News

Il Comune di Stra racconta Venezia in una rassegna letteraria dedicata al suo splendore e ai suoi 1600 anni di storia

Venezia, 7 luglio 2021 - Parole, racconti e aneddoti nella suggestiva cornice del parco di Villa Loredan a Stra saranno protagonisti di un ciclo di serate dedicate alla letteratura e a Venezia, per ricordare, con l’intervento di nomi noti del mondo della parola scritta, i 1600 anni di storia della città sospesa sull’acqua.

Si inizia giovedì 8 luglio, alle 20.45 e sarà la volta di Alessandro Marzo Magno, lo scrittore, storico e giornalista che racconterà al pubblico storie e curiosità sulle ville veneziane della Riviera del Brenta, con un focus su quelle dogali, Pisani e Loredan, senza tralasciare le ville minori, quelle scomparse e quelle misteriose.

A fare da cornice alla rassegna letteraria “La Splendida Venezia”, organizzata dal comune di Stra con la collaborazione della Pro Loco Pisani e della Libreria Mondadori Centro commerciale Prisma di Santa Maria di Sala, ci sarà un gruppo di gruppo di figuranti in abiti del 1700 che farà rivivere al pubblico, anche solo con l’immaginazione, tutto lo splendore e lo sfarzo della vita della nobiltà veneziana di allora.

Il prossimo appuntamento in programma è giovedì 22 luglio con Pieralvise Zorzi che presenterà il suo ultimo libro "Storia spregiudicata di Venezia" dando una nuova e interessante interpretazione di come la Repubblica Serenissima è stata in grado di mantenere in vita il proprio mito anche dopo la sua decadenza con una longevità perfino superiore a quella dell’Antica Roma. 

I due incontri della rassegna letteraria sono moderati dalla giornalista Sara Zanferrari e l’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Laboratorio di archeologia nelle spiagge del Lido di Venezia per studiare le tracce del “Paron de Casa” 

Venezia, 7 luglio 2021 - La spiaggia dello stabilimento balneare “Des Bains” al Lido di Venezia diventa il set di un inedito laboratorio di archeologia organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia. L’iniziativa, che fa parte del progetto “El Paron de Casa” per i 1600 anni di Venezia e avrà luogo giovedì 8 e 15 luglio, prevede l'analisi, con il supporto degli studiosi e degli studenti dell'ateneo veneziano, di reperti ceramici e laterizi raccolti in spiaggia dai cittadini. Lo scopo di questo laboratorio archeologico è quello di comprendere le dinamiche di discarica e dispersione in mare, e presso le bocche di porto, dei materiali edilizi e archeologici in disuso, che comprendono anche le macerie del vecchio campanile di San Marco, chiamato dai veneziani “El Paron de Casa”, e forse anche di altri manufatti.

Gli spazi del laboratorio di “archeologia sotto l’ombrellone” saranno aperti ai cittadini che vorranno portare agli archeologi i frammenti di mattoni e ceramica raccolti a seguito delle mareggiate. 

Gli appuntamenti sono individuali e della durata di 15 minuti ciascuno, dalle 16:30 alle 19:00.

L'accesso è gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del progetto www.elparondecasa.net fino a esaurimento dei posti disponibili.

Interverranno: Diego Calaon, professore di Topografia antica all’Università Ca’ Foscari Venezia; Lorenzo Calvelli, professore di Storia romana ed Epigrafia latina all’Università Ca’ Foscari Venezia; Martina Bergamo, Assegnista di Archeologia classica e Topografia antica dell’Università Ca’ Foscari Venezia; Andrea Cipolato, Dottorando di Archeologia all’Università Ca’ Foscari Venezia; Jacopo Paiano, Archeologo dell’Università Ca’ Foscari Venezia e gli studenti di Archeologia di Ca’ Foscari del laboratorio di catalogazione dei materiali archeologici del gruppo di lavoro di Topografia antica, progetto “Torcello Abitata”. 

Visite animate, concerti in piazza, messa in abito storico e gonfalone issato: Palmanova celebra Venezia 

Venezia, 7 luglio 2021 – Un programma di animazioni ed eventi per celebrare la data della fondazione di Venezia, 1600 anni faPalmanova, che deve la sua fondazione alla città lagunare, rivivrà, nei giorni in cui si inizia a festeggiare il Redentore, l’epoca della Serenissima, attraverso ricostruzioni storiche, visite guidate alla città, fino alla sacralità della Messa in abito storico e il solenne innalzamento del grande gonfalone con l’effige del leone di San Marco. È proprio nel luglio del 1602, infatti, che nella Fortezza di Palma veniva innalzato, per la prima volta, il Gonfalone della Serenissima Repubblica di Venezia.

Sarà quindi un fine settimana di visite animate gratuite per rivivere momenti di vita militare, immersi nei primi anni della fortezza attraverso la ricostruzione storica di usi e tradizioni militari (venerdì 9 e sabato 10 luglio dalle ore 18 alle 22 ogni 20 minuti). Sempre venerdì 9 e sabato 10, alle 19 a Porta Cividale e alle 19.30 a Bastione Garzoni, andrà in scena “Antiche voci in fortezza”: letture drammatiche tratte da “Porre un soldato all’Inquisizione” di Giuseppina Minchella (a cura di Associazione Culturale LiberMente). 

Venerdì 9 alle 20.30, a Bastione Garzoni, sarà presentato il libro “Le vite di prima, una storia vera in terra veneziana nel XVII secolo” di Daniela Galeazzi e Giuseppina Minchella. 

Sabato 10, alle 9 e alle 10.30 con ritrovo a Porta Udine, visite guidate gratuite per famiglie e bambini, alle cascate, al baluardo Donato e caccia al tesoro nelle gallerie (prenotazione e info a amicideibastioni@gmail.com). Sempre lo stesso giorno, alle 20.30 e alle 21 a Bastione Garzoni, “Baruffetta palmarina”: danze, canti e auspici tra il veneziano cerimoniale.

Domenica 11, invece, alle 10.30 in Piazza Grande si volgerà il corteo e proclama del Provveditore Generale; a seguire la Santa Messa in abito storico nel Duomo Dogale e l’innalzamento, al centro di Piazza Grande, del Gonfalcone con il leone di Venezia.

Sempre domenica, alle 6 del mattino, si terrà l’iniziativa “Il risveglio della fortezza”: una visita guidata gratuita ai Bastioni e alle gallerie con guide regionali.

A questo programma si uniscono due grandi eventi musicali in Piazza Grandeil concerto del risveglio con Giuseppina Torre (sabato 10 luglio alle 7.30 in Piazza Grande) e il concerto della FVG Orchestra e Constantin Beschieru per i 1600 anni di Venezia (venerdì 16 luglio alle 21). 

Entrambi gli eventi sono gratuiti, su prenotazione consigliata scrivendo a comunicazione@comune.palmanova.ud.it

Venezia ai tempi della lanterna magica per un suggestivo tuffo nel passato

Venezia, 6 luglio 2021 – Una Venezia in bianco nero per fare un suggestivo un tuffo nel passato. In occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia, il Museo del Precinema – Collezione Minici Zotti di Padova ha realizzato uno speciale video, digitalizzando i vetrini da proiezione originali per Lanterna Magica, realizzati tra inizio e fine Ottocento, per offrire una visione inedita della “Regina dell'Adriatico”, rendendo fruibile e valorizzando un patrimonio iconografico di grande fascino e interesse storico-artistico, ancora poco conosciuto. Il video è un viaggio nel tempo che consente di ammirare rare immagini della Venezia ottocentesca, antiche fotografie in bianco e nero o colorate mano, accompagnate da un commento e un sottofondo musicale, così come si usava in origine negli spettacoli dei lanternisti.

All’epoca della Lanterna Magica, prima della nascita del cinema e anche della fotografia, si mostravano le vedute di Venezia dipinte a mano su vetro da esperti miniaturisti. Con l’invenzione della fotografia, i cavalletti adatti a sostenere le tele dei pittori verranno sostituiti dal treppiede al quale si applicava la macchina fotografica a soffietto. Solo dopo il 1850, sarà possibile ottenere positivi su vetro di buona qualità, così da poter essere notevolmente ingranditi con la proiezione della lanterna magica. È così che la fotografia poteva essere osservata, non da una sola persona, come avveniva per le foto su carta, bensì contemporaneamente da un pubblico vario che, anni dopo, avrebbe affollato le sale cinematografiche per poter vedere le stesse immagini ma, come ben sappiamo, in movimento.

Ispirandosi alle testimonianze degli scrittori che hanno raccontato le loro esperienze di viaggiatori nella città - come Goethe, Proust, Mark Twain o Théophile Gautier - le immagini sono illustrate dal commento personale di Laura Minici Zotti, fondatrice del museo, veneziana di nascita e nell’affinità elettiva, che ha dedicato impegno e passione nel trovare, conservare e soprattutto mostrare - una volta nei teatri con la Lanterna Magica, oggi sullo schermo - questi preziosi vetrini.

Link video:

Sito museo: https://www.minicizotti.it/2021/03/02/venezia-ai-tempi-della-lanterna-magica-video/

Youtube: https://youtu.be/SURun0eYv2Y

Il Museo del Precinema

Fondato da Laura Minici Zotti nel 1998, il Museo del Precinema di Padova rappresenta un unicum nel panorama dei musei non solo italiani, quasi una Wunderkammer (camera delle meraviglie). Il monumentale quattrocentesco Palazzo Angeli, di proprietà del Comune di Padova, situato in Prato della Valle, costituisce la sede più appropriata per custodire ed esporre strumenti e vetri da proiezione, dipinti a mano originali del ‘700 e dell’800. Dal 2018, a catturare l’attenzione dei visitatori nella prima sala è l’antico Mondo Novo della nobile famiglia Dolfin di Venezia. Raffinato prodotto di arte lignea della fine del Settecento, ha le sembianze di un teatro, decorato sia all’esterno, in perfetto stile neoclassico, sia nella sua parte interna, dove viene riprodotto in miniatura un palcoscenico arricchito di stucchi e un pavimento finemente cesellato. Arrivato in Museo grazie alla gentile concessione delle famiglie Cantele e Pedrotti, eredi della nobile casata, rappresenta uno dei più straordinari esempi di pantoscopio esistenti al mondo, e grazie a un attento restauro è possibile ammirarlo in funzione. Accanto a semplici congegni a carattere giocoso come i taumatropi, o le anamorfosi appaiono strumenti più ingegnosi come il fenachistoscopio, il praxinoscopio e lo zootropio. 

Il piano nobile di Ca’ Michiel dalle Colonne apre al pubblico per i 1600 anni di Venezia

Venezia, 5 luglio 2021 – In occasione della ricorrenza dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia e del piano di valorizzazione 2021 del Ministero della Cultura, Ca’ Michiel dalle Colonne, il palazzo veneziano, costruito nel XIII secolo a opera della famiglia Grimani, oggi sede del segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Veneto, apre il suo piano nobile, in via del tutto straordinaria, al pubblico. 

A partire da domani, 6 luglio e nelle giornate del 7, 13, 14 (alle ore 10.00/11.30/15.00/16.30,) e 27 luglio (alle 10.00 e 11.30), sarà possibile partecipare a visite guidate storico-artistiche nel palazzo veneziano affacciato sul Canal Grande, situato nel sestiere di Cannaregio, 4314, in Calle del Duca, nei pressi di Campo Santi Apostoli. 

Le visite, della durata di 60 minuti ciascuna, sono gratuite e rivolte a tutti fino a un massimo di 16 visitatori per fascia oraria. Per partecipare sarà necessario presentarsi all’ingresso prima dell’orario di inizio del tour. L’organizzazione dell’evento, le cui prossime date saranno a settembre 2021, nei giorni 9, 25 (ore 10.00/11.30/15.00/16.30,) e 26 del mese (ore 10.00/11.30/15.00) è a cura del segretariato regionale per il Veneto. 

 

Il comandante veneziano Francesco Morosini protagonista nel Museo Nazionale Atestino di Este

Venezia, 5 luglio 2021 – Fino al 19 settembre sarà possibile visitare, al Museo Nazionale Atestino di Este, la mostra “Francesco Morosini: la difesa di Venezia tra mare e terra a Creta e nel Peloponneso”, realizzata in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia. Francesco Morosini, forse l’ultimo dei grandi comandanti veneziani, nonché personaggio tra i più importanti e significativi della storia della Repubblica e delle sue tradizioni marinaresche, è il protagonista della mostra allestita nella Sala delle colonne.

Lo Stato da mar, i territori veneziani del Levante, situati lungo le coste dell’Adriatico e nel Mediterraneo, sono luoghi in cui la presenza di Venezia risale al Medioevo. È uno Stato dalle caratteristiche particolari, privo di una coesione territoriale, composto da città, porti e fortezze fra loro isolati e collegati principalmente dalle rotte marittime che passano lungo la sponda orientale dell’Adriatico e raggiungono l’Egeo e il Mediterraneo orientale attraversando le isole Ionie, la Grecia continentale, la Morea (il Peloponneso) e l’isola di Candia (Creta). Nel corso dei secoli, la geografia dello Stato da Mar cambia continuamente e in particolare tra Quattrocento e Cinquecento, in seguito alle guerre con gli Ottomani, nuovi territori passano sotto il governo di Venezia e altri sono invece definitivamente perduti. Le città costiere della Morea cadono quasi tutte entro lo scoccare del 1500 mentre l’isola di Candia rimane veneziana con continuità per più di 400 anni, fino al 1669. I cambiamenti di governo in questi territori lasciano tracce evidenti anche nella storia delle città: nel loro aspetto, nel loro impianto urbanistico e nelle loro opere di difesa. La mostra - che già ha fatto tappa presso la Torre Civica di Mestre - intende restituire l’aspetto di alcune città e fortezze di Creta e del Peloponneso nell’età di Francesco Morosini attraverso immagini e documenti del suo tempo. 

Resa possibile con il prezioso partenariato del Comune di Este, l’esposizione consente ai visitatori di ammirare 48 splendide tele realizzate tra la fine del Seicento e i primi anni del secolo seguente per celebrare le imprese militari di Morosini in Levante. A queste si affiancano armi, cimeli, documenti storici redatti dall’apparato amministrativo e militare oltre a molte curiosità, come le insegne di comando turche, un raro cannone ottomano, alcuni strumenti musicali della banda dei giannizzeri, manuali e mappe militari.

Orari di visita: dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30, la domenica dalle 14.30 alle 19.30. Lunedì chiuso. 

Per informazioni: http://www.atestino.beniculturali.it

La riscoperta del Bussolà Forte di Murano che si reinventa per i 1600 anni di Venezia

Venezia, 2 luglio 2021 – Ricerca bibliografica, arte, contaminazione, manualità, lavoro di squadra. Sono queste le parole d’ordine alla base del progetto che ha portato un gruppo di muranesi e veneziani, amanti delle tradizioni e della storia di Venezia, a riscoprire il “Bussolà Forte”. Si tratta di un dolce di cui si trovano le prime tracce nel 1600 grazie ad un diario quotidiano di un vetraio muranese, Francesco Luna, che lo descrive come presente tra le pietanze di un matrimonio. 

Oggi questo tipico dolce muranese viene riproposto grazie all’antica ricetta tramandata a Murano di famiglia in famiglia, in un packaging moderno e artistico studiato appositamente per celebrare i 1600 anni di Venezia. Bussolà Forte nasce da un’idea, da una serata tra amici veneziani e muranesi (Fabio Busetto, Gherardo Toso, Marco Toso Borella, Alberto Toso Fei, Roberto Mazzetto) che, come accadeva negli antichi caffè letterari, hanno il proprio punto di ritrovo e di chiacchiera creativa nella Antica Bottega del Tintoretto a Cannaregio in Campo dei Mori. Un luogo magico, un atelier, ma al tempo stesso una tipografia, uno studio di grafica, un laboratorio dove le idee nascono quasi per effetto endemico ispirate da chi, Jacopo Robusti detto il Tintoretto, in quei locali ci ha vissuto.

“Il Bussolà Forte è un dolce tipico dell’isola di Murano perché non si trova da nessun’altra parte – spiega Gherardo Toso, muranese e gestore di un'osteria a Venezia, pasticcere e depositario della ricetta -. Un dolce particolare, medioevale che ha delle radici molto antiche e negli ingredienti contiene tutta la storia di Venezia. Troviamo la farina, la melassa e non zucchero, frutta candita e secca, cioccolato e le spezie che han fatto la ricchezza di Venezia, dalla noce moscata alla cannella fino al pepe bianco.

È un dolce inventato dai nostri avi che abbiamo semplicemente riproposto per i 1600 anni perché veniva consumato in due date particolari a Murano: il 25 marzo, giorno dell’annunciazione e che corrisponde con la presunta nascita di Venezia, e il 6 di dicembre, festa di San Nicolò patrono dell’isola”.

Il Bussolà Forte, una volta pronto, in questa special edition per i 1600 anni di Venezia, viene adagiato dentro una confezione di cartoncino decorato che è essa stessa una piccola opera d’arte. Di forma ottagonale ricorda la vera da pozzo veneziano con il buco al centro.

“Siamo sotto la casa del Tintoretto e ci piace lavorare su progetti legati alla storia di Venezia – spiega Roberto Mazzetto, della Bottega del Tintoretto -. Noi lavoriamo la carta, la pieghiamo e questo suggerimento ottagonale ci ha spinto a scommettere d questo formato: non facciamo scatole ma opere d’arte in grado di valorizzare il tatto.  Abbiamo lavorato sull’altezza, obbligata dal dolce che per noi è a sua volta un’opera d’arte. Non era progettata se non al momento in cui ce l’han chiesto. È dunque frutto e miracolo dell’uso e della manualità e della trasformazione. La ceralacca finale che viene apposta a chiusura della scatola protegge la confezione per il cliente che la riceve. Le scatole sono fatte a mano una per una e la ceralacca certifica la paternità di questa scatola. Il timbro con il galletto ricorda Murano e la provenienza del Bussolà Forte”.

Sui lati della scatola, del packaging che contiene il dolce muranese dedicato ai 1600 anni di Venezia, sono incise alcune frasi. Sono tratte dal diario quotidiano di Francesco Luna, un vetraio muranese che “parametra se stesso in base a ciò che accade attorno” spiega Marco Toso Borella, maestro vetraio, storico e che assieme ad Alberto Toso Fei ha scavato tra libri e raccolte per arrivare a conoscere perfettamente la genesi del Bussolà Forte. 

Una delle iscrizioni riportate sulla scatola dice ‘…e oggi al matrimonio ci sono stati bussolai forti’. “Luna con questa frase vuole dare al bussolà l’importanza come un simbolo di una festa. Murano aveva un ruolo di tenutaria di segreti millenari sul vetro, un’isola nell’isola. Coniava una propria moneta, l’osella, che veniva consegnata ai maestri vetrai e li faceva sentire nobili. Il Bussolà diventa così simbolo della peculiarità del muranese ovvero un privilegiato. La ricerca della ricetta, la sua presentazione, rendono anche la scatola parte integrante del progetto perché racconta tutto ciò che c’è dietro. Venezia è sempre stata la reazione di ciò che accadeva intorno: Venezia e Murano erano pragmatiche. Bussolà è il dolce di Murano fatto da noi per noi e per chi vuole mangiarlo. E in questo caso per chi vuole conoscerlo non solo con il gusto ma intende andare oltre, nella storia”.

Fabio Busetto è stato come il collante di questo gruppo di amici veneziani e muranesi. Ognuno con una propria peculiarità. Mettendoli assieme, in uno dei giovedì sera trascorsi nella Bottega del Tintoretto, ha fatto scaturire l’idea, il progetto.

“Il packaging è nato per valorizzare i 1600 di Venezia, volevamo trovare una forma diversa di celebrazione, attiva, in grado di coinvolgere e di far interagire chi il Bussolà Forte lo assaggerà e lo scoprirà – spiega Fabio Busetto -. Questo è un valore di squadra come la città stessa: talenti diversi hanno creato un prodotto che vuole essere il messaggero dei 1600. La produzione per ora è limitata ma siamo dialogando con pasticceri e panettieri veneziani per aiutarci a produrre il Bussolà Forte in quantitativi maggiori e perché non sia solo un prodotto di nicchia. Tra poco avremo un sito e delle pagine social dedicate. E non ci fermeremo al 25 marzo del 2022. Perché il nostro scopo è quello di far conoscere questa ed altre tradizioni veneziani anche oltre le celebrazioni dei 1600 di Venezia”.

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/ew8DAqRyXAE

 

Laguna InVita, conoscerla e rispettarla attraverso gli acquerelli di Claudio Trevisan

Venezia, 1° luglio 2021 – Conoscere la laguna e rispettarla per tutelarne la sua sopravvivenza. C’è tempo fino al 31 ottobre per visitare “Laguna InVita – conoscerla, rispettarla, tutelarla. Viverla”, un’esposizione artistica-divulgativa delle tradizionali specie ittiche locali che è parte del programma ufficiale delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia. Curata dall’Associazione Culturale Venezia InVita grazie alla collaborazione con il Comando Regionale della Guardia Finanza, l’esposizione è allestita nella splendida cornice di Palazzo Corner Mocenigo (Campo San Polo 2128/A), una delle residenze patrizie più monumentali della Venezia rinascimentale, sede del Comando Regionale della Guardia di Finanza, recentemente entrata nei percorsi museali del Veneto. Protagonista è una selezione di circa sessanta acquerelli, di dimensioni 30X42, del noto artista veneziano Claudio Trevisan: illustrazioni a tema “pesci e molluschi della laguna”, con didascalia e denominazione in italiano, nome scientifico e dialetto, che diventano un importante elemento di rappresentazione artistica, ma anche mezzo divulgativo della fauna marina locale e dell’ecosistema stesso che la ospita, con la consapevolezza di quanto la loro approfondita conoscenza sia importante per la salvaguardia della biodiversità marina e indirettamente, poiché ce ne cibiamo, per la salute della collettività. Le tavole di Trevisan rappresentano 76 diverse specie che vivono nella Laguna di Venezia e nell’alto Adriatico. Alcune di queste si trovano nelle zone rocciose della bocca di porto e nelle “tegnue” al largo del Lido di Venezia e di Pellestrina. Gran parte di queste sono commestibili e vengono facilmente reperite nelle pescherie, mentre per altre specie la vista è riservata ad immersioni subacquee. 

Nato a Venezia e laureato in architettura, Trevisan dal 2010 ha ripreso a dipingere dedicandosi all’approfondimento di diverse tecniche e scoprendo l’acquerello come quella più a lui congeniale. Da molti anni insegna tecniche di acquerello al Centro Civico Manin di Mestre. 

A corredo della mostra sarà presentata l’attività del Corpo a tutela dell’ecosistema lagunare.

L’accesso al palazzo è libero e gratuito previa esibizione del documento di identità e secondo le indicazioni di numero e modalità in vigore con il vigente dpcm anti Covid. 

Per informazioni www.lagunainvita.it.

 

L’archivio di Stato di Padova presenta la serie Ducali per il compleanno di Venezia

Venezia, 30 giugno 2021 – Dal primo luglio sarà consultabile online, sul sito dell’Archivio di Stato di Padova, la serie delle ducali conservate nell’Istituto, ossia le lettere contenenti le deliberazioni del governo centrale veneto, emanate a nome del doge in carica e dirette ai pubblici rappresentanti dello Stato. Lo schedario ora digitalizzato, un prezioso strumento per la ricerca già a disposizione degli studiosi in sala di studio, rientra nelle iniziative per le celebrazioni della nascita di Venezia e rimarrà a disposizione del pubblico anche dopo il termine delle celebrazioni. 

La serie delle ducali, testimonianza diretta dei rapporti tra le magistrature periferiche padovane dello Stato di terra e gli organi centrali del governo veneto, è formata da 120 volumi in copia, ed è articolata in sottoserie corrispondenti agli uffici cui i documenti erano diretti: Cancelleria civica, Cancelleria pretoria, Camera fiscale, Ufficio capitaniale, Camerlenghi da Comun, Riformatori allo Studio. La documentazione copre un arco cronologico esteso dal 1391 al 1805, oltre la caduta della Serenissima. La serie è integrata da 12 buste di originali pergamenacei (1487-1797). I documenti toccano tutti gli aspetti della vita locale giudicati meritevoli di attenzione dalle autorità centrali della Repubblica: dalla manutenzione dei corsi d’acqua alla disciplina delle attività legate ai bagni di Abano (ducali del 13 agosto e 13 ottobre 1487), dalla regolamentazione del gioco d’azzardo fino alle misure a contrasto delle epidemie di peste (ducali del 16 agosto 1485 e 12 marzo 1530). 

La versione digitale delle schede consente il rapido scorrimento delle voci per materia e la visualizzazione delle schede accessibili per data in sequenze per estremi cronologici; il nuovo strumento è accessibile sia da remoto che dalle postazioni digitali nella sala di studio dell’Archivio di Stato, con l’obiettivo di ottimizzare il tempo dedicato all’individuazione delle fonti.

Inoltre, per celebrare la nascita di Venezia, l’Archivio di Stato di Padova organizzerà, dal 18 settembre al 2 ottobre nelle sale dell’Archivio, un’esposizione che metterà in mostra una ricca selezione dei documenti più significativi della serie. La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria (il dettaglio dei visitatori ammessi in presenza e degli orari sarà comunicato attraverso i canali social dell’Istituto, in considerazione dell’evoluzione epidemiologica). Dal 2 ottobre, invece la mostra diventerà virtuale.   

Per informazioni https://www.aspd.beniculturali.it/

Sul Campanile di San Marco la presentazione del progetto culturale “El Paron de Casa” per i 1600 anni di Venezia 

Venezia 30 giugno 2021 - “El Paron de Casa”, il campanile di San Marco nella sua denominazione in dialetto veneziano, diventa protagonista dell’omonimo progetto culturale rivolto a 250 bambini di quarta primaria delle scuole del territorio, presentato questa mattina nella suggestiva location della terrazza del Campanile in Piazza San Marco. Ideata dall’associazione Lido Oro Benon e sviluppata con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia per il biennio 2021-2022, questa iniziativa è nata in seguito al ritrovamento nella spiaggia di San Nicolò del Lido dei primi mattoni del Campanile di San Marco crollato il 14 luglio 1902, ed è stata prodotta con il patrocinio della Procuratoria di San Marco, Ordine Ingegneri Venezia, Confindustria Venezia e riconoscimento di Veneto Sostenibile. L’inaugurazione è avvenuta nella data simbolica del 30 giugno, giorno dell’elezione, 280 anni fa (1741), di Pietro Grimani a Doge della Serenissima, nonché della pubblicazione, nel 1913, del reportage della ricostruzione del Campanile di San Marco sul giornale nazionale del Genio Civile da parte dell’ingegnere Daniele Donghi.

"El Paron de Casa Casa" rientra tra le iniziative ufficiali di Venezia 1600 (421-2021) e celebra i 110 anni dall’inaugurazione del nuovo Campanile riedificato nel 1912 con attività culturali ed educative rivolte alle scuole della città e finalizzate alla promozione della sostenibilità. Agenda 2030 e Veneto Sostenibile, infatti, guidano il progetto con gli obiettivi n. 4 istruzione di qualità, n. 5 parità di genere, n. 11 città e comunità sostenibili, n. 12 consumo e produzione responsabili e n. 13 lotta contro il cambiamento climatico. Il progetto educativo renderà partecipi, nel biennio 2021-22, i bambini di 9 scuole di Venezia centro storico, isole e terraferma con un ventaglio di attività̀ ed eventi culturali di carattere scientifico educativo, storico archeologico e ingegneristico, letterario e artistico, ambientale e gastronomico.

«Siamo molto felici di presentare oggi questo progetto - dichiara Vittorio Baroni, Presidente dell'Associazione Lido Oro Benon -, c'è stata una partecipazione motivata e si è compreso lo scopo culturale ed educativo di questa iniziativa che finirà nell'ottobre 2022 e che permetterà ai bambini del territorio, ma anche agli stessi insegnanti e ideatori del progetto, di ritrovare il senso di Venezia, dei suoi 1600 anni di storia e della laboriosità e genialità dei veneziani. L'intento di "El Paron de Casa" è quello di portare i cittadini di Venezia, delle isole e della terraferma a vivere e riscoprire le radici della storia di Venezia, dei suoi 1600 anni e oltre». 

Mascotte dell'evento è “Gigeta”, la bambina, disegnata dalla matita dei disegnatori veneziani Valerio Held e Maurizio Amendola, che, nel 1902, a 3 miglia davanti a San Nicolò del Lido, gettò in mare il primo mattone degli oltre 1.200.000 che facevamo parte dell'enorme cumulo di macerie del vecchio campanile crollato in una cerimonia che, all'epoca, funse da vero e proprio "funerale" per la morte del campanile, simbolo della città di Venezia e della sua complessa storia nonché faro per le navi commerciali che arrivavano in città. 

«L'augurio per i 250 bambini che parteciperanno ai laboratori - continua Vittorio Baroni - è che imparino a diventare piccoli archeologi, piccoli ingegneri, piccoli artigiani, piccoli letterati e che vivano un'esperienza unica e, pedagogicamente parlando, multidisciplinare. Tutti i laboratori e le attività cultuali, ludiche ed educative del progetto El Paron de Casa faranno crescere in loro delle competenze concrete e utili per un futuro da veri e propri protagonisti della città». 

Edison è il partner per la sostenibilità che si unisce agli sponsor e supporter: Meneghetti l'orafo di Venezia, Istituti Vicenza formazione, Caffè Florian Venezia 1720, Mitilla la cozza di Pellestrina, Pasticceria Milady, Pachuka Beach Club, La Pagoda, AVM SpA, Cooperativa Guide Turistiche di Venezia, Club della Gondola e delle attività remiere, Venezia360.

Programma 2021/2022 

  • PUBLIC ARCHAEOLOGY IN SPIAGGIA nei pomeriggi di giovedì 8 e 15 luglio 2021 al Lido presso La Pagoda Des Bains. È in programma un inedito laboratorio tecnico scientifico che consentirà l'analisi dei reperti grazie all'Università Ca' Foscari Venezia - Dipartimento di Studi Umanistici. Valutazione dei reperti ceramici e mattoni trovati dai cittadini al Lido di Venezia. Spazi laboratorio della durata di 15 minuti dalle 16:30 alle 19:00. Accesso gratuito con prenotazione obbligatoria orario sul sito del progetto elparondecasa.net fino all'esaurimento dei posti disponibili. 
  • PUBLIC HISTORY SOTTO L'OMBRELLONE dalle 18:00 alle 19:30 di giovedì 22 luglio 2021 al Lido presso La Pagoda Des Bains. Si terrà un innovativo salotto culturale scientifico sulla storia e archeologia di Venezia coordinato dall'Università Ca' Foscari Venezia - Dipartimento di Studi Umanistici. Assieme a insegnanti, studiosi e studenti, autori e giornalisti verrà fatto il punto della situazione sulle origini antiche del territorio veneziano. Accredito gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del progetto elparondecasa.net fino all'esaurimento dei posti disponibili. 
  • CENA STORICA L'IMPERO E LA SERENISSIMA alle ore 20:00 di giovedì 22 luglio 2021 al Lido presso La Pagoda Des Bains. Cena spettacolo rievocativa dei gusti antichi. Pasta veneta girata in forma di cacio romano DOP e pepe, mix di pesce e prelibate cozze interpretate da Mitilla su un letto di radicchio di Chioggia IGP. La prima descrizione delle cozze veneziane di Altino risale a 2.000 anni fa. Plinio il Vecchio le chiamava "pectines nigerrimi". Prezzo 30€ con prenotazione obbligatoria sul sito del progetto elparondecasa.net fino all'esaurimento dei posti disponibili. 
  • LIBRO ILLUSTRATO EL PARON DE CASA in fase di elaborazione, presentazione a marzo 2022. Storia illustrata del Campanile di San Marco con narrazione di Vittorio Baroni e disegni creati da Valerio Held e Maurizio Amendola. È in corso la selezione della Casa Editrice partner. 
  • GIOCO DIDATTICO PER LE SCUOLE “SUPER CAMPANON” in fase di elaborazione, presentazione a marzo 2022. Con il Campanile di San Marco si impara giocando la storia di Venezia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile Agenda 2030. Ideazione di Vittorio Baroni, disegni di Valerio Held e Maurizio Amendola. 
  • SEMINARIO FORMATIVO INSEGNANTI in agenda per novembre 2021. Pedagogia multidisciplinare Archeologia, Ingegneria, Arte e Sostenibilità di Agenda 2030 con il Campanile di San Marco presso i laboratori di Epigrafia a Ca' Foscari. Attività formativa propedeutica riservata agli insegnanti delle scuole partecipanti al programma educativo. 
  • IL CAMPANILE DI SAN MARCO NELLE SCUOLE attività in programma da dicembre 2021. Sviluppo della parte educativa del progetto insieme a 9 scuole della Città di Venezia (Venezia Centro storico, Lido, Pellestrina, Murano e S. Erasmo, Burano, Mestre, Marghera, Chirignago e Favaro). Selezione classi di 4^ Primaria a partire da ottobre 2021. 
  • DOLCETTO EL PARON DE CASA presentazione a gennaio 2022. Per la speciale ricorrenza dei 110 anni del Campanile di San Marco riedificato verrà prodotto un dolce tipico con ingredienti 100% Bio. Sono già iniziati gli studi. Le sperimentazioni sono condotte da Milady pasticceria, partner del progetto. 
  • CONCORSO MOSAICI SCUOLE EL PARON DE CASA inizio progettazione da febbraio 2022. Ogni scuola partecipante progetta e costruisce un mosaico verticale di dimensioni 50 x 70 cm utilizzando pezzetti del Campanile di San Marco trovati in spiaggia assieme a conchiglie e legnetti bianchi. Cornice e telaio saranno caratterizzati da inserimenti di oro e tessuti pregiati in collaborazione con gli Istituti Vicenza Formazione. Ciascuna scuola personalizzerà il mosaico con un simbolo del proprio territorio. Vi è l'ipotesi di inserire mini elementi per produrre energia rinnovabile da utilizzare nell'opera. Il concorso prevede una giuria composta 50% tecnica e 50% social mediante l'espressione di like e love su facebook.com/elparondecasa.
  • MEDAGLIA D'ARGENTO 110 ANNI CAMPANILE RIEDIFICATO presentazione nel mese di aprile 2022. Realizzazione medaglia commemorativa di nuovo conio (diametro 6 cm e peso di circa 30 grammi). Produzione in collaborazione con la scuola orafa degli Istituti Vicenza Formazione assieme a Meneghetti l'orafo di Venezia. Disegno originale di Valerio Held e Maurizio Amendola. 
  • CONCORSO PICCOLI INGEGNERI COSTRUISCONO IL CAMPANILE inizio progettazione entro aprile 2022. Ogni scuola partecipante progetta e realizza a moduli componibili un Campanile di San Marco alto 2 metri incluso l'angelo. I materiali di costruzione dovranno essere 100% riciclati, ad esempio le scatole di scarpe e gli scatoloni per fare i mattoni. Ciascuna scuola personalizzerà El Paron de Casa con un simbolo del proprio territorio. Vi è l'ipotesi di inserire mini elementi per produrre energia rinnovabile finalizzata a illuminare parti dell'opera. Il concorso prevede una giuria composta 50% tecnica e 50% social mediante l'espressione di like e love su facebook.com/elparondecasa.
  • PREMIO CAMPANILE DI SAN MARCO in programma per aprile 2022. Concorso dolciario a tema per le scuole partecipanti (riservato alle famiglie). Obiettivo: realizzare un dolce rappresentativo del Campanile di San Marco utilizzando ingredienti e materie prime 100% Bio. Per ogni scuola è prevista l'adesione di una pasticceria partner del proprio territorio. Selezioni e premiazioni in diretta social dalla Sala delle Stagioni del Caffè Florian. Giuria presieduta da Cristiano Strozzi, Chef Pâtissier del Florian. Premi con leoni d'argento di Meneghetti l'orafo di Venezia e medaglia d'argento di nuovo conio. 
  • SCUOLE ALLA CACCIA DEL TESORO DEL CAMPANILE inizi di maggio 2022. Piccoli archeologi e artigiani crescono, evento in spiaggia al Pachuka beach club del Lido di Venezia per la ricerca reperti Campanile di San Marco, conchiglie e legnetti, ovvero eco materiali finalizzati alla creazione dei mosaici. La logistica dei 250 partecipanti, da Santa Maria Elisabetta a San Nicolò, sarà effettuata con bus AVM 100% elettrici. È previsto un pranzo a base di pizza con ingredienti Bio. 
  • EVENTO FESTA FINALE A SAN MARCO previsto per fine maggio 2022. Festa conclusiva scuole, autorità, partner, supporter e sponsor nell'area sud est di Piazza San Marco, tra il Caffè Florian e l'Ala Napoleonica. Giochi, animazioni e salite al Campanile. Presentazione pubblica e avvio della gara like e love per i concorsi delle eco opere (mosaici e campanili) piccoli ingegneri e archeologi artigiani. 
  • EBOOK PROGETTO EL PARON DE CASA presentazione prevista per ottobre 2022. Conferenza di presentazione del libro digitale con schede interattive e link agli articoli sul sito e ai videoclip che saranno pubblicati su YouTube. L'ebook raccoglie tutta l'esperienza del progetto, scuole partecipanti, partner, sponsor e supporter. Nell'occasione, saraà consegnato il diploma a tutti i bambini, dirigenti e insegnanti delle scuole partecipanti, nonché i premi alle classi vincitrici dei concorsi eco opere mosaici e campanili. 

Oceans in Transformation, la mostra che pone un accento sul futuro di Venezia

Venezia, 29 giugno 2021 – L’obiettivo è di contribuire, con proposte tangibili, ad affrontare la destabilizzazione e i pericoli causati dall’innalzamento dei mari, dalla devastazione ecologica degli oceani e dalla fragilità e volatilità dell’economia, derivanti dall’imprevedibilità e dalle imponenti trasformazioni dell’ambiente marino. Si potrà visitare fino al 29 agosto “Territorial Agency: Oceans in Transformation”, la mostra organizzata da Open Space nell’ex Chiesa di San Lorenzo per celebrare i 1600 anni di Venezia, che pone un particolare accento sul futuro di Venezia. A cura di Daniela Zyman, commissionata da TBA21−Academy e co prodotta con Luma Foundation, rappresenta uno degli studi più dettagliati sullo stato degli oceani dell’Antropocene, risultato di un progetto di ricerca durato tre anni. 

La mostra inaugura la terza stagione di Ocean Space, il forum di TBA21–Academy per la ricerca, l’alfabetizzazione e il sostegno di tematiche oceaniche attraverso l’arte a Venezia. Seguendo sette traiettorie spaziali, i dati vengono visualizzati su trenta grandi schermi che invitano gli spettatori a tracciare l’impatto delle attività umane sul sistema oceanico. Una delle traiettorie della mostra - dal Mare del Nord al Mar Rosso - è imperniata e ruota fuori da Venezia e dalla sua laguna. Il rapido innalzamento del livello del mare, la pesca eccessiva e l'’strazione petrolifera delle piattaforme continentali e le nuove protezioni e infrastrutture marittime si intrecciano in questo tratto di mare con le complesse turbolenze che caratterizzano il Nord Africa, l’Europa e l’Asia contemporanee. Dalle acque del Corno d’Africa, attraverso il Mediterraneo e fino al Mare del Nord, grandi cambiamenti sono legati a eventi di piccola scala, come l’acqua alta di Venezia del 2019, il rilascio di acque di zavorra, l’aumento del numero di specie invasive, o neobiota, e i complessi anelli della migrazione umana e della catena globale di approvvigionamento di petrolio e merci.

Attingendo agli ultimi studi, il progetto vuole generare una profonda consapevolezza rispetto al ruolo degli oceani nella sopravvivenza del pianeta. Partendo da un’analisi dell’innalzamento globale del livello del mare, uno dei segni più visibili dell’emergenza climatica, “Oceans in Transformation” considera gli oceani come un sensorio, un corpo sensibile che reagisce all’intensificarsi delle attività umane, registrandone gli effetti e assorbendoli all’interno della circolazione globale oceanica, dei suoi ecosistemi e delle sue dinamiche. Allo stesso tempo l’oceano viene analizzato e registrato da una molteplicità di attori culturali, economici, scientifici, legali e ambientalisti che cercano di studiarne i cambiamenti. L’individuazione di queste trasformazioni pervasive stabilisce un’agenda completamente nuova che riconosce necessità umane e non, basata su immaginazione, lungimiranza e profonda cura.

La mostra sarà visitabile fino al 29 agosto, dal mercoledì alla domenica dalle 11 alle 18, e resterà aperta anche in occasione della Biennale di Architettura, collegando e contestualizzando la mostra con la ricerca di Territorial Agency, selezionata per essere ospitata nel padiglione centrale intitolato “As One Planet”, assieme alle opere, tra gli altri, di Olafur Eliasson, Sheila Kennedy e James Wescoat. 

Per informazioni: www.ocean-space.org

Oltre Venezia: storie di architetture e restauri   nell’entroterra veneto

Venezia, 28 giugno 2021 – Il focus sarà sulla tradizione costruttiva e sulle tecniche edilizie veneziane in terraferma. Giovedì 1° luglio dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17, al teatro Duse di Asolo si terrà il convegno “Oltre Venezia: storie di architetture e restauri nell’entroterra veneto”, che rientra nel calendario delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia. 

A cura del Segretariato del Mic per il Veneto e del Comune di Asolo, il convegno si concentra sullo studio e sulla presentazione delle diverse e peculiari tecniche edilizie diffuse in Veneto dal Medioevo fino ai secoli più recenti, che si sono manifestate nella realizzazione di manufatti militari, ecclesiali, civili in genere quali mura, fortezze, rocche, castelli, chiese, conventi che ancora oggi costellano il variegato panorama paesaggistico della Regione Veneto. Tra gli esempi che verranno presi in considerazione spiccano la Rocca di Asolo recentemente restaurata con fondi ministeriali e presentata in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020, le mura di Montagnana, la pavimentazione del Ponte di Bassano e il campanile di San Zenone. Il filo rosso che lega tali costruzioni è quello della memoria e della tradizione incarnata dalle corporazioni artigianali attive nell’edilizia e quello dell’approvvigionamento dei materiali necessari all’edilizia quali pietra, legname, ferro, laterizi, rame. 

I relatori sono architetti, ingegneri e storici dell’arte che da anni si dedicano allo studio della tradizione culturale di Venezia in vari ambiti da quello architettonico a quello archivistico, da quello artistico a quello artigianale finalizzato alla conservazione del know how tecnologico raggiunto e sviluppato dalla Serenissima e dal territorio alle sue spalle nel corso dei secoli. 

Il convegno si aprirà con i saluti di Mauro Migliorini, sindaco di Asolo; Renata Casarin, segretario regionale del MiC per il Veneto; Loredana Borghesan, presidente Associazione Città Murate del Veneto, che modererà anche gli interventi del mattino, mentre a moderare nel pomeriggio sarà Massimiliano D’Ambra, Presidente Archeo Ed. 

Evento online sul canale youtube.

Per informazioni e prenotazioni: sr-ven.comunicazione@beniculturali.it  

 Italian

Allegati: 

PDF icon locandina-convegno2.pdf

L’oro verde della Serenissima: dai boschi del Bellunese alla laguna a bordo di zattere 

Venezia, 25 giugno 2021 – Nell’anno in cui Cristoforo Colombo salpava da Palos, con tre caravelle, alla scoperta delle Americhe, a Palazzo Ducale il Doge della Serenissima Agostino Barbarigo siglava, il 3 agosto del 1492, uno statuto – la Mariegola – che regolava il lavoro degli zattieri e che ancora oggi è custodito nella biblioteca civica di Belluno. A Codissago, una frazione del Comune di Longarone, sulla sinistra Piave, sorge un museo unico nel suo genere in tutta Italia: il Museo degli Zattieri, che racconta un pezzo di storia importante della Serenissima. Un legame che si fonda sul recupero del legname, che per Venezia era di fondamentale importanza. Una storia che parla di operai specializzati – boscaioli, menadàs, segantini e zattieri. – il cui faticoso compito era di portare a Venezia “l’oro verde”. Risalivano il Piave a bordo di zattere e dopo un lungo percorso si spingevano in Laguna, trainate da burchi a vela. A Venezia erano migliaia le zattere che con il loro carico rifornivano la città, sopratutto l’Arsenale, 3000 e forse più. 

Il museo – che in realtà espone testimonianze sui metodi di taglio, fluitazione e trasporto via fiume del legname di tutti i fiumi del mondo – è gestito dall’associazione “Fameia zatèr e menadàs de la Piave di Codissago” attraverso il suo castaldo in carica Arnaldo Olivier. 

Di cosa si occupa l’associazione? Quando è stata fondata e con quale obiettivo? 

Si occupa di tener viva la memoria di quegli uomini forti e coraggiosi chiamati “zattieri”. La sua fondazione risale al 6 novembre 1982, festa del nostro Santo Patrono San Nicolò. Gli obiettivi erano due: il ripristino della statua allo zattiere, scomparsa con la tragedia del Vajont e una discesa in zattera da Perarolo di Cadore a Venezia in memoria dei nostri avi. Codissago è il paese che storicamente ha fornito secolari generazioni di zattieri, porto importante di quell’antica arteria fluviale, dove gli abitanti erano abili costruttori e conduttori di zattere. Affacciato sull’acqua e al contempo circondato da boschi, l’insediamento fu per secoli uno tra i più importanti porti fluviali dell’asta plavense. Nei pressi del ponte Malcolm, che prende il nome dalla Villa ottocentesca distrutta dalla tragedia del Vajont, a nord del paese, sono ancora visibili, affioranti dall’acqua, i resti delle “roste”, ovvero imponenti barriere artificiali con cui era regolamentata la fluitazione dei tronchi provenienti dalla montagna Cadorina e diretti verso la laguna veneta. 

Cosa viene esposto al Museo? 

Ci sono sale a tema sulla zattera nella preistoria, sale che testimoniano la coltivazione e taglio del bosco, i sistemi di esbosco del legname e i sistemi di trasferimento al fiume. Viene documentata la “Menada”, la fluitazione del legname e le opere utilizzate per controllarla fino alle grandi segherie. Sul piazzale del Museo è stata ricostruita un’antica “segheria alla Veneziana”, funzionante e datata 1883. Nel Museo ci sono migliaia di oggetti catalogati, vari modellini di zattere locali e di altre nazioni, foto, documentazioni e mappe, volumi. In particolare, oltre agli attrezzi usati un tempo da Boscaioli, Carradori, Menadàs, Segantini e Zattieri, sono esposte slitte per il trasporto dei tronchi, modelli di risine, stue, battipalo, cidoli, segherie e zattere de la Piave fra cui il “raso”, una zattera costituita da alberature delle navi. 

Chi erano gli zattieri? 

Gli zattieri erano uomini forti e coraggiosi, che con il proprio duro e pericoloso lavoro, per centinaia e centinaia d’anni hanno contribuito al proprio e famigliare sostentamento, dando un assetto commerciale alle nostre vallate e contribuendo alla nascita, alla crescita e allo splendore, per secoli, di quella Città che ancora tutt’oggi è una delle più belle città del mondo: Venezia. Gente forte e coraggiosa, esercitavano questo faticoso e pericoloso mestiere, che fu per centinaia d’anni il fulcro e il cardine su cui faceva perno tutto il trasporto di merci e persone, delle quali era necessario per far vivere tutte le attività e forme di vita, su cui era basata la sopravvivenza e il loro futuro. 

Che rapporto ha la vostra comunità con la Serenissima? 

È un rapporto stretto quello tra Venezia e le nostre comunità alpine: Venezia appoggia le sue fondamenta su milioni di tronchi infissi sul fondo della laguna, provenienti in gran parte dai boschi del Bellunese. Il rapporto risale a dopo la fine dell’Impero Romano, quando le popolazioni non ebbero più a disposizione il legname della selva litoranea per costruire le palafitte e per poter sopravvivere guardarono con occhio di riguardo alla montagna Bellunese con il Cadore in primo piano, senza trascurare altri boschi del Friuli, della Slovenia, del Trentino. Pare che un “ispettore forestale” esaminò da dove provenissero i rifornimenti di legname e relazionò che, se si fossero interrotti i rifornimenti provenienti dal fiume Piave, sarebbe stato come tagliare la vena giugulare a Venezia. 

Il legname che veniva dal Bellunese come veniva poi impiegato? 

L’impiego era variegato: pensiamo a tutto il materiale che arrivava a Venezia sia per costruire fondazioni, ponti, case, palazzi, ma sopratutto per l’Arsenale, centro nevralgico della potenza marinara di Venezia. Era l’oro verde per Venezia. Fu così che verso il XIV secolo la Serenissima mise sotto tutela boschi molto importanti, quindi protetti per la sua crescita e la sua potenza, e la percentuale maggiore proveniva dal Cadore: il Bosco di Somadida di Auronzo di Cadore (detto ancora oggi Bosco di San Marco), serviva per le antenne delle galee; il Bosco di Cajada serviva per le alberature delle galee e per il fasciame delle stesse; il bosco o foresta del Cansiglio, detto ancora oggi il Bosco da remi di San Marco, famoso per i suoi faggi, “fagher”, che servivano alla costruzione dei remi delle galee; il Bosco di Roveri del Montello era utilizzato per lo scheletro, la chiglia o le ordinate delle navi.   

Quali erano le essenze prescelte e ciascuna aveva una sua destinazione? 

Le piante abbattute erano soprattutto abete bianco, abete rosso e larice. L’età della pianta era legata alla maturazione, quindi alla commercializzazione, la grossezza e la lunghezza era relativa alla maturazione e all'utilizzo della stessa. Il “lares”, il larice ad esempio, serviva per lavori sotterranei e sott'acqua perché non soffre alterazioni umido/secco. Il “lavedìn”, l’abete bianco, era impiegato nelle costruzioni di edifici e di imbarcazioni, la marina veneziana li adoperava per le alberature delle navi; i tronchi di tipo tenero della quercia, “ròre”, venivano utilizzati per la costruzione di case e palazzi (tetti, soffitti, pavimenti, scale ecc.) e così via.  

Pare che alla fine del 1700 Venezia potesse contare ogni anno su una quantità di legname.

Venezia, con il trasporto, a fine 1700 poteva contare ogni anno su una quantità di legname pari a 270/350 mila tronchi ogni anno che venivano nelle 13 segherie dislocate tra Perarolo di Cadore e Faè di Longarone i cui proprietari avevano palazzi sul Canal Grande e depositi di legname localizzati soprattutto presso la sponda orientale di Venezia: nel mese d’agosto i mercanti di legname con i loro attendenti risalivano la zona montana e dalle Regole acquistavano i lotti di legname che dovevano essere abbattuti. Dopo il taglio si iniziavano le operazioni di trasporto, la cosiddetta Menàda Grande, il trasferimento del legname fino alle segherie dove i segantini lavoravano giorno e notte per trasformare i tronchi in tavole e travi da costruzione. Poi gli zattieri di Codissago costruivano le zattere, la davano in consegna a quelli di Ponte nelle Alpi che risalivano il Piave fino al porto di Borgo Piave, pagavano il dazio e al mattino gli zattieri di Borgo Piave facevano 60 Km di percorso fino a Falzè di Piave. Pagavano il dazio al Castello di Quero dove la notte veniva tirata una catena per impedire il passaggio delle zattere. Da Falzè gli zattieri di Nervesa salpavano per Ponte di Piave, si pagava il dazio e poi le zattere proseguivano lungo il canale Caligo, trainate da cavalli che avanzavano sulle alzaie, arrivavano a Treporti dove attendevano che salisse la marea affinché la corrente di entrata spingesse le zattere in Laguna; quando queste si trovavano in piena Laguna e cessava la corrente di marea, le zattere venivano trainate da burchi a vela fino alla sponda orientale di Venezia, dove i mercanti Cadorini avevano i depositi di legname. 

Quando è iniziata e fino a quando è continuata questa attività?

Questo lavoro terminerà all’inizio del ‘900 quando strade, ponti ferrovie, prenderanno il posto di questi strani mezzi di lavorazione e trasferimenti. Le vicende umane testimoniate riguardano un periodo che va dall’età romana (II° secolo d.C.) all’avvento della società industriale, che ha spazzato via in poco tempo modi di vivere durati per secoli senza sostanziali cambiamenti. La fluitazione del legname lungo il Piave ed il trasporto delle merci su zattere costituiva un mezzo di vita che ha permesso, per secoli, il sostentamento delle genti rivierasche e lo sviluppo di una civiltà locale che è opportuno, anzi doveroso, riscoprire e rivalutare. 

 

La villa del Doge: visita animata a Villa Pisani per i 1600 anni di Venezia 

Venezia, 24 giugno 2021 – Un'edizione speciale di una visita animata che si rappresenterà in parte al chiuso e in parte all’aperto, tra il magnifico parco e il grande salone del Tiepolo, sia per garantire la visione in assoluta sicurezza in tempo di pandemia, sia per regalare un unicum prodotto in occasione dei 1600 anni dalla nascita di Venezia. Sabato 26 alle 11 e domenica 27 giugno alle 17 a villa Pisani a Stra si terrà l’evento “La villa del Doge” dedicato ai 1600 anni dalla fondazione di Venezia. L’associazione culturale teatrOrtaet farà vivere agli spettatori un’esperienza unica, attraverso un format culturale innovativo di fruizione di spazi storici e museali, uno spettacolo teatrale con personaggi storici e grandi figure del passato. 

La visita animata ripercorrerà la storia di Villa Pisani, in occasione dei 1600 anni dalla Fondazione di Venezia, soffermandosi sulla storia della Serenissima dai primi decenni del Settecento, quando l’antica residenza di Stra, sulla Riviera del Brenta, appartenente ai Pisani di Santo Stefano venne completamente trasformata in un complesso monumentale inserito in un parco di 14 ettari. Il tramonto della Dominante non era ancora intuibile, quando il grande complesso residenziale fu concepito e realizzato con lo scopo di accogliere e ospitare, con il dovuto fasto, nobili e potenti di Venezia e d’Europa per dimostrare la ricchezza e il prestigio del casato. L’obiettivo era quello di raggiungere l’ambita carica di Doge che Alvise Domenico Pisani ricoprirà dal 1735 al 1741 anno della sua morte. La villa resterà di proprietà dei Pisani fino al 1807 anno in cui venne messa in vendita per il grave dissesto finanziario della famiglia, dovuto alle ingenti spese del fastoso tenore di vita, a gravi debiti di gioco ed anche alle negative ricadute sulla famiglia in seguito ai cambiamenti politici ed economici avvenuti con la fine della Serenissima; la villa fu acquistata da Napoleone Bonaparte che vi aveva soggiornato come ospite. Tra i personaggi di spicco che abitarono la villa rivierasca spicca Marina Sagredo Pisani, sposa e giovane vedova di Andrea Pisani (Ermolao Alvise I), ricordata per il suo appassionato e non convenzionale protagonismo nel campo delle arti e della società.

La visita animata ricorda anche che in questo periodo la villa venne decorata con il grande soffitto affrescato del salone da ballo in cui Gianbattista Tiepolo in procinto di lasciare per sempre Venezia per la corte spagnola, dipinse “L’apoteosi della famiglia Pisani”. Molti critici ritengono che l’artista abbia ritratto proprio Marina Sagredo nei panni dell’allegoria di Venezia.

Per informazioni e prenotazioni https://polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-di-villa-pisani

L’origine e l’evoluzione del dialetto veneziano 

Venezia, 24 giugno 2021 – È un dialetto, ma per secoli è stata una lingua a tutti gli effetti, capace di diffondere alla lingua italiana molte parole ancora oggi in uso. Parola di Lorenzo Tomasin, filologo di origine veneziana, professore di Storia della Lingua italiana e Filologia romanza all’Università di Losanna, che ha pubblicato diversi volumi e numerosi articoli sulla storia linguistica del Veneto e sui autori italiani. Tomasin ha insegnato anche all’Università Ca’ Foscari di Venezia, all’Università Bocconi di Milano e all’Università di Ferrara. È stato ricercatore nella Scuola Normale di Pisa e visiting scholar dell’Università della California. In occasione dei 1600 anni di Venezia, Tomasin racconta l’origine e l’evoluzione del veneziano, da quando i traffici commerciali della Serenissima furono decisivi nella sua diffusione fino al suo arricchimento con parole turche, greche, arabe.

Professore, il veneziano è un dialetto o una lingua?

Per i linguisti tutti i dialetti sono lingue. La distinzione tra dialetto e lingua, poco rigorosa in termini strettamente scientifici, si basa su criteri sociali e storici piuttosto controversi. Se proprio vogliamo ammetterla, potremmo dire che il veneziano è oggi un dialetto – come tutte le parlate urbane tradizionali d’Italia – ma è stato per molti secoli una lingua a tutti gli effetti, impiegata in ogni situazione comunicativa nel parlato e nello scritto, dotata di riconoscibilità piena, di precoce autocoscienza, e anche di una fiorentissima letteratura.

Come si differenzia dai dialetti dei territori veneti?

Le differenze esistono a tutti i livelli, dalla fonetica alla morfologia fino al lessico, cioè all’uso di questa o quella parola. Nel corso dei secoli, il veneziano – varietà di massimo prestigio nell’area che oggi chiamiamo Veneto – ha fortemente influenzato le parlate urbane della Terraferma, che progressivamente si sono avvicinate a quella della città che non a caso veniva chiamata Dominante. Parlare alla veneziana è stato, per molti secoli, quasi un obbligo sociale negli ambienti socioculturalmente elevati della Terraferma. Nell’ultimo secolo la dinamica delle influenze e dei rapporti di forza è un po’ mutata, per effetto ad esempio del brusco calo demografico del centro urbano di Venezia, e della rinnovata vitalità di molti dialetti dell’entroterra. Le differenze continuano comunque ad esserci, e sono in alcuni casi molto rilevanti: chiunque a Venezia sa riconoscere oggi, dopo pochi secondi, un parlante dialettale della Terraferma anche solo dall’intonazione: e il mantenimento di tali differenze è certo uno degli indizi della grande ricchezza e della piena vitalità dei dialetti veneti al giorno d’oggi. Non ovunque, anche solo in Italia, funziona così.

Quanto il veneziano ha influito sugli altri dialetti?

Il veneziano ha condizionato gli usi dei dialetti di Terraferma fin nei dettagli. Ad esempio, l’uso di pronunciare la elle in forma diversa da come la si pronuncia in italiano in parole come gondola o bala, e quello di farla praticamente cadere in parole come beo “bello” o cae “calle”: quest’uso è certamente irradiato da Venezia verso la Terraferma in epoca relativamente recente (e di fatto i dialetti dell’entroterra lo hanno adottato con qualche differenza rispetto all’uso di città, lagunare). Di più antica diffusione, ma molto probabilmente veneziana d’origine, è una forma come xé per “è” (terza persona dell’indicativo presente di essere). Venezia ha poi diffuso non solo negli altri dialetti veneti, ma persino a tutta l’Italia – e quindi alla lingua italiana comune – un gran numero di parole, da arsenale a broglio, da facchino a fifa, da gazzetta a lazzaretto, da pantalone a pantegana, da pistacchio a pettegolezzo, da zenzero a giocattolo…

Ci sono paesi che ancora adesso, visto il dominio della Serenissima, parlano ancora il veneziano o almeno lo capiscono?

Sulla riva orientale del mare Adriatico il veneziano, che vi è stato di casa per secoli, è ancora largamente compreso. Più rari e dubbi i casi di sopravvivenza nelle isole del mare Egeo e del Mediterraneo orientale che per molti secoli rimasero strettamente legati alla Serenissima. Ma la memoria culturale conta in questi casi più della memoria linguistica, e mantiene ancora in vita legami preziosissimi.

Quanto si è diffuso con l’espansione dei commerci?

Venezia, come scrisse il grande storico Frederic Lane, era qualcosa di simile a una grande holding, a una multinazionale il cui consiglio d’amministrazione era il Senato (ossia, come si diceva qui, il Consiglio dei Pregadi) e le cui filiali erano sparse per tutto il Mediterraneo, il Mar Nero e più sporadicamente anche i mari del Nord. Il commercio era la ragion d’essere della Repubblica nel suo peculiarissimo assetto politico, economico e sociale, e perciò proprio i traffici commerciali sono stati decisivi nella diffusione del veneziano oltre i suoi confini originari. Alle parole che citavo prima si possono aggiungere vari termini relativi alle attività economiche e finanziarie (da bancogiro a ditta, che significa “detta”, cioè “nominata”, o meglio “denominata”) che confermano la grande diffusione e il notevole prestigio di cui Venezia e i veneziani hanno sempre goduto come gestori abili e competenti di merci e monete. Non a caso, del resto, il percorso che conduce – siamo già dopo la caduta della Serenissima – alla fondazione di quella che oggi è l’università di Venezia, cioè Ca’ Foscari, inizia nell’Ottocento con una Scuola Superiore di Commercio e prosegue nel Novecento con una Facoltà di Lingue: quasi a sottolineare che il nesso tra mercatura e proiezione linguistica internazionale è uno dei caratteri salienti della venezianità.

Come si è evoluta la lingua dall’epoca della Serenissima ad oggi?

Dal punto di vista delle strutture e degli assetti grammaticali generali, il veneziano è uno dei dialetti urbani più stabili in Italia: la sua storia non conosce i profondi rivolgimenti che, per effetto di grandi shock demografici e di fatti storici traumatici, subirono altre parlate di grandi città italiane tra Medioevo e prima età moderna. Con qualche prudenza e un certo margine di incertezza, si può dire che probabilmente se con una macchina del tempo potessimo catapultarci nella Venezia di Marco Polo, parlando il veneziano di oggi saremmo compresi abbastanza agevolmente e certo non avremmo molti problemi a capire il dialetto parlato nel Medioevo, non troppo lontano da quello odierno. La storia del veneziano è, nondimeno, ricchissima, perché ogni epoca lo ha adibito a usi nuovi e ne ha arricchito la versatilità: e non penso solo alla letteratura, ma ai molti altri ambiti della vita civile, economica e sociale in cui il veneziano si è ritagliato uno spazio nel corso dei secoli. Senza contare che un apporto fondamentale è giunto, nel tempo, dalle molte altre lingue entrate in contatto con quella della Serenissima. Nel corso dei secoli, il veneziano si è arricchito progressivamente di parole greche (una fra tutte: squero “cantiere navale”), turche (restando alle barche: caicio, tipo di scialuppa), francesi (tra le più recenti: sortù, tipo di soprabito ormai passato di moda), tedesche (bezzi, i “soldi”), arabe (bagigi, altra parola esportata dal veneziano all’italiano). Sono tutti elementi che cerchiamo ora di raccogliere in un grande Vocabolario storico-etimologico del veneziano, di cui è uscito a dicembre un fascicolo d’assaggio (lo ha pubblicato la casa editrice veneziana Lineadacqua), e di cui sta per uscire un altro volumetto, tutto dedicato… agli insulti e alle parolacce, che sono tra le prime cose che molti lettori cercano in un dizionario. Eccoli accontentati.

La civiltà del bene alla Scuola Grande di San Marco

Venezia, 23 giugno 2021 - Investigare su un possibile collegamento tra i problemi di una persona malata, la cura, la salute, la guarigione, le strutture sanitarie presenti a Venezia e la nascita della città stessa alla scoperta della civiltà del bene. Ancora pochi giorni per visitare l’esposizione “La civiltà del bene”, allestita all’ingresso dell’ospedale Civile di Venezia dalla Scuola Grande di San Marco e Ulss 3 Serenissima, in occasione delle celebrazioni per la nascita di Venezia, 1600 anni fa. La mostra, in pannelli ma anche in versione digitale sul sito della Scuola Grande,  racconta per sommi capi il contributo che Venezia ha dato alla cura della persona nei secoli. 

“Con questa iniziativa abbiamo cercato di dare una risposta al possibile collegamento tra la cura e la nascita di Venezia per capire se c’era un motivo per cui i nostri progenitori hanno detto: “siamo nati non solo nel 421, ma soprattutto il 25 marzo” – spiega il direttore del polo culturale e museale della Scuola Grande di San Marco, Mario Po’ - Il 25 marzo non è un giorno qualsiasi del calendario, ma un giorno importantissimo, molto amato e apprezzato direi. Diciamo intanto che il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione, il giorno in cui l’angelo Gabriele va da Maria e le dice “Sei stata scelta per essere la madre di Dio”. Non solo. Secondo molti, il 25 marzo era il venerdì Santo. Ma dicono i rabbini: il 25 marzo è il giorno del sacrificio di Isacco. E ancora: il 25 marzo è il primo giorno della creazione del mondo. Quindi Venezia dice: Io sono stata pensata come la creazione del mondo, io sono una città che ha una missione, io sono stata eletta, sono come Maria. Per questo si dice “Venezia è Maria e Maria è Venezia”. Quindi Venezia si associa al sommo bene. Abbiamo pensato, perciò, di dedicare questo nostro sforzo alla descrizione dell’idea che questa città ha fondato una civiltà ed è la civiltà del bene, che produce bene. E il bene si produce con la salute, erogando cura, assicurando guarigioni e assistenza”. 

Non a caso la Serenissima, in tutta la sua vicenda storica, ha dedicato chiese, magistrature, regole, ospedali, lazzaretti e scuole alla cura della persona malata, povera, abbandonata, contagiata e lo ha fatto realizzando pienamente la concezione della cura umana integrale.

“Questa iniziativa si dipana attraverso tre episodi espositivi – conclude Po’ - il primo è dedicato appunto alle “radici del bene”, ciò che accade dal 421 con tutti i collegamenti bizantini, fino alla quarta crociata, nel 1260. Il secondo episodio è dedicato alla “via del bene”, dalla quarta crociata alla vittoria di Lepanto nel 1571. L’ultimo allo “studio del bene”, cioè quello che accade dalla battaglia di Lepanto fino alla caduta della Repubblica nel 1797”. 

Dall’Oriente all’Occidente, dall’influenza di Costantinopoli fino a diventare un esempio “moderno” di cura e assistenza, dove si sviluppano molte e differenti istituzioni assistenziali che creano una rete, un tessuto che si stende con misura sulla dimensione socio-urbanistica della città e sulle sue esigenze. A Venezia nascono gli xenodochi (luoghi di cura) nei pressi dei conventi, sempre a Venezia si attribuisce valore di luoghi di salute ad alcune chiese e si comprende l’utilità degli spazi isolati per il riparo dalle epidemie. Ed è a Venezia che si usano da subito le conoscenze dei traffici di spezie ed erbe officinali con l’Oriente per reinventare un polifarmaco, la famosissima “teriaca”, che sarà usato per secoli in tutta Europa, la cui composizione con decine di elementi resta in parte ancora segreta. 

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/bveYSQ_cqfc

 

Allegati: 

Image icon mario_po.jpg

Il Comune di Salzano dedica a Venezia tre serate letterarie per raccontare la città con le parole di chi l’ha scelta come protagonista dei propri romanzi

Venezia, 23 giugno 2021 – La letteratura diventa protagonista di un legame tra il Comune di Salzano e la città di Venezia per ricordare, tra parole, letture e discussioni, alcuni aspetti importanti della storia della città lagunare dal passato fino ai giorni nostri. È da questa idea che nasce “Meravigliosa Venezia: serate letterarie a Salzano”, una rassegna che rientra tra gli eventi ufficiali delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia e che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Salzano ha in programma per la stagione estiva. Il fine di questa iniziativa è quello di rispondere al desiderio di cultura della cittadinanza, aprire un dibattito su diversi temi di attualità legati alla città di Venezia e alla sua affascinante storia e rinnovare il legame tra queste due realtà appartenenti, entrambe allo stesso territorio metropolitano. 

La rassegna si articolerà in tre incontri con altrettanti autori nella suggestiva cornice della piccola piazza antistante la Biblioteca comunale, ognuno dei quali presenterà un proprio libro ispirato dalla città di Venezia. Ogni testo sarà un modo per riflettere con diverse prospettive e variegati stili di racconto, su luoghi nascosti, leggende, eventi legati all’attualità come l’acqua granda e antichi mestieri veneziani tra realtà e fantasia. 

Si tratta di un omaggio che l’Amministrazione comunale di Salzano intende rivolgere a Venezia, come ritrovata opportunità di incontro e di dibattito culturale. 

Il programma degli incontri aperti al pubblico con un massimo di 30 posti a serata e previa prenotazione al numero 041.5709747 è il seguente: 

Venerdì 25 giugno - Giorgio Ravegnani, “Venezia prima di Venezia”

Il primo incontro sarà con Giorgio Ravegnani, docente di Storia medievale presso l’Università Ca’ Foscari e autore di numerosi studi sull’epoca tardo antica. Ravegnani presenterà il suo libro Venezia prima di Venezia (Salerno editrice, 2020), che indaga l’origine del mito e la fondazione della città lagunare.

Martedì 29 giugno - Giovanni Montanaro, “Il libraio di Venezia”

Con il secondo appuntamento è la volta di Giovanni Montanaro, scrittore e avvocato veneziano, che discuterà del suo bestseller Il libraio di Venezia (Feltrinelli, 2020), un volume che ripercorre il dramma dell’Acqua Granda attraverso lo sguardo di Vittorio, libraio immaginario e custode di memorie.

Giovedì 8 luglio - Paolo Malaguti, “Se l’acqua ride”

Conclude la rassegna Paolo Malaguti, romanziere e insegnante, con Se l’acqua ride (Einaudi, 2020), il suo ultimo libro, finalista al Premio Campiello 2021, che racconta l’educazione al mondo di un adolescente, apprendista barcaiolo nella laguna degli Anni Sessanta.

 

Image icon biblioteca_new-2077.jpg

Image icon locandina_definitiva_venezia_1600.jpg

San Francesco della Vigna: un patrimonio di libri antichi, di prime edizioni e libri rari. A Venezia nasce il libro “moderno” con Aldo Manuzio  

Venezia, 22 giugno 2021 - Dietro le mura il verde, le vigne, lo sguardo che si perde sulla laguna. Quello che emoziona di più è il silenzio. San Francesco della Vigna è un angolo di Venezia ancora intatto, che colpisce per la sua genuinità. Protagonista indiscusso di questo piccolo quartiere urbano di Castello è il convento dei frati Francescani minori: varcarne la soglia significa immergersi in una quiete immota e surreale, separata dal clamore dei vicini istituti scolastici. San Francesco della Vigna è Venezia e Venezia non sarebbe tale senza questo lungo sodalizio che affonda le sue radici nel 1200. La città scelta a fine 1400 da Aldo Manuzio per la sua attività di stampa, lui che fu un pioniere dell’editoria, che dalla Serenissima diede un impulso di modernità a tutta l’Europa.   

I pochi frati rimasti si occupano della chiesa, del convento e della biblioteca che è cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per gli studiosi di teologia. La biblioteca oggi custodisce oltre 200mila volumi, di cui 45mila antichi, provenienti da 11 fondi di vari conventi soppressi nel Veneto, tra cui spicca San Michele in Isola, dove è stata ritrovata l’ultima copia rimasta del primo Corano stampato in arabo a Venezia. A fare da “guardiano”, da guida e da direttore di questo enorme patrimonio è Fra Rino Sgarbossa

“Si tratta dell’unica copia rimasta della prima stampa del Corano in caratteri mobili, fatta a Venezia dalla famiglia Paganino nel 1537-38 – spiega Fra Rino – è un libro estremamente semplice dal punto di vista estetico, ma molto importante per i suoi contenuti. È l’unico esemplare attualmente attestato di questa edizione. Certamente apparteneva a uno studioso di lingue semitiche medio orientali, Teseo degli Albonesi, il quale appunto ci aveva tramandata la conoscenza che a Venezia era stato fatto un primo tentativo di stampa del Corano. Come sia arrivato ai frati non ci è noto. La prima documentazione che abbiamo è che nella seconda metà del 1700 apparteneva a un convento francescano soppresso, Santa Maria delle Grazie di Conegliano, da lì viene spostato a Vittorio Veneto, poi durante le soppressioni austriache la biblioteca subisce vari spostamenti: il convento ritorna di proprietà dei frati verso la fine dell’800 e negli anni Cinquanta del 1900 viene spostato a San Michele in isola, insieme ad altre cinquecentine. Una volta chiusa la nostra presenza a San Michele in isola arriva a San Francesco della Vigna dove viene attualmente conservato”.

Quella del convento è una lunga storia, fatta di soppressioni e ampliamenti, che ha segnato l’Ordine lungo gli ultimi 800 anni.  

“I frati sono in questo luogo dal 1254, probabilmente lo erano anche qualche anno prima perché Marco Ziani nel testamento dona il terreno coltivato a vigna a un ordine religioso, tra cui anche i frati, e scrive che i frati sono presenti da molto tempo – racconta – dopo questa donazione i frati costruiscono un primo conventino e una chiesa in stile gotico che verrà completamente trasformata successivamente. Nella seconda metà del 1400, la zona comincia ad essere popolata anche per lo sviluppo dell’Arsenale e i frati sentono il bisogno di ingrandire il convento e affiancano al primitivo conventino due chiostri e nel mezzo costruiscono una sala che sarà per sempre biblioteca, quasi fosse il cuore del convento diciamo, e subito dopo costruiscono il grande chiostro che attualmente costituisce l’orto. Nel 1600 costruiscono un’altra ala ancora che era adibita a farmacia, infermeria e lanificio per realizzare gli abiti dei frati, una zona demolita dopo che il convento è diventato caserma, quindi dopo il 1810”. 

I frati ritornano a San Francesco nel 1883 e riprendono la vita conventuale. “Un momento importante della storia di questo convento è l’arrivo dell’Istituto di Studi Ecumenici che è una facoltà di teologia, incorporato alla Pontificia Università Antonianum di Roma di cui facciamo parte – continua – grazie a questo istituto anche la biblioteca ne risente positivamente, perché prima era sostanzialmente a servizio dei frati, poi ha cominciato ad ampliarsi e ad aprirsi al pubblico per fare un servizio regolare come una qualsiasi biblioteca pubblica. Con l’arrivo dell’Istituto la biblioteca si specializza soprattutto in opere di carattere ecumenico e viene creata una seconda sala. A partire del 2000 i frati del Veneto decidono di chiudere alcuni conventi per motivi numerici e scarsità di vocazioni: si decide, insieme con la Soprintendenza regionale, di far portare qui i vari fondi antichi dei vari conventi che vengono soppressi. In questo modo si passa dagli iniziali 40mila volumi antichi a quasi 200mila attuali di cui 45mila antichi. Nel 2003 ha aderito a Sbn, entrando a far parte del Polo bibliotecario regionale del Veneto, quindi il nostro catalogo può essere consultabile da chiunque”. 

Nei nuovi depositi climatizzati ci sono incunaboli, cinquecentine, libri del 1600 e 1700, miniature, prime edizioni o edizioni rarissime e testi sottoposti a censura, oltre alla parte più moderna: ad un vasto numero di titoli di teologia e filosofia, si aggiungono antichi volumi di storia di Venezia, atlanti, manoscritti, corali e primi esempi di stampa. Ogni fondo ha il suo spazio, i libri non sono mischiati tra di loro e tra i manoscritti ne restano ancora molti da catalogare, forse 10mila. 

La biblioteca pullula di autentici capolavori di perizia, di incisioni, di assemblamento, di ricerca: ci sono libri estremamente particolari come la seconda edizione assoluta di una Bibbia poliglotta, in quattro lingue, del 1570-1572, a cui hanno lavorato 60 operai per due anni, oppure la Bibbia interlineare con la lingua originale e la traduzione da destra a sinistra. Ci sono gli atlanti acquarellati di Blaeu, il cartografo ufficiale della Compagnia delle Indie, che insieme ai figli ha dedicato la sua vita alla cartografia, alla produzione di globi, di atlanti o di illustrazioni di città; c’è la più grande raccolta di illustrazioni di città, realizzata in sei volumi da Braun tra la fine del 1500 e inizio del 1600 dove le città vengono riprodotte o dall’alto, stile satellite, o a volo d’uccello. E ancora: la biblioteca conserva la prima Bibbia stampata a Venezia nel 1476, ma anche il primo portolano stampato in Italia con la teoria del marcatore, un’opera di Robert Dudley. Sono bellissimi i 160 manoscritti musicali, i cosiddetti corali, in pergamena o carta, di fine 1400 inizio 1500, che aprono una finestra sulla vita liturgica dei frati e del loro canto “frato”. Ma la biblioteca è anche un vero e proprio percorso della storia del libro, dal manoscritto alla stampa, un excursus sulle diverse tipologie di caratteri mobili, dalla scrittura gotico romana così difficile da leggere al carattere tondo latino, fino al corsivo introdotto da Aldo Manuzio, l’uomo che nel 1400 seppe dare un contributo significato allo sviluppo dell’editoria e che fu il pioniere dei libri tascabili con l’invenzione del formato “ottavo”. 

Per informazioni e visite: https://www.bibliotecasanfrancescodellavigna.it

LINK VIDEO INTERVISTA: https://youtu.be/HijzdmRg3cs

 

Tra Vicenza e Venezia un ponte speciale di arte e bellezza grazie a Pietro Longhi

Venezia, 21 giugno 2021 – Da un elefante sbarcato in laguna nel 1774 nasce un ponte di arte e bellezza, di parole ed immagini, che unisce Venezia a Vicenza. L’occasione sono le celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia (421 – 2021): le Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari a Vicenza e la Fondazione Querini Stampalia a Venezia hanno avviato una collaborazione che è un ponte fra due città e due istituzioni, all’insegna dell’arte.

Il legame è il celebre pittore veneziano del Settecento Pietro Longhi le cui opere – un vero viaggio nel tempo nella Venezia dell’epoca attraverso ritratti di vita della nobiltà e del popolo – sono fra i capolavori delle collezioni d’arte esposte al pubblico nei due musei. Il progetto si intitola In viaggio con Pietro Longhi. Da Vicenza a Venezia: un ponte di immagini e parole, è realizzato dai Servizi educativi di Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari e della Fondazione Querini Stampalia ed è dedicato ai ragazzi della scuola primaria. Due quadri dell’artista Longhi vengono messi a confronto per raccontare agli studenti un’unica storia. Tutto ha inizio con il ritratto di un elefante sbarcato in laguna nel 1774, custodito a Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari, per proseguire a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia, per conoscere la misteriosa dama che commissiona al Longhi il quadro con il pachiderma chiamato Condolio. Il volto della nobildonna Marina Sagredo, nascosto da una maschera nel dipinto di Vicenza, è svelato nel suggestivo quadro esposto alla Querini Stampalia.

Il progetto è digitale, fruibile attraverso un video racconto e un video tutorial con l’obiettivo di realizzare in classe il laboratorio creativo. Per docenti e alunni rappresenta un’anticipazione di quanto sarà possibile approfondire con la visita in presenza, per conoscere “dal vivo” i capolavori, non appena le scuole potranno riprendere le uscite didattiche.

L'attività è strutturata in tre parti: “racconto un video” per immergersi nello spirito del Settecento, attraverso il racconto di due dipinti del celebre Pietro Longhi. Un’unica storia che inizia con il ritratto di un elefante, custodito a Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari, per proseguire a Venezia, alla Fondazione Querini Stampalia, sulle tracce di un misterioso legame della stessa opera con la storia di una nobile famiglia; la seconda parte è un “laboratorio creativo”, un video tutorial a cui ispirarsi per realizzare, in classe, una coloratissima pagina pop-up sull’avventura veneziana dell’elefante Condolio; l’ultima parte è una “scheda didattica”, un utile supporto didattico, nella quale sono riportati la biografia dell’artista, le immagini delle due opere a confronto e l’elenco dei materiali utili per il laboratorio creativo.

I materiali possono essere richiesti gratuitamente ai servizi educativi delle due Istituzioni:

servizieducativigplm@intesasanpaolo.com oppure didattica@querinistampalia.org o didattica@querinistampalia.org

L’iniziativa rientra nell’ambito della collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Fondazione Querini Stampalia che da novembre 2018 accoglie nei suoi spazi espositivi le opere già appartenenti alle raccolte della Cassa di Risparmio di Venezia, oggi parte del patrimonio storico-artistico di Intesa Sanpaolo e fa parte del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, che ha tra i suoi obiettivi principali la valorizzazione e la condivisione con il pubblico del patrimonio artistico di proprietà. Per ospitare la Collezione Intesa Sanpaolo, composta da opere, mobili, volumi antichi, sculture e monete che documentano la storia e l’arte veneziana dal XVI al XX secolo, è stata allestita una nuova sezione espositiva, al terzo piano di Palazzo Querini Stampalia, curata dall’architetto Michele De Lucchi. Le opere e gli arredi sono proposti come in una casa museo, sul modello e in continuità con l’allestimento della collezione storica della Querini Stampalia, a cui appartengono la serie di dipinti, trai i più famosi, di Pietro Longhi. E a Longhi e seguaci appartiene anche una serie di celebri opere presenti nelle preziose raccolte di arte veneta del Settecento di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza. Tele di piccolo formato che raffigurano, con colori vivaci e con un gusto spiccato per la cronaca, la società veneziana dell’epoca.

 

 

 

A Spinea due serate di danza, musica e teatro per i 1600 anni di Venezia 

Venezia, 18 giugno 2021 – La città di Spinea ha scelto l’arte, nelle sue diverse forme, per celebrare Venezia e i suoi 1600 anni di storia. Tra colpi di danza, armonie musicali e tutta l’espressività narrativa della recitazione, il comune della terraferma veneziana omaggerà l’anniversario della fondazione di Venezia con “Viva San Marco”, due serate di danza, musica e teatro nella suggestiva cornice di Villa Simion.

Sabato 19 e domenica 20 giugno alle ore 21.00, nel parco dell’edificio settecentesco sarà possibile fruire delle esibizioni, a cura della direzione artistica di Letizia Giuliani, della Scuola di Ballo del Veneto, dell’Accademia Teatrale Carlo Goldoni (19/06/2021), della Compagnia Danze Storiche “VeneziaOttocento”, del Conservatorio di Rovigo “Francesco Venezze”, del Coro Serenissima (19/06/2021) e della Compagnia Teatrale “La Goldoniana” (20/06/2021). 

Le serate sono aperte al pubblico al prezzo di 10.00 € con prenotazione al numero +39 339 2105271 o all’indirizzo e-mail: prolococittadispinea@gmail.com.

 

Allegati: 

File cs_spinea.docx

Image icon viva_san_marco.jpg