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La prima lira della storia nasce a Venezia nel 1472: dopo 550 anni viene coniata di nuovo la lira Tron

Venezia, 11 gennaio 2022 – La prima lira della storia italiana aveva inciso, su un lato, il busto del doge Niccolò Tron e, sull’altro, l’immancabile leone di San Marco, simbolo eterno della potenza della Repubblica Serenissima. È una lunga e bella storia che parte da Venezia quella della lira che, dall’unità d’Italia, nel 1861, è stata la moneta ufficiale fino all’avvento dell’euro, il primo gennaio del 2002. Una storia che parte precisamente dal cuore economico di Venezia, dalla sua  Zecca, quando nel 1472 l’orafo e incisore Antonello di Pietro detto Antonello della Moneta creò la prima lira italiana, su iniziativa di Niccolò Tron, 68esimo doge di Venezia in carica solo due anni, dal 1471 al 1473. Quella stessa lira sarà di nuovo coniata dopo 550 anni, il 28 febbraio 2022, in occasione dei festeggiamenti per i 1600 anni di Venezia e all’interno delle celebrazioni ufficiali della lira e dell’euro ideate e coordinate dal giornalista e studioso  Sandro Sassoli, per ricordare l’uscita di circolazione della lira a favoredell’euro, esattamente 20 anni fa.

D’argento, del diametro di 28 millimetri ed equivalente a 240 denari veneziani, la lira Tron fu una grande innovazione veneziana, che anticipò la spinta verso un percorso di adeguamento dei sistemi monetari in un’Italia divisa in tanti Stati e domini, ciascuno con la propria moneta corrente.
Prima della lira Tron la moneta commerciale più utilizzata era stata il “denaro” e, successivamente, il “grosso”. I primi grossi furono emessi a Venezia durante il dogato di Enrico Dandolo (1192-1205) e divennero presto le monete d’argento più diffuse in Europa e nel Levante.

Tuttavia, essendo spesso contraffatto con una bassa lega d’argento tanto da minacciare e alterare i commerci, il Consiglio dei Dieci, nel 1472, prese la decisione di emettere una nuova moneta d’argento e di affiggervi l’immagine del doge in carica per ridurre le imitazioni di
altre Zecche. Da qui nacque la lira Tron, che ebbe poi una vasta diffusione, divenendo di fatto una sorta di anticipazione dell’euro, circolando anche negli scali commerciali fino in Oriente.

La lira è stata poi, per 150 anni, la moneta ufficiale dell’Italia unita fino al 2002, quando è andata in pensione per lasciar posto all’euro. E proprio per ricordare la moneta che per tanto tempo ha accompagnato gli italiani nella loro vita, Sassoli – che già nel 2002 aveva organizzato lo storico passaggio  della moneta con Alberto Sordi e Valeria Marini che lanciavano le ultime lire nella Fontana di Trevi – durante tutto il 2022 porterà la storia della lira a Venezia e in giro per il Veneto e l’Italia.
“Una lunga e affascinante storia che merita di essere raccontata e vissuta e che genera una moltitudine di paragoni storici, culturali, sociali, artistici e di costume – spiega Sassoli – e per questo stiamo coinvolgendo anche i ragazzi delle scuole che non hanno avuto modo di conoscere la lira, ma che possono farsi raccontare dai genitori o dai nonni i ricordi legati a questa moneta. Un mare di ricordi e sorrisi per la lira, ma anche di prospettive e speranze per l’euro in un mondo diventato diverso”.

A Venezia verrà portato un antico torchio monetario che conierà di nuovo, dopo 550 anni, la lira Tron, mentre una gondola verrà completamente tappezzata all’esterno con vere vecchie ma lucenti monete da 200 lire per dar vita alla prima “Gondolira” della storia veneziana.

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All’Ateneo Veneto un ciclo di incontri per celebrare e ricordare le tappe principali dei 1600 anni di storia della Serenissima

Venezia, 10 gennaio 2021 - Guerre, battaglie, rivoluzioni, vittorie e sconfitte, tutti i momenti più importanti della storia di Venezia, dal XIII secolo al XIX, diventano protagonisti di un ciclo di incontri, organizzati dall’Ateneo Veneto nell’ambito delle celebrazioni per i 1600 anni di storia di Venezia, per raccontare, ricordare e rileggere la storia della città con una nuova chiave di lettura. 

Dal 12 gennaio al 2 febbraioogni mercoledì, a partire dalle 17.30 nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto, in Campo San Fantin, avrà luogo “Storie di Venezia - Guerre, battaglie, rivoluzioni: 1204, 1509, 1571, 1797, 1848”, una serie di lezioni guidate dal professor Alberto Viggiano dell’Università di Padova dove studiosi ed esperti accompagneranno il pubblico in un percorso conoscitivo tra le tappe fondamentali della storia della Serenissima e dei territori toccati dalla sua espansione economica, commerciale, politica e militare. 

Ogni lezione sarà incentrata su uno o più anni cruciali dell’evoluzione sociale, politica e culturale di Venezia e racconterà alcune delle svolte decisive nell’andamento della sua storia.

Saranno prese in considerazione la conquista di Costantinopoli nel corso della quarta crociata, il momento di massima espansione del colonialismo veneziano(1204); la sconfitta di Agnadello nel corso delle guerre d'Italia e la perdita, in conseguenza della drammatica battaglia, dello stado da terra costruito a partire dalla metà del XIV secolo (1509); la vittoria di Lepanto, uno dei momenti del secolare conflitto con l'Impero ottomano per il controllo del Mediterraneo, che assumerà il profilo di una data capitale (1571); la fine della Repubblica aristocratica e l'instaurazione della Municipalità democratica (1797) e la rivoluzione democratica, momento locale di una più ampia vicenda europea (1848).

Gli incontri sono aperti al pubblico a ingresso libero fino a esaurimento posti con l’obbligo di super green pass e mascherina. Si inizia mercoledì 12 gennaio con l’introduzione del direttore Alfredo Viggiano (Università di Padova) e a seguire l’intervento di Giorgio Tagliaferro (Warwik University) su “Costantinopoli 1204”; mercoledì 19 gennaio sarà la volta di Luciano Pezzolo (Università Ca’ Foscari Venezia) con una lezione su “Agnadello 1509”; si prosegue mercoledì 26 gennaio con un approfondimento di Walter Panciera (Università di Padova) su “Lepanto 1571” per poi arrivare all’ultimo appuntamento del ciclo di incontri previsto per mercoledì 2 febbraio, guidato da Michele Gottardi dell’Ateneo Veneto sulle annate del 1797 e 1848. 

Le lezioni saranno successivamente disponibili anche sul canale YouTube di Ateneo Veneto.

 

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Vincenzo Coronelli, il poliedrico frate francescano che disegnò il mondo e il cosmo per la Serenissima

Venezia, 7 gennaio 2022 – I suoi globi terrestri e celesti, arricchiti fin nei minimi particolari di tutte le scoperte geografiche dell’epoca, hanno incantato le corti d’Europa, da quella del duca di Parma fino a quella francese di Luigi XIV. Le sue mappe geografiche e i suoi studi enciclopedici sono stati talmente rilevanti in ambito scientifico da lasciare una solida traccia ancora oggi. Geografo, cartografo, cosmografo, enciclopedista ed esperto di idraulica: il poliedrico frate francescano Vincenzo Maria Coronelli ha dedicato la sua vita a Venezia, che quest’anno celebra i 1600 anni dalla sua fondazione, mettendo a disposizione il suo sapere e la sua tecnica e arrivando ad arricchire notevolmente il patrimonio culturale e scientifico della Serenissima.

Nato a Venezia il 15 agosto 1650, Vincenzo Coronelli entra giovanissimo nell’ordine francescano dei Frati Minori Conventuali nel Convento dei Frari. Formatosi in un periodo in cui Venezia investe moltissimo nella cultura e nella scienza, il frate francescano riesce a coniugare bene lo studio teorico sui libri con l’importanza di coltivare importanti relazioni diplomatiche.

“È all’avanguardia da questo punto di vista - racconta Elisabetta Vulcano, fondatrice del Centro Studi Riviera del Brenta e autrice del libro appena dato alle stampe “Vincenzo Coronelli: uno sguardo sulla Brenta” - riesce a mettere su carta tutto il suo studio, che non si basa solo su libri, ma anche su rapporti diplomatici con personalità che incontra nell’arco della sua vita alle corti europee. Coronelli sfrutta queste sue conoscenze per farsi descrivere com’era il paesaggio, la città, il tratto di costa dove loro vivevano. Lui, quindi, crea una rete di informatori preziosa, per riuscire poi a decifrare su carta le informazioni e raccontare il mondo a chi viaggerà poi”.

Ed è proprio grazie a queste conoscenze che il padre francescano riesce a visitare alcune tra le più prestigiose corti d’Europa, prima tra tutte quella di Ranuccio Farnese, duca di Parma, che gli commissiona, nel 1678, la costruzione di due globi rappresentanti la Terra e i corpi celesti, del diametro di 1,75 metri, per adornare la sua biblioteca. L’amicizia con il cardinale César d'Estrées, ambasciatore francese a Roma, lo porta invece a Parigi alla corte di Luigi XIV, per il quale costruisce due globi di quasi 4 metri di diametro e 2 tonnellate di peso, di gran lunga superiori a tutti quelli costruiti fino a quel momento. Rappresentazione sintetica del mondo allora conosciuto e del cielo alla nascita del re Sole, queste due opere manoscritte, considerate l’emblema dell’enorme potere di Luigi XIV, sono ancora ammirabili alla Biblioteca Nazionale di Francia, nella sede François Mitterrand.

La fama e l’ammirazione per i suoi lavori crescono a tal punto che, una volta rientrato a Venezia nel 1684, Coronelli viene nominato Cosmografo della Repubblica di Venezia, un titolo di cui andrà fiero per tutto il resto della sua vita, e gli viene fornito uno stipendio annuo per poter continuare i suoi lavori.

“La Serenissima appoggia in pieno il padre francescano perché è un personaggio illustre - continua  Vulcano - e questo appoggio darà i suoi frutti: Coronelli eseguirà tantissimi studi che convertirà in mappe e carte geografiche, che al tempo sono le più importanti e aggiornate perché frutto di questa sua inclinazione a continuare a studiare il territorio, non soltanto quello in cui vive. Attraverso la rete di amicizie diplomatiche che ha costruito in Europa, codifica le informazioni che riceve per produrre delle mappe aggiornate. Quindi Vincenzo Coronelli sarà per la Repubblica di Venezia un personaggio importante che trasmetterà ai posteri un patrimonio cartografico e geografico incredibile”.

Da questo momento in poi, il frate francescano diventa instancabile: nello stesso anno del suo ritorno in patria fonda l’Accademia degli Argonauti, considerata la più antica società geografica del mondo, termina il primo volume dell’Atlante Veneto, la prima opera di cartografia e geografia italiana che riesce a reggere il confronto con i più famosi atlanti olandesi, e disegna per la Serenissima numerose mappe che mirano a mostrare ai veneziani i territori da loro conquistati nel Mediterraneo. Continua anche la sua produzione di globi, alcuni dei quali sono ancora oggi custoditi con cura all’interno delle Sale Monumentali della Biblioteca Marciana e al Museo Correr.

Ma la genialità di Vincenzo Coronelli non si limita alla cartografia e alla costruzione di globi. Consulente del Magistrato delle acque della Repubblica di Venezia, progetta anche grandi lavori pubblici soprattutto in ambito idraulico, poi attuati, come i Murazzi, l’imponente opera in pietra d'Istria che ancora oggi si estende dal Lido al litorale di Sottomarina. Fino al Settecento, infatti, la spesa che ogni anno veniva sostenuta dalla Serenissima per difendere la laguna dalla furia delle mareggiate era altissima: nei punti dove si presentava maggiore pericolo e danno si cercava di provvedere con le cosiddette palade, delle palafitte rinforzate con sassi la cui durata era però assai breve. Nel 1716 Coronelli, in appendice al libro “Europa vivente”, suggerisce un nuovo e più stabile metodo di difesa, costituito da una muraglia di blocchi di pietra d’Istria. Come sottolinea Elisabetta Vulcano, “La sua bravura sta nell’aver analizzato il contesto e aver cercato delle soluzioni. Lui non si ferma ad una pura rappresentazione del territorio dal punto di vista geografico, ma lo studia con capacità e i progetti che fa, come i Murazzi e la serie di incisioni dove mostra il funzionamento delle conche di navigazione. Sono delle tavole scientifiche: si perde l’aspetto estetico dell’incisione, nonostante siano anche belle, e ci si concentra sulla capacità di studiarne il funzionamento”.

Anche le terre della Riviera del Brenta, considerate all’epoca come il “grande giardino di Venezia”, non sfuggono all’occhio attento del frate veneziano, che studia e disegna le architetture delle sue ville e palazzi in una raccolta dal titolo “La Brenta quasi borgo di Venezia”, stampata a Venezia tra il 1708 e il 1710 e comprendente circa 160 tavole degli edifici tra la laguna e Padova. “Con Coronelli vediamo, confrontando i palazzi e le ville presenti oggi, quelli che sono ancora esistenti e quelli che hanno subito delle trasformazioni enormi - racconta Vulcano - quindi è un documento molto importante dal punto di vista geografico: forse questa era l’intenzione del frate veneziano: non tanto il regalare l’idea che nella Riviera del Brenta ci fosse una via d’acqua così esteticamente e architettonicamente straordinaria, ma dare un significato geografico al tipo di architettura che a quel tempo sorgeva lungo le anse della Brenta”.

Per l’epoca in cui sono state realizzate, per l’accuratezza in ogni minimo particolare, per l’ammirazione che hanno saputo riscuotere in tutta Europa, le opere del Coronelli sono veramente straordinarie. Lavoratore infaticabile, studioso poliedrico ed editore prolifico: per la Serenissima, Vincenzo Coronelli è stato una di quelle rare figure dotate di capacità, e di predisposizione, ad illuminare con il loro vasto sapere e la loro maestria più ambiti della cultura veneziana.

 

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La Casa del Cinema di Venezia omaggia i 1600 anni della Serenissima con un ciclo di incontri sul legame tra Venezia e la settima arte

Venezia, 5 gennaio 2022 - Il cinema a Venezia e Venezia nel cinema. Dalle più belle pellicole che hanno fermato sul grande schermo pezzi di storia della città ai 90 anni di Festival che, dal 1932, invade le sale cinematografiche del Lido di Venezia con le anteprime mondiali dei nuovi titoli della stagione, fino a passare per le case di produzione locali che continuano, ancora oggi, a raccontare la storia e la bellezza di una città che ha sulle spalle 1600 anni di storia. Ed è proprio in occasione di questo importante compleanno della città lagunare che la Casa del Cinema di Venezia organizza, in collaborazione con il settore cultura del Comune di Venezia e Circuito Cinema, un ciclo di incontri, un viaggio immaginario, condotto da esperti del settore, che accompagneranno il pubblico alla scoperta del profondo e antico legame tra la Serenissima e la settima arte

Dal 12 gennaio al 16 febbraio, ogni mercoledì alle 17.00 alla Casa del Cinema, al piano terra di Palazzo Mocenigo a San Stae, Mario Isnenghi, Carlo Montanaro, Gian Piero Brunetta, Michele Gottardi, Paolo Lughi, Marco Caberlotto e Lucio Scarpa saranno protagonisti di dibattiti che spazieranno dalla storia di Venezia al cinema di ambientazione veneziana, dalle origini del cinema alle produzioni più recenti, dal mondo del pre-cinema alle case di produzione veneziane, dalla storia della Mostra del Cinema di Venezia alle riflessioni sulla cinematografia contemporanea e i set veneziani.

D’altronde, a Venezia il cinema è di casa: la sua conformazione, il suo fascino, la sua bellezza hanno offerto, nei decenni, innumerevoli spunti per trasformare calli, canali e campielli in un set cinematografico a cielo aperto. Il 25 ottobre del 1896 il Canal Grande di Venezia veniva, per la prima volta nella storia del cinema, incorniciato da una ripresa cinematografica. Ad immortalare il canale più famoso del mondo fu il regista Alexandre Promio con il cortometraggio “Panorama du grand Canal pris d’un bateau”. Da allora Venezia non ha più smesso di attrarre registi e attori di calibro mondiale che hanno scelto la città storica per ambientare o girare anche dei veri e propri capolavori che hanno segnato la storia del cinema. Ad oggi, secondo gli esperti, si contano circa settecento pellicole ambientate nel capoluogo veneto, alcune rimaste impresse come dei veri e propri capolavori: da “Senso” di Luchino Visconti a “Giulietta e Romeo” di Castellani, dall’indimenticabile “Venezia, la luna e tu” di Dino Risi all’“Anonimo veneziano” di Enrico Maria Salerno. 

Il programma prevede un appuntamento ogni mercoledì, dal 12 gennaio al 16 febbraio, dove si parlerà di “Una storia senza memoria”, “Prima dei Lumière, verso il cinema come spettacolo collettivo”, “Una storia del cinema a Venezia”, “La Scalera Film a Venezia”, “1932-2022: 90 anni di Festival” e “Produrre e distribuire a Venezia, l’esempio di Kublai Film”. 

L’ingresso è libero fino esaurimento posti.

Prenotazione consigliata su www.culturavenezia.it/cinema

 

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Biblioteca Querini Stampalia, il luogo amico ai veneziani con un immenso patrimonio di libri antichi e moderni 

Venezia, 4 gennaio 2022 – Millequattrocento manoscritti, 42 mila libri antichi a stampa, fra cui rare edizioni di incunaboli e cinquecentine, 3 mila incisioni e più di 350 fra carte geografiche e mappali, oltre agli atlanti. E un fondo moderno a stampa che comprende più di 400 mila volumi. È il patrimonio che costituisce la biblioteca Querini Stampalia, che ogni anno viene frequentata da una media di circa 62 mila utenti. Un luogo “amico” ai veneziani, che considerano la biblioteca come una stanza in più della propria casa. 

“I veneziani sono molto affezionati alla biblioteca perché ci hanno studiato – conferma la direttrice della Fondazione Querini Stampalia, Marigusta Lazzari – I ragazzi qui si danno appuntamento, è un luogo di affinità, di cuore, di casa. Anche l’architetto Mario Botta veniva qui da studente, perché è un posto pulito, caldo d’inverno e fresco d’estate, come nelle volontà di Giovanni Querini, e ci sono libri che da altre parti non riusciva a trovare. Botta ci ha regalato il suo progetto di restauro in segno di riconoscenza per gli anni che ha passato qui dentro”. 

Nel suo testamento, Giovanni Querini lasciava scritto che la biblioteca sarebbe dovuta restare aperta “in tutti i giorni, ed ore in cui le biblioteche pubbliche sono chiuse, e la sera specialmente per comodo degli studiosi”, un intento che ancora oggi si concretizza con un’apertura quotidiana fino a mezzanotte, anche durante le festività. 

Una biblioteca che ha sempre voluto fare la differenza, come quando, nel 1938, dopo l’emanazione delle leggi razziali, mantenne a catalogo e sugli scaffali i testi di autori ebrei, sfidando le norme che ne volevano la cancellazione. 

“I veneziani conoscono la biblioteca perché la frequentano quando sono ragazzi, poi col tempo, crescendo, imparano ad apprezzare anche il resto – aggiunge Lazzari – ai nuovi iscritti regaliamo un biglietto per il museo, per stimolarli a conoscere tutto quello che c’è dietro”. 

Negli anni Novanta la biblioteca ha aderito al Servizio bibliotecario nazionale e al suo catalogo collettivo rende i dati della biblioteca accessibili agli utenti di tutto il mondo. 

“Il 10 per cento del fondo moderno è direttamente fruibile nelle sale, il resto è nei depositi e quindi accessibile con la richiesta in distribuzione, poi abbiamo un fondo antico importantissimo di manoscritti, incunaboli, cinquecentine, incisioni, stampe e disegni, tra cui la pianta prospettica di Venezia “a volo d’uccello” di Jacopo de’ Barbari – continua la direttrice – la biblioteca è generale e serve da supporto e da base per lo studio, poi ha delle sezioni specializzate come l’arte e l’architettura, sia veneta che non. Diciamo che le biblioteche universitarie oggi sopperiscono a tutte le esigenze specialistiche sulle materie perché, ovviamente, sono utilizzate dagli studenti in maniera diversa, mentre noi diamo strumenti di base e specialistici solo per alcune materie. Abbiamo però anche un “parco periodici” importante: sono oltre 250 gli abbonamenti annuali che mettiamo a disposizione. Sono riviste di vario genere, dalla storia alla letteratura alle scienze, perché questa è la caratteristica di questo luogo, offrire qualcosa in più”. 

E lo studio viene inframmezzato da una pausa nella rinnovata caffetteria o nel giardino di Carlo Scarpa, dove si entra quasi in religioso silenzio, per ascoltare il gorgoglio dell’acqua che si incanala in piccoli labirinti artistici, dove niente è lasciato al caso, perfino le essenze e le alberature che, con i loro fiori e profumo, segnano il lento andare delle stagioni in un luogo che sembra invece eterno. 

 

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L’Epifania arriva con la processione dei Re Magi della Torre dell’Orologio in Piazza San Marco 

Venezia, 3 gennaio 2022 – Vederli è un evento unico e raro, come del resto la storia racconta così il loro passaggio. A Venezia i Re Magi vengono raffigurati dalle statue che segnano le ore 12 dalla Torre dell’Orologio di Piazza San Marco: una lenta processione che avviene dal Cinquecento e che si inserisce nelle celebrazioni per i 1600 anni della nascita della città. Per ammirare l’opera d’arte che annuncia l’Epifania, bisogna trovarsi in Piazza San Marco due volte in un anno: alle ore 12 del 6 gennaio, oppure nel giorno dell’Ascensione, basta alzare gli occhi in alto, verso uno dei segni architettonici più celebri di Venezia, la Torre con il suo grande orologio astronomico, un capolavoro di tecnica e di ingegneria che segna, ormai da cinquecento anni, la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo.

Si tratta di statue di legno meccaniche: un angelo che suona una tromba e i tre Re Magi che, trascinati da un meccanismo a binario lungo la piattaforma semicircolare posta sopra al quadrante, escono dal pannello delle ore, passano davanti alla Madonna col Bambino e rientrano poi nella Torre attraverso il pannello laterale dei minuti, situato dal lato opposto dell’orologio. Le statue non sono quelle originali del 1499 ma una loro copia fedele, realizzata nel 1755 da Giobatta Alviero.

Nel 1499, quando venne realizzata la Torre dell’Orologio, i tre Re Magi e l’angelo con la tromba erano stati concepiti per uscire ad ogni ora dalla loggia del secondo piano e sfilare in processione davanti alla statua della Madonna con il bambino. Tuttavia, la delicata complessità del meccanismo e l’usura portarono a ridurre la frequenza della processione dei Magi. Creata la nuova macchina e rifatto il congegno della processione da Bartolomeo Ferracina, i Magi furono rimessi in funzione con lo stesso meccanismo che ancor oggi li fa muovere in occasione delle festività dell’Epifania e dell’Ascensione.

Ai tempi della Repubblica Serenissima, il periodo compreso tra Natale e l’Epifania non segnava il passaggio nel nuovo anno, che avveniva invece il primo marzo secondo il più antico calendario romano. Nei territori dello Stato Veneto, infatti, fino al 1797, il computo del calendario avveniva “More Veneto”, ovvero “secondo l’uso veneto, a modo veneto” e le date venivano abbreviate con le iniziali “MV”. Il giorno dell’Epifania il Doge assisteva alla messa solenne a San Marco, mentre all’esterno della Basilica si assiepavano i bambini per partecipare alla processione fino a San Zaccaria, dove le monache aprivano le porte del convento per distribuire dolcetti, marzapane, panetti, ciambelle e scalette. Una tradizione, questa, che non si è mai persa ma solo trasformata: nel Seicento e Settecento le botteghe venivano allestite con dolci, cesti di frutta, cibo e balocchi. Si narra che anche i patrizi amassero questa tradizione: ad esempio, la famiglia Labia della contrada di San Geremia fu la prima che ebbe l’idea di regalare giocattoli, dolci e frutta ai bambini della parrocchia. Successivamente, anche i Contarini, i Michiel, i Mocenigo, i Piovene, i Pisani seguirono questo esempio, portando avanti così la tradizione in città.

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Palazzo Corner Mocenigo mette in mostra i più bei presepi allestiti dai militari della Guardia di Finanza 

Venezia, 3 gennaio 2022 - C’è quello ambientato in una Venezia in miniatura, quello fatto di biscotti o ancora quello dove, oltre alla classica natività, compaiono anche statuine di finanzieri in divisa. Sono i presepi della mostra a Palazzo Corner Mocenigo, sede del Comando Regionale della Guardia di Finanza, che permettono ai visitatori di ammirare a Venezia, nell’anno del suo anniversario più importante, quello della sua fondazione 1600 anni fa, tutta la creatività e la maestria degli artigiani veneziani, dei militari e degli appassionati che hanno contribuito alla realizzazione di queste piccole opere d’arte. È così che gli spazi interni dello storico palazzo in Campo San Polo ospitano piccoli paesaggi costruiti nei minimi dettagli dalle mani esperte di chi, oltre ad amare il Natale, sa come mettere insieme immaginazione e manualità per realizzare piccoli scorci dove ogni personaggio, ogni luogo e ogni scena ricreata hanno il loro senso, dai pastori che tengono a bada il loro gregge ai contadini danno da mangiare ai loro animali fino a passare alle signore che stendono il bucato per farlo asciugare al vento o addirittura ai salumieri espongono, nelle loro piccole botteghe di legno, i migliori tagli di carne o formaggi in miniatura. 

Quest’affascinante esposizione, che si compone di numerose opere di particolare pregio artistico, appartenenti a militari della Guardia di Finanza, a collezionisti e appassionati privati, offre la possibilità di ammirare, oltre alle tradizionali composizioni di artisti veneti, anche raffinati diorami.

La mostra si apre nella prima sala interna del Comando Regionale della Guardia di Finanza che ospita i presepi in prospettiva allestiti all’interno di teche in vetro la cui particolarità è quella di ricreare la profondità dei tipici paesaggi bucolici che accolgono la natività con affascinanti giochi prospettici. La stessa sala accoglie, inoltre, altre opere particolari come il presepe di biscotti creato da una bambina, Lisa Righi o un’esposizione di antichi soldatini ma, il pezzo forte della sala è il presepe ambientato in una Venezia in miniatura dove Maria, Giuseppe e Gesù bambino giacciono ai piedi della Basilica di Santa Maria della Salute e sono circondati dalla magica atmosfera di una scia di palazzi storici che si ergono sulle acque della laguna veneziana. Nato da un’idea del Comandante interregionale dell’Italia Nord Orientale della Guardia di Finanza, il Generale di Corpo d’Armata, Bruno Buratti, questo gioiello d’artigianato veneziano si arricchisce ogni anno di nuovi pezzi che vengono realizzati dai più bravi artigiani della città. La seconda sala della mostra ospita altre rappresentazioni di natività dalle più classiche alle più originali, dalle più piccole a quelle in grado di ricreare grandi scene di paesaggi agresti e non manca, inoltre, un presepe davvero speciale che inserisce all’interno della scena della natività alcuni pastori che indossano una storica divisa della Guardia di Finanza unendo, così, tutta la magia del presepe alla storia del luogo che lo ospita. 

L’esposizione di presepi, curata dal Comando Regionale, con la collaborazione dell’Associazioni “Amici dei Presepi Spinea”, è stata realizzata nell’ambito della rassegna “I Presepi nella Terra dei Tiepolo” che quest’anno giunge all’ottava edizione. Si può accedere liberamente, fino al 6 gennaio 2022, con i seguenti orari:

-  nei giorni feriali, dalle ore 10 alle ore 12;

-  sabato e festivi dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 16.

Per info e contatti: www.palazzocornermocenigo.it

 

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Giorgio Cavazzano disegna alcune delle più belle copertine natalizie di Topolino portando la Serenissima sulle pagine del leggendario fumetto

Venezia, 30 dicembre 2021 – La magia del Natale disegnata da un fumettista veneziano. Scende la neve sugli iconici personaggi di Paperopoli e Topolinia, amati da bambini e adulti, che prendono forma dalla mano di Giorgio Cavazzano, uno dei più famosi disegnatori del mondo Disney che porta un po’ di Venezia in tutti i suoi lavori.

Da decenni, il maestro del fumetto Cavazzano fa arrivare aria di festa nelle case delle persone colorando di Natale le storie di quei buffi paperi e topolini immaginari che hanno caratterizzato la sua lunghissima carriera. Da Minnie a Pippo, da Paperino a Paperina, fino a passare per Topolino, Zio Paperone, Qui Quo Qua e tutti gli altri amici del mondo incantato di Paperopoli, Giorgio Cavazzano veste a festa le storie dei personaggi della Disney immergendoli, con la sua abile mano, in un’atmosfera incantata fatta di addobbi, alberi di Natale, regali, slitte e tanta magia.

Tra le più belle copertine di Topolino sul Natale disegnate da Giorgio Cavazzano c’è quella del 1985 nel numero 1569 del fumetto, una copertina d’altri tempi che augura buone feste ai suoi lettori con Zio Paperone, Paperino e Qui Quo Qua in una bolla incantata tra festoni, regali e alberi di Natale. Oppure nel numero 3038 di Topolino del 2014, Cavazzano traveste da Babbo Natale uno dei personaggi più iconici del mondo della Disney, Zio Paperone trasportando, in un attimo, i lettori del leggendario fumetto nella magica atmosfera del Natale. Un altro capolavoro è la copertina del 1994, nel Topolino numero 2039, dove si viene accolti da un’incantevole scena di vita quotidiana che vede Paperino, nei panni di Babbo Natale rompere la quarta parete e guardare i lettori dritti in faccia per invitarli a fare silenzio e non svegliare i suoi nipotini che dormono sul divano in attesa dell’arrivo dei regali. E poi c’è la copertina natalizia più recente di Cavazzano, quella del Topolino numero 3135 del 2015, dove in un paesaggio innevato Minnie, Topolino, Paperino e Pippo guardano ammirati una slitta piena di regali di Natale, trainata dalle renne e pronta a dare gioia a tutti i bambini del mondo. 

Oltre al Natale, Giorgio Cavazzano, porta nelle pagine del leggendario fumetto disneyano, da oltre 50 anni, anche la sua città, Venezia. Cresciuto in Fondamenta degli Ormesini, nel Sestiere di Cannaregio, tra giochi tra le calli, calcetto con gli amici davanti alla casa di Tintoretto e quell’indimenticabile odore di verza e cavolfiore del pranzo delle suore nell’asilo di Sant’Alvise, Cavazzano nasconde Venezia in ogni angolo delle sue storie e in ognuno di quei tratti di matita che, messi l’uno a fianco all’altro, danno forma agli indimenticabili personaggi dell’iconico fumetto per ragazzi.

C’è Venezia tra i contorni di Paperopoli e nei volti dei protagonisti di questo fantastico mondo immaginario. Venezia è nascosta nelle storie di Topolino, Paperino, Minnie e i loro compagni di avventura ma soprattutto, Venezia, che quest’anno compie un compleanno importante, i 1600 anni dalla sua fondazione, è ben fissa nella mente e nel cuore dello stesso Cavazzano che, pur avendola lasciata all’età di 14 anni, per trasferirsi in terraferma con la famiglia, l’ha sempre portata con sé ovunque fosse e qualsiasi cosa stesse facendo.

«Dalla mia finestra vedo sempre Venezia anche se la mia finestra, da molti anni, non si affaccia più su quel meraviglioso panorama - commenta Giorgio Cavazzano - Io, però, davanti ai miei occhi vedo la Madonna della Salute, il Canal Grande, i gabbiani che volano sulle calli con quella visuale dall’alto sulla città che gli ho sempre invidiato. Io sono veneziano e questa mia provenienza non solo la porto sempre con me ma la metto in ognuno dei miei disegni, anche perché la mia città ha condizionato il mio lavoro, anzi, a dirla tutta, l’ha reso possibile»

Con una voce tra il malinconico e il romantico, l’uomo la cui mano è riconoscibilissima sui volti dei personaggi di uno dei fumetti più letti dai bambini di tutti i tempi, ricorda ancora oggi, a 74 anni, il momento esatto in cui ha capito che il suo futuro sarebbe stato quello di disegnare storie.

«Ricordo, ancora oggi, il momento esatto in cui mi sono innamorato del disegno - racconta Cavazzano - avevo otto anni ed era un giorno in cui avevo la febbre. Per farmi compagnia venne a trovarmi mio cugino, già disegnatore, con un pacco di fogli in mano e una matita e mi disse: “disegna delle navi” e io iniziai così, scarabocchiando barche su fogli di carta bianchi. Sono ancora legato visivamente a quel pacco di fogli che riempivo di schizzi, solo, nella mia stanza, in quel pomeriggio di febbre alta e, da quel momento, capii che volevo diventare come mio cugino e passare la mia vita a disegnare»

Di Venezia Cavazzano ama pregi e difetti, il suo rapporto con la città lagunare non si è mai incrinato neanche davanti alle difficoltà.

«Ricordo mio padre che mi leggeva i libri con i guanti per il troppo freddo in casa - commenta ancora Cavazzano - o le giornate in cui la marea saliva talmente tanto che dovevo aiutare i miei genitori a spostare i mobili al piano di sopra per non farli rovinare dall’acqua. Venezia l’ho sempre trovata affascinante, pittoresca anche nei suoi lati oscuri»

Ed è proprio per questo amore nei confronti della sua città di origine che Cavazzano sceglie di darle il palcoscenico in alcune sue storie più belle. Venezia, infatti, compare sullo sfondo di alcune delle avventure più avvincenti del mondo dei fumetti disneyani come quella presente tra le pagine del numero 2858 di Topolino con un Paperino che, nei panni di un veneziano 007, sfreccia tra i canali della città a bordo di un personalissimo gommone a motore. C’è Venezia anche nel fumetto 3249 di Topolino dove Cavazzano fa raccontare, attraverso i suoi occhi e quelli di Minnie, Pippo e Gamba di Legno, la storia della fondazione delle Gallerie dell’Accademia nel racconto “Topolino e il dono dell’Accademia”. Ed è basato su Venezia anche il nuovo progetto del disegnatore veneziano che punta a raccontare una storia vichinga ambientata proprio tra le calli della città lagunare. L’Arsenale di Venezia sarà, infatti, protagonista di una nuova avvincente avventura disneyana attraverso l’abile mano di Cavazzano dove i personaggi dell’iconico fumetto si ritroveranno alle prese con dei misteriosi messaggi vichinghi che compaiono sulle statue dei leoni di marmo all’ingresso dello storico cantiere navale veneziano.

Una storia che va ad aggiungersi alle tante che la Disney ha ambientato nella Serenissima: paperi e topi sono, infatti, spesso protagonisti di strampalate avventure fra calli e canali, alla ricerca di anelli perduti, nel tentativo di salvare i monumenti dall’acqua alta, alla conquista del Leone d’oro della Mostra del Cinema, oppure travestiti da Marco Polo o pronti a combinare guai durante il Carnevale. Eroi di carta, eroi nei sogni di bambini che diventano adulti ma non perdono la magia di mondi sconosciuti, su uno sfondo di una Venezia che è sempre capace di ammaliare, a qualsiasi età.

 

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Il concerto di Capodanno di Venezia celebra ogni 1 gennaio la rinascita del Teatro La Fenice

Venezia, 29 dicembre 2021 – Nel 2004, otto anni dopo l’incendio che la sera del 29 gennaio del 1996 aveva distrutto il Teatro La Fenice, si stabilì che il giorno di Capodanno, alla Fenice di Venezia, sarebbe andato in scena un concerto come rappresentazione simbolica di una rinascita. Un concerto che, negli anni è diventato una tradizione tutta veneziana. L’idea venne ad Anna Elena Averardi, consulente per la cura dell’immagine del teatro veneziano, e fu subito accolta dall’allora direttore di Rai 1, Fabrizio Del Noce.

Dal, 2004 ogni primo dell’anno, il Concerto di Capodanno e l’orchestra e il coro de La Fenice entrano nei salotti di milioni di telespettatori. La scelta di Venezia di avere un Concerto di Capodanno poteva essere una sfida rischiosa: il Capodanno musicale è infatti legato all’evento che va in scena a Vienna. Un appuntamento, quest’ultimo, che risale al 1939, quando Clemens Krauss, direttore della Filarmonica della capitale austriaca, dedicò il primo concerto all’opera di Johann Strauss figlio, nella sala dorata del Musikverein. Da allora, forte del fascino del valzer e di composizioni memorabili, da “Sul bel Danubio blu” alla “Marcia di Radetzky”, quel concerto ha fatto dimenticare le atmosfere della guerra e dell’occupazione nazista dell’Austria e si è via via imposto all’attenzione mondiale.

Ma la volontà di Venezia era legata ad una voglia di rinascita del Teatro, di ripartenza dalle ceneri dell’incendio di quella Fenice che, da secoli, volava alto nel panorama musicale mondiale ospitando “star” della musica lirica e del melodramma, da Bellini a Donizetti, e poi Rossini, Verdi, Puccini e Mascagni, oltre a orchestrali ricercati da tutto il mondo, messi insieme da direttori d’orchestra orgogliosi di essere alla Fenice.

Secoli di storia che, nel 1996, in una sera d’inverno, stavano per essere cancellati dalle fiamme di un incendio doloso propagatosi dall’ultimo piano del Teatro. Un incendio che, dopo soli 8 anni, era già stato dimenticato grazie al lavoro di una città che voleva riavere, dov’era e com’era, il suo Teatro. E il concerto di Capodanno arriva come celebrazione ultima di questa rinascita.

Tra le curiosità, il Concerto del 2011 è stato dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia (per l’occasione venne suonato “Il canto degli italiani”), mentre quello del 2013 è stato dedicato interamente alle musiche di Giuseppe Verdi per festeggiare il bicentenario dalla nascita. Quello dell’1 gennaio 2022,  che arriva nel pieno delle manifestazioni dei 1600 anni della città di Venezia, ha come protagonista il direttore d’orchestra Fabio Luisi che, come da tradizione, propone un programma musicale in due parti. Una prima esclusivamente orchestrale e una seconda parte dedicata al melodramma, con una carrellata di arie, duetti e passi corali interpretati da solisti di assoluto prestigio e dal Coro del Teatro La Fenice.

Ogni anno il Concerto si chiude con due pagine celeberrime di Giuseppe Verdi, capisaldi del patrimonio musicale italiano: il Coro “Va’ pensiero sull’ali dorate” dal “Nabucco” e il più celebre brindisi della storia dell’opera “Libiam ne’ lieti calici”,  intonato da Alfredo durante la festa in casa di Violetta, all’inizio della Traviata.

 

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Natale a Venezia: un itinerario alla scoperta dei più bei presepi in centro storico e terraferma

Venezia, 28 dicembre 2021 – Li si trova un po’ per caso o sentito dire, riempiono absidi, navate e altari principali delle chiese veneziane. Sono i presepi, le tradizionali rappresentazioni della natività che adornano le chiese di Venezia donando loro, con statuine, luci, pastori e paesaggi innevati, tutta la magia del Natale. Li si può ammirare seguendo un itinerario inedito che attraversa ognuno dei sestieri della città e le sue chiese principali. È un percorso suggestivo che coinvolge le più belle chiese della città nell’anno in cui festeggia i suoi 1600 anni di vita. Tradizionali, innovativi, di marmo o in cartongesso, statici o in movimento, i presepi veneziani raccontano la natività a modo loro, sfruttando la natura ibrida di una città che da sempre convive con l’acqua. Visitarli significa ritrovare un’atmosfera calda, accogliente, familiare in alcuni dei luoghi simbolo della città e della terraferma.
Il viaggio parte dall’acqua, dal centro della laguna di Venezia che accoglie uno dei presepi più suggestivi della città, quello che galleggia sull'acqua davanti all'isola di Burano. È una natività che si sposa con il mare, un progetto nato dall’idea di un fruttivendolo con la passione per l’arte, Francesco Orazio, che ha scelto di decorare le acque della laguna veneziana creando un presepe unico nel suo genere per permettere a chiunque di ammirare, dall’elemento fondante e identificativo di Venezia, una straordinaria scena della nascita di Gesù che si specchia sull’acqua. Sessanta sagome in compensato, fuoriescono per un metro e sessanta, fissate su paletti di legno e ancorate sul fondale. Una composizione straordinaria che si riflette sulle acque lagunari davanti alla vecchia pescheria di Burano e che, a ogni ora del giorno, assume un colore e una suggestione diversa. Un punto di vista innovativo e un’immagine della natività in linea con l’essenza stessa di Venezia.
Anche Campalto sceglie l’elemento dell’acqua come location per il suo presepe galleggiante. Una zattera ormeggiata nella Darsena di Punta Passo Campalto visitabile fino al 6 gennaio 2022. Un lavoro originale, semplice nella sua essenza ma fortemente significativo, nato da un’iniziativa dell’Associazione Civica Culturale Pro Campalto. Sempre in terraferma c’è una Natività che i mestrini aspettano ogni anno, realizzata dai frati cappuccini dell’omonimo convento: è il presepe tradizionale del Convento frati cappuccini, nel centro di Mestre, accolto in uno degli altari secondari della chiesa. A Carpenedo, nella chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio, dominano la scena Maria, Giuseppe e il Bambino, attorniati da un villaggio in movimento, mentre la stella cometa illumina la strada dei Tre Re Magi. A Marghera, le chiese di San Pio X e di Sant’Antonio puntano sul tradizionale con paesaggi essenziali che hanno l’obiettivo di valorizzare il messaggio della Natività.  
Molto originali sono anche alcuni presepi del centro storico di Venezia. Nella chiesa di San Zaccaria, nel sestiere di Castello, la tradizione sposa l'innovazione e il risultato è un presepe che fa della creatività e del rispetto dell’ambiente i suoi punti di forza. Una capanna in pluriball trasparente, in grado di riflettere la luce, accoglie Maria, Giuseppe, il bue, l’asinello e Gesù bambino in un paesaggio naturale tra montagne, casette di legno e tutti i personaggi tipici del presepe tradizionale. Nato da un’idea di Alberta Baldan e Luisa Becchi con la voglia di dare luce alla scena della nascita di Gesù e utilizzare un materiale riciclabile, questo particolare presepe, è allestito a lato dell’altare principale della chiesa veneziana.
Sempre a Castello ci si trova davanti a un presepe open-air che cattura subito l’attenzione. Si trova in via Garibaldi ed è inserito all’interno di un’imbarcazione tradizionale veneziana, la cosiddetta “vipera”, una barca unica nel suo genere perché caratterizzata da una doppia prua e messa a disposizione di tutti dalla Remiera Casteo e dalla Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati che ne condividono la proprietà. All’interno dell’imbarcazione è stato allestito un presepe in pannelli di compensato con la rappresentazione della natività che assume, così, un carattere tutto veneziano.
Restando nella stessa zona, all’interno della Basilica di San Pietro di Castello è possibile ammirare un altro presepe, senza dubbio più tradizionale ma non per questo meno affascinante. Attesissimo dai veneziani che abitano in zona, questo presepe si trova nella navata sinistra all’ingresso della chiesa. Il sestiere più caratteristico di Venezia offre, inoltre, la possibilità di ammirare bellissime rappresentazioni della Natività anche in altre delle sue chiese, come quello realizzato da una studentessa e posto proprio sopra l’altare principale nella chiesa di San Martino, o ancora quello della chiesa di San Francesco di Paola.
Il viaggio alla ricerca dei più bei presepi di Venezia continua in un altro sestiere, quello di Dorsoduro, con un vero e proprio gioiello da scoprire: il presepe in cartongesso della Chiesa dei Gesuati alle Zattere. Si tratta di una rivisitazione creativa del paesaggio veneziano tra case, palazzi e montagne di cartone. A costruirlo, da ben 14 anni, è Sergio Molin, un ex maresciallo dei vigili urbani: ogni anno un tema diverso e un paesaggio innovativo, ma sullo sfondo sempre Venezia che viene rivisitata con le sue tipiche case realizzate in legno e pannelli di espanso. Quest’anno, il presepe dei Gesuati è intitolato “Ruga Sant’Isepo” ed è dedicato proprio a questo personaggio biblico nell’anno in cui viene celebrato. Sempre a Dorsoduro si trovano altri due presepi che fanno della tradizione la loro carta vincente e sono allestiti, rispettivamente nelle chiese di San Trovaso e dei Carmini.
La magia del presepe la si può scovare anche a Cannaregio dove dimorano due incantevoli presepi di matrice classica nella chiesa di San Giovanni Grisostomo e in quella dei Santi Apostoli.
Passeggiando nel sestiere di San Marco ci si imbatte, invece, nel presepe della chiesa di San Salvador che accoglie la nascita di Gesù in una capanna di legno circondata da un paesaggio naturalistico. Restando nella stessa zona si può visitare anche il presepe della chiesa di Santo Stefano incorniciato da una ghirlanda di aghi di pino, palme e una capanna in corteccia d’albero.
Tra tutti, però, uno dei più suggestivi presepi di Venezia si trova nel sestiere di San Polo all’interno della Basilica dei Frari. Si tratta di un’originale raffigurazione della natività realizzata con estrema cura da Padre Sergio Zanchin che seleziona, ogni anno, le più belle statuine fisse e in movimento: pastori con i greggi di pecore, contadini, pescatori, mugnai, calzolai, fabbri e vasai vengono inseriti in un suggestivo paesaggio, che passa dalla notte al giorno e che emana tutto il calore del Natale.

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Un viaggio alla scoperta di un’inedita Venezia innevata nelle cartoline d’epoca esposte a San Polo

Venezia, 23 dicembre 2021 – Venezia sotto un manto di neve, quando la città si risvegliava imbiancata in una fredda giornata d’inverno. Nella sede del Comando Regionale della Guardia di Finanza, in campo San Polo, sono esposte 100 cartoline d’epoca in bianco e nero, racchiuse in teche di vetro, come fossero oggetti preziosissimi. Alcune di loro contengono messaggi di auguri o saluti scritti a mano, altre solo scatti di attimi di vita quotidiana. Sono semplici pezzi di carta di forma rettangolare che imprimono, tra quei bordi squadrati, un pezzo indimenticabile della storia di una inedita Venezia innevata. La mostra intitolata “Il fascino della neve a Venezia nel ‘900”, gratuita, permette al pubblico di fare un tuffo nel passato per ammirare, nell’anno dei suoi 1600 anni, una Venezia che non c’è più e cercare di riconoscere, tra quegli scatti sbiaditi dal passare del tempo, una calle, una corte o un campo della città che conosciamo oggi. 
A raccogliere questo prezioso materiale è Gianni Berlanda, trentino di nascita, collezionista ed ex commerciale estero del settore della moda che, dopo aver passato anni e anni in giro per il mondo, torna a Venezia, città che ha sempre dimorato nel suo cuore, per vivere gli anni della sua pensione e continuare a portare avanti la sua passione per il collezionismo e la città lagunare.  
“Sono arrivato a Venezia un po’ per caso da ragazzo, ma ho iniziato a collezionare cartoline e foto di Venezia da subito, anche perché, dal primo momento in cui ho messo piede in questa città, ne sono rimasto affascinato - racconta Gianni Berlanda - Sono venuto qui per studiare Economia all’Università Ca’ Foscari e oggi, a 50 anni di distanza dalla mia laurea e dopo aver girato il mondo per lavoro, sono tornato qui per cercare di mostrare a tutti nella sua veste più magica, la meraviglia di Venezia”. 
Berlanda colleziona solo cartoline in bianco e nero, scegliendo di fissare nella sua memoria, e in quella di chiunque si trovi a visitare le sue mostre, una Venezia senza colori, pura, essenziale. Una Venezia che conserva con cura in 500 pezzi di carta datati dai primi del 1900 fino al 1925, cento dei quali sono esposti nella mostra a Palazzo Corner-Mocenigo. 
Ed è così che, entrando all’interno del palazzo nel sestiere di San Polo ci si può immergere in un paesaggio veneziano come poche volte lo si è potuto vedere negli ultimi anni. Da una Piazza San Marco ricoperta da un manto bianco a cumuli di neve poggiati sul profilo sinuoso delle gondole del 1900, ancora adornate dell’antico felze, l’abitacolo al centro della tradizionale imbarcazione, che oggi resta solo nella memoria dei veneziani. Dai piccoli canali alla laguna stessa completamente ghiacciata che, dopo l’eccezionale gelo nell’inverno del 1929, ha permesso ai veneziani di arrivare a piedi da Fondamenta Nove al cimitero di San Michele e Murano. 
“Dal 2008 sono pensionato e avendo tanto tempo libero mi dedico ancora di più al collezionismo - continua Berlanda - Ho ancora tanto materiale da mostrare ai veneziani e spero che apprezzino questo mio regalo. Un altro mio desiderio, oltre alla mostra su Venezia innevata, è quello di poter allestire altre esposizioni delle mie collezioni per continuare a mostrare la città attraverso gli occhi e i messaggi di chi l’ha vissuta nel passato e proporre al pubblico un itinerario inedito sulle cartoline di Venezia diviso per sestieri”. 
La mostra è visitabile gratuitamente fino al 6 gennaio 2022 con i seguenti orari:
- nei giorni feriali, dalle ore 10 alle ore 12;
- sabato e festivi dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 16.

Per informazioni e contatti: www.palazzocornermocenigo.it

Cona nel territorio del Dogado della Serenissima: mappe e cartografie per ricostruire la storia della città

Venezia, 22 dicembre 2021 – Riproduzioni cartografiche redatte tra la metà del XV e la fine del XVIII secolo per creare un percorso storico della città di Cona con il desiderio di presentare al pubblico una inedita storicità del territorio, focalizzando l’attenzione sulla dimensione delle proprietà terriere dei nobili veneziani. Domani alle 10, al centro civico di via Marconi 61, si inaugura la mostra storica “Il territorio di Cona nel Dogado veneziano”, un progetto che rientra nelle celebrazioni per la nascita di Venezia, 1600 anni fa, e che punta a ricostruire un pezzo importante della storia della città attraverso l’esposizione di mappe e cartografie che sono conservate nei più importanti archivi storici e biblioteche del Veneto. Si potranno, quindi, vedere mappe che fanno parte di raccolte eterogenee costituite da pezzi sciolti o appartenenti ad atlanti, opere cartografiche datate dal 1620 al 1784 che rappresentano il territorio della Serenissima e illustrazioni della famiglie nobili veneziane presenti nel territorio dal 1534 al periodo immediatamente alla fine della Repubblica veneta.

Il Comune di Cona insiste nel territorio veneziano che fin dalle origini di Venezia era indicato come Dogado, un territorio agricolo caratterizzato in una dimensione uguale a quella attuale. Dai documenti si sa che nell’Alto Medioevo Cona fu "corte" e sede di mercato almeno a partire dal X secolo e che qui la Serenissima ebbe molti possedimenti. Nel Medioevo Cona fu coinvolta negli scontri fra padovani e veneziani e, marginalmente, anche nelle vicende della "Guerra di Chioggia", che oppose verso la fine del Trecento i veneziani ai genovesi. L’episodio più drammatico Cona lo visse agli inizi del Cinquecento, con il rovinoso passaggio delle truppe dell’imperatore Massimiliano, durante l’occupazione di Padova avvenuta in seguito alla vittoria delle milizie della Lega di Cambrai sui veneziani, nel 1515. Dopo questo fatto il Consiglio dei Dieci fissò, nel 1519, il confine fra Padova e Venezia, seguendo per un certo tratto la Rebosola e inglobando quindi Cona nel Dogado veneziano. La mostra resterà aperta fino al 9 gennaio.

Per informazioni sugli orari di visita consultare il sito del Comune di Cona: http://comune.cona.ve.it/italiapa/index.php/30-notizie/252-mostra-storica-cona-nel-dogado

La tradizione del Natale a Venezia, quando il doge usciva da Palazzo Ducale per andare a San Giorgio

Venezia, 22 dicembre 2021La notte di Natale era l’unica notte in cui il doge Serenissimo si faceva vedere pubblicamente fuori dal Palazzo Ducale. Un’uscita che avveniva per la visita annuale all’antica isola dei cipressi San Giorgio Maggiore. Era qui che il doge si recava dopo aver partecipato alle sacre funzioni nella Basilica di San Marco: al termine della messa usciva in piazza, accompagnato da un ricco corteo che lo scortava fino al Molo, in un cammino illuminato da torce e candelabri, dove ad aspettarlo c’erano i dorati “peatoni”, imbarcazioni tradizionali veneziane. La partenza verso l’isola di San Giorgio avveniva allo scoccare delle campane di San Marco e sulle note delle trombe d’argento dogali; il pellegrinaggio natalizio si concludeva davanti alla porta maggiore della chiesa, dove veniva ricevuto dall’abate mitrato di San Giorgio e da tutti i monaci. Anche qui il doge assisteva a una funzione religiosa, ma di breve durata, dopodiché si spostava in una sfarzosa sala del convento dove veniva servito un piccolo rinfresco a base di dolci fabbricati dai religiosi: si trattava degli “zorzini” (da San Zorzi, Giorgio), "una maravegia golosa" come li definì Gasparre Gozzi che prese parte al corteo del doge Pietro Grimani. Il ritorno a palazzo Ducale avveniva con lo stesso sfarzo e lo stesso splendore di torce, mentre il popolo - raccolto nelle barche sul Molo - gridava il motto “Viva San Marco” e le campane suonavano sempre a distesa.
Ma a Venezia “Natale” è anche sinonimo di altro. Come racconta Alberto Toso Fei, scrittore veneziano, a Natale il lungo Carnevale veneziano, che da ottobre si protraeva fino al mercoledì delle ceneri, conosceva una breve sosta; così come a Natale si interrompevano le “Guerre dei Pugni”, che iniziavano a settembre e che vedevano contrapposte le due fazioni più antiche e numerose della città, i Nicolotti e i Castellani. Questi combattimenti, che tradizionalmente avvenivano in alcuni ponti della città, furono aboliti per sempre dopo che il 30 settembre 1705 la lotta iniziata a mani nude finì a coltellate, causando numerose vittime. La leggenda vuole che fosse la notte di Natale quando Giuliana di Collalto, fondatrice nel 1222 del monastero giudecchino dei Santi Biagio e Cataldo (che stava esattamente dove oggi sorge il Molino Stucky), ottenne con la preghiera che scendesse nel mezzo del coro un angelo, recando tra le mani il Bambin Gesù. L’angelo, dopo aver annunciato la nascita alle suore, lo ripose nelle braccia “dell’estatica Giuliana, che poté per qualche tempo sfogare gli affetti del suo cuore col divin pargoletto”. Secondo un’altra leggenda, alla vigilia di Natale un gatto nero traccia pigri circoli sulla sommità del Ponte del Diavolo, a Torcello: il gatto rappresenta il demonio, che ogni anno torna per aspettare le anime di sette bambini mai battezzati che una maga gli deve portare in cambio del servigio reso un secolo e mezzo fa, quando riunì una ragazza veneziana al suo amato ufficiale austriaco fatto uccidere dalla famiglia di lei.

Credits immagini: fonte ASVe, Collegio, Cerimoniali, reg. 1, c. 9r e c. 9v, riproduzioni fornite dall'Archivio di Stato di Venezia

Il presepe in movimento dei Frari: un’attrazione per bambini e adulti alla riscoperta del Natale

Venezia, 21 dicembre 2021 – A Venezia non è Natale senza il presepe dei Frari. La stella cometa all’esterno che lampeggia, la melodia natalizia che risuona accostandosi al portone e ogni anno la sorpresa di ritrovarsi ad ammirare ogni singolo movimento. Nella Basilica dei Frari, da sempre, i frati francescani allestiscono nella cappella laterale di San Pietro, detta Emiliani, un presepe “artistico” che è una vera e propria attrazione per bambini e adulti. È una lunga tradizione, fatta di amore e pazienza, di cura e di spirito cristiano che aiuta a ritornare al senso vero del Natale in una città che quest’anno festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione. Come racconta Padre Sergio Zanchin che, all’età di 89 anni, è ancora il pilastro della rappresentazione della Natività
“Siamo frati Francescani e San Francesco è stato primo che ha fatto il presepe a Grecio, nel 1223, dopodiché i frati hanno visto e capito che questo segno poteva essere significativo per quelli che vogliono celebrare il Natale e vedere con i propri occhi come e dove Gesù è nato e la storia della nostra salvezza, un segno che rimane impresso nel cuore – spiega Padre Sergio – quindi qui ai Frari, che è la grande casa dei frati minori conventuali, il presepe si è sempre fatto. Naturalmente lo abbiamo aggiornato, con statue sufficientemente grandi e in movimento”. La preparazione inizia già in estate, quando si controllano e si rivedono le statue e si pensa al materiale necessario. L’allestimento vero e proprio inizia a metà novembre per fare l’impalcato e la struttura, successivamente il paesaggio e le statue con i loro congegni meccanici. 
“Il presepio non è solo uno spettacolo ma ha la finalità, ancora oggi, di aiutare la gente a riflettere sul mistero del Natale, su Gesù che nasce in una grotta – continua Padre Sergio – i bambini si divertono a vedere il paesaggio che cambia e i movimenti, ma non sono capaci di cogliere il mistero, mentre gli adulti si divertono come i bambini ma possono anche rendersi conto che stiamo celebrando un momento importante come quello del Natale soprattutto grazie al movimento della Madonna che si alza e presenta il Bambino, mentre Giuseppe tiene accesa la lanterna per fare luce”. 
Mentre in tutta la cappella risuona il tradizionale canto “Tu scendi dalla stelle”, di giorno il presepe è un piccolo villaggio fatto di gente indaffarata nei propri compiti: una donna dà da mangiare alle galline, un’altra estrae l’acqua dal pozzo per lavare la biancheria nel mastello, i boscaioli tagliano la legna, il vasaio è intento a lavorare la creta, il fabbro batte sul ferro caldo, il cestaio sta realizzando una gerla, mentre il fuoco riscalda i pastori e le pecore si abbeverano alla cascata d’acqua. All’improvviso il sole cala e scende la notte, tra fulmini, nuvole e tempeste. Il villaggio si ferma, gli abitanti riposano e interrompono le proprie attività. E allora il fulcro diventa la Sacra Famiglia, dentro la grotta, con la Madonna che culla il Bambino e si alza per presentarlo a tutti e lanciare il messaggio che Gesù è nato per salvare l’umanità. 
In alto, a contornare il presepe, ci sono due immagini che rappresentano gli angeli in legno realizzati dall’intagliatore bellunese Andrea Brustolon e conservati in sacrestia.
Il presepe ai Frari resterà aperto fino al 2 febbraio e si può visitare dalle 9 alle 18.30.

 

La Società di Mutuo Soccorso dei Carpentieri e Calafati, uno scrigno di storia navale custodito a Venezia

Venezia 20 dicembre 2021 - Tenaglie arrugginite, seghetti in legno, vecchi attrezzi originali dell’Arsenale di Venezia, antiche bandiere delle regate di voga alla veneta risalenti a prima dell’Unità d’Italia, modellini di barche, cimeli antichissimi legati al mondo delle imbarcazioni veneziane. Parte della storia navale della città si nasconde in un luogo, un piccolo scrigno di oggetti, storie e aneddoti legati al glorioso passato navale di Venezia, di cui quest’anno si festeggiano i 1600 anni dalla sua fondazione. Questo luogo, poco noto, continua a conservare con cura, dedizione e rispetto del passato una parte importante della storia della città per non permettere al presente di cancellarne le tracce. Nel sestiere di Castello, all’interno dell’edificio che ospitava, un tempo, una delle sedi dell’Ospedale dei Santi Giovanni e Paolo, c’è la sede della più antica associazione ancora attiva a Venezia, la Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati.

Fondata il 1° aprile del 1867, questa società, erede morale della Scola picola dei Calafai de l’Arsenal, cioè la scuola degli operai specializzati nelle costruzioni navali, è ancora viva grazie al lavoro di chi continua a farne parte e ne mantiene, ancora oggi, il suo statuto e i suoi valori.

Oggi, come allora, la Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati di Venezia, che mantiene per i suoi membri ancora le antiche denominazioni gerarchiche, è regolata da una mariegola, un libro di regole che l’associazione possiede ancora e che ferma nel tempo un importante pezzo della storia della società ma anche della città di Venezia. È un preziosissimo volume conservato, nella sua versione originale del XIX secolo, all’interno della sede odierna della società a San Pietro di Castello. Un libro antichissimo e di grande valore filologico e storico, una vera e propria raccolta di articoli normativi ma anche di nomi e firme di personaggi importanti della storia del nostro Paese che, nel corso degli anni, sono diventati soci onorari dell’Associazione veneziana.

La mariegola della Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati di Venezia la si può ammirare e consultare ancora oggi.  È conservata all’interno della sua custodia originale che possiamo considerare come una vera e propria opera d’arte. In veneziano viene chiamata “cassea” ed è a tutti gli effetti un importantissimo pezzo d’antiquariato, una scatola rettangolare realizzata in legno e intarsiata a mano, che veniva usata, nelle varie scuole di mestiere della città, per conservarne le proprie mariegole.

Basta aprirla, con delicatezza, voltare, una dopo l’altra, le pagine ingiallite dal passare del tempo per scovare, in un’affascinante grafia d’altri tempi, articoli, norme e regolamenti e, sbirciando un po’ più a fondo, si possono toccare con mano le tracce d’inchiostro lasciate sulla carta dalle mani di alcuni dei più importanti personaggi della storia italiana da Giuseppe Garibaldi, diventato socio onorario a partire dal 14 aprile 1867 a Papa Giovanni Paolo I, membro dal 3 aprile del 1977, per passare poi al sindaco di Venezia Giuseppe Giovanelli, socio onorario nel 1969. Nella mariegola c’è anche la firma di Umberto di Savoia che fu membro onorario della Società dei Carpentieri e Calafati a partire dal 27 maggio 1878.

Le antiche corporazioni di mestiere della Repubblica Serenissima, come quella dei Carpentieri e Calafati, furono soppresse tra il 1806 e il 1807, in nome della libertà economica dopo che il Veneto fu annesso al Regno d’Italia e tutti i loro preziosi beni furono venduti a privati. Questo, però, non fermò un gruppo di operai navali che, ancora memori degli insegnamenti delle schole picole dei Calafai dell’Arsenal e dei Marangoni da nave di cui facevano parte, decisero di far tornare a vivere queste società anche a Venezia, sulla scia delle fiorenti società di mutuo soccorso in tutta Italia. 

Fu così che il 24 marzo del 1867, in calle San Gioachin, a San Pietro di Castello, venne istituita un’assemblea tra tutti coloro che esercitavano la professione di carpentieri e calafati negli squeri cittadini insieme a chi lavorava negli scali dell’Arsenale per dare vita a una nuova Società di Mutuo Soccorso. Dopo un anno dalla sua fondazione, questa associazione, ritrovata e rinnovata, decise all’unanimità, il 30 agosto 1868, che il vecchio regolamento dovesse essere abolito a favore di un nuovo Statuto che fu posto in vigore il giorno stesso. Questo cambiò solo nel 1980 con l’istituzione di un ulteriore regolamento che apportava un’importantissima novità per l’associazione: l’accoglimento di tutte le categorie di lavoratori di ambo i sessi. Il terzo Statuto ci sarà, poi, solo alla fine degli anni ’90 a seguito della nuova riforma del sistema della sicurezza sociale.

Dopo due anni dalla sua fondazione, la Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati di Venezia ricevette in dono dal suo socio Giuseppe Tonello lo squero di San Isepo, ancora oggi di sua proprietà, situato nell’omonima fondamenta a San Pietro di Castello, un cosiddetto “squero sotil”, cioè per piccole barche la cui rendita è ancora oggi destinata al sostentamento della società stessa. Oltre allo squero, negli anni, la società entrò in possesso anche di diverse altre strutture come appartamenti, due magazzini e oggetti legati alla manifattura navale del passato ma non smise mai di portare avanti il suo obiettivo di conservare e tramandare ai posteri la cultura navale veneziana dei tempi d’oro dell’Arsenale.

Oggi, a 1600 anni dalla fondazione della città dove è nata e continua a operare, La Società di Mutuo Soccorso dei Carpentieri e Calafati di Venezia porta ancora avanti il suo scopo conservando preziosi beni di un passato ormai andato ma evolvendosi verso nuove attività di beneficienza e nuovi progetti a carattere culturale e didattico per continuare a diffondere la cultura navale veneziana e non far perdere le tracce di un artigianato di settore che ha reso Venezia un esempio in tutto il mondo.

 

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La sostenibilità protagonista di una nuova puntata di Miss Italia: le miss social netturbine insieme a Veritas

Venezia, 18 dicembre 2021 – La produzione di Miss Italia è sospesa ma continuiamo a rivivere le esperienze alla scoperta di Venezia e delle sue tradizioni lunghe ormai 1600 anni per le aspiranti vincitrici del concorso collaterale di Miss Italia, Miss Social che, dopo aver passato una giornata alla ricerca dei segreti dell’arte del merletto di Burano e del vetro soffiato di Murano, si sono messe alla prova nei giorni scorsi per capire come funziona la raccolta dei rifiuti in una città unica nel suo genere come Venezia e raccogliere, con l’aiuto degli operatori Veritas, la carta e il rifiuto residuo secco.

Dieci ragazze in divisa da lavoro, con guanti, cappellino e tanta buona volontà. Non si sono tirate indietro davanti a niente le aspiranti Miss Social e, insieme ai netturbini di Veritas, sono partite da Campo della Guerra, alle spalle di Piazza San Marco, per trascorrere una mattinata diversa dal solito, suonando i campanelli delle case ed entrando nei negozi per farsi consegnare il rifiuto secco residuo e la differenziata del giorno, che successivamente sono stati conferiti nei carri e poi nella barca per il trasporto nell’isola che ospita la stazione di travaso.

Il racconto sulla piattaforma social di @crown.revolution spiega anche come negli impianti di Veritas vengano separate vetro plastica lattine e metalli e venga trasformato in energia tutto quello che non può essere riciclato.

Si tratta di un sistema molto efficace e virtuoso, che dimostra una volta di più quanto la gestione dei rifiuti di Venezia sia sostenibile dal punto di vista ambientale e risponda ai principi dell’economia circolare. Basti pensare che (con il 60% di differenziata) il Comune di Venezia risulta per il quarto anno consecutivo la prima grande città italiana con oltre 200.000 abitanti per percentuale di raccolta differenziata. E che la media dei Comuni della Città metropolitana è del 73,28% (+3% rispetto al 2019), con 24 dei 45 Comuni che hanno superato l’80% e altri 15 il 75%.

Questo territorio, infatti, associa alte percentuali di raccolta differenziata, scarsissimo uso delle discariche e bassa quantità di rifiuti non riciclabili, comunque poi trasformati in energia. In complesso, un sistema moderno, dotato di tecnologie all’avanguardia e costantemente monitorato.

 

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A Venezia il laboratorio di serigrafia che traduce, da oltre 50 anni, in forma grafica le opere di artisti di tutto il mondo

Venezia, 17 dicembre 2021 - Barattoli di inchiostro, pennelli, telai, colori sparsi qua e là. Fogli di carta raggruppati in ogni angolo, quadri di stampe appesi ai muri, enormi tavoli da lavoro. Squadre, pennelli, scalpelli. Entrare nel laboratorio di serigrafia Fallani di Venezia significa entrare in un piccolo gioiello nascosto dove l’arte prende vita ogni giorno per imprimersi su un foglio di carta e continuare a testimoniare momenti di storia di una città che ha 1600 anni di vita alle spalle. Dietro questo luogo c’è un uomo, un veneziano, una persona che respira l’arte ogni giorno e che preferisce esprimersi con i colori e le forme piuttosto che con le parole. È Gianpaolo Fallani, titolare dell’attività e del laboratorio che giornalmente produce pezzi d’arte stampando su qualsiasi materiale. È un luogo nascosto in una piccola calle che si affaccia sulla laguna di Venezia dal lato delle Fondamente Nove e che continua a far evolvere l’eccellenza veneziana del settore della stampa artistica e la porta nel mondo seguendo l’esempio di chi, prima di lui, ha dato vita a questo mestiere.

Inizia tutto diversi anni fa, da un ragazzo, un fiorentino con la passione per la stampa. Poco più che ventenne si trasferisce a Venezia, chiamato dai padri armeni dell’Isola di San Lazzaro per lavorare nella tipografia dell’isola al centro della laguna veneziana. Dopo l’esperienza con gli armeni, però, decide di aprire un suo laboratorio di zincografia, dove inizia a produrre cliché per la stampa tipografica, per poi passare alla fotolitografia. Ma è solo nel 1968 che viene a contatto per la prima volta con la serigrafia, in una fiera di settore, e da quel momento non riuscirà più a separarsene innamorandosi delle infinite potenzialità di questa tecnica di stampa.

Questo ragazzo sarebbe diventato, poi, il papà di Gianpaolo Fallani, oggi titolare del laboratorio veneziano, trasmettendogli quella stessa passione per la stampa, i colori e i fogli di carta che lo ha portato a scegliere di fare questo mestiere.  

«Io sono cresciuto nel laboratorio di mio papà dove passavo molti pomeriggi e molte giornate delle vacanze estive - ricorda Gianpaolo Fallani - catturato dai colori, dalla manualità e dallo slancio artistico di mio padre ho subito fin da subito il fascino di questo mondo. Una volta cresciuto, però, mi sono occupato di altre cose, sempre inerenti alla stampa digitale ma da una decina d’anni ho deciso di riprendere in mano l’attività di serigrafia artistica perché mi dispiaceva che venisse abbandonata e rischiasse di non avere un seguito l’attività del papà»

Oggi il laboratorio, che ha sempre lavorato con gli artisti preparando riproduzioni per cataloghi e manifesti per le mostre d’arte, continua a tradurre, in tecnica grafica, dopo oltre 50 anni di attività, le opere di illustratori e artisti provenienti da tutto il mondo. La tecnica, però, è sempre la stessa, così come gli strumenti del mestiere.

Si parte da un telaio in tessuto di nylon, che in passato era di seta e che viene teso su una cornice di legno o di metallo. È proprio attraverso le maglie di questo tessuto che passa l’inchiostro che sarà, poi, stampato su una superficie.  Per trasferire l’immagine sul telaio si utilizza un processo fotomeccanico che prevede il posizionamento sulla superficie di una gelatina fotosensibile che viene lasciata asciugare, messa a contatto con una pellicola trasparente e poi esposta a una fonte luminosa di raggi UV per qualche minuto. Questa emulsione, una volta colpita dalla luce, si trasforma da solubile in acqua a non più solubile, indurendosi solo nei punti colpiti dalla luce che faranno, poi, da contorno al disegno. Una volta preparato il materiale sul quale si vorrà stampare basterà fare pressione sulla superficie con la “racla”, uno strumento con l’impugnatura in legno o metallo e una lama di gomma. L’inchiostro, così, si trasferirà solo nelle parti del telaio prive di emulsione solidificata dai raggi UV creando il disegno desiderato.

«La serigrafia è una tecnica di stampa molto interessante anche se poco conosciuta. Il bello è che permette di stampare su qualsiasi supporto e materiale - conclude Fallani - permettendo alla creatività di non avere limiti. È questo il motivo per cui mio padre ha scelto di intraprendere questo mestiere e io, dopo di lui, di continuare a svolgerlo»

Da dieci anni titolare del laboratorio veneziano di serigrafia fondato da suo padre, con il quale ha stampato arte, fianco a fianco, fino alla sua recente scomparsa, Gianpaolo Fallani, sceglie di mantenere a Venezia il suo laboratorio, talmente innamorato della città in cui è nato da apprezzarne i pregi ma anche i difetti.  E così, quel ragazzo appassionato d’arte continua a vivere, ancora oggi, la dimensione umana che c’è tra le calli di una città piena di storia, tradizioni e arte, aiutando, con i suoi colori, la sua carta e la sua esperienza, gli artisti di tutto il mondo a esprimere le proprie emozioni.

 

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Palio delle antiche Repubbliche Marinare: domenica 19, a Genova, si disputa la 65esima edizione 

Venezia, 16 dicembre 2021 – Celebrare le rivalità e le imprese delle più note Repubbliche Marinare italiane, ovvero Venezia, Amalfi, Genova e Pisa. È questo lo scopo del Palio delle Antiche Repubbliche Marinare, la manifestazione sportiva che si ispira alla rievocazione storica istituita nel 1955 e che quest’anno si svolge nel pieno delle celebrazioni per la nascita della Serenissima, 1600 anni faDomenica 19 dicembre a Genova si disputerà la 65esima storica regata, che vedrà competere a forza di remi le quattro Repubbliche Marinare italiane. 

Nella prima edizione, che si svolse a Pisa sulle acque dell’Arno gonfio di storia, a vincere era stata proprio Venezia a bordo delle antiche galee, che poi si aggiudicò la vittoria anche nelle due edizioni successive. La prima manifestazione sportiva venne disputata nel 1956 a Pisa, ma per arrivare a quella gara bisogna tornare indietro di almeno dieci anni. A quando, cioè, al cavaliere pisano Mirro Chiaverini venne l’idea di organizzare una manifestazione sportiva tra le città che avevano dominato il mare. La proposta fu prima visionata da Carlo Vallini, presidente dell’Ente provinciale del turismo di Pisa, il quale, dopo averla accettata, coinvolse le municipalità delle altre tre città affinché l’evento fosse accettato con entusiasmo. L’iniziativa fu accolta in maniera positiva soprattutto dall’avvocato Francesco Amodio, allora sindaco di Amalfi, che organizzò una riunione dei rappresentanti delle quattro città coinvolte. L’incontro avvenne al palazzo di Pisa il 9 aprile 1949, ma l’accordo non fu semplice: durante la discussione il dottor Manzini, direttore dell’ufficio comunale di Venezia, mostrò il suo parere contrario alla partecipazione della gara remiera della città lagunare, pur essendo favorevole alla sfilata nel corteo storico. L’avvocato Amodio tentò, nel suo discorso in difesa della regata, di fargli cambiare idea, sottolineando l’importanza non solo storica, ma anche turistica, della manifestazione. Visto il forte assenso da parte di Amalfi, Pisa e Genova, i rappresentanti di Venezia ne presero atto ed aderirono anch’essi all’iniziativa. 

Dopo aver ottenuto l’accordo, vennero stabiliti lo statuto e il regolamento e si ricercarono negli archivi storici e tra le opere d’arte gli elementi necessari per realizzare i costumi del corteo storico; si disegnarono i progetti delle barche e si reperirono i fondi necessari per organizzare la regata. 

Il 29 giugno del 1955 venne effettuata a Genova una prova sperimentale con “gozzi” a quattro vogatori. Il 10 dicembre dello stesso anno fu invece firmato ad Amalfi, nel Salone Morelli (l’attuale Museo Storico di Palazzo San Benedetto, sede del Municipio), l’atto costitutivo che sancì la creazione dell’Ente organizzativo della regata. 

Le imbarcazioni, costruite dalla Cooperativa Gondolieri di Venezia, furono varate il 9 giugno 1956 sulla Riva dei Giardini Reali, con la benedizione del Patriarca di Venezia Angelo Roncalli (in seguito eletto papa con il nome di Giovanni XXIII).

La prima edizione si svolse a Pisa un mese mese dopo, l’1 luglio del 1956: erano presenti anche l’allora presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, e il ministro della Marina mercantile, Gennaro Cassiani. 

Dalla prima edizione, la Repubblica Serenissima si è aggiudicata la vittoria ben 34 volte, l’ultima nel 2019.  

 

Le immagini sono tratte dal sito ufficiale del Palio delle Antiche Repubbliche Marinare.

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La vita quotidiana della Repubblica Serenissima raccontata in 67 quadri di Gabriel Bella 

Venezia, 15 dicembre 2021 – Ci sono il volo del turco, la Regata Storica, lo sposalizio del mare, il Carnevale, la famosa caccia al toro, c’è la gente assiepata sulle rive, affacciata alle finestre, ci sono cortei, processioni, cerimonie di Stato. In 67 quadri c’è tutta la Serenissima nelle sue manifestazioni di popolo, civiche e religiose. Sono i dipinti del veneziano Gabriel Bella, esposti in una delle sale della Fondazione Querini Stampalia: un colpo d’occhio unico, senza paragoni, testimonianza di una vivace Venezia settecentesca, un documentario vivido che racconta con autenticità i riti e i costumi di una intera comunità, uno scorcio della Serenissima Repubblica che quest’anno festeggia i suoi 1600 anni di vita.  

“La famiglia Querini aveva un centinaio di vedute di Gabriel Bella, un artista del 1700, sulla vita pubblica e quotidiana di Venezia – racconta la direttrice Marigusta Lazzari – è quasi un reportage pittorico di Venezia con le feste, le attività pubbliche, i giochi, le regate, la presentazione del nuovo doge sulla Scala dei Giganti, il teatro Ridotto, il teatro San Beneto che oggi non esiste più, la visita del Papa a San Giovanni e Paolo, lo sposalizio alla Salute e le cacce con i tori, le varie regate tra cui quella del Redentore. E ancora: il teatro dell’arte e le varie fiere, come quella della Sensa in Piazza San Marco, il giovedì grasso in piazzetta con la costituzione di una macchina di legno e stucco piena di fuochi d’artificio, che venivano fatti esplodere alla fine della giornata e successivamente vietati perché si incendiavano i tetti, e con il volo del turco che porta l’omaggio al doge, che oggi è il moderno volo dell’Angelo. I nobili portavano la città nelle sale delle proprie ville in campagna e queste sono opere straordinarie che raccontano una città nel 1700 dal punto di vista della quotidianità”. 

I dipinti erano 100 in totale e decoravano le sale della villa trevigiana dei Querini a Campo di Pietra: di questi, 67 si sono salvati e sono esposti tutti in un’unica sala della Fondazione, mentre degli altri 33 non si ha notizia. 

Nel 1700 Venezia era “capitale” della vita mondana – si contavano oltre un centinaio  di eventi pubblici all’anno – e del Carnevale, che iniziava ad ottobre e terminava a maggio. Tra le tele più particolari spiccano “La festa del giovedì grasso in Piazzetta” dove Castellani e Nicolotti si sfidano al gioco delle Forze d’Ercole, una gara di potenza muscolare ed equilibrio che prevede di formare una piramide umana. Nel frattempo, il pubblico assiste allo “svolo del turco”: da una zattera in Bacino un acrobata, legato a una fune, si cala fino al campanile di San Marco, sale sulla cuspide ed esegue spettacolari esercizi da vero e proprio equilibrista, dopodiché scende alla loggia di Palazzo Ducale per porgere al doge un mazzo di fiori e una poesia.  

Nel dipinto “La regata delle donne in Canal Grande” si vedono gareggiare le donne di Pellestrina e Sant’Erasmo mentre gli spettatori incauti, che si avvicinano al campo di regata, vengono fatti arretrare a colpi di “balote”, le palline di terracotta usate per la caccia in laguna. 

Nelle tele di Bella trova spazio anche l’aristocrazia della prostituzione a Venezia, donne eleganti, colte, capaci di intrattenere gli uomini in conversazioni brillanti, che accompagnavano patrizi e ospiti stranieri nelle occasioni conviviali: come i “ridotti”, dove un tempo si giocava d’azzardo e che venivano tollerati dalla Serenissima. Ne “Il nuovo ridotto” Bella rappresenta il ridotto di Palazzo Dandolo dopo i restauri del 1768. Nel 1638 Marco Dandolo ottenne la prima licenza di aprire una casa da gioco pubblica nel suo palazzo a San Moisé ed è così che nacque il primo casinò. All’interno c’erano una settantina di tavoli dove si poteva giocare solo a carte e dadi: i clienti, donne e uomini e di qualunque estrazione sociale fossero, dovevano indossare la bauta, che comprendeva il tabarro (un mantello nero), un cappello triangolare (il tricorno) e la larva (una maschera bianca o nera con un velo che copriva il capo, sagomata a becco per alterare la voce ma permettere di mangiare e bere).     

Ci sono poi i momenti istituzionali, come “Il giro della piazza del doge in pozzetto” con il doge portato a spalla da ottanta arsenalotti, e “L’incoronazione del doge sulla scala dei Giganti” dove il capo dello Stato della Repubblica Veneta viene incoronato con la “zogia”, il ricchissimo corno ducale.

 

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Continua il racconto delle finaliste di Miss Italia 2021. Questa sera in onda la seconda parte della presentazione

Venezia, 14 dicembre 2021 – Continua la mini web serie che vede protagoniste le ragazze finaliste di Miss Italia 2021. Dopo la puntata di ieri che ha visto la presentazione di 10 Miss, questa sera, dalle 20 in poi, ci si potrà collegare di nuovo per seguire le altre 10 bellezze italiane in corsa per il titolo e la fascia della più bella d’Italia. 
Un format tutto nuovo, quello dell’edizione 2021, che mira a catturare la generazione Z, esclusivamente web e social, che da ieri va in onda, in pillole, sulla piattaforma OTT Helbiz Live (disponibile sull’app store di tutti gli smartphone Android e iOS). 
Sullo sfondo di Venezia che fa da cornice alle loro avventure quotidiane, ieri sera si sono presentate Ludovica Cutuli, Miss Sicilia; Francesca Tiziana Russo, Miss Calabria; Alessia Cardinale, Miss Liguria; Francesca Bessone, Miss Piemonte e Valle D’Aosta; Beatrice Scolletta, Miss Lazio; Anna Sofia Chicco, Miss Trentino Alto Adige; Beatrice Farina, Miss Lombardia; Denise Angelini, Miss Puglia; Gabriella Bagnasco, Miss Basilicata; Francesca Mamè, Miss Lombardia. 
Questa sera, invece, andranno in onda Erika Rebbelato, Miss Friuli Venezia Giulia; Debora Pattarello, Miss Veneto; Greta Iotti, Miss Emilia Romagna; Daniela Ruggirello, Miss Toscana; Angelica Marini, Miss Marche; Martina Spezzaferro, Miss Marche; Giulia Talia, Miss Lazio; Lorena Tonacci, Miss Campania; Zeudi Di Palma, Miss Campania; Elena Meloni, Miss Sardegna.    
Il viaggio verso la fascia delle 20 ragazze finaliste di Miss Italia è ufficialmente iniziato da Piazza San Marco e continuerà nei prossimi giorni fino alla serata finale del 19 dicembre. Tutti i giorni, sulla piattaforma web si potranno seguire le storie delle Miss, che andranno alla scoperta di Venezia e di tutto il suo territorio, dal centro storico alle isole fino alla terraferma, nei luoghi iconici della città che quest’anno festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione
La mini digital serie è in partnership con il Comune di Venezia. La prossima tappa del viaggio veneziano avrà come tema luoghi e oggetti nascosti e indizi da svelare. Scopriteli anche sui canali social di MissItalia e CrownRevolution.