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A Mantova un omaggio a Dante Alighieri e Giuseppe Verdi in occasione dei 1600 anni di Venezia 

Venezia, 16 settembre 2021 - L’Associazione Novae Deae, insieme a Mirko Gragnato, inaugura il progetto “Un Alveo di Cultura- Attila a Governolo tra Dante e Verdi”. L’evento, curato e ideato da Gragnato, avrà luogo nell’ambito delle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia e sarà un tributo a due tra i personaggi più influenti della storia italiana: Dante Alighieri e Giuseppe Verdi nella suggestiva cornice dell'Alveo della conca del Bertazzolo, in provincia di Mantova.

Nella serata di venerdì 17 dalle 18.45 è previsto l'evento "Lectura Dantis" in occasione del settimo centenario dalla morte del sommo poeta Dante Alighieri. La voce del dantista Mirco Cittadini guiderà il pubblico attraverso “La Divina giustizia di qua punge – Attila, Dante e la nascita di Mantova” ripercorrendo il canto XX dell’Inferno che dedica ben 42 versi alla città di Mantova, citando anche il paese di Governolo.

Sabato 18 settembre alle 20.30 debutterà, invece, l’esecuzione operistica “Un Attila di Giuseppe Verdi”, rivisitazione della celebre opera del compositore italiano, rielaborata per sei voci soliste, pianoforte e voce narrante. Saranno coinvolti, nell'esecuzione, artisti sia dal territorio lombardo (Mantova, Milano) ma anche dal territorio nazionale, tra cui anche il coro di voci bianche “Voci in Festa – città di Mantova” che darà ancora più risalto al momento dell’incontro tra Attila e Leone Magno avvenuto proprio a Governolo e musicato da Giuseppe Verdi. 

L’esecuzione verdiana vedrà anche la speciale partecipazione del Tenore mantovano Leonardo Cortellazzi, solista nei maggiori teatri lirici come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, l'Opera Garnier di Parigi, l'Oslo National Opera. Per l’occasione, Cortellazzi, debutterà nel ruolo di Foresto. Il soprano Raffaella Angeletti, che ha calcato palcoscenici importanti duettando con artisti del calibro di Domingo e Bocelli e cantato sotto la guida del Maestro Riccardo Muti, interpreterà il ruolo di Odabella. Il ruolo di Attila è, invece, affidato alla voce del giovane basso Oliviero Pari, mentre il baritono Omar Kamata si sdoppierà prestando la voce al generale romano Ezio e a Leone Magno. Nel ruolo di Uldino c'è Gianluca Moro. Il flusso narrativo viene affidato al Musicologo e Compositore, Marco Benetti, già archivista presso il Teatro alla Scala di Milano e relatore di conferenze di introduzione ai concerti e guida all’ascolto per l’orchestra Verdi di Milano, di recente tornato da Parigi dove l’Ensemble Intercontemporain ha eseguito una sua composizione. 

Entrambe le iniziative mettono in evidenza il ruolo speciale dell’acqua: nel canto XX della prima cantica della Divina Commedia e nell’opera Attila di Verdi, il primo dedicato alla nascita di Mantova il secondo alla nascita di Venezia. Si sottolinea come l’acqua abbia questa duplicità: elemento di distruzione come nell’alluvione del 1951 per Governolo, ma anche elemento di nascita e rinascita come il caso di Mantova nata dall’acqua dolce e Venezia nata dall’acqua salsa.

La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria al link bit.ly/dantegovernolo per l'evento del 17 settembre e bit.ly/attilagovernolo per quello del 18 settembre.  In aderenza alle norme sarà obbligatorio esibire il Green Pass.

In caso di mal tempo l'iniziativa si sposterà al palazzetto dello sport di Roncoferraro.

Le iniziative sono sostenute dalle amministrazioni comunali di Roncoferraro e Bagnolo San Vito ma anche da Fondazione Comunità Mantovana e da SaviLab ed entrambe sono patrocinate, oltre che dal comitato per le celebrazioni dei 1600 anni di Venezia, anche da tutte le realtà del fiume: Agenzia Interregionale del Fiume Po, Consorzio di Bonifica terre del Mincio, Parco Regionale del Mincio, Museo diffuso del fiume e delle istituzioni pubblico del territorio prima fra tutte Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Mantova e dei comuni di Roncoferraro e di Bagnolo San Vito.

A Meolo una mostra fotografica per raccontare il legame storico tra la città e la Serenissima

Venezia, 16 settembre 2021 - 60 scatti per raccontare il legame tra Venezia e il Comune di Meolo. È da qui che nasce l’idea della mostra fotografica allestita all’interno della suggestiva cornice della villa veneta del XV secolo, Ca’ Cappello e realizzata in occasione del compleanno di Venezia. A narrare al pubblico la storia della connessione storico-culturale tra il Comune di Meolo e la Serenissima è l’artista di origini georgiane David Tsaga che, con un repertorio di fotografie inedite focalizzato su due soli soggetti: Meolo e Venezia, ferma su immagini le tracce dello storico legame tra le due città venete e rende omaggio a Venezia e ai suoi 1600 anni di storia. 

L’esposizione fotografica sarà inaugurata il 17 settembre alle 18.30 ed è visitabile all’interno di una delle sedi comunali più belle del Veneto nei seguenti giorni: sabato 18 - 25 settembre nell’orario 10.00-12.00/16.00-20.30, domenica 19-26 settembre nell’orario 10.00-12.00/16.00-20-30 e mercoledì 22 settembre nell’orario 09.00-12.00. 

Al termine della mostra sarà possibile partecipare a visite guidate di Palazzo Cappello per ammirare le sale interne e i noti affreschi di questa villa come la straordinaria Rota Fortunae previa prenotazione alla mail biblioteca@comune.moeolo.ve.it o chiamando lo 0421 61018. 

Virgilio Guidi, a Venezia la più grande antologica sul Maestro della luce per i 1600 anni di Venezia 

Venezia, 15 settembre 2021 –  In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia viene realizzata la più grande mostra antologica della città dedicata al pittore Virgilio Guidi, nato a Roma nel 1891 e morto a Venezia nel 1984. “Quella scia di luce lungo il Novecento. Omaggio a Virgilio Guidi" apre i battenti il 17 settembre e presenta tutto il percorso artistico del Maestro, padre e ispiratore di generazioni di artisti veneziani, che ha attraversato con la sua creatività quasi tutto il secolo passato.

Le musiche di un altro grande Maestro veneziano, il cantautore Pino Donaggio, straordinario interprete della musica contemporanea, accompagneranno il pubblico in questo percorso senza precedenti.
Inserita nella programmazione ufficiale di Venezia 1600 e organizzata dall'Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa, da Studio d’Arte GR in collaborazione con la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, “Quella scia di luce lungo il Novecento. Omaggio a Virgilio Guidi" traccia un viaggio completo fra l’inizio e la conclusione dell’infaticabile ricerca del grande Maestro: si tratta della prima, grande antologica mai realizzata a Venezia e composta da 220 opere, delle quali una trentina di “Venezie” proverranno dalla veneziana collezione Sonino. L’esposizione si propone di mostrare in che modo Virgilio Guidi abbia cambiato completamente la visione del paesaggio e, in particolare, della veduta paesaggistica, inventando una sintesi perfetta e assoluta tra l’idea di paesaggio e l’idea stessa di Venezia. E, ancor di più, come sia stato capace di coniugare nella pittura moderna la luce rinascimentale con la luce veneziana, a sua volta una sintesi fra luce ideale e luce fisica. 

Tre le sedi espositive dove è possibile ammirare le opere di Guidi: nella sede dell'Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa in Piazza San Marco, a Palazzetto Tito e alla Ca’ D’Oro

Nella sede di Piazza San Marco dell'Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa sono esposti ottanta capolavori che partono dai primi anni Dieci del secolo scorso. L’esposizione presenta gli interni e le figure degli anni Venti, per continuare con i paesaggi romani di quegli anni e i paesaggi del Brenta del 1927, per arrivare alle Venezie della fine degli anni Venti e alle Figure degli anni Trenta e Quaranta, proseguendo nel documentare il magico periodo dello Spazialismo veneziano del dopoguerra con tutti i cicli come le Figure che si levano, i Tumulti, i Cieli antichi, le Marine Zenitali, senza tralasciare le famose Baronesse, per poi concludere con le ultime grandi opere dei Bianco su Bianco della fine degli anni Settanta. 

La sede di Palazzetto Tito ospita una selezione di dipinti degli ultimi 30 anni della produzione di Guidi, insieme a una selezione esaustiva dell’importante collezione Sonino, composta soprattutto da marine, ma anche da splendide figure di donna, alberi, figure agitate, opere tutte appartenenti al periodo successivo all’ultima guerra.

L’esposizione prosegue alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro: nell’imponente secondo piano, con la vista sul loggiato affacciato sul Canal Grande, trovano spazio alcune Nature morte degli anni Dieci, i Carabinieri a cavallo del 1920, il Pittore all’aperto del 1924, l’Uomo che legge del 1927 e alcuni Bacini di San Marco, sempre della fine degli anni Venti. 

La mostra è curata da Stefano Cecchetto, Giovanni Granzotto e Dino Marangon e resterà aperta fino al 7 gennaio 2022.

“Finalmente, nell’anno del genetliaco di Venezia, ci sarà la mostra, che da tanto tempo è attesa, su Virgilio Guidi, “Il Maestro” per eccellenza di Venezia, quello che l’ha rappresentata, dipinta ma anche incarnata nella sua dimensione fisica e ideale – commenta Granzotto – Guidi ha rappresentato Venezia forse solo come Tintoretto e i Vedutisti hanno saputo rappresentare. Era partito dalla pittura e dalla luce rinascimentale, quella luce che veniva da dentro i dipinti e irradiava e costruiva la forma e partendo da quella luce lui ha ritrovato, all’interno della dimensione veneziana, la luce spaziale. Con questa mostra, grazie al contributo di tanti valenti critici, vogliamo dare il segno di un percorso importantissimo dal punto di vista pittorico e dell’influenza che Guidi ha avuto per tante generazioni di giovani maestri e artisti”. 

Per informazioni www.bevilacqualamasa.it

“Quando la posta era Serenissima”, l’esposizione che dall’11 al 26 settembre ripercorre la storia postale all’epoca della Repubblica di Venezia 

Venezia, 15 settembre 2021 - Il comune di Chirignago offre al pubblico un’occasione unica per celebrare i 1600 della città di Venezia facendogli rivivere le tappe della storia delle spedizioni postali all’epoca della Serenissima. Quando la posta era Serenissima è un’esposizione, inaugurata l’11 settembre, che mostra gli antichi mezzi di comunicazione ai tempi della Repubblica di Venezia.  Tra lettere, bolli postali e monete provenienti da collezioni private di Mestre, Venezia, Noale, Padova, Sacile, Belluno e Genova, gli appassionati, o i semplici curiosi, potranno rivivere tutto il fascino dei lenti - ma non per questo meno sentiti - scambi di messaggi, informazioni o, semplicemente, emozioni attraverso le lettere spedite tra i veneziani e tutti gli abitanti dei territori della sua Repubblica. 

Organizzata dal gruppo culturale Albino Luciani di Chirignago, in collaborazione con il circolo filatelico numismatico di Noale, in occasione della storica “Fiera Franca”, questa mostra è visitabile fino al 26 settembre e ripercorre, attraverso l’esposizione di pezzi rari e inediti, la storia del servizio postale veneto nel periodo dal 1200 al 1797. 

Nata da una passione, da un meticoloso lavoro di ricerca e dalla curiosità nei confronti della storia del proprio territorio, Quando la posta era Serenissima è il frutto di un lavoro decennale di studio e collezione di pezzi rari per cercare di dare luce a uno spezzone di storia finora poco noto e approfondito. 

Questa esposizione è un viaggio che parte nel XIII secolo, quando la Serenissima iniziò a organizzare il suo efficiente sistema di comunicazione, grazie ad un gruppo di corrieri del Bergamasco. Un’attività che riscosse da subito il consenso della popolazione e grazie alla quale i mercanti veneziani furono in grado di ricevere velocemente notizie provenienti dal Levante, utili nell’acquisto delle merci al momento più favorevole o per spuntare gli affari migliori. 

Si tratta, inoltre, di un percorso che guida attraverso la prima tassazione apposta alla corrispondenza, nel 1305, e che mostra la nascita della prima Compagnia dei Corrieri Veneti nel 1489, svelando anche qualche curiosità inedita sulla città di Venezia. È nella Chiesa di San Giovanni Elemosinaro a Rialto, infatti, che risiete, secondo il racconto di Andrea Fusati, organizzatore della mostra e Segretario del Circolo filatelico numismatico di Noale, un piccolo gioiello della città, incastonato e seminascosto ai piedi dell’altare della Cappella dei Corrieri: la lastra marmorea con l’incisione dello stemma della Compagnia dei Corrieri Veneti. 

«A dieci anni trovai all’interno di un vecchio libro di mio padre un francobollo, da lì nacque la mia passione - racconta Andrea Fusati -. Per me il bello è proprio lo studio che sta dietro alla conoscenza dei bolli, conoscere a memoria le terminologie, i simboli posti su ogni lettera, su ogni bollo postale, per evitare di spendere un patrimonio in un falso. È da un po' però che i francobolli non mi danno più soddisfazione, la mia ricerca si è concentrata verso un determinato periodo, quello della Repubblica Serenissima, il luogo dove sono nato e cresciuto. Una raccolta di pezzi unici come questa non si era mai vista». 

A ogni lettera il suo prezzo di riferimento, e così la decisione di esporre anche una collezione di monete, risalenti al 1079, quando la Serenissima ancora non esisteva, per comprendere meglio i riferimenti alla monetazione dell’epoca usata per la spedizione postale. 

«Abbiamo esposto anche il cosiddetto “grosso matapan” - continua l’organizzatore della mostra, indicando alcune monete - emesso a partire dal 1200 durante i Dogi Foscarini, Tiepolo e Morosini. A ogni Doge corrispondeva la sua moneta. Poi ci sono le “oselle”, quelle che originariamente erano delle medaglie che il Doge consegnava ai suoi affezionati al posto della tradizionale anitra detta appunto “osella”, per preservarne l’estinzione causata dall’usanza di donare il volatile come segno di riconoscenza». 

«Quello che per me è importante è che la memoria storica rimanga viva - conclude Fusati -. Lo studio delle nostre radici e del nostro passato è qualcosa di indispensabile, che andrebbe studiato fin da bambini a scuola».  

L’ingresso alla mostra, nella Sala San Giorgio, in Via del Parroco 7 a Chirignago, è gratuito previo controllo del green pass. L’orario di visita è 10-12/ 16-18.

Vittorio Pavan, il custode dell’archivio Cameraphoto Epoche, racconta la storia di Venezia attraverso la fotografia

Venezia, mercoledì 15 settembre 2021 - Le celebrità che hanno calcato il red carpet nelle varie edizioni della Mostra del Cinema, i tuffi dei ragazzini nel Canal Grande, l’alluvione del 4 Novembre 1966 e gli elefanti che passano da un ponte all’altro in occasione del Circo Togni. Sono solo alcuni dei mille volti di Venezia, immortalati nell’archivio di Cameraphoto Epoche e custoditi in scatole del passato che contengono più di 300.000 preziosi negativi. 40 anni di storia di Venezia raccontati dagli scatti di una macchina fotografica tra il 1946 e il 1987. Custode di questo autentico tesoro è Vittorio Pavan. 

Ha iniziato a fare il fotografo quasi per caso, a 14 anni, andando di bottega in bottega alla ricerca di lavoro e spargendo la voce, come si faceva un tempo. La sua lunga carriera comincia proprio a Cameraphoto, agenzia fotografica veneziana fondata nel 1948 da Dino Jarach, tra fotografi del calibro di Celio Scapin, Claudio Gallo, Walter Stefani e Claudio Stigher, i suoi maestri. 

“Mi sembrava di stare in un sogno. Vedere i fotografi che andavano su e giù per la città – racconta Pavan-. Nel tempo libero andavo a guardarmi le foto e vedevo tutti i personaggi famosi del cinema”. Ed è proprio il cinema uno dei grandi protagonisti di questo prezioso archivio nel quale, non solo è contenuta la versione originale del celebre scatto fatto a Paul Newman a bordo di un motoscafo con San Marco sullo sfondo durante la Mostra del Cinema nel 1963, ma anche scatti raffiguranti Sean Connery alla guida di un taxi acqueo, Sophia Loren su un balcone che si affaccia al Canal Grande e Alberto Sordi all’interno della Biennale d’Arte nel 1958. Nel tempo, molto è cambiato nella rappresentazione fotografica delle star al festival. 

“Gli scatti dei divi di una volta sono scatti intimi, veri – racconta Pavan-. Le star all’epoca giravano per Venezia, vivevano Venezia e i fotografi erano liberi di immortalarli, anche con la laguna a fare loro da sfondo”. Tra tutti gli scatti che Pavan ha fatto dal 1976 al 1984 alla Mostra del Cinema però, sono i negativi delle foto fatte a Sergio Leone quelli a cui è più legato. Forse perché, proprio a fianco del pluripremiato regista italiano, spettatore alla prima di “C’era una volta in America”, Pavan c’era. 

Ma l’archivio è grande, e non conserva solo l’arte del cinema e i suoi attori, ma molto, molto di più. L’anima di Venezia è custodita tra gli scatti che raffigurano una Piazza San Marco completamente innevata durante la metà del secolo scorso, mentre quasi come in una contrapposizione tra sogno e realtà, una Venezia atipica fa da sfondo al passaggio dei dromedari lungo un ponte per l’arrivo del Circo Togni, sotto lo sguardo attonito degli operai che procedono con lo scavo del canale. 

Cameraphoto Epoche mostra quanto lavoro, studio, maestria e autenticità ci sia dietro ad un semplice click, perché nonostante ora la fotografia sia diventata uno strumento alla portata di chiunque possieda un cellulare di ultima generazione, una volta non era così. Una volta la libertà di fotografare era limitata alla pellicola e al numero di scatti a disposizione, e quindi imparare a guardare dentro al mirino era fondamentale. “Perché il mirino - come sottolinea Pavan - è una tela di cui bisogna saper avere il controllo”. 

La fotografia come arte senza tempo, come missione e passione, è la fotografia rappresentata in questi circa 300.000 scatti cartacei che rischiano di andare perduti se non digitalizzati al più presto. Va avanti da quasi vent’anni, infatti, il processo di scannerizzazione e archiviazione digitale delle fotografie, perché il vero obiettivo, oltre a rendere le fotografie fruibili a chiunque, è non perdere questo prezioso tesoro dichiarato, per altro, di interesse nazionale dal Ministero per i beni e le attività culturali. 

Una delle sue speranze più grandi è quella di riuscire a salvare l’archivio, a cui Vittorio Pavan ha dedicato e dedica tutt’ora la sua vita. La stessa speranza che nel suo lavoro di fotografo ha spesso immortalato e che, sfogliando le immagini in bianco e nero, ritrova nel ricordo di uno scatto che racconta l’arrivo dei profughi vietnamiti a Venezia, fatta da lui quando ancora si occupava di fotogiornalismo. Partito da Tessera su un elicottero, racconta di essere atterrato sulla nave ancora in mare aperto, e di aver poi documentato il suo arrivo a Venezia. “Mentre facevo questa foto avevo due bambini attaccati alle gambe, e uno sulle spalle. Loro arrivavano dalla miseria, pieni di speranza ed era pieno di gente che li accoglieva, c’era la folla. Io ero li con loro e sentivo la loro tensione nell’entrare a Venezia, quasi come un sogno”.

Al Teatro Goldoni lo spettacolo teatrale su Marietta Barovier conclude il festival The Venice Glass Week

Venezia, 14 settembre 2021 – Nell’incantevole contesto del Teatro Goldoni è stato presentato, nella serata di domenica 12 settembre, lo spettacolo teatrale “La donna del fuoco” sulla figura storica della pioniera delle perle veneziane, Marietta Barovier. La performance ha reso omaggio all’arte vetraia di Venezia concludendo il festival The Venice Glass Week, che quest’anno ricorre nel corso delle celebrazioni dei 1600 anni dalla fondazione della città.

Lo spettacolo è il risultato di un importante lavoro di ricerca storica e antropologica svolto dall’Associazione Arte-Mide insieme a studiosi, ricercatori, collezionisti e vetrai, nell’ambito del Progetto Interreg EU DIVA, in collaborazione con diversi partner, tra cui il Comune di Venezia, Venezia 1600, Consiglio d’Europa, Ca’ Foscari, USR, EU Direct, CPVV, con la partecipazione della Regione del Veneto e della Fondazione Archivio Vittorio Cini. 

Questa lunga ricerca è riuscita a valorizzare, nella pièce teatrale, l’emblematica figura di Marietta Barovier, un personaggio creativo e affascinante, una donna indipendente e imprenditrice, che nel XV secolo è tra le prime a ottenere l’autorizzazione della Serenissima per aprire una propria fornace. Quello de “La donna del fuoco” è il racconto di una vetraia, artista, designer, alchimista e chimica capace di apportare profonde innovazioni alla storia del vetro con le sue famose “perle rosetta”, caratterizzate da un iconico cromatismo concentrico di canne blu, bianche e rosse a dodici punte, che dal 2020 figurano nella lista rappresentativa del patrimonio culturale e materiale dell’UNESCO. Si tratta di un importante riconoscimento per la città di Venezia, luogo di produzione culturale di un patrimonio che va salvaguardato, promosso e veicolato al pubblico e che in questo caso è stato raccontato in chiave teatrale. 

La regia di Massimo Navone e l’interpretazione di Chiarastella Seravalle, attrice e autrice dei testi, accompagnano lo spettatore in un salto temporale nella Venezia del XV, in un’atmosfera arricchita dal sottofondo musicale di Rachele Colombo che coinvolge con empatia il pubblico in sala alla scoperta degli aspetti più profondi dell’arte del vetro e di questa donna, esempio di emancipazione e grande ispirazione per quell’epoca e per il nostro presente.

Dall’esibizione teatrale è stato ricavato, inoltre, un omonimo lungometraggio con le riprese di Ginko film e la partecipazione dello Studio El Cocal. Il trailer del film è stato mostrato in anteprima nazionale alla 78° Mostra del Cinema di Venezia, mentre la versione integrale, sottotitolata in quattro lingue, sarà presentata nella Giornata europea delle lingue, il 26 settembre alle 18.00 su YouCafoscari, il canale YouTube dell’Ateneo veneziano.

Venezia nei campielli, un libro e una mostra per i 1600 anni di Venezia

Venezia, 14 settembre 2021 – Nella toponomastica comunale di Venezia è riportato un grave errore: nel sestiere di Castello, quello che oggi è comunemente conosciuto come Campo di Santa Giustina detto de Barbaria dovrebbe essere invece denominato Campiello, seguendo la certificazione dei catasti napoleonici e austriaci. Questa è solo una delle tante curiosità che si possono leggere nel volume Venezia nei campielli che, per celebrare i 1600 anni dalla fondazione di Venezia, diventa anche una mostra. Per tutto il mese di settembre, infatti, l’Ateneo Veneto farà da cornice a uno speciale viaggio tra i campielli veneziani, cuore pulsante della città: una mostra site specific,composta da 10 foto scelte tra le più significative del libro (una per sestiere e per isola), stampate in grande formato. 

Il volume, che porta la firma di Giorgio Crovato e Franco Mancuso ed è corredato dalle foto di Franco Vianello Moro, è un’opera di catalogazione e studio di un aspetto di Venezia finora poco indagato, seppur protagonista della vita quotidiana: gli spazi pubblici minori. Nella loro toponomastica, infatti, i campielli testimoniano i passaggi storici e urbanistici della città, svelando non solo la presenza di antichi mestieri e istituzioni, come nel caso del frequentatissimo Campiello del Tintor, ma anche personalità da ricordare, il rispetto delle fedi religiose, l’attenzione e l’ospitalità di Venezia per le comunità foreste. Il libro Venezia nei campielli è quindi una singolare guida alla Venezia “minore”, che aiuta il lettore a ricomporre la storia e le origini dei luoghi, iniziando proprio dai loro nomi.

Partendo dalla celebre guida di Giulio Lorenzetti, e interfacciando lo Stradario Ufficiale del Comune di Venezia con i catasti napoleonici e austriaci, gli autori sono arrivati a censire ben 217 campielli, tenendo conto delle trasformazioni urbane ed edilizie che quei luoghi hanno subito nel corso del tempo e includendo oltre a Venezia le isole di Murano, Burano, Pellestrina e Lido-Malamocco. Ogni campiello è stato fotografato e accuratamente ricercato. Per le immagini sono stati selezionati 60 campielli che, grazie alle loro caratteristiche, si prestano ad una ripresa fotografica ad ampio spettro, in modo da avere una visione panoramica dei luoghi. Tutti gli altri 157 campielli sono stati invece rappresentati con scatti unici.

E tuttavia, fotografare i campielli non è sempre stata una facile impresa, come ha ricordato Vianello Moro alla presentazione del volume all’Ateneo Veneto, la scorsa settimana. Spazi come Campiello della Pietà nel sestiere di Castello, o Campiello de la Madona a San Polo, sono lembi di terra di appena qualche metro e non offrono grandi scelte di inquadratura. È qui, tuttavia, che emerge l’importanza del lavoro di ricerca: quelli che ora appaiono a tutti gli effetti come dei cul de sac vengono invece ricordati dai catasti napoleonici e austriaci come spazi molto più grandi, in alcuni casi anche con rive d’acqua, che sono stati successivamente riformulati.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 27 settembre, dal lunedì al venerdì, con orario 10-13 e 15-18. Giovedì 9, 16 e 23 settembre, dalle 17 alle 18, sono previste tre visite guidate in compagnia degli autori del volume, per un numero massimo di 10 persone a visita. Prenotazione obbligatoria scrivendo a info@ateneoveneto.org.

Alla Querini Stampalia una giornata di studi per discutere di fotografia, pittura e poesia attraverso i lavori di Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto e Giuseppe Caccavale

Venezia, 14 settembre 2021 - La Fondazione Querini Stampalia organizza una giornata di studi in occasione della mostra Un’evidenza fantascientifica. Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto e Giuseppe Caccavale aperta al pubblico fino al 17 ottobre e parte delle celebrazioni ufficiali di Venezia 1600. Mercoledì 15 settembre, a partire dalle ore 10.00, nelle sale che ospitano l'esposizione a cura di Chiara Bertola e Andrea Cortellessa, si terrà un incontro, rivolto ai cittadini, agli appassionati d'arte o ai semplici curiosi, per approfondire i temi della fotografia, della pittura e della poesia, mettendoli a confronto attraverso il lavoro dei tre artisti Ghirri, Zanzotto e Caccavalle.

Tra cielo e terra, tra preistoria e futuro è il titolo di questo evento che punta ad aprire un nuovo dibattito culturale per valorizzare, ancora di più, il legame tra diversi linguaggi dell’arte mostrando come diversi artisti li interpretano nei loro lavori accomunati da un argomento condiviso: quello del paesaggio. 

Nel corso della giornata di studi verrà presentato anche il terzo Quaderno del Fondo Luigi Ghirri, edito da Corraini edizioni, grazie alla collaborazione con la Galleria Massimo Minini di Brescia.

L’ingresso è gratuito, con Green Pass e su prenotazione alla mail: manifestazioni@querinistampalia.org

Si tratta di un’attività del Fondo Luigi Ghirri in collaborazione con Famiglia Zanzotto e Archivio Luigi Ghirri, con il sostegno di Fondo Luigi Ghirri e Galleria Massimo Minini, patrocinata da Regione del Veneto, Città di Venezia e Città di Pieve di Soligo.

 

Programma della giornata:

ore 10.00

Saluti istituzionali

Chiara Bertola, Fondazione Querini Stampalia

Se gli alberi scompaiono...

Andrea Cortellessa, Università degli Studi Roma Tre

Partiture del mondo

Silvana Tamiozzo Goldmann, Università Ca’ Foscari di Venezia

Immagini del paesaggio: a cominciare da Andrea Zanzotto

Matteo Giancotti, Università di Padova

Estetica del paesaggio veneto in Andrea Zanzotto

 

ore 15.00

Camilla Miglio, Università la Sapienza di Roma

La lignée Mandel’štam-Celan-Zanzotto

Riccardo Venturi, critico d’arte

Ripensare il paesaggio dialettico con Robert Smithson

Valérie Da Costa, Università di Strasburgo

Giuseppe Caccavale, il tempo del gesto

Giuseppe Caccavale, artista

Una rassegna di tre incontri letterari nel chiostro di San Lorenzo per i 1600 anni di Venezia

Venezia, 13 settembre 2021 – Una  rassegna di tre incontri letterari nel chiostro di San Lorenzo, con ingresso libero, nel rispetto delle misure anticovid-19 e green pass obbligatorio. La Municipalità di Venezia, Murano, Burano celebra i 1600 anni dalla fondazione della città con una piccola rassegna che vede la presenza di autori di recenti e importanti pubblicazioni sulla storia di Venezia. Tre appuntamenti che privilegiano una prospettiva generale e di lungo periodo, attraverso diverse e suggestive angolature: da quella particolare “enogastronomica”, raccontata da Pierangelo Federici alla Venezia in numeri narrata da Alberto Toso Fei, per approdare, infine, alla venezianità al femminile con Tiziana Plebani.

L’intento prioritario del ciclo, che inizia domani, è quello di offrire un programma accessibile e divulgativo, coinvolgendo un ampio pubblico e non solo circoscritto alla ristretta cerchia degli specialisti. 

Di seguito il programma:

martedì 14 settembre alle ore 18 Pierangelo Federici parlerà di “Venezia, una storia commestibile” (con l’autore dialoga Roberto Ellero in ricordo di Ernesto Ortis); martedì 21 settembre alle ore 18 Alberto Toso Fei racconterà il suo “Venezia in numeri, una storia millennaria”; martedì 28 settembre alle ore 18 Tiziana Plebani parlerà di “Storia di Venezia città delle donne” (con l’autrice dialogano Franca Bimbi e Franca Marcomin).  

Alla Scuola Grande di San Marco un doppio appuntamento dedicato a Marco Polo e al suo rapporto con la comunità domenicana a Venezia

Venezia, 13 settembre 2021 - Nell’ambito delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia la comunità domenicana della Basilica SS.Giovanni e Paolo, in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari, dedica alla figura di Marco Polo due appuntamenti, aperti al pubblico, per raccontare aspetti inediti della vita di questo importante personaggio storico. Nella cornice della Sala San Domenico, biblioteca dell’ex convento domenicano dei SS. Giovanni e Paolo, il 14 e il 15 settembre verrà mostrato al pubblico il risultato storico-filologico dell’eccezionale scoperta di una pergamena del XIV secolo, trovata nell’Archivio di Stato di Venezia da un dottorando dell’Università Ca’ Foscari, Marcello Bolognari, che svela nuovi aspetti sulla vita veneziana di Marco Polo e sui suoi rapporti, finora sconosciuti, con la comunità domenicana del convento in campo SS. Giovanni e Paolo.

Datata 31 marzo 1323, la pergamena fornisce informazioni sulla vita di Marco Polo a Venezia nonché sulle sue attività e coinvolgimento nella vita religiosa contemporanea, in particolare quella dell’ordine domenicano. Questo preziosissimo documento offre, inoltre, un appiglio all’affascinante ipotesi che i domenicani traducessero per lui “Il Milione” dal volgare al latino al fine di agevolarne la diffusione e renderlo una sorta di guida turistica ante litteram dell’Oriente.

Si inizia martedì 14 settembre, dalle 16.00 alle 18.00 con la presentazione del volume «Ad consolationem legentium. Il Marco Polo dei Domenicani» a cura di M. Conte, A. Montefusco, S. Simion. Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2020. Introducono Alvaro Barbieri e Attilio Bartoli Langeli, Università di Padova; Paola Benussi, Archivio di Stato di Venezia; Marina Montesano, Università degli Studi di Messina; Dialogheranno con gli studiosi i curatori e gli autori del volume: Marcello Bolognari, Eugenio Burgio, Maria Conte, Agnese Macchiarelli, Antonio Montefusco e Samuela Simion dell’Università Ca’ Foscari Venezia e Sara Crea dell’Università della Basilicata.

L’incontro è disponibile anche via Zoom, previa registrazione a questo link.

Il secondo appuntamento è previsto, invece, mercoledì 15 settembre, sempre dalle 16:00 alle 18:00, ed è dedicato alla presentazione al pubblico della pergamena e dei suoi contenuti con un approfondimento a cura del Prof. Antonio Montefusco e del dottorando Marcello Bolognari.

Al termine dell’evento sarà possibile partecipare a una breve visita della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo e dei suoi tesori, accompagnati da Padre Michele, Superiore della comunità domenicana e dalle nostre guide volontarie.

L’entrata è libera e con prenotazione obbligatoria al seguente FORM o al +39 345 9294952. È necessario il Green Pass per partecipare agli eventi e nelle due giornate sarà possibile prendere isione della pubblicazione “Ad Consolationem legentium. Il Marco Polo dei domenicani” e preordinare le copie del volume desiderate. 

Per ulteriori info scrivere a info@santigiovanniepaolo.it o contattare Alessandra Massignani al +39 345 9294952.

Buon compleanno Venezia! Gli auguri speciali per i 1600 anni da attori e registi della 78 Mostra del Cinema di Venezia della Biennale di Venezia

Venezia, 13 settembre 2021 - Happy birthday, buon compleanno Venezia! Una pioggia di auguri “stellati” sulla città di Venezia è arrivata dai vip mondiali che in questi giorni hanno sfilato sul red carpet del Lido. Tra flash, interviste e selfie, molti attori e registi protagonisti della 78° Mostra del Cinema di Venezia hanno voluto partecipare al compleanno della città, che quest’anno compie 1600 anni, con un augurio, un bacio, un messaggio di amicizia.  

Tra loro spicca l regista spagnolo Pedro Almodóvar, che ha firmato tante famose pellicole e che quest’anno ha aperto la Mostra del Lido con “Madres Paralelas”. “Cara Venezia, buon compleanno! - ha esordito - Ormai sei grande, sei già adulta. E sei il luogo nel quale, ogni volta che vengo, sono felice. Tantissimi auguri”. 

L’attore americano Peter Sarsgaard, che quest’anno ha solcato la passerella insieme alla moglie Maggie Gyllenhall in occasione della presentazione del film “The lost daughter”, da lei diretto, ha scherzosamente salutato Venezia con un “Happy Birthday Venice, you are quite quite old” (“Tanti auguri Venezia, sei davvero piuttosto vecchia”). 

Così anche la bellissima attrice Jessica Chastain e l’attore guatemalteco Oscar Isaac, al Festival per presentare la nuova miniserie televisiva “Scenes From A Marriage” (Scene da un matrimonio), tratta dal capolavoro del regista Ingmar Bergman del 1973. “Tanti auguri Venezia, buon compleanno” ha detto lei sorridente, mentre il collega e amico ha lanciato un bacio ben augurale alla città. 

Fra i tanti speciali auguri non potevano mancare quelli di Antonio Banderas e della regina degli scacchi Anya Taylor, la giovane attrice che a Venezia è venuta a presentare “Last Night in Soho”, insieme al regista Edgar Wright che ha promesso a Venezia “una tiratina d’orecchie” come nelle migliori tradizioni per chi compie gli anni. Ha partecipato ai festeggianti anche il grande regista Giuseppe Tornatore che ha augurato “altri secoli di vita a Venezia”. Insieme a lui siparietto e auguri anche da parte dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, registi e sceneggiatori del film “America Latina” e l’attore Fabrizio Ferracane, Dori Ghezzi che a Venezia ha partecipato con il film “”De Andrè, storia di un impiegato”, Iaia Forte e Maria Nazionale al Lido con la pellicola “Qui rido io” di Mario Martone. Un augurio, infine, lo ha registrato l’attore Claudio Santamaria che ha fatto i complimenti alla città con “auguri VenezIa, 1600 anni portati divinamente”.

 

Il fondo di San Marco: storia di un archivio ricostruito

Venezia, 10 settembre 2021 – “Il fondo di San Marco: storia di un archivio ricostruito” è il titolo della conferenza di Franco Rossi, che si terrà lunedì 13 settembre alle 18 nella sede della Fondazione Ugo e Olga Levi (San Marco 2893). L’evento rientra nel calendario delle iniziative per i 1600 anni di Venezia. 

La storia della Cappella Ducale di San Marco è testimoniata, oltre che dagli innumerevoli capolavori composti dai maestri e dagli organisti, anche dall’insieme di tutti i lavori (prevalentemente manoscritti, ma anche con alcune edizioni a stampa) che si sono conservati e che oggi possono essere studiati. Esiste però un paradosso: come spiega Franco Rossi, gli oltre sessanta metri dell’archivio musicale rappresentano – parafrasando Peter Pan – un fondo “che non c’è”, dal momento che il materiale oggi disponibile è solo in minima parte costituito dal fondo originale. 

La parte relativa all’Ottocento e al Novecento è sostanzialmente integra, quella Settecentesca invece è frutto di una paziente ricomposizione e di significativi lacerti però di altra provenienza; mancano le testimonianze dei primi due secoli, l’epoca della grande polifonia e il prezioso Seicento, quando la Cappella venne retta – tra gli altri – da tre tra i massimi compositori: Claudio Monteverdi, Francesco Cavalli e Giovanni Legrenzi. La conferenza servirà quindi a tracciare la ricostruzione storica e inventariale del catalogo di San Marco. 

La conferenza verrà trasmessa anche sul canale YouTube della Fondazione Levi: www.youtube.com/user/fondazionelevi

Per informazioni www.fondazionelevi.it

 

La stravaganza: ovvero se Vivaldi avesse avuto due marimbe al Conservatorio Benedetto Marcello

Venezia, 10 settembre 2021 – E se Antonio Vivaldi avesse avuto due marimbe che musica avrebbe composto? Ne sarebbe uscita probabilmente una “Stravaganza”. Gli allievi del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e del Conservatorio statale di musica Jacopo Tomadini di Udine omaggiano la città di Venezia nell’anno del suo compleanno, 421-2021: un regalo alla città dai 1600 colori musicali. Si intitola “La Stravaganza! Ovvero se Vivaldi avesse avuto due marimbe” l’evento musicale che si terrà lunedì 13 e martedì 14 settembre alle ore 18 in sala concerti del Conservatorio veneziano. Due giorni dedicati alle percussioni, gli strumenti musicali che accompagnano l’uomo sin dalla preistoria. Saranno i colori delle percussioni ad accompagnare il pubblico in un viaggio tra melodie etniche e armonie barocche. 
Di seguito il programma:

Lunedì 13 settembre 2021 ore 18
I “Percussionisti del Conservatorio di Udine”, coordinati da Roberto Barbieri, suoneranno musiche di Bach, Vivaldi, Bozza, Cage, Di Paolo, Montagner, Petit, Reich. Al pianoforte: Maria Braido e Francesco Crichiutti; alle percussioni Francesco Baroni, Lorenzo Delle Vedove, Felice Di Paolo, Hadasa Sfircsok, Simone Grassi.

Martedì 14 settembre ore 18
“I tamburi di Venezia”, coordinati da Annunziata Dellisanti, suoneranno musiche di Vivaldi trascritte per strumenti a percussione. Protagonista la musica di Vivaldi e la marimba, lo strumento a percussione che ha origine africane, con arrangiamenti per marimbe a cura di Annunziata Dellisanti. Solisti alle marimbe: Francesca Miuzzi, Pietro Zennaro, Ambra Agostinelli Ceroni, Girolamo Gaetani, Paride Ceolin. Ensemble: Riccardo Vendramin, Paolo Busolin, Francesca Miuzzi, Ambra Agostinelli Ceroni, Pietro Zennaro, Paride Ceolin, Girolamo Gaetani.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria scrivendo a: ufficio.stampa@conservatoriovenezia.eu

 

“La Serenissima”: una chitarra archtop tra Vivaldi e il Jazz per il compleanno di Venezia

Venezia, 10 settembre 2021 – Il suo nome non poteva che essere “La Serenissima”. Concepita e costruita con tecniche tradizionali e arricchita da dettagli architettonici, storici ed artistici tipici di Venezia, “La Serenissima” è l’omaggio che il liutaio veneziano Davide Pusiol ha voluto fare per celebrare i 1600 anni di Venezia. Si tratta di una chitarra acustica-archtop, per la cui realizzazione sono state necessarie 300 ore di lavoro, legni pregiati e intarsi a riprodurre le decorazioni di palazzo Ducale e l’aggiunta del ferro della gondola, in omaggio alla principale imbarcazione di Venezia ma anche al nonno che era gondoliere. 

“La liuteria è un’arte che si sta perdendo e il mio sogno è quello di riportarla a Venezia, magari anche aprendo una Scuola Internazionale di Liuteria classica e moderna – spiega Pusiol – volevo omaggiare la nascita di Venezia con quello che so fare: una chitarra, ma che rappresenta tutta la mia passione e che si chiamasse, ovviamente, La Serenissima. Lo strumento è anche il mio augurio affinché finisca presto questa pandemia”. 
La Serenissima sarà presentata domenica 12 settembre alle 18.30 nella Serra dei Giardini della Biennale. Durante la serata, intitolata “La Serenissima - una Archtop tra Vivaldi e il Jazz" verranno raccontati i segreti della liuteria eseguita con metodi tradizionali, ma applicabile anche agli strumenti moderni, oltre alla scelta dei materiali e degli strumenti, delle tecniche d’intarsio e delle verniciature. Alle 19.30 si potrà assistere a un concerto-dimostrazione del Maestro Enrico Maria Milanesi che suonerà "La Serenissima" e altri strumenti simili per apprezzare le differenti rese sonore a seconda dei legni usati per la costruzione.

Davide Pusiol è rimasto fulminato, a soli 5 anni, dalla Beatle mania e da allora non si è più staccato dalla chitarra. Sempre alla ricerca dello strumento “migliore”, Pusiol modificava ogni chitarra per soddisfare le svariate situazioni musicali fino a quando ha deciso di aprire il suo primo laboratorio: Woodstock. Qui ha cominciato ufficialmente il lavoro di artigiano, smontando, modificando, riparando, riverniciando minuziosamente preziosi strumenti, carpendone così i segreti costruttivi e riportandoli al loro originale splendore. Una grave malattia lo ha in seguito costretto a cedere il negozio ma Pusiol non si è mai arreso, cimentandosi invece nella costruzione più impegnativa di chitarre acustiche, e negli ultimi anni delle archtop. Da 15 anni si dedica alla costruzione di strumenti su misura. Non ha clienti, dice, ma amici, nelle cui mani trasmette la sua storia e la sua passione per la musica.

 

Fossalta di Piave rende omaggio alle vie d’acqua della Serenissima con lo spettacolo “La commedia in barca”

Venezia, 10 settembre 2021 – Un antico Burchiello che se ne va di porto in porto, da Venezia fino Padova, ma si allarga ad esplorare anche nuovi porti fluviali: da Portogruaro a Pordenone, per cominciare, e poi risalendo le antiche vie dell’acqua che dalla Serenissima si diramavano verso Lombardia e la terra Sabauda.

Il Comune di Fossalta di Piave omaggia Venezia e i suoi 1600 anni di storia con “La commedia in barca, di porto in porto per terre e per acque”, uno spettacolo teatrale itinerante in programma sabato 11 settembre, alle ore 18, nell’area cosiddetta “casa gialla”, nei pressi del fiume Piave. A cura dell’associazione “La Gazza Ladra” e di “Porto Arlecchino”, questa performance teatrale attinge alla commedia dell’arte e punta a rievocare la figura dell’antico Burchiello, una tipica imbarcazione veneziana usata per trasportare passeggeri, dotata di una grande cabina in legno, con tre o quattro balconi, finemente lavorata e decorata. Il Burchiello veniva utilizzato dai ceti veneziani più facoltosi per raggiungere dalla città le loro ville in campagna. 

Questo progetto di viaggio e di intrattenimento sulle acque che si fondono con le terre, che affonda le sue radici nella storia del territorio veneziano tra terra e acqua, suggerisce alla compagnia di comici erranti barcaioli di dotare la loro povera zattera (una cassa di legno contenente tutti gli attrezzi del mestiere) persino di ruote e di corde da traino. Al posto dei buoi che trainavano contro corrente l’antico Burchiello sul Brenta, ora abbiamo il capocomico giullare che traina di persona, come un mulo paziente, la zattera della compagnia, al ritmo dei canti della cortigiana Rizzolina, seguito dal Pantalone innamorato che trasporta reti e masserizie. A ogni porto e a ogni nuova tappa la Commedia in Barca si ferma, offre il proprio divertente repertorio di comici casi umani, visita un piccolo grande mondo di uomini e donne, di servi e padroni, di soldati e capitani, di giovani e vecchi, di medici e pazienti, di amori e tradimenti, in un miscuglio di collaborazione e competizione, di orgoglio e autoironia, ma sempre nel segno di un’intramontabile amicizia che rende tutti ridenti fratelli. 
Regia e testi sono di Claudia Contin Arlecchino, mentre a recitare ci saranno Daniele Chiarotto, Raffaella Daneluzzo e Andrea Vinante. 

Per informazioni www.comunefossaltadipiave.it

 

Il Canal Grande nel cinema: un binomio musica/immagine nelle pellicole di tutto il mondo

Venezia, 9 settembre 2021 – Il 25 ottobre del 1896 il Canal Grande di Venezia veniva, per la prima volta nella storia del cinema, incorniciato da una ripresa cinematografica. Ad immortalare il canale più famoso del mondo fu il regista Alexandre Promio con il cortometraggio “Panorama du grand Canal pris d’un bateau”.

Da allora Venezia non ha più smesso di attrarre registi e attori di calibro mondiale che hanno scelto la città storica per ambientare o girare anche dei veri e propri capolavori che hanno segnato la storia del cinema. Ad oggi, secondo gli esperti, si contano circa settecento pellicole ambientate nel capoluogo veneto. E la straordinaria bellezza di certi luoghi può essere identificata come il punto di partenza del processo creativo cinematografico supportato, in casi particolari, dalla scrittura musicale che viene composta appositamente per quella pellicola.
Mercoledì 15 settembre alle 18, nella sede della Fondazione Ugo e Olga Levi (San Marco 2893), in occasione delle celebrazioni per la fondazione di Venezia, 1600 anni fa, il Gruppo di ricerca “La critica musicale e la musica per film” della Fondazione Ugo e Olga Levi organizza una tavola rotonda per proporre alcune riflessioni sulle pellicole che hanno immortalato il Canal Grande, senza tralasciare altri luoghi iconici della città lagunare, incentrando il discorso sul binomio musica/immagine. 

“L’ascolto cinematografico del Canal Grande” è il suggestivo titolo della tavola rotonda, che vedrà partecipare Angela Carone, Roberto Calabretto, Umberto Fasolato, Antonio Ferrara, Armando Ianniello, Francesco Verona.
Gli esempi sono numerosi, così come la varietà di generi cinematografici a cui si può attingere: partendo dai film cappa e spada e le pellicole del Cinevillaggio (che dal 1943 ebbe sede principalmente a Venezia, con allestimenti di fortuna, nella zona della Giudecca e nei locali della Biennale di Venezia), girati durante la Seconda guerra mondiale, per proseguire con più noti esempi tratti dal cinema d’autore italiano in cui spiccano le musiche di Nino Rota per Il Casanova di Federico Fellini del 1976. 

Ma si parlerà anche di pellicole di genere horror, oltre all’immancabile commedia all’italiana di cui non si può non ricordare il film di Dino Risi Venezia, la luna e tu (1958) che vede protagonista l’indimenticabile Alberto Sordi e l’accompagnamento musicale ideato da Lelio Luttazzi. 

La funzione del Canal Grande come mezzo scenografico apre, inoltre, alcune prospettive di riflessione anche per quanto riguarda il genere del documentario: dai tre cortometraggi sulla Venezia minore di Francesco Pasinetti (1942) a Romantici a Venezia (1948) di Luciano Emmer con musiche di Roman Vlad, al critofilm di Carlo Ragghianti Canal Grande (1963), il cui commento musicale fu composto da Bruno Nicolai.
​Per informazioni www.fondazionelevi.it

Nautilus Live per raccontare Venezia come incontro di culture e crocevia acquatico

Venezia, 8 settembre 2021 – Un evento dal vivo per annunciare l’inizio della seconda stagione di “Nowtilus. Storie da una laguna urbana del 21esimo secolo”. Venerdì 10 settembre alle 18, negli spazi di Ocean Space (Chiesa di San Lorenzo – Castello 5069) si terrà l’evento “Nowtilus Live!”, inserito all’interno delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia. 
Venezia come incontro di culture, crocevia acquatico di conoscenze e mescolanza di saperi e orizzonti: queste le tematiche che emergeranno dalla seconda stagione del podcast, in uscita questo autunno. “Nowtilus Live!", a cura di Alice Ongaro Sartori ed Enrico Bettinello, introdurrà questi temi in una conversazione assieme a tre ospiti d’eccezione: Cristina Giussani (Libreria Mare di Carta), Hamed Ahmadi (Orient & Africa Experience) e Moulaye Niang (Collection Muranero), con i quali si dialogherà di migrazioni, storiche e attuali, intrecciate sulle acque dell’Adriatico, su quelle della laguna veneziana, e i virtuosi esempi di mescolanze culturali che hanno reso, e rendono oggi, Venezia una città straordinaria, proprio per la sua ricca diversità.
Seguendo le tematiche affrontate, "Nowtilus Live!" si immergerà nella performance musicale “A Water Lullaby” del compositore e sound designer Giovanni Dinello, in collaborazione con Maria Bergamo e D'Altro Canto Duo, come parte del progetto “Nowtilus. Un canzoniere liquido”, presentato ad Ocean Space nel mese di maggio.
La partecipazione è gratuita ma è necessaria la prenotazione al link: https://www.eventbrite.com/e/nowtilus-live-tickets-168072026957 (accesso con Green Pass)

Cristina Giussani
Cristina Giussani è libraia e titolare della “Libreria nautica Mare di carta” e dell’ominima Casa Editrice. Giussani ama e frequenta il mare da sempre, sia attraverso la vela che a traverso i libri. Legge, fin da adolescente, i grandi classici del mare, Conrad e Melville certo, ma soprattutto Joshua Slocum, Bernard Moitessier, Alain Colas, Eric Tabarly, vere muse ispiratrici di molti navigatori dei nostri giorni. Dal 1997 ha unito passione e professionalità aprendo una libreria tutta dedicata al mare, in una città che senza l’acqua non sarebbe mai esistita, Venezia. La libreria Mare di Carta, l’unica libreria natutica a Venezia e una delle poche così specializzata in Italia, è anche un luogo d’incontro con gli autori o di scambio culturale e tecnico, un posto dove si raccolgono e ridistribuiscono molte informazioni, sulla navigazione, sulle nuove leggi, sulle regate, sulle scuole di vela e naturalmente sull’editoria.

Hamed Ahmadi 
Hamed Ahmadi è un ristoratore afghano, ormai da anni veneziano, titolare di 5 locali in Veneto, fra cui Orient Experience e Africa Experience a Cannaregio e Dorsoduro. Giunto a Venezia nel 2005, a 25 anni, per presentare il film Maama, Buddha, la ragazza e l’acqua alla Mostra del Cinema, ha ottenuto lo status di rifugiato dopo aver ricevuto minacce per il suo lavoro filmico. In seguito ha lavorato come mediatore culturale e linguistico per il Comune di Venezia, a Tessera, prima di fondare Orient Experience nel 2012. I suoi ristoranti negli anni hanno dato lavoro a moltissimi rifugiati, aiutandoli a crearsi una vita a Venezia. Insieme, hanno composto un menù che raccoglie ricette ispirate ai loro viaggi, collegando l'Afghanistan all'Italia passando per Iran, Turchia e Grecia.

Moulaye Niang
Moulaye Niang, chiamato anche Muranero, è un artigiano del vetro che vive a Venezia. Ha iniziato la sua attività di vetraio dopo aver finito di frequentare la Scuola del Vetro Abate Zanetti nell'isola di Murano, dove ha imparato varie tecniche di lavorazione del vetro: dalle grandi sculture con il forno alle più piccole perle. Niang ha scelto di seguire la sua passione per le perle dedicando interamente la sua attività a questo: i suoi gioielli sono il risultato dell'incontro tra le sue radici africane, il suo background europeo e la magica atmosfera di Venezia. Gli piace definirsi un artigiano del vetro, perché nel suo atelier è tutto fatto a mano e ogni pezzo è unico.

Le gesta del condottiero Francesco Morosini raccontate in un documentario di Rai cultura

Venezia, 7 settembre 2021 – È stato presentato ieri all’Arsenale, in anteprima nazionale, un documentario prodotto da Rai Cultura, della durata di 54 minuti, che narra le gesta del condottiero Francesco Morosini e celebra un pezzo importante della storia della Serenissima. Si intitola “Francesco Morosini – il Peloponnesiaco” e verrà trasmesso lunedì 13 settembre alle ore 21.10 su RAI Storia.

L’iniziativa rientra tra le celebrazioni morosiniane, che con questo documentario sono al loro ultimo atto e, considerata l’importanza del personaggio e delle sue gesta nella storia plurisecolare della città, è inserita nel programma delle celebrazioni per i 1600 anni dalla nascita di Venezia.

Il 26 febbraio 2019 prendevano avvio a Palazzo Ducale le celebrazioni per i 400 anni dalla nascita di Francesco Morosini, forse l’ultimo dei grandi comandanti veneziani, nonché personaggio tra i più importanti e significativi della storia della Repubblica e delle sue tradizioni marittime. Nato nel 1619, Morosini è stato il 108esimo doge della Repubblica di Venezia, dal 3 aprile del 1688 fino alla morte, nel 1694. Grande stratega navale, fu nominato quattro volte Capitano generale da mar. A lui la Marina Militare, per le gesta compiute al comando della flotta, ha intitolato nel tempo due sommergibili, un incrociatore e la Scuola Navale Militare sull’isola di Sant’Elena.

Le celebrazioni per l’anniversario di Morosini, frutto della sinergia delle principali istituzioni culturali veneziane con i Comandi della Marina Militare e della Guardia di Finanza presenti in laguna, si sono concretizzate nella realizzazione di un ricco itinerario culturale fatto di mostre, convegni, concerti, cerimonie e produzioni multimediali che per oltre due anni ha attraversato il cuore della città storica, facendo tappa anche in terraferma, nelle sedi di Marghera, Mestre ed Este, grazie anche al supporto di numerose altre istituzioni. L’obiettivo era di celebrare questo importante personaggio, restituendogli memoria e lustro, attraverso la promozione di eventi culturali che ponessero al centro dell’attenzione la storia della città di Venezia non solo come culla dell’arte, ma anche come grande protagonista del Mediterraneo, sul piano commerciale e culturale, al tempo stesso baluardo della cristianità e ponte gettato verso il mondo ellenico e orientale.

Per l’occasione, Venetian Heritage Onlus ha finanziato il restauro della tomba di Francesco Morosini nella chiesa di Santo Stefano a Venezia, i cui lavori sono riassunti in un video-clip appositamente realizzato, ulteriore testimonianza di una partecipazione corale alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e storico della città lagunare.

Per informazioni

www.francescomorosini.it

Un depliant per illustrare i palazzi a Venezia e in Veneto che ospitano gli uffici del Ministero della Cultura

Venezia, 7 settembre 2021 – Un depliant descrittivo delle sedi storiche, antiche e anche contemporanee, che ospitano oggi gli uffici del Mibact (Ministero della Cultura) sul territorio regionale: uffici di varia tipologia quali 7 archivi nazionali, 4 biblioteche nazionali, 4 soprintendenze, 16 musei nazionali e 1 ufficio amministrativo coordinatore regionale. L’iniziativa è del Segretariato regionale del Mibact del Veneto e rientra all’interno delle celebrazioni ufficiali per i 1600 anni di Venezia.

La pubblicazione, arricchita da foto specifiche e da brevi testi illustrativi delle numerose sedi ministeriali della cultura, permette di promuovere la conoscenza dell’ubicazione degli uffici periferici regionali del Ministero e dei diversi compiti istituzionali svolti da un’amministrazione centrale, quale è il Mibact, sul territorio regionale, tutti finalizzati alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, come sancito dall’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana. È possibile scoprire che edifici oggi conosciuti come musei, archivi, biblioteche e uffici pubblici in passato sono stati dimore patrizie e reali, sedi di istituzioni religiose e laiche; in alcuni casi si tratta di costruzioni più recenti, ma altrettanto ricche di storia. L’obiettivo di questa agevole pubblicazione è quello di presentare il Mibact come una realtà radicata sul territorio da tutelare e promuovere e al tempo stesso articolata in uffici diversi a seconda della natura dei propri compiti: i musei conservano e promuovono il patrimonio artistico, le soprintendenze tutelano i beni culturali e paesaggistici, gli uffici amministrativi dirigono i lavori pubblici sui beni culturali ed erogano i contributi ai proprietari di beni culturali, gli archivi e le biblioteche conservano e promuovono la conoscenza del patrimonio cartaceo.

Come spiega il segretario regionale del Ministero della Cultura per il Veneto, Renata Casarin, “le celebrazioni dei 1600 anni della fondazione della città di Venezia costituiscono l’occasione per il Segretariato regionale per il Veneto di dare unità e visibilità agli uffici periferici del Ministero presenti nella regione. Il mito della nascita di Venezia significa per la città stessa e per il territorio regionale un eccezionale periodo di sviluppo culturale, economico, politico e sociale che si manifesta ancora oggi con la presenza di architetture civili e religiose nelle quali opera il nostro personale che si occupa del patrimonio culturale della Nazione. L’art. 9 della Costituzione, caposaldo di un paese che tutela le testimonianze materiali e immateriali della civiltà, si potrebbe dire che la Serenissima Repubblica di Venezia, nella istituzione delle proprie magistrature, lo ha sempre perseguito nel tempo e nello spazio. Oggi come in passato Venezia e il Veneto proseguono sulla strada della tutela e della promozione del patrimonio culturale”.

Nel depliant si scoprono quindi le particolarità delle diverse sedi: il Segretariato regionale che ha sede a Venezia, a Ca’ Michiel delle Colonne; l’archivio di Stato di Belluno si trova nella sede trecentesca della Confraternita di Santa Maria dei Battuti; l’archivio di Stato di Padova sorge nel Museo Civico; l’archivio di Stato di Rovigo è ospitato nell’ex sede del Seminario Vescovile; l’archivio di Stato di Treviso si trova nell’ex Convento di Santa Margherita; l’archivio di Stato di Venezia sorge nella sede demaniale dell’ex convento duecentesco dei Frari e dal 2014 dispone di un nuovissimo e attrezzato deposito a Mestre; l’archivio di Stato di Verona è situato in via Santa Teresa, in un edificio di ultima generazione; l’archivio di Stato di Vicenza è ospitato in due edifici costruiti appositamente, in via Borgo Casale; la biblioteca nazionale Marciana affonda le sue radici a Venezia, nei due edifici cinquecenteschi della Zecca e della Libreria Marciana; la biblioteca statale del monumento nazionale di Praglia si trova all’interno dell’omonima abbazia; la biblioteca statale del monumento nazionale di Santa Giustina sorge nel monastero benedettino cinquecentesco dedicato alla Santa patrona di Padova; la biblioteca universitaria di Padova si trova in un edificio di via San Biagio; la direzione regionale dei Musei del Veneto è nel cuore di Venezia, in Piazza San Marco; Le Gallerie dell’Accademia occupano l’intera “isola della Carità”, comprensiva della chiesa e della Scuola Grande omonima; la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il Comune di Venezia e la laguna trova spazio a Palazzo Ducale di Venezia; la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso ha due sedi: Palazzo Folco a Padova, edificio di età medioevale noto come “Ca’ del figo”, e Palazzo Soranzo-Cappello a Venezia, edificio tardo rinascimentale che conserva un giardino all’italiana; la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza occupa l’ex convento di San Fermo Maggiore a Verona; la Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige condivide con l’Archivio di Stato di Venezia la sede dell’ex Convento dei Frari.

Per scaricare la brochure:

https://www.veneto.beniculturali.it/sites/default/files/leaflet_18_isituti_del_veneto_versione_digitale_per_social.pdf#overlay-context=promozione-e-valorizzazione

Per informazioni:

www.veneto.beniculturali.it

https://www.facebook.com/VenetoSegretariatoMibact

https://www.instagram.com/venetomibact/

https://www.youtube.com/channel/UCuNdDzSqycaCRCf90fNodgA

Paesaggi di carta e suoni, apertura straordinaria della mostra con concerto e aperitivo

Venezia, 6 settembre 2021 – Un’apertura straordinaria con aperitivo, per ammirare le opere in mostra sulle note dal vivo del duo Vendrasco-Tonolo. Mercoledì 8 settembre, dalle ore 19, alla Fondazione Querini Stampalia si svolgerà una serata esclusiva tra musica e arte, intitolata “Paesaggi di carta e di suoni”, un omaggio a Venezia e al paesaggio, reale e trasfigurato, raccontato dalle mostre in corso. Il concerto si svolgerà in auditorium e verranno proposte inedite suggestioni musicali per una declinazione sonora del paesaggio, storico e contemporaneo, di Venezia. Manoscritti della Biblioteca Querini Stampalia, canzoni da battello del Settecento, partiture che riecheggiano le produzioni della Biennale Musica, brani ispirati alla storia musicale veneziana, andranno a tracciare una mappa musicale della città. Dalle ore 20 (fino alle 22) sarà possibile godersi l’atmosfera suggestiva del giardino di Carlo Scarpa sorseggiando un aperitivo, prima o dopo aver visitato le mostre in corso: “Venezia panoramica. La scoperta dell’orizzonte infinito” a cura di Giandomenico Romanelli e Pascaline Vatin e “Un’evidenza fantascientifica. Luigi Ghirri, Andrea Zanzotto, Giuseppe Caccavale” a cura di Chiara Bertola e Andrea Cortellessa. L’appuntamento rientra nelle iniziative per celebrare i 1600 anni dalla fondazione della città di Venezia.

Posti limitati, necessario il Green Pass e su prenotazione a manifestazioni@querinistampalia.org 

“Venezia panoramica” presenta la più grande veduta di Venezia mai realizzata, quella dipinta nel 1887 dal pittore e decoratore veneziano Giovanni Biasin, che viene esposta per la prima volta dopo il recentissimo restauro conservativo che ne ha recuperato gli splendidi colori originali. È anche l’occasione per ricostruire, attraverso una sessantina tra incisioni e dipinti, quel viaggio avvincente che parte dalle minuscole vignette xilografiche quattrocentesche, concentrate quasi soltanto su Piazza San Marco, e si allarga man mano a scorci sempre più vasti dello skyline di Venezia, fino ad abbracciarne l’intero orizzonte. 

“Un’evidenza scientifica” è invece il terzo atto del programma di ricerca legato al Fondo Luigi Ghirri, che mette a confronto fotografia, pittura e poesia aprendo una nuova occasione di valorizzazione tra i linguaggi dell’arte. Il dialogo è a tre: un artista visivo come Giuseppe Cacccavale e un grande poeta come Andrea Zanzotto si confrontano con le opere di Luigi Ghirri sul grande tema del paesaggio. I linguaggi della fotografia, della poesia e della pittura vengono qui a comporre un paesaggio inedito tanto irriconoscibile e trasfigurato da sembrare il paesaggio di un altro mondo, fantascientifico appunto. 

Per informazioni www.querinistampalia.org