La civiltà del bene alla Scuola Grande di San Marco

23 Giugno 2021

Investigare su un possibile collegamento tra i problemi di una persona malata, la cura, la salute, la guarigione, le strutture sanitarie presenti a Venezia e la nascita della città stessa alla scoperta della civiltà del bene. Ancora pochi giorni per visitare l’esposizione “La civiltà del bene”, allestita all’ingresso dell’ospedale Civile di Venezia dalla Scuola Grande di San Marco e Ulss 3 Serenissima, in occasione delle celebrazioni per la nascita di Venezia, 1600 anni fa. La mostra, in pannelli ma anche in versione digitale sul sito della Scuola Grande,  racconta per sommi capi il contributo che Venezia ha dato alla cura della persona nei secoli. 

“Con questa iniziativa abbiamo cercato di dare una risposta al possibile collegamento tra la cura e la nascita di Venezia per capire se c’era un motivo per cui i nostri progenitori hanno detto: “siamo nati non solo nel 421, ma soprattutto il 25 marzo” – spiega il direttore del polo culturale e museale della Scuola Grande di San Marco, Mario Po’ - Il 25 marzo non è un giorno qualsiasi del calendario, ma un giorno importantissimo, molto amato e apprezzato direi. Diciamo intanto che il 25 marzo è il giorno dell’Annunciazione, il giorno in cui l’angelo Gabriele va da Maria e le dice “Sei stata scelta per essere la madre di Dio”. Non solo. Secondo molti, il 25 marzo era il venerdì Santo. Ma dicono i rabbini: il 25 marzo è il giorno del sacrificio di Isacco. E ancora: il 25 marzo è il primo giorno della creazione del mondo. Quindi Venezia dice: Io sono stata pensata come la creazione del mondo, io sono una città che ha una missione, io sono stata eletta, sono come Maria. Per questo si dice “Venezia è Maria e Maria è Venezia”. Quindi Venezia si associa al sommo bene. Abbiamo pensato, perciò, di dedicare questo nostro sforzo alla descrizione dell’idea che questa città ha fondato una civiltà ed è la civiltà del bene, che produce bene. E il bene si produce con la salute, erogando cura, assicurando guarigioni e assistenza”. 

Non a caso la Serenissima, in tutta la sua vicenda storica, ha dedicato chiese, magistrature, regole, ospedali, lazzaretti e scuole alla cura della persona malata, povera, abbandonata, contagiata e lo ha fatto realizzando pienamente la concezione della cura umana integrale.

“Questa iniziativa si dipana attraverso tre episodi espositivi – conclude Po’ - il primo è dedicato appunto alle “radici del bene”, ciò che accade dal 421 con tutti i collegamenti bizantini, fino alla quarta crociata, nel 1260. Il secondo episodio è dedicato alla “via del bene”, dalla quarta crociata alla vittoria di Lepanto nel 1571. L’ultimo allo “studio del bene”, cioè quello che accade dalla battaglia di Lepanto fino alla caduta della Repubblica nel 1797”. 

Dall’Oriente all’Occidente, dall’influenza di Costantinopoli fino a diventare un esempio “moderno” di cura e assistenza, dove si sviluppano molte e differenti istituzioni assistenziali che creano una rete, un tessuto che si stende con misura sulla dimensione socio-urbanistica della città e sulle sue esigenze. A Venezia nascono gli xenodochi (luoghi di cura) nei pressi dei conventi, sempre a Venezia si attribuisce valore di luoghi di salute ad alcune chiese e si comprende l’utilità degli spazi isolati per il riparo dalle epidemie. Ed è a Venezia che si usano da subito le conoscenze dei traffici di spezie ed erbe officinali con l’Oriente per reinventare un polifarmaco, la famosissima “teriaca”, che sarà usato per secoli in tutta Europa, la cui composizione con decine di elementi resta in parte ancora segreta. 

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