto, 450 anni fa. Nel quadro del Vicentino al Ducale il trionfo dell’armata veneziana

Venezia, 6 ottobre 2021 – Ciò che a prima vista sembra caotico si rivela invece come un’intelligente composizione. Una tela affollata di navi, soldati e armamenti. La battaglia che esplode, i soldati che cadono sotto i colpi delle spade. È il 7 ottobre 1571, esattamente 450 anni fa, e quella che si sta disputando è la più grande vittoria navale per Venezia. E domani la città commemora questa data con varie iniziative, che vanno ad inserirsi all’interno delle celebrazioni per la nascita di Venezia, 1600 anni fa

Per comprendere l’importanza di questo evento basta alzare gli occhi verso il dipinto della Battaglia di Lepanto, nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale a Venezia, il cuore della città, sede dei dogi e di tutto l’apparato politico della Serenissima. Le pareti dell’immensa sala al primo piano - destinata ad ospitare le operazioni di conteggio elettorale o deliberativo che assiduamente scandivano i ritmi della politica veneziana - raccontano le battaglie vinte dall’809 al 1656 e quella di Lepanto è sicuramente una delle tele più grandi e importanti di tutto il palazzo: si tratta di un dipinto realizzato da Andrea Vicentino, che ha firmato l’opera senza tuttavia datarla. Certo è che la sua Battaglia di Lepanto è stata realizzata dopo la distruzione, a seguito del rogo di Palazzo Ducale, dell’omonimo dipinto di Tintoretto, nel 1577.

Le truppe alleate si distinguono da quelle ottomane nell’abbigliamento e nelle armi. I loro ammiragli stanno sulla poppa delle navi in atteggiamento calmo e apparentemente indifferente. Sebastiano Venier, il protagonista veneziano dell’evento e futuro doge della Serenissima, è raffigurato insieme al suo paggio, eretto e a capo scoperto a dispetto del pericolo, sulla galera in prima fila. Don Giovanni d’Austria, comandante spagnolo e fratellastro di Filippo II, è ritratto quasi al margine destro e Marcantonio Colonna, il condottiero del Papa, è a poppa della galera papale, dietro la bandiera della Lega, contraddistinta da un’immagine di Cristo in croce. A queste tre galere, che provengono da destra, fanno riscontro a sinistra tre galere turche al comando dell’ammiraglio Ali Pascha. L’agitazione dei capitani ottomani rivela la tensione del momento. La galera del Venier ha appena urtato la nave ammiraglia turca, le truppe veneziane si gettano all’arrembaggio dei nemici del mare, già disseminato di morti, di giannizzeri e di naufraghi con turbanti in capo. Lo scontro delle due navi è così violento che le vedette turche vengono catapultate in mare dalle coffe. Al margine inferiore del quadro si svolgono scene di combattimento che rendono l’osservatore partecipe della durezza e della brutalità della lotta corpo a corpo, della sofferenza dei vinti ma anche del loro coraggio e della loro eroica volontà di resistere. Nella lotta dei singoli combattenti si rispecchia il conflitto delle potenze mondiali di quei tempi.

Per realizzare il dipinto, il pittore Andrea Vicentino lesse molti testi e studiò riproduzioni grafiche del tempo. E quello che si vede nel dipinto è esattamente quello che la storia ha raccontato. Nel 1570 Venezia non è più l’incontrastata dominatrice del Mediterraneo e l’impero ottomano ha messo gli occhi sull’isola di Cipro, sbarcandovi in forze. La Serenissima si appella al Papa Pio V, che l’anno successivo mobilita la Lega Santa, sotto le insegne cristiane, mentre alla pressione turca resiste solo Famagosta, animata dal coraggioso Marcantonio Bragadin che poco dopo, però, viene ucciso dagli ottomani tra atroci supplizi. La notizia fa salpare la flotta cristiana da Messina il 16 settembre del 1571: in mare ci sono centinaia tra galee, galeazze, vascelli e unità minori con a bordo 30 mila soldati e 50 mila tra marinai e rematori. È Venezia a fornire la maggior parte delle navi da guerra con oltre cento imbarcazioni. Il 6 ottobre l’ammiraglio turco esce dalla baia di Lepanto con altrettante unità assumendo la disposizione a mezzaluna. La Lega Santa schiera sei galeazze veneziane, pesanti e solide unità da carico convertite all’interno dell’Arsenale di Venezia in potenti macchine da guerra. È il 7 ottobre che le due flotte iniziano lentamente ad avanzare l’una verso l'altra: le galeazze della Lega Santa colpiscono violentemente i turchi che perdono molte unità, ma lo scontro finale avviene poco dopo con il contatto delle due ammiraglie e gli arrembaggi. Le navi nemiche sono spinte verso la costa dove si arenano o vengono affondate, i turchi si gettano in acqua per fuggire. Allo scompiglio dello schieramento ottomano seguirà una carneficina. La vittoria ha proporzioni grandiose: 13 galeotte catturate, 90 affondate o schiantate arriva, 3800 prigionieri. Anche le perdite della Lega sono alte: 7650 morti e 7800 feriti. Il nemico è sconfitto duramente. La Lega non lo insegue e presto verrà sciolta.

Un trionfo di grande valore simbolico ed impatto emotivo: trascorreranno molti anni prima che la flotta turca ritorni ad affrontare gli scontri navali e la supremazia del Mediterraneo resterà alla Serenissima ancora per un secolo. Da un punto di vista tecnico, invece, la vittoria della flotta cristiana sancisce l’ultima grande battaglia dal profilo medioevale, combattuta con le navi spinte dai rematori. 

Venezia prima delle origini. Un ciclo di conferenze per indagare sul mito della nascita di Venezia 

Venezia, 5 ottobre 2021 – Venezia prima delle origini. In occasione delle celebrazioni per la fondazione di Venezia, 1600 anni fa, un ciclo di conferenze – organizzate dal Centro Studi Torcellani in collaborazione con la BibliotecaNazionale Marciana e il Centro studi classica (Iuav) di Venezia – andrà ad indagare sulla reale data di nascita dellacittà e sull’inizio della leggenda delle sue origini, mito che avrà molto successo nei secoli successivi, fino a sondare quali saranno le conseguenze di questo racconto che è entrato a far parte della storia.

Le conferenze marciane” prevedono cinque incontri che si svolgeranno tra il 7 ottobre e il 16 dicembre 2021, alle 16.30, nella Biblioteca Nazionale Marciana.

Ogni incontro sarà introdotto da Stefano Campagnolo (direttore della Marciana) e sarà coordinato da Lorenzo Braccesi (già ordinario di storia greca e romana nelle università di Torino, Venezia e Padova), Maddalena Bassani (docente allo Iuav di Venezia) e Marco Molin (fondatore e presidente del Centro Studi Torcellani).  

Il primo appuntamento sarà giovedì 7 ottobre con la conferenza “Archeologia e tecnologia digitale per le indaginisulla laguna di Venezia”; si proseguirà poi giovedì 21 ottobre con “Grecità lagunare e dintorni”, giovedì 11 novembre con “Altino in laguna. Un’eredità dispersa tra le isole?”, giovedì 25 novembre con “Una storia pagana di umanità a San Marco. I rilievi della Libreria Marciana” e, infine, giovedì 16 dicembre con “Il mito adriatico nei tragici greci”. 

Le conferenze saranno trasmesse sul canale YouTube della Biblioteca, con possibilità di interagire tramite chat, al link https://www.youtube.com/channel/UCesk4_I8FuO08GpqmnYJINg.

Per ciascuna conferenza verrà attivato un link di prenotazione sul sito della Biblioteca per poter  accedere inpresenza, fino ad  esaurimento dei posti disponibili. 

Il Ca’ Foscari Short Film Festival torna a Venezia con quattro giorni di proiezioni diffuse per omaggiare i 1600 anni della città 

Venezia, 5 ottobre 2021 - Undici anni di cortometraggi, ospiti d’eccezione, programmi speciali e un concorso cinematografico internazionale dedicato ai migliori lavori degli studenti di scuole di cinema e università di tutto il mondo. Il Ca’ Foscari Film Festival torna a Venezia, dal 6 al 9 ottobre per quattro giorni di proiezioni diffuse in città, approdando, oltre alla sua storica sede dell’Auditorium Santa Margherita, in undici location tra musei, gallerie d’arte e istituzioni culturali veneziane rendendo omaggio, così, alla città nella ricorrenza del suo 1600° compleanno. 

Ad anticipare l’inizio del festival vero e proprio c’è la Mostra Cinematografica Cinese in Italia, un evento speciale di pre-apertura, il 5 ottobre alle 17.00 che si terrà nella cornice dell’Aula Magna di Ca’ Dolfin.

Le iniziative del Ca’ Foscari Short Film Festival avranno da sfondo luoghi suggestivi come il Museo del '900 M9, la Fondazione Ugo e Olga Levi, la Fondazione Querini Stampalia, la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ D’oro, il Museo di Palazzo Grimani, il Museo Archeologico Nazionale, il Museo d’Arte Orientale – Ca’ Pesaro, il Concilio Europeo Dell’Arte - In Paradiso Art Gallery, la Fondazione Bevilacqua La Masa, la Casa del Cinema, e l’hotel NH Venezia Rio Novo. Partendo dall’Università Ca’ Foscari, il festival è diventato progressivamente una manifestazione sempre più appartenente alla città di Venezia e quest’anno contribuisce a festeggiarne l’anniversario della sua fondazione. 

Pensato dai giovani per i giovani, il Ca’ Foscari Short Film Festival è, infatti, il primo festival in Europa interamente concepito, organizzato e gestito da un’università. Quest’anno il festival è dedicato alle donne, ai loro diritti e alla parità di genere. A sfidarsi, nel concorso e giudicati da una giuria internazionale ci saranno 30 cortometraggi, di cui quattro italiani, provenienti dalle migliori università e scuole di cinema di tutto il mondo che spaziano tra i generi e le cinematografie di 24 Paesi. 

Il programma completo dell’evento è consultabile al sito: https://cafoscarishort.unive.it/download/programma/

L’undicesima edizione del Festival è stata realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione di Venezia, e con il supporto della Fondazione Ugo e Olga Levi e dell’hotel NH Venezia Rio Novo, a cui si sono aggiunti quest’anno il gruppo media editoriale Guang Hua Cultures et Media, la piattaforma di cortometraggi on demand WeShort, la più antica casa di produzione di spumanti in Italia Carpenè-Malvolti, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e il festival Le giornate della luce di Spilimbergo.

 

Venicemarathon 2021: 42km di corsa tra le Ville della Riviera del Brenta fino al cuore di Venezia

Venezia, 4 ottobre 2021- Un percorso unico, una delle maratone più suggestive al mondo che attraversa i magnifici paesaggi della campagna veneta e si conclude nel cuore di Venezia. 42km e 195 metri di sport, arte, storia e cultura. La Venicemarathon giunge quest'anno alla sua trentacinquesima edizione, e lo fa in una Venezia già in festa per le celebrazioni dei 1600 anni dalla sua fondazione. Non una semplice maratona, ma anche un punto d'incontro per migliaia di atleti provenienti da tutto il mondo. Un appuntamento importante, riconosciuto a livello internazionale, a cui gli organizzatori hanno voluto dedicare quest'anno una medaglia speciale, destinata all'anniversario della fondazione della città lagunare e ideata dal famoso grafico americano Milton Glaser. Sopra la data "Venezia 421-2021", è stata posta l'immagine del leone alato di San Marco in versione "maratoneta" con scarpe da jogging. Un pezzo unico da collezione che verrà appeso al collo di ciascun partecipante sia alla gara dei 42 km che a quella dei 10 km. 

Correre la Venicemarathon significa correre nell'arte e nella storia di Venezia, lungo un percorso senza eguali al mondo. Un ambiente ricco di suggestioni storiche, culturali e paesaggistiche, come le ville venete affacciate lungo la Riviera del Brenta. 

La partenza avviene da una delle più note tra le Ville Venete, Villa Pisani di Stra: la maestosa opera settecentesca dei nobili Pisani fa da cornice al via della Venicemarathon. La prima parte del percorso tocca alcune delle residenze aristocratiche più spettacoli della Riviera: dalla cinquecentesca Villa Badoer- Fattoretto, del mercante e politico della Serenissima Giacomo Badoer, attraverso la settecentesca Villa Widman e l'eclettica Villa Fernanda, conosciuta come la casa delle fate per la sua architettura in stile tardo gotico, fino a Villa Foscari, detta La Malcontenta, gioiello di scuola "palladiana" nominato Patrimonio dell'UNESCO dal 1994.  

Superato il traguardo della mezza maratona la gara entra nel vivo all'altezza di Marghera, per poi proseguire verso Mestre, costeggiando il nuovissimo museo multimediale del Novecento M9. Altri 2km verso Parco San Giuliano dove gli atleti della gara di breve distanza, la VM10K, prendono il via per percorrere l'ultimo tratto, il più speciale e suggestivo che porta in Laguna attraversando il Ponte della Libertà, una striscia di asfalto e pietra d'Istria pianeggiante di quasi 4km che introduce i maratoneti nell'area portuale di Venezia. Gli atleti corrono quindi lungo le Zattere a fianco del Canale della Giudecca fino a Punta della Dogana per poi "guadare" il Canal Grande grazie ad un ponte galleggiante, che viene appositamente costruito per la gara. Dopo il giro d'onore in Piazza San Marco (acqua alta permettendo), sotto l'ombra del Campanile e a fianco di Palazzo Ducale, l'ultimo sforzo e gli ultimi ponti da affrontare conducono in Riva Sette Martiri dove aspetta gli atleti il sospirato finish.

Venicemarathon è grande evento dedicato al mondo del running che promuove, però, anche i sani valori dello sport. Quest'anno, per il quarto consecutivo, l'atleta paralimpica Giusy Versace, oltre a rivestire il ruolo di madrina della manifestazione si unisce al progetto di racconta fondi "Venicemarathon Charity Program", promosso dall'onlus da lei fondata "Disabili No Limits" per supportare la pratica sportiva tra le persone con disabilità. 

Una corsa, dunque, che esercita il suo fascino su atleti e spettatori. Un percorso che emoziona e sviscera in tutta la sua bellezza il panorama veneziano, permettendo a pubblico e maratoneti di assaporare l'adrenalina della competizione sportiva, immersi in uno degli scenari più suggestivi del mondo. Ma che soprattutto consente agli atleti, e mai come quest'anno, di correre tra la storia della Repubblica Serenissima, quella di mare e quella di terra. Ville, fiumi, giardini, scorci e monumenti dai quali trasuda il fascino di questa città e dei suoi 1600 anni.

 

 

L’antico mestiere del remèr e 1600 anni di forcole, remi e artigianato veneziano

Venezia, 4 ottobre 2021 - Esperienza, meticolosità, tante ore di lavoro. Quello del remèr è un antichissimo mestiere artigianale veneziano sopravvissuto all’avvento dell’industrializzazione e della tecnologia. È un lavoro solitario, manuale, dove i calli sulle mani segnano il tempo e la fatica. Fondamentale nella Venezia del passato, dove la mobilità cittadina era completamente a remi, ma importante ancora oggi perché parte di una storia e una cultura che vuole continuare a esistere e a raccontarsi.

Saverio Pastor, remèr di professione, è uno dei rappresentanti ufficiali dell’artigianato veneziano contemporaneo e membro dell’Associazione El Fèlze che, per i 1600 anni di Venezia sceglie di raccontare, con un ciclo di incontri dal titolo “Storie sotto el Fèlze”, in programma fino al 7 novembre, la storia e i segreti dei mestieri artigiani legati alla costruzione delle gondole. Il nome stesso dell’associazione è un omaggio alla Venezia del passato e a uno dei suoi simboli scomparsi, la cabina mobile posta al centro della gondola, chiamata appunto, “fèlze”. 

Squeri, botteghe e remiere faranno da sfondo a racconti di pillole di artigianato veneziano a cura degli stessi artigiani ancora operanti in città, con diversi appuntamenti aperti a curiosi e appassionati di questi antichi ma affascinanti mestieri.

«Raccontare e raccontarci è importante - commenta Saverio Pastor - e ci teniamo a farlo direttamente nei nostri luoghi di lavoro per mostrare da vicino i nostri mestieri e riportare alla luce il ricordo di lavori che oggi non esistono più, pensiamo ai felzèri o ai conzafèlzi. Lo facciamo da diverso tempo ma quest’anno il nostro lavoro di divulgazione è ancora più speciale perché si inserisce nelle celebrazioni del 1600º anniversario della nascita di Venezia e, di conseguenza, anche dei nostri stessi mestieri»

Parte di un patrimonio culturale ancora vivo in città, Pastor passa le sue giornate con il legno tra le mani. Scolpisce, leviga, lucida e dà nuova vita a remi e forcole usurati dal tempo e dall’acqua. È diventato remèr iniziando come garzone di bottega e imparando, con il tempo, con gli errori e con gli insegnamenti del suo maestro a gestire le asperità del legno, materiale che, oggi, conosce alla perfezione. 

«In passato si diventava artigiani seguendo la mariegola dei remeri - commenta Pastor - Il libro che regolamentava questo mestiere, infatti, diceva che gli apprendisti dovevano lavorare per un periodo di cinque anni a “pan e vin”, cioè senza salario, al termine del quale si doveva fare una prova che, se superata, permetteva di diventare lavoratori salariati. Solo dopo altri 5 anni era possibile fare un ulteriore esame per essere riconosciuti come maestri remeri, avere un aumento e aprire bottega». 

Un remèr professionista passa ore e ore in compagnia di pezzi di legno e di strumenti come la sega a nastro, i levigatori, l’ascia, il raschietto ma ciò che conta di più, in questo lavoro, è la sensibilità delle mani e l’occhio del mestiere che segue le orme di chi, prima di lui, gli ha insegnato quest’arte. 

«Ci vogliono dalle 8 alle 10 ore di lavoro per costruire un remo - sottolinea Pastor - Per una forcola, a seconda del modello, si va dalle 5 alle 40 ore. Si parte da un quarto di tronco e si arriva a creare un oggetto che in passato era solo un appoggio per il remo ma oggi è considerato una vera e propria opera scultorea. Le ore di lavoro, la fatica e l’impegno, però, sono sempre ripagati dalla grande soddisfazione di continuare a portare avanti un pezzo di storia e tradizione veneziana».

Per conoscere i prossimi appuntamenti di “Storie sotto El Fèlze” e per avere maggiori informazioni sull’Associazione El Fèlze, consultare il sito https://www.elfelze.it/storie-sotto-el-felze/

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/bqH1wqbYLqI

 

Lo Stato dell’arte: a Cividale del Friuli il circo contemporaneo per ricordare la Serenissima

Venezia, 1° ottobre 2021 – Non una classica rievocazione, ma installazioni architettoniche e performance di circo contemporaneo attraverso le quali ricordare il seicentesimo anniversario dalla fine del Patriarcato per mano della Serenissima Repubblica di Venezia e celebrare la fondazione di Venezia, 1600 anni fa. Nonostante la “Patria del Friuli”, dal 1420 in poi, non fosse più uno stato ma una provincia autonoma sotto il dominio veneziano, il territorio mantenne un avanzato parlamento e fiorenti attività artistiche che caratterizzarono il breve periodo in cui il Friuli fu parte dei domini della terraferma veneta. Proprio sulle tracce del suo rapporto con la Serenissima, l’assessorato alla Cultura del Comune di Cividale del Friuli organizza “Lo Stato dell’arte”, l’evento che porterà, sabato 2 e domenica 3 ottobre, artisti cistercensi provenienti anche da Spagna e Finlandia in quella che fu la capitale del primo ducato longobardo in Italia. Due giorni di appuntamenti per raccontare le radici culturali di Cividale e il suo dominio sotto la Repubblica di Venezia.  

La manifestazione comincerà con la passeggiata “Lo Stato dell’Arte” in programma il 2 ottobre alle 15 e alle 17. Curata dal Circo all’inCirca, con la direzione artistica di Davide Perissutti, sarà una vera e propria attività esplorativa e performativa che coinvolgerà 11 artisti e realizzata a partire dalle ricerche archivistiche del professor Angelo Floramo. In scena ci saranno sette circensi contemporanei, due musicisti, un danzatore, un attore-narratore e un gruppo di scultori che accompagneranno il pubblico dall’Arsenale Veneto - simbolo della Serenissima - a Borgo Brossana, emblema delle antiche fortificazioni medievali che il Principato costruì lungo il proprio dominio. Due luoghi che metaforicamente racchiudono il tragitto che ha portato alla fusione dello Stato Patriarcale con la Repubblica veneta. Il circo, la musica, la danza e le installazioni artistiche del Centro Arti Plastiche Fvg racconteranno, a proprio modo, storie di luoghi e di persone. La giornata si chiuderà alle 20.30 nella Chiesa di San Francesco, con lo spettacolo di circo contemporaneo Gregarious che vedrà sul palco Soon Circus Company Nilas Kronlid (dalla Finlandia) e Manel Rosés (dalla Spagna). Il giorno successivo si aprirà sempre con la passeggiata  “Lo Stato dell’Arte”, alle 11 e alle 16, mentre alle 21, nella Chiesa di San Francesco, è previsto un concerto curato dall’associazione musicale “Sergio Gaggia” con due opere (“Gli Uncini del Diavolo” e “Splende Muta la Luna”) scritte appositamente per l’occasione. All’interno del concerto si terrà anche un talk sui lavori archivistici che hanno dato vita alle performance artistiche. 

Per maggiori informazioni www.circoallincirca.it

Il Vivaldi Festival celebra il musicista delle Quattro Stagioni nell’anniversario della fondazione di Venezia 

Venezia, 1° ottobre 2021 – Continuano fino al 21 ottobre gli appuntamenti del “Vivaldi Festival”, che nasce quest’anno, in concomitanza con l’anniversario della fondazione di Venezia 1600 anni fa, per celebrare il musicista Antonio Vivaldi. Fondato da Enrico Castiglione, regista e direttore artistico di fama internazionale, il “Vivaldi Festival” rende omaggio al “figlio” musicale più celebre della Serenissima e autore delle famose Quattro stagioni, che per molti anni si occupò della formazione e dell’educazione delle giovani orfane dell’istituto Santa Maria della Pietà, soprattutto attraverso la trasmissione del sapere musicale, e per le quali compose le pagine più celebri del suo enorme patrimonio. 

“Nessun grande compositore, da Mozart a Verdi, da Rossini a Puccini – ha dichiarato Enrico Castiglione – ha bisogno di un festival, ma tutti i grandi compositori hanno il proprio festival nella città in cui sono nati. Iniziamo quest’anno dedicando particolare attenzione al Vivaldi strumentale e al Vivaldi sacro, per poi allargare dal prossimo anno l’offerta del Vivaldi Festival anche al suo teatro musicale, poco conosciuto dal grande pubblico, di cui metteremo in scena le opere. Da regista, la sfida sarà quella di offrire le opere di Vivaldi con la massima aderenza al testo ma con soluzioni drammaturgiche e scenografiche non conformiste. Senza dimenticare, anzi tenendo ben presente, che Vivaldi per primo è stato un grande sperimentatore”.

In programma una serie di concerti tutti nel segno di Vivaldi, alcuni nei luoghi dove operò e visse lo stesso grande compositore, come la Chiesa della Pietà, nel cui brefotrofio Vivaldi espresse il suo genio creativo, la Chiesa di San Giovanni in Bragora, dove fu battezzato, ma anche la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo e alcune delle più antiche scuole della città, come la Scuola Grande di San Rocco e la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.

Prossimo appuntamento sarà domenica 3 ottobre alle 20.30 con il concerto “Vivaldi Amor Sacro” nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, che vedrà esibirsi l’Orchestra Oficina Musicum Venetiae, diretta da Riccardo Favero, in un programma dedicato al sacro.

Il 16 ottobre, sempre alle 20.30, si torna al profano con una delle più celebri orchestre del mondo, I Solisti Veneti, che nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista eseguirà alcuni concerti per orchestra ed oboe di Vivaldi sotto la direzione di Giuliano Carella. 

Il 17 ottobre, nel Chiostro di San Francesco della Vigna, ci saranno arie e cantate profane con il soprano Silvia Della Benetta, accompagnata dall’Orchestra Le Putte di Vivaldi diretta da Stefano Sovrani. 

La Scuola Grande di San Rocco accoglierà il 19 ottobre il concerto di Uto Ughi dedicato a Vivaldi, che offrirà la sua personale interpretazione delle Quattro stagioni insieme ad altre pagine meno conosciute del Vivaldi strumentale. 

Il 20 ottobre alle 20.30 si potrà assistere all’esecuzione dell’Estro Armonico di Vivaldi in un concerto evento alla Basilica dei Frari, dove l’Orchestra Canova sarà raddoppiata nell’antico stile barocco e disposta in alto nelle due contrapposte cantorie di fronte all’altare maggiore, creando quell’antico effetto stereofonico naturale che già era stato sperimentato nel Settecento. Il concerto sarà diretto da Enrico Saverio Pagano e ripreso televisivamente. Il 21 ottobre, sempre in  Basilica dei Frari, si esibirà l’Orchestra Europa Galante diretta da Fabio Biondi e sarà consegnato a  Cecilia Bartoli il Premio Vivaldi d’Oro.

Per informazioni www.vivaldifestival.org

Il colore nelle tessiture veneziane a San Rocco un tributo all’arte dei tintori  

Venezia, 30 settembre 2021 – L’antica arte dei tintori e dei tessitori tra il Quattrocento e il Cinquecento ebbe il suo massimo sviluppo manifatturiero e fu un importante tassello dell’industria veneziana. A loro, in particolare alla ditta Luigi Bevilacqua, viene dedicata la mostra “Il colore nelle tessiture veneziane” che la Scuola Grande di San Rocco propone per festeggiare la ricorrenza dei 1600 anni di Venezia. Da domenica 3 a sabato 16 ottobre, la Scuola Grande di San Rocco - che viene denominata la “Cappella Sistina” di Jacopo Tintoretto, figlio del tintore della seta Giovanni Battista - apre i battenti al pubblico per tracciare una storia che affonda le sue radici nel 1400. Importando le sete dall’Oriente, l’industria manifatturiera veneziana divenne infatti famosa nella tessitura, una lavorazione che fece diventare Venezia, nel corso dei secoli, un importante centro di produzione delle sete e dei velluti richiesti dalle più prestigiose corti europee.

Tra le più rinomate c’è appunto la tessitura fondata da Luigi Bevilacqua nel 1875, che ha recuperato telai e macchinari anticamente usati dalla Scuola della Seta della Serenissima. Ma pare che la famiglia Bevilacqua sia presente nell’arte del tessile fin dal 1400: a testimonianza di questo c’è una documentazione ricavata dagli archivi della Serenissima dove vari membri della famiglia Bevilacqua appaiono come marzer (venditore di stoffe) drapier, cimador e, nel 1657, anche come tintori. 

Ancora oggi, nella sede veneziana della Tessitura Bevilacqua si lavora il tipo di tessuto più pregiato e dalla manifattura più complessa: è il velluto soprarizzo. Si tratta di un velluto particolare, tipicamente veneziano, con due differenti tipi di pelo: il velluto riccio e quello tagliato. Il nome deriva dal fatto che il velluto tagliato risulta più alto del riccio: da qui sopra-riccio o soprarizzo. Partendo dallo stesso filato, le due lavorazioni sono diverse: il velluto riccio riflette la luce e risulta più chiaro, mentre il velluto tagliato, assorbendola, risulta più scuro. Questo prezioso tessuto operato ha una lunga lavorazione, visto che la sola preparazione dei telai può richiedere mesi e le tessitrici producono circa 30 centimetri di tessuto al giorno. La mostra è visitabile dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30.  

Con l’occasione, nella Sala dell’Albergo si terranno due conferenze, una lunedì 11 ottobre alle 17.30 intitolata “Un filo lungo secoli si dipana in uno scrigno prezioso: luoghi e nomi antichi legati ai tessuti ed ai mercanti a Venezia” (relatrice Barbara Marengo) e l’altra giovedì 14 ottobre alle 17.30 sul tema “Scale di seta. Storia del prezioso tessuto nella letteratura italiana” (relatrice Daria Perocco). 

Nella conferenza dell’11 ottobre si traccerà un itinerario che corre lungo i secoli di storia della Serenissima, inseguendo nomi e luoghi legati ai tessuti, al loro commercio, alla devozione, alla società che ruotava attorno a questo sfaccettato mondo. Nomi orientali legati alle stoffe, nomi di mercanti che convergevano a Venezia da molte città italiane, nomi antichi legati alle maestà degli imperatori, alle rotte delle mude, alla via della seta, e sopratutto nomi che oggi sono quotidianamente sotto gli occhi dei veneziani ma spesso non si sa a cosa si riferiscano o perché simili toponimi esistano. Un modo, inoltre, per ricordare quanto Venezia deve al Levante e quanto il Levante parli ancora inconsapevolmente di Venezia.

“Scale di seta. Storia del prezioso tessuto nella letteratura italiana” racconterà invece la storia dell’abito di seta, che fin dal Medioevo si presenta nei testi letterari come un bene prezioso ma non irraggiungibile e come tale può quindi essere ambìto nei desideri quotidiani. Da una parte compare dunque nelle aspirazioni delle dame che desiderano l’abito di seta per i giorni di festa, mentre dall’altra i cavalieri vogliono la gualdrappa di seta per il cavallo o la veste di seta da apporre sopra lo scudo o le armi per i momenti di celebrazione e di parata. La conferenza percorrerà la storia della comparsa nella letteratura italiana del prezioso tessuto, ricordando anche i testi teorici per l’allevamento dei bachi diffusi dal Cinquecento per passare alla meraviglia espressa per le splendide stoffe che i viaggiatori portavano dall’Oriente ed esplorare la storia dei significati che esso ha assunto nel corso dei secoli.


 

La notte veneziana torna a illuminarsi d’arte per i 1600 anni della città

Venezia, 30 settembre 2021 – Nell’anno in cui ricorre l’anniversario della sua fondazione, 1600 anni fa, la notte veneziana torna a illuminarsi d’arte per un’esperienza inclusiva e immersiva che coinvolge istituzioni culturali pubbliche e private di Venezia con una maratona di eventi gratuiti in oltre 120 siti culturali. Musei aperti, installazioni, mostre, performance teatrali, laboratori, giochi a squadre, concerti diventano protagonisti di una manifestazione che, da dieci anni, permette ai cittadini di Venezia di toccare con mano, vivere e respirare, per una notte intera, l’arte nelle sue infinite espressioni. Ideata e coordinata dall’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con il Comune di Venezia e il patrocinio della Regione Veneto, Art Night Venezia torna, in presenza, sabato 2 ottobre, in gemellaggio con la Nuit Blanche di Parigi, con numerosi appuntamenti, visite guidate, attività e spettacoli realizzati in omaggio alla città in occasione del suo 1600º anniversario (421-2021).

Si inizia alle 16.30 in Cortile Ca’ Foscari con i saluti istituzionali per poi entrare nel vivo delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia con la video installazione Venezia 3021una simulazione virtuale di una Venezia del futuro nata da un’idea di Silvia Burini. Realizzato da Vitruvio Virtual Reality in computer grafica, il cortometraggio sarà fruibile fino alle 22.30 e riprodurrà, in versione digitale, dipinti, foto, incisioni e altri materiali artistici raccolti dal gruppo di ricerca Venice Imago Project. Ad accompagnare il progetto visivo ci sarà una pubblicazione, a tiratura limitata, che permetterà, attraverso un’applicazione, di rivivere e prolungare le emozioni dei dipinti di Bernardo. 

Dalle ore 17.00 alle 20.00 gli spazi espositivi di Ca’ Foscari danno vita a un gioco a squadre dedicato proprio al compleanno di Venezia: The Game of Venice 421-2021 e la sfida continua. I 1600 anni di storia della città lagunare sono riassunti, prendendo spunto dal libro Venezia in numeri, una storia millenaria di Alberto Toso Fei, per diventare parte di quiz e di sfide a colpi di aneddoti, tradizioni e personaggi famosi veneziani.

Un altro omaggio a Venezia è nel cortile della Niobe a Ca’ Foscari con Through”, un’installazione site specific del Comitato per la Salvaguardia dell'Arte delle Perle di Vetro Veneziane dedicata all'Arte delle Perle e alla valorizzazione della comunità di perlai, perlaie, impiraresse e infilatori veneziani, parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Progettata dall'Architetto Alessandra Gardin, l’installazione consiste in un portale i cui lati sono composti da 1600 perle di vetro e conterie, create, infilate e molate a Venezia e Murano, e realizzate artigianalmente nelle tonalità dell'acquamarina e dell'ametista riprendendo le sfumature dell’ambiente lagunare. 

Durante l’evento viene dato spazio anche al tema dell’imprenditorialità femminile con l’esposizione fotografica di Alessandra Chemollo, nel cortile di Ca’ Foscari, intitolata “Stupefazioni” e realizzata in collaborazione con LEI - Leadership, Energia, Imprenditorialità. Non mancano, inoltre, visite guidate, organizzate dal Ca’ Foscari Tour A(r)t Night, a piccoli gioielli dell’architettura veneziana come la sede di Ca’ Dolfin e la sua meravigliosa Aula Magna, alle 17.00, 18.00 e 19.00 previa prenotazione. 

La notte veneziana dell’arte continua nell’Auditorium S.Margherita con uno spettacolo teatrale, alle 20.30, Al Sogno! Dante sogna/Sogna Dante dedicato a Dante Alighieri e realizzato in occasione dei 700 anni dalla sua morte. Viene proiettato, a seguire, un video con illustrazioni di Alberto Martini ispirate a Dante, animate da Cameranebbia con un sottofondo di musica elettronica dal vivo realizzata dal compositore Federico Costanza con l’intervento dell’attrice Francesca Sarah Toich.

Anche la Città metropolitana aderisce all'iniziativa prolungando l'orario di apertura sia del Museo di Torcello, fino alle ore 19.30, che del Museo della Pazzia, che ha la sua sede nella stessa isola di San Servolo, con due visite guidate gratuite alle ore 17.00 e alle ore 18.00 prenotabili entro le ore 14.00 di venerdì 1° ottobre all'indirizzo: museomanicomio@servizimetropolitani.ve.it. Nella stessa isola sarà possibile visitare l'installazione "Senza Terra / Pomerio", evento collaterale della 17° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e la mostra "Acque e terre, dipinti e land – art" dell'artista Ettore De Conciliis. 

L’accesso a tutti siti di ArtNight è gratuito ma richiederà una prenotazione obbligatoria sul sito di Art Night Venezia e direttamente sull’APP MyPass Venezia. Sono, inoltre, obbligatori green pass e dispositivi di protezione individuale. 

Per maggiori informazioni consultare il sito di Art Night Venezia

A Venezia la sommelier del tè Gabriella Scarpa insegna una cerimonia fatta di gesti e di lentezza

Venezia, 29 settembre 2021 – Ci sono Paesi in cui il tè scandisce i momenti della giornata, altri in cui è simbolo di accoglienza, di compostezza, di calma. Che sia con lo zucchero, con il latte, con il limone, nero o verde, con le spezie o con la menta, che lo si accompagni con pasticcini o sandwich, il tè fa parte della quotidianità di interi popoli ed è la bevanda più diffusa al mondo dopo l’acqua. Tanto che non a caso nasce a Venezia – che nei suoi 1600 anni di storia è stata ed è tuttora crocevia fra Oriente e Occidente – l’Accademia del tè Ar-Tea Academy, fondata dalla sommelier del tè Gabriella Scarpa. Mamma inglese e papà veneziano, appassionata di ceramica al tornio e in particolare della tecnica giapponese raku, Gabriella è diventata sommelier del tè a Londra e in Italia ha aperto la sua Accademia: qui spalanca le porte a una cultura che ha le sue radici in Cina, dove i monaci ne appresero i mille benefici e utilizzarono questa pianta come tonico capace di mantenerli svegli e tranquilli durante le lunghe veglie meditative. 

Nel dominio della Serenissima, dove fioriscono le vigne, Gabriella insegna a “scegliere, a preparare, a servire, ad abbinare tutti i tè del mondo in un sentimento di cordialità della gestualità che lo accompagna. La lentezza, la precisione, l’eleganza dei gesti puliti e mirati. Offrire una tazza di tè – racconta – è quello che faccio con ogni ospite. Non è solo una tazza di tè ma un momento di attenzione, un regalo, qualcosa di prezioso che si dona con amore e cerco di trasmettere questo sentimento usando la cultura del mio paese”. Dietro a una tazza di tè ci sono rituali solenni e codificati, ci sono le culture di tutto il mondo. Fatta di gesti, di lentezza, di strumenti, di silenzio, la cerimonia del tè è un’armonia tra uomo e natura che prevede di attivare tutti i sensi per assaporare la bevanda. Così come per il vino c’è la temperatura di servizio, per il tè bisogna scegliere la temperatura di infusione, la porcellana adatta, le pinze per raccogliere le foglie. Perché nulla è lasciato al caso. La magia del tè, come la chiama Gabriella, avviene quando la foglia è bagnata e cioè quando torna alla forma originale, quando si possono notare forme e colori diversi: germogli, foglie piatte e gemme apicali. 

“Il tè è perfetto qui a Venezia, è un momento di riposo, di meditazione, di scambio culturale, di calore e di condivisione. In una città come Venezia – continua - il tè dovrebbe avere un ruolo centrale, invece è rimasto sconosciuto. In una città che ha il sapore d’Oriente, la componente del tè, unita alla tradizione romantica occidentale, si sposa perfettamente. La mia Academy è a Venezia nella speranza di poter offrire alla mia città qualcosa di veramente prezioso”. 

E se qualcuno pensa che per preparare un tè basti immergere una bustina in una tazza d’acqua bollente, Gabriella insegna invece a ripercorrere una storia che si perde nei tempi, migliaia di anni fa. Ed educa alla categorizzazione delle sei topologie di tè secondo la tabella cromatica cinese, utilizzata universalmente per classificare i sei colori del tè in base al loro livello di ossidazione, e quindi al processo di lavorazione che le foglie fresche di Camellia Sinensissubiscono per diventare tè. Si degustano tè bianchi, gialli, verdi, verdi azzurri, rossi e neri che rappresentano le basi sui cui poi si possono creare tutti i tè, aromatizzati aggiungendo altri ingredienti o profumandoli con fiori a contatto, secondo la tradizione cinese, ad esempio. Nelle sue lezioni si parla di ossidazione, di fermentazione, di acqua e di terroir mettendo a confronto tè della stessa classe ma di provenienza diversa. Si insegna a prepararli con differenti parametri di infusione e a servirli utilizzando gli utensili adatti. Perché il sommelier del tè, come il sommelier del vino, deve saper scegliere i fornitori, i tè e gli accessori per le aziende per le quali lavora. Deve saper conservare adeguatamente i tè preziosi, conoscerli profondamente, saperli raccontare, abbinare, proporre e preparare. Deve saper creare una carta del tè, le etichette per le confezioni conoscendone la qualità e il prezzo. Conoscere le tradizioni di ogni Paese ed essere capace di trasmetterle. 

“Quello che ci può insegnare la Cina è molto importante e cerco di portarlo in Italia abbinando la modalità cinese di concepire il tè alla cultura italiana, ovvero soffermandoci, fare le cose capendole, considerandole, cercando di farle bene – conclude – Fermarsi e cercare di capire quello che stiamo facendo, farlo bene e di concedere a noi stessi un momento di relax, di condivisione, di bellezza, di ricerca è quello che io voglio portare in Italia attraverso la cultura del tè”. 

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/_Tl6eb6FQOo